Pubblicato il 26 Febbraio 2010

Il 70% delle famiglie possiede casa

Istat: al Nord il 16% ha un mutuo

La casa di proprietà è da sempre il sogno degli italiani. E dall'ultima rilevazione Istat, relativa al 2008, emerge che in tanti hanno già realizzato il sogno. Infatti circa 7 famiglie su 10, il 68,5% del totale pari a 16,9 milioni di nuclei) sono proprietarie dell'appartamento in cui vivono. Anche se di questi il 13,4% di questi sono alle prese con il mutuo.

 


Solo due su 10, invece, ossia il 18,9% pari a 4,7 milioni, pagano l'affitto. Ci sono poi quelli ancora più fortunati: il 12,6%, circa 3,1 milioni vive in una casa in usufrutto o in uso gratuito.
Tornando alle famiglie gravate da mutuo, la percentuale sale al Centro Nord, dove si sfiora il 16%, mentre si dimezza al Sud (8,2%). Questa situazione riguarda più spesso le famiglie di recente costituzione: ad esempio le giovani coppie senza figli (36,6%).

Sempre salate, anzi salatissime le spese per l'abitazione che comprendono condominio, riscaldamento, gas, acqua, altri servizi, manutenzione ordinaria, elettricità, telefono, affitto, interessi passivi sul mutuo. Nella maggior parte dei casi costituiscono una delle voci principali del bilancio familiare. Numeri alla mano, una famiglia spende in media 347 euro mensili, a fronte di un reddito netto (al netto delle poste figurative) di 2.465 euro mensili nell'anno solare precedente. In pratica l'incidenza delle spese per l'abitazione sul reddito è pari al 9% per le famiglie più ricche e al 30,5% per quelle più povere (in particolare, le famiglie che vivono in affitto).

Caro-affitti, la denuncia della Federconsumatori
Dal 2001 al 2009 il canone d'affitto eèaumentato del 79%. Lo rileva l'Osservatorio Federconsumatori, che certifica come vivere in affitto comporti diversi esborsi, tutti costi che in 9 anni sono lievitati. Le voci che hanno fatto segnare i rincari maggiori sono la nettezza urbana (+97%), il condominio (+77%), la luce (+61%), l'acqua (+60%), il riscaldamento (+48%).
Nello stesso periodo l'unico ribasso è stato registrato per il telefono (-11%). Nella nota congiunta di Federconsumatori e Adusbef viene calcolato anche l'incremento dell'esborso per mantenere una casa in affitto: in 9 anni l'aumento è stato del 72%
Fonte: tgcom.it

Leggi i commenti

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #informazioni ed andamenti

Repost0

Pubblicato il 24 Febbraio 2010

I LAVORI SULLA SECONDA CASA CON 36% IRPEF E IVA AL 10%

Su una seconda casa, in provincia di Como, ho effettuato lavori di manutenzione straordinaria in due locali a livello terra al fine di evitare infiltrazioni d’acqua, con demolizione della vecchia cementificazione del pavimento, installazione di una camera d’aria d’isolamento e pavimentazione nuova.L’impresa che ha eseguito i lavori ha applicato alla fattura l’Iva del 20 per cento.Non avevo diritto alla applicazione dell’Iva agevolata del 10 per cento?Dovendo fare altri lavori di manutenzione straordinaria, quali sono le iniziative che devo porre in essere per poter usufruire dell’aliquita Iva agevolata o beneficiare di eventuali agevolazioni fiscali?

L’esecuzione dei lavori descritti (manutenzione straordinaria su seconda casa) fruisce, a determinate condizioni, della detrazione dall’Irpef del 36%, ai sensi dell’articolo 2, comma 10 della legge 191/2009, delle spese sostenute e della riduzione dell’aliquota Iva dal 20 al 10% (articolo 2, comma 11 legge 191/2009).In sede di dichiarazione dei redditi, si recupera, in 10 anni, il 36% del costo dell’intervento da commisurarsi, al massimo, a 48.000 euro. Preventivamente all’inizio dei lavori occorre inviare la prescritta comunicazione, con raccomandata senza ricevuta di ritorno, al centro operativo di Pescara.La comunicazione, a pena di inammissibilità ai benefici, deve precedere i lavori e i pagamenti vengono eseguiti, come tutte le spese per il 36%, con bonifico bancario dal quale risulti: la causale del versamento (ad esempio lavori di impermeabilizzazione con indicazione del numero di fattura); il codice fiscale del beneficiario della detrazione; il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato (per tutti gli adempimenti si rinvia alla guida al 36% pubblicata su www.agenziaentrate.it).
Fonte :ilsole24 ore

Leggi i commenti

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #tasse e fisco

Repost0

Pubblicato il 24 Febbraio 2010

NIENTE TARSU SE MANCA L'ALLACCIO AI SERVIZI A RETE

Sono intestatario dal 1988 di un locale C/2, classe 6 (deposito) a pianterreno senza allacciamento Enel e metano in un comune della provincia di Bari. Dal 1970 risiedo, lavoro e vivo a Bologna. Il locale non è mai stato locato né occupato dal sottoscritto, e a tutt'oggi è completamente vuoto: ciò è facilmente verificabile dalla porta a vetri e dalle due finestre con vetri antisfondamento presenti. Il comune mi ha chiesto di pagare la tassa smaltimento rifiuti dal 2004. È una richiesta legittima?

Il lettore correttamente contesta la fondatezza dell’atto d’imposizione, del tutto simile a quelli che molti enti locali emanano per accertamenti "di massa", ma organizzati con "data base" informatici carenti quanto ai dati utili per verificare l’esistenza del presupposto della tassazione.La circolare 95/E del 22 giugno 1994 dichiara espressamente improduttivi di rifiuti – e quindi non imponibili — «i locali non allacciati ai servizi a rete», in analogia con quanto previsto dall'articolo 9, comma 6, Dl 30 dicembre 1993, n. 557 (il quale dichiara non produttivi di reddito i fabbricati «non allacciati ai servizi a rete»). Per di più il locale del lettore è «completamente vuoto». Circostanza che sarebbe balzata agli occhi se il comune, prima dell’accertamento, avesse fatto un veloce sopralluogo.L’errore, sempre più frequente, nasce dal fatto che i funzionari si accontentano di organizzare il contrasto all’evasione con sommari incroci tra i fabbricati presenti nel catasto e quelli tassati ai fini della tassa sui rifiuti.Senonché ora la legge (articolo 1, comma 332, legge 30 dicembre 2004, n. 311) consente ai comuni di disporre, presso l’anagrafe tributaria, dei dati delle utenze e degl’immobili dove sono installate, proprio per favorire l’accertamento della Tarsu senza dispendiose visite "in loco". Anche da questo punto di vista l’accertamento è stato insufficiente.
FOnte :ilsole24 ore

 

 

Leggi i commenti

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #tasse e fisco

Repost0

Pubblicato il 24 Febbraio 2010

SI VERSA L'ICI SULLA CASA DIVENTATA «SECONDA»

Nel febbraio del 2007 ho acquistato a Carmagnola un alloggio come prima casa. Ora, per necessità famigliari, devo trasferirmi nella mia seconda casa, in un altro comune della stessa provincia di Torino. Mi è stato detto che posso trasferire la mia residenza nel nuovo comune facendo diventare questa la mia prima abitazione, ma che non posso vendere quella acquistata nel 2007 a Carmagnola prima della scadenza dei 5 anni e che devo pagare l'Ici al comune come se fosse una seconda casa. È così?

Con il trasferimento della residenza (anagrafica o effettiva) nell’altro alloggio, il contribuente potrà beneficiare dell’esenzione dal pagamento dell’Ici (articolo 1 del decreto legge 93/2008 convertito dalla legge 126/2008) soltanto per quest’ultimo immobile, considerato “abitazione principale” del soggetto passivo ai sensi del comma 2 dell’articolo 8 del vigente Dlgs 504/92. L’Ici è invece dovuta per l’alloggio ubicato nel comune di Carmagnola fino a quando non sarà venduto. Poiché la cessione a titolo oneroso dell’immobile può dare luogo alla realizzazione della plusvalenza, che è un “reddito diverso” (articolo 67, comma 1, del vigente Dpr 917/86) da sottoporre a tassazione Irpef, occorre soffermarsi sul dettato di quest’ultima norma di legge. La lettera b) del citato articolo 67 del Dpr 917/86 (Tuir) stabilisce fra l’altro che sono redditi diversi le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati da non più di 5 anni, esclusi quelli acquisiti per successione e le «unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto (...) e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari». Ebbene, se, ad esempio, l’acquisto dell’alloggio è avvenuto il 12 febbraio 2007 e la cessione il 4 febbraio 2010, il periodo intercorso sarà di 1088 giorni; la cessione dell’alloggio non darà luogo ad alcuna plusvalenza se in tale periodo il contribuente l’ha adibito ad abitazione principale per almeno 545 giorni. Come si può notare, nel caso di specie il problema della plusvalenza Irpef non si pone e, quindi, il contribuente potrebbe vendere l’alloggio ubicato nel comune di Carmagnola. L’operazione di vendita, tuttavia, è stata correttamente sconsigliata in quanto il trasferimento (a titolo oneroso o gratuito) dei fabbricati acquistati con i benefici previsti per la “prima casa” prima del decorso del termine di 5 anni dalla data del loro acquisto, dà luogo alla corresponsione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale nelle misure ordinarie, unitamente al pagamento della sanzione pari al 30% delle imposte stesse (articolo 1, nota II-bis), comma 4, primo periodo, della tariffa, parte prima, allegata al vigente Dpr 131/86).
Fonte :ilsole24 ore

Leggi i commenti

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #tasse e fisco

Repost0

Pubblicato il 24 Febbraio 2010

La riapertura. Fino a sabato aliquota al 6%
Con «integrative» e immobili lo scudo verso i 100 miliardi

ROMA Nuova scadenza in arrivo per lo scudo fiscale ter ed emersione dei capitali puntualmente in aumento. La macchina dei rimpatri e delle regolarizzazioni che potranno essere effettuati entro il 28 febbraio, dietro pagamento dell'aliquota al 6% degli importi "scudati", non si è mai fermata: gli intermediari bancari e finanziari e le fiduciarie continuano a ricevere richieste per far emergere fiscalmente patrimoni mobiliari e immobiliari. Gli importi registrati finora sono naturalmente inferiori rispetto allo sprint finale rilevato nella prima quindicina di dicembre del 2009: ma le stime degli addetti ai lavori confermano già un rientro potenziale complessivo per lo scudo ter ben oltre il traguardo dei 100 miliardi. Il flusso continuo dei capitali e degli immobili scudati nei primi due mesi del 2010 dipende in larga misura dalle soluzioni dell'ultim'ora proposte dal l'agenzia delle Entrate ai problemi che hanno ostacolato e rallentato la prima fase di questa operazione di emersione, conclusasi il 15 dicembre. Chi ha pagato la prima aliquota del 5%, ma in anticipo, per poi chiudere l'operazione nel corso del 2010, in questi due mesi ha avuto modo di stabilire con esattezza l'entità dei capitali scudati: la somma in eccesso rispetto all'importo dichiarato entro il 15 dicembre 2009 viene sanata ora entro il 28 febbraio con la riapertura al 6 per cento. «Molti intermediari hanno accettato il versamento della penale al 5% solo per capitali e ricchezze certificati in dettaglio e hanno respinto le richieste con eccessiva approssimazione», ha spiegato ieri un fiscalista, secondo il quale «non sono stati eseguiti mandati in bianco». Luciano Acciari, responsabile del dipartimento fiscale di Gianni, Origoni, Grippo & Partners sostiene che «la riapertura dello scudo ter ha consentito a intermediari e contribuenti di mettere a punto un quadro più completo dei capitali scudati, definendo dettagli rimasti in sospeso in dicembre». Numerose in questo avvio 2010 sono state le operazioni di "conguaglio" e di "integrativa" rispetto ai capitali regolarizzati o rimpatriati nel 2009. Nuove operazioni attivate dall'inizio di quest'anno hanno riguardato inoltre quegli "evasori pentiti" che sono riusciti a ottenere la residenza fiscale in Italia solo a partire dal 2010. Lo scudo fiscale operativo da quest'anno infine sta massimizzando i rimpatri giuridici degli immobili, soprattutto quelli che si trovano nei paradisi fiscali della black list italiana. Il mondo delle fiduciarie sta lavorando a pieni giri, dopo i chiarimenti della circolare n. 6. Unione fiduciaria, la società fiduciaria e di servizi delle banche popolari, sta gestendo un boom di richieste: sugli immobili si stanno chiudendo una ventina di operazioni a settimana, con un target stimato di almeno 300 proprietà immobiliari scudate, fanno sapere fonti bene informate. Non tutte le circolari hanno accelerato l'emersione dei capitali. Stando al parere degli esperti, gli ultimi chiarimenti in fatto di obblighi degli intermediari nell'attività di antiriciclaggio hanno frenato i potenziali scudanti che ambivano alla massima copertura in fatto di riservatezza e anonimato. Ma è opinione prevalente tra gli intermediari che la riapertura dello scudo ter, con aliquota al 6% entro il 28 febbraio e al 7% entro il 30 aprile 2010, consentirà al ministero del l'Economia di sforare, e abbondantemente, la soglia dei 100 miliardi di euro. I.B. © RIPRODUZIONE RISERVATAIL CALENDARIOAliquota al 5% Lo scudo ter, partito il 15 settembre scorso, ha abbreviato la durata da sette a tre mesi, con scadenza al 15 dicembre 2009 e aliquota del 5 per cento. Questa "sforbiciata" ha messo in crisi i rimpatri di attività finanziarie complesse come gli investimenti in hedge fund e in polizze, per i quali alcuni intermediari esteri hanno chiesto diversi mesi di tempo per terminare le pratiche Aliquota al 6% Coloro che dal 1° gennaio al 28 febbraio, decidono di usufruire della riapertura dello scudo contenuta nel decreto milleproroghe, sulla regolarizzazione e/o sul rimpatrio dovranno versare un'aliquota pari al 6 per cento Aliquota al 7% Chi deciderà di aderire allo scudo nel periodo compreso tra il 1° marzo e il 30 aprile dovrà versare un'aliquota sugli importi emersi pari al 7 per cento. Le pratiche dovranno essere concluse entro il 31 dicembre 2010
Fonte : ilsole 24 ore

Leggi i commenti

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #tasse e fisco

Repost0

Pubblicato il 24 Febbraio 2010

Le strategie del fisco - INTERVISTA AL COMANDANTE DELLA GDF
D'Arrigo: con 1.660 ispezioni abbatteremo l'evasione estera

Marco Mobili ROMA Un attacco frontale alle finte imprese che operano nella repubblica del Titano, fatto di indagini di polizia giudiziaria, verifiche fiscali, analisi delle transazioni commerciali. Cinquecento interventi mirati in tutt'Italia. Così il Comandante generale della Guardia di Finanza, Cosimo D'Arrigo, spiega al Sole 24 Ore la nuova offensiva contro l'evasione fiscale internazionale, sottolineando come sia impensabile avere un paradiso fiscale inglobato in un sistema produttivo senza poter far nulla per contrastarlo. Non c'è nulla di personale, nessun accanimento. È il nostro lavoro. Lo stesso ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha più volte sottolineato che lo "svuotamento" dei paradisi fiscali deve essere accompagnato da un'azione di contrasto molto forte e determinata. Lo scudo è l'altra faccia di una stessa medaglia. L'operazione Slovenia della scorsa settimana e ora San Marino. Si vuole mettere pressione per le adesioni allo scudo o fanno parte di una strategia di più ampio respiro? Abbiamo concertato diversi piani operativi con le Entrate, alcuni dei quali già intrapresi negli ultimi mesi, come i controlli degli intermediari finanziari di confine (Svizzera, Austria e ora Slovenia) che hanno più stringenti collegamenti con i paradisi fiscali. Abbiamo in corso circa 1.660 fra verifiche, indagini di polizia giudiziaria e altre investigazioni su casi di trasferimenti di capitali e investimenti all'estero non dichiarati, esterovestizioni di persone fisiche e società, riciclaggio di proventi da evasione in paradisi fiscali. Non c'è solo San Marino. Con quali esiti? Confortanti. Qualche bel gol nell'ultimo periodo lo abbiamo messo a segno anche noi. Con un gioco di squadra che ha visto coinvolti tutti: il terzo reparto operazioni che ha dettato gli schemi con un "nuovo testo unico delle verifiche"; i nuclei speciali, su cui abbiamo investito molto in formazione e strutture informatiche. Un nucleo di pensatori che grazie alla loro fantasia e alle intuizioni nell'osservare il mondo produttivo ha messo a punto progetti di indagine finalizzati su determinati obiettivi; i reparti sul territorio hanno fatto il resto, come detto segnando anche qualche bel gol. Quali i paesi maggiormente coinvolti? A oggi registriamo 650 fenomeni evasivi che interessano la Svizzera, 791 San Marino, 118 l'Austria, 23 il Liechtenstein, 20 il Principato di Monaco, 23 il Lussemburgo, i restanti il Regno Unito, la Slovenia, il Portogallo e l'Olanda. In questo quadro sono compresi gli sviluppi investigativi su soggetti sospettati di avere nascosto all'estero ingenti capitali. Nomi di spicco? I nomi sono a noi noti e contenuti esclusivamente nelle diverse "liste" che i nostri reparti hanno acquisito negli ultimi mesi grazie all'azione di intelligence. Ma è davvero sufficiente solo una buona azione di intelligence? È la la base da cui partire. Poi occorrono gli strumenti giuridici di cui ci ha ora dotato il legislatore. Molto importante, ad sempio, la presunzione legale introdotta dall'articolo 12 del decreto anti-crisi dell'estate scorsa, quello dello scudo fiscale (Dl 78/09): gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute nei paradisi fiscali in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale si presumono costituite ai soli fini fiscali, salva prova contraria, mediante redditi sottratti a tassazione. L'avete già utilizzata o è ancora tutto sulla carta? Ad oggi sono circa 30 i casi in cui la presunzione è stata già applicata dai nostri reparti, con proposte di recupero a tassazione che al momento si aggirano sui 40 milioni di euro. Ma è solo l'inizio. Sul fronte delle indagini finanziarie e dell'euroritenuta? Gli accertamenti sui conti rappresentano una base informativa molto utile per l'analisi di rischio volta all'individuazione di casi di evasione internazionale. Le comunicazioni dei movimenti di capitale verso l'estero che gli intermediari finanziari devono inoltrare all'anagrafe tributaria rappresentano un'ottima fonte di innesco per l'azione di recupero. Per quanto riguarda l'Euroritenuta, al di là della valutazione politica che certamente non mi compete, sul piano operativo non c'è ombra di dubbio che a questo meccanismo prediligiamo lo scambio di informazioni sui capitali detenuti all'estero. Si parla in questi giorni di una modifica normativa che consentirebbe alla Guardia di finanza di avere per la prima volta un comandante generale interno. Che ne pensa lei che viene dall'esercito? Si tratta di una scelta che spetta al Parlamento. Sul piano personale, trovo pienamente legittimo che la Guardia di finanza possa, al pari delle Forze Armate e dell'Arma dei carabinieri, avere un proprio comandante. Di questa aspirazione, che mi è stata manifestata dai comandanti del Corpo e dalla stessa base, ho ritenuto fosse mio dovere istituzionale non delegabile ad alcuno renderne partecipe il ministro dell'Economia e delle Finanze. In fondo i precedenti tentativi sono sempre naufragati perché l'istanza partiva da altri soggetti. Io solo, come comandante generale, proveniente dall'esercito, sono neutrale e di fatto garante di questa richiesta. In due anni e mezzo ho imparato ad apprezzare l'efficienza di questa organizzazione e trovo sicuramente positivo che, nell'individuarne il comandante, il governo possa già nel prossimo futuro contare anche sugli ufficiali della Guardia di finanza
Fonte : Ilsole 24 ore

Leggi i commenti

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #tasse e fisco

Repost0

Pubblicato il 24 Febbraio 2010

Svolta in vista. Sempre meno spazio per la carta
Rogito con firma digitale

I notai dovranno dire definitivamente addio a timbri a archivi cartacei. Per la stesura, la formazione, la trasmissione e la conservazione di tutti i documenti notarili diventerà infatti obbligatorio l'uso della firma digitale qualificata. La novità è contenuta in uno schema di decreto legislativo messo a punto dalla Giustizia che dà attuazione alla delega in materia di ordinamento del notariato, procedure informatiche e telematiche per la redazione di atti pubblici, autenticazione di scrittura privata nonché tenuta di repertori e registri (legge 69/09). Il provvedimento, che approda oggi in preconsiglio in vista del successivo esame preliminare da parte del Governo, punta a una complessiva riduzione dell'iter e dei tempi di attesa con cui cittadini e imprese devono oggi fare i conti per il perfezionamento di una compravendita immobiliare o per la cessione di un ramo di azienda. L'uso della firma digitale anche da parte dei sottoscrittori dell'atto consentirà, inoltre, di ridurre i costi indiretti delle pratiche. Le nuove norme che modificano in più parti la legge notarile che disciplina l'attività professionale (la 89/1913) permetteranno, tra l'altro, di perfezionare l'atto di vendita di una casa stando comodamente seduti di fronte a un pc e quindi risparmiando i costi di eventuali trasferte fuori regione. Il nuovo articolo 23-bis della bozza di decreto pone a carico del notaio l'obbligo di munirsi, per l'esercizio delle sue funzioni, della firma digitale quale «unico strumento operativo - spiega la relazione di accompagnamento al testo - da utilizzare per la formazione, trasmissione e conservazione del documento informatico». La norma attribuisce piena efficacia giuridica alla sottoscrizione dell'atto da parte del pubblico ufficiale a condizione che si tratti di «firma digitale» e cioè di quel particolare tipo di firma elettronica qualificata che, in base alle conoscenze tecniche e alle disposizioni, contenute nel codice dell'amministrazione digitale (Dlgs 82/05) offre le maggiori garanzie in termini di sicurezza. Il decreto, in tutto quattro articoli (il primo contiene 14 modifiche alle legge n.89) prevede che il certificato rilasciato al notaio dal consiglio nazionale debba attestarne anche l'iscrizione a ruolo nel relativo albo, e ciò per evitare l'eventuale nullità degli atti perfezionati, per esempio, a causa di una sospensione disciplinare o del trasferimento del professionista in un altro distretto.
Fonte :Il sole 24 ore

Leggi i commenti

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #Giurisprudenza

Repost0

Pubblicato il 24 Febbraio 2010

Top 10 projections for UAE real estate in 2010

 

Top 10 projections for UAE real estate in 2010

Top 10 projections for UAE real estate in 2010

Selective stability

The UAE market will see a general decline in performance during 2010. The market will experience greater differentiation as some locations will perform better than others. This is in spite of the on-going decline in values plus an oversupply and higher vacancy scenario. This selective stability will result in a polarising effect on the market and will give rise to distinct winners and losers in the real estate sector.

Additional demand

Generating additional tenant and occupier demand will provide a significant boost to market performance. This will be critical to the timing of recovery in the UAE real estate market. Many of the initiatives required in this area go beyond the real estate industry. The industry needs to implement structural changes to better position itself for the needs of end users and occupiers.

Trust and confidence

Lack of transparency and trust are major issues facing the UAE real estate industry. They have negatively impacted the UAE market and have eroded investor confidence. Effective regulation and greater transparency are some of the major industry challenges in 2010 and the years ahead.

New investment paradigm

A greater emphasis will be attached to income producing assets as the regional real estate industry takes a long- term view on property. The trend of investors accepting lower returns is the “new normal” which is increasingly becoming an industry reality. The market is witnessing more investment decisions led by asset performance, credit worthiness and tenant quality. There is little investor appetite for incomplete projects that do not produce income.

New financing model

Cash flow is critical as we expect debt markets to selectively ease in the coming year. Such a scenario results in an increased emphasis on equity and reinforces the need for co-investment vehicles. Scarce debt will make private equity and family wealth funds the preferred option due to their cash strong positions.

Defining real value

There is an important need to better define real value in a market with minimal transactions. Valuations are hampered by fewer transactions to benchmark as investors seek to find the “new normal” in real estate capital values. Significant new initiatives are expected in the valuation profession as the region evolves into a more mature real estate market.

From global to local

Middle East real estate developers and investors are increasingly adopting inward looking strategies and are seeking more opportunities in local rather than international markets. Localisation of the real estate industry is an important trend as capital flows from regional entities shift towards domestic priorities.

Real homes for real people

In the past five years, 60 per cent of the housing stock comprising luxury and secondary homes was targeted for 16 per cent of the market who were mostly investors and speculators. The market is expected to re-position in 2010 as it increasingly caters to the needs of end-users in the middle segment of the UAE real estate sector. This is a significant development for the industry as its priorities are shifting towards the majority of end-users from the earlier focus on investors in the high- end segment.

From landlord to tenant

The continuing demand-supply mismatch is bringing about a further shift in the balance of power from the landlords to the tenants. The UAE real estate market is becoming increasingly tenant-friendly as it faces greater competition by increasing supply, lower demand, falling rents and higher vacancies. This is a beneficial situation for tenants as landlords are expected to offer greater incentives to retain existing tenants and attract new ones.

Asset management

2009 marked the end of a transformational decade for the UAE real estate sector as the market shifts from a period of asset and value creation to that of asset management and value retention in 2010 and beyond. The shift in focus from creation of new assets to management and value enhancement of existing assets is a sign of maturity for the real estate market. (JLL)
Fonte /www.emirates-re.it

Leggi i commenti

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #informazioni ed andamenti

Repost0

Pubblicato il 24 Febbraio 2010

Le porte in vetro Henry glass nascono nel 1988 come azienda artigianale specializzata nella realizzazione di vetrate decorate. Lo staff tecnico proviene dagli ambienti artistici e della grafica, ha una forte connotazione accademica e uno stretto legame con la tradizione vetraia di Venezia e Murano, oltre che una lunga esperienza diretta nel mondo dell’edilizia.
Henry glass è la prima azienda a lanciare la porta in vetro tuttovetro non intelaiata e a renderla un prodotto accessibile, alla portata di ciascuno, pur distinguendosi per l’esclusività dell’estetica e delle soluzioni tecnologiche. Henry glass è in grado così di fornire installazioni e soluzioni esclusive per l’arredamento home e contract: la porta in vetro entra come oggetto d’arredo in ogni ambiente.

Porte in vetro

Dalla filosofia e dall’evoluzione aziendale Henry glass nascono due collezioni di porte in vetro, che rispondono alle due anime dell’azienda: quella volta a fornire un prodotto di alta qualità alla portata di tutti e quella volta a esaltare il valore artistico della tradizione vetraia, in chiave moderna.
La collezione Segni di Vetro propone porte in vetro dalle decorazioni essenziali, geometriche, delicate, ma dal forte impatto distintivo. Segni, appunto, colorati o monocromatici, impressi nel vetro con diverse tecniche di lavorazione, dalla fusione in vetro, all’incisione sabbiata.
Vi si riconoscono i legami con la tradizione vetraia veneziana nell’utilizzo delle gemme di Murano e nella preziosità dei vetri soffiati.
La collezione Vetroveneto riprende la tradizione artistica dell’azienda e la esalta, elevando le porte in vetro a vere e proprie opere d’arte. Pezzi unici in cui trovano collocazione i decori prestigiosi di alcuni tra i più famosi creativi italiani di fama internazionale.
Creazioni uniche che portano la firma di Alessandro Mendini, Bruno Munari, Afra e Tobia Scarpa, Riccardo Dalisi, Renata Bonfanti, Emilio Tadini. Una lunga lista di nomi alla quale se ne aggiungeranno presto altri, per proseguire la storia di questa grande passione tra vetro e decoro artistico.
Entrambe le collezioni si traducono in porte in vetro di ogni tipologia adatte a tutte le esigenze: porte a battente, porte a ventola, porte scorrevoli esterno muro e porte scorrevoli a scomparsa
Sin dal primo giorno fino ad oggi le porte in vetro Henry glass, che in oltre vent’anni di attività hanno portato l’azienda a diventare membro dell’ADI (Associazione per il Design Industriale), si sono sempre caratterizzate per gli stessi valori: design, eleganza, innovazione, cura nei dettagli e tecnologia coniugata alla creatività.
Fonte :www.comunicati-stampa.com

Leggi i commenti

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #tutto per la casa

Repost0

Pubblicato il 24 Febbraio 2010

Udine, febbraio 2010 – L’ecosostenibilità fa scuola. Stratex, l’azienda di Sutrio (Ud) specializzata in edilizia sostenibile e nella progettazione e realizzazione di grandi strutture in legno lamellare ha firmato la scuola elementare di Fossalunga di Vedelago (Tv), un edificio nato per rispettare i canoni del risparmio energetico e del minimo impatto ambientale.
Stratex ha applicato il proprio know how in tema di prefabbricazione in legno, realizzando le coperture, le strutture e le pareti secondo i migliori standard di produzione.
In questo modo l’edificio ha acquisito quelle particolarità che lo rendono sostenibile non solo da un punto di vista strettamente tecnico, ma anche dal punto di vista dell’impatto in termini di qualità d’uso per chi lo vive. La scuola, infatti, pone i bambini – fruitori principali dell’edificio – al centro dell’architettura offrendo loro comfort, sicurezza, varietà di spazi ed un’estetica piacevole.
L’edificio, fatta eccezione per un elemento centrale in calcestruzzo armato coibentato, è interamente costruito in legno marchiato CE e con certificazione per la Catena di Custodia PEFC e FSC, che garantisce la provenienza del legno da foreste controllate e “gestite” a tutela del patrimonio forestale mondiale.
Le strutture sono costituite da pilastri e travi in legno lamellare, le superfici delle pareti esterne sono realizzate con struttura intelaiata Stratex.
Le coperture con tetto piano e inclinato, realizzate con pannelli pre assemblati, hanno valori medi di trasmittanza che garantiscono elevate performance di isolamento termico (copertura piana U= 0,13 W/mqK; copertura inclinata U= 0,12 W/mqK ).
Le pareti presentano tre tipologie di finitura, con mattone facciavista, con cappotto rasato (entrambe con trasmittanza U= 0,14 W/mqK) e con pannelli in legno a doghe verticali (trasmittanza U= 0,15 W/mqK).
Il complesso scolastico rispetta la filosofia del risparmio energetico e del ricorso alle fonti rinnovabili anche nella scelta di tutta l’impiantistica. Per la produzione di energia elettrica è stato installato un impianto fotovoltaico abbinato ad un impianto solare termico e ad un impianto di riscaldamento a pannelli radianti.
Per le finiture interne sono stati scelti contropareti e controsoffitti in silicato di calcio.

Sviluppo edificio: – superficie coperta di circa 1300 mq
- elementi pre assemblati di copertura 1273 mq
- pareti perimetrali, interne portanti ed interne divisorie 750 mq
- legno lamellare per pilastri, travi, pannelli pre-assemblati mc 120

Stratex sta portando la propria esperienza in tema di edilizia sostenibile in ambito scolastico anche in Trentino Alto Adige dove sta realizzando una scuola a Merate.
Fonte :www.comunicati-stampa.com

Leggi i commenti

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #Normative energetiche

Repost0