Pubblicato il 8 Giugno 2010

 

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Molte volte lavorando non ci sofferma molto sulle necessità reali del cliente .Noi del gruppo SLAM RE poniamo alla nostra attenzione il cliente e vogliamo comprendere meglio le sue dinamiche,le sue preoccupazioni,le sue scelte e le sue aspettative entrando in contatto con le agenzie immobiliari.

Per poter dare sempre un servizio migliore un servizio adatto ad ogni cliente,ti chiediamo di dirci la tua in merito a 3 domande semplici ma per noi molto importanti per migliorare il nostro servizio  .


  • COSA NE PENSI IN GENERALE DELLE AGENZIE IMMOBILIARI E DEGLI AGENTI IMMOBILIARI ?
  • COSA TI ASPETTI DAL SERVIZIO OFFERTO ?
  • HAI QUALCHE CONSIGLIO DA DARE  ?


COMMENTI  VARI    



Ti ringraziamo e ti invitiamo a visitare il nostro sito 

                                    www.slamre.it

 

E un servizio SLAM re 

 

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Con tag #tutto su agenzie immobiliari

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Pubblicato il 6 Giugno 2010

Il futuro del retail in EMEA: il cambiamento sta arrivando
Jones Lang LaSalle ha lanciato Retail 2020, uno studio sul panorama globale del retail, settore in costante e rapido cambiamento, nei prossimi 10 anni. 
Lo studio analizza tutti i fattori - economici, tecnologici, demografici e culturali - che prevedibilmente avranno un impatto sul mercato immobiliare retail in EMEA entro il 2020 e pone un interrogativo: cosa ci riserva il futuro e come riusciranno i maggiori player a tenere il passo?
Robert Bonwell, CEO EMEA Retail di Jones Lang LaSalle, spiega: «nei prossimi dieci anni, l’intero panorama globale del settore retail vivrà un periodo di cambiamenti critici. 
Per proprietari o utilizzatori, locatori o retailer, le condizioni nella prossima decade saranno più difficili rispetto a quelle che hanno caratterizzato i dieci anni passati, ma ci saranno anche enormi opportunità per chi saprà allearsi rapidamente, muovendosi in modo radicale ma con discernimento».
Retail 2020 esplora i cambiamenti futuri del settore, prendendo in esame aspetti come le location, i formati, le offerte e le aree geografiche, oltre alla profittabilità (crescita, costi e modelli di business) e sarà diffuso attraverso una serie di capitoli, a partire appunto dal 28 maggio. 
Retail 2020 nasce per fornire presupposti pertinenti circa il futuro del retail europeo.
Con Retail 2020, Jones Lang LaSalle si propone come guida nel dibattito sul futuro dell’industria retail globale e sulle implicazioni che essa avrà sull’intero mercato del real estate, offrendo anche contenuti quali blog, video, notizie, sondaggi interattivi e profili dei clienti.
Retail 2020 esce a dieci anni di distanza da Retail Future,
2010 pubblicato nel 2000 da Jones Lang LaSalle, report che ha anticipato molte delle tendenze che hanno contribuito a delineare il panorama del mercato retail tra il 2000 e il 2010.
Continua Bonwell: «uscendo dalla recessione, il settore retail rappresenterà ancora una parte importante della nostra economia, fornendo crescita, lavoro e un nuovo contesto dinamico per i consumatori. Con questo progetto prendiamo un impegno con i principali player del settore a livello internazionale, discutendo le nostre previsioni per il mercato EMEA del futuro, inclusi temi quali il maggior potere dei consumatori, la crescente importanza dei mercati dell’Estremo Oriente e l’espansione oltreoceano, oltre al retail online».
Davide Dalmiglio, Head of Retail Capital Markets di Jones Lang LaSalle Italia, ha dichiarato: «questa iniziativa rappresenta un momento fondamentale per la continua crescita di Jones Lang La Salle in Italia in un settore, il retail, che ha avuto alterne vicissitudini in passato. Essa rappresenta un modo per poter consolidare la centralità della nostra posizione tra tutti i principali attori del mercato al fine di poter fornire risposte convincenti e aiutare gli operatori a delineare le proprie strategie di sviluppo. Retail 2020 rappresenta inoltre un nuovo modo di interpretare e leggere le dinamiche del settore, dimostrando una volta di più il nostro impegno verso un settore che forse più di altri ha subito evoluzioni e cambiamenti continui nel corso degli anni per quanto riguarda i prodotti, gli utilizzatori e i format commerciali».

Fonte : Newspages

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Pubblicato il 6 Giugno 2010

Banca d’Italia: nel 2009 frenano i mutui
La Banca d’Italia rivela che nel 2009 la crescita dei prestiti per l’acquisto di abitazioni è stata pari all’1,8%, inferiore di oltre 3 punti rispetto all’anno precedente. 
Nei primi mesi del 2010 vi sono stati segnali di accelerazione, in presenza di una moderata ripresa della domanda di mutui e di condizioni di offerta che non hanno subito ulteriori inasprimenti. 
Nel 2009 le erogazioni di nuovi mutui sono state superiori ai 50 miliardi, in calo del 9% rispetto al 2008, una riduzione simile a quella osservata per l’area dell’euro. 
La percentuale di nuovi mutui a tasso variabile è notevolmente aumentata, tornando su valori superiori all’80% nei primi mesi del 2010 (64% il dato medio del 2009), sospinta da un calo dei tassi di interesse su questi contratti molto più accentuato rispetto a quello dei mutui a tasso fisso.
Al fine di contenere il rischio in capo ai mutuatari, nel 2009 numerose banche hanno proposto contratti che limitano l’incremento del servizio del debito. 
In base all’indagine condotta dalle Filiali della Banca d’Italia presso oltre 400 banche italiane, il 16% dei nuovi mutui a tasso variabile è stato concesso con un limite massimo all’innalzamento dei tassi di interesse. Il 13% delle erogazioni ha inoltre riguardato contratti di mutuo che consentono di estendere la durata o di sospendere temporaneamente i pagamenti senza costi addizionali. 
Nel 2009 le famiglie hanno continuato a sostituire mutui esistenti con nuovi contratti al fine di ottenere migliori condizioni. Complessivamente questi contratti di mutuo hanno rappresentato il 19% delle erogazioni (13% nel 2008). 
Il peso delle surroghe, in cui un cliente sceglie una banca 
diversa da quella che ha erogato inizialmente il finanziamento, trasferendo l’ipoteca, senza modificare l’importo del mutuo e senza costi addizionali, è raddoppiato (16% delle erogazioni nel 2009); la quota delle sostituzioni di mutuo, che prevedono l’iscrizione di una nuova ipoteca con un costo per il cliente ma che consentono di accrescere l’ammontare del credito, è lievemente diminuita (al 3% delle erogazioni, dal 5% nel 2008). 
Le rinegoziazioni di condizioni contrattuali con la propria banca, che non comportano la stipula di un nuovo contratto, hanno invece interessato il 3% dei mutui in essere (7,5% nel 2008). 
In Italia, come in altri paesi dell’area dell’euro, le famiglie che hanno fatto ricorso a un mutuo appartengono alle classi di reddito più elevate. Tuttavia, in base ai dati più recenti della IBF risulta che nel periodo 2006-08 è cresciuta la diffusione di questa forma di debito tra i nuclei familiari con un reddito basso (primo quartile di reddito equivalente). 
Per queste famiglie il mutuo è pari a tre volte il reddito rispetto a un rapporto prossimo all’unità nella classe di reddito più elevata. 
All’inizio dello scorso decennio tali rapporti erano meno alti e le differenze fra le classi più contenute. Tuttavia, l’incidenza del mutuo sulle attività totali, una misura del leverage, pur essendo aumentata tra il 2006 e il 2008, ha raggiunto per il complesso delle famiglie con un mutuo un valore poco superiore al 20%, in linea o inferiore a quello di altri paesi europei per i quali vi sono dati disponibili. 
Anche per le famiglie della classe di reddito più bassa il leverage non supera il 30%.


fonte : Newspages

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Pubblicato il 6 Giugno 2010

Al via la liberalizzazione della manutenzione straordinaria
L’Ance spiega che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 120 del 25 maggio 2010 la Legge n. 73 del 22 maggio 2010 di conversione del Decreto - Legge 40/2010 che all'art. 5 sostituisce integralmente la disposizione contenuta nell'art. 6 TU Edilizia (DPR n. 380/2001) che disciplina i casi di intervento che possono essere realizzati senza alcun titolo abilitativo. 
In particolare, viene ampliata la categoria degli interventi soggetti ad attività di edilizia libera.
Tra questi la più rilevante è la manutenzione straordinaria (per la quale fino ad oggi era necessaria la DIA), ivi compresa l'apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che gli interventi non riguardino parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento delle unità immobiliari e non implichino incremento degli standard urbanistici.
Prima dell'inizio dei lavori è comunque
obbligatorio per tale intervento comunicare all'amministrazione comunale il nominativo dell'impresa a cui affidare i lavori oltre a disporre delle ulteriori eventuali autorizzazioni.
Unitamente alla comunicazione di inizio lavori è obbligatorio anche trasmettere all'amministrazione comunale una relazione tecnica a firma di un tecnico abilitato il quale dichiari di non avere rapporti di dipendenza nè con l'impresa nè con il committente e che asseveri, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti e che per essi la normativa statale e regionale non prevede il rilascio del titolo abilitativo.
L’Ance spiega che la mancata comunicazione dell'inizio dei lavori ovvero la mancata trasmissione della relazione tecnica sono sanzionate con una somma pari a 258 euro. 
Tale sanzione può essere ridotta di due terzi se la comunicazione è effettuata
spontaneamente nel corso dell'intervento.
Da ultimo, il provvedimento dispone che le Regioni a statuto ordinario possono: estendere la disciplina anche ad interventi edilizi ulteriori a quelli previsti; - individuare ulteriori interventi edilizi per i quali sia obbligatoria la trasmissione della relazione tecnica; 
- stabilire ulteriori contenuti per la relazione tecnica.
L’Ance segnala, infine, che durante l'esame al Parlamento per la conversione del Decreto-Legge il Governo ha accolto come raccomandazione un ordine del giorno con il quale si è impegnato a prevedere che il soggetto interessato agli interventi di manutenzione straordinaria debba allegare alla comunicazione di inizio lavori anche la documentazione prevista dall'art. 90 comma 9 lett. b) e c) del Dlgs 81/2008 ossia il documento unico di regolarità contributiva.

Fonte :newspages

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Pubblicato il 6 Giugno 2010

Trasferimento del figlio maggiorenne e revoca 
dell'assegnazione della casa coniugale
Com'è noto, secondo l'oramai consolidato orientamento della giurisprudenza, in caso di separazione dei coniugi, la casa coniugale viene assegnata al genitore affidatario o, nel regime di affido condiviso, al genitore con il quale il figlio minorenne o non economicamente indipendente dimora abitualmente. Da anni, infatti, la Cassazione ribadisce che la concessione del beneficio dell'abitazione coniugale è strettamente connessa con la necessità di tutelare i figli, i quali hanno, senza dubbio, interesse a restare nell'ambiente familiare nel quale sono cresciuti fino al momento della separazione. A tal riguardo, è evidente che si vuole preservare i figli, i quali già “subiscono” gli effetti della disgregazione del nucleo familiare, dall'ulteriore trauma di dover pure abbandonare l'abitazione nella quale si sono concentrati e sviluppati gli interessi della loro vita. Da tutto ciò si evi nce, pertanto, che l'assegnazione della casa coniugale è subordinata, nonché vincolata, all'affidamento della prole. Con la sentenza n. 10222/2010, depositata il 28 aprile scorso, la Corte di Cassazione, dunque, è intervenuta sull'argomento ribadendo che il presupposto essenziale per la pronuncia di assegnazione della casa al coniuge anche non titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale, è rappresentato dalla presenza di figli minori non economicamente indipendenti. D'altra parte, aggiungono i giudici di legittimità, nulla preclude una valutazione sulle conseguenze economiche che un provvedimento di tal genere comporta e che possono, dunque, essere

oggetto di bilanciamento in sede di determinazione dell'assegno divorziale. In buona sostanza, la Suprema Corte ha voluto dire che, anche qualora l'assegnazione della casa coniugale fosse avvenuta per “integrare”, in una certa misura, il modesto assegno di mantenimento, in caso di revoca del relativo provvedimento per mutamento dei presupposti che ne avevano determinato la concessione, nulla esclude che si possa procedere, se richiesto, alla rideterminazione dell'assegno di mantenimento. Ebbene, considerato che l'assegnazione della casa coniugale è vincolata all'affidamento dei figli, nel momento in cui questi ultimi raggiungono la maggiore età e l’indipendenza economica e, per di più, abbandonano la casa, si può procedere con la richiesta di revoca proprio del provvedimento di assegnazione. Nel caso di specie, Tizio si era rivolto al Tribunale, riferendo di essere proprietario esclusivo dell'immobile che, in sede di separazione (e poi di divorzio) dalla moglie Caia, era stato assegnato a quest'ultima, in quanto affidataria del figlio minorenne. Poiché, il figlio era, oramai, divenuto maggiorenne ed, inoltre, aveva raggiunto l'indipendenza economica, tanto da essersi trasferito per lavoro in altra città, Tizio chiedeva, in relazione all'assegnazione della casa coniugale, la modifica delle condizioni contenute nella sentenza di divorzio. Il Tribunale, tuttavia, rigettava la richiesta, sul presupposto che, con la pronuncia emessa in sede di divorzio si fosse formato sulla questione il giudicato.
Proposto reclamo avverso tale

decisione, la Corte d'Appello revocava l'assegnazione della casa coniugale a Caia, escludendo che, sul tale pronuncia si fosse formato il giudicato, valendo, al contrario, il principio generale di modificabilità, in ogni tempo, di tutti i provvedimenti assunti in sede di divorzio, per fatti sopravvenuti, ex art. 9 della legge 898/1970. Con il trasferimento del figlio in altra città, la Corte d'Appello, infatti, riteneva che si fossero realizzate le condizioni per l'accoglimento della richiesta di modifica. Avverso il provvedimento dei giudici di secondo grado, Caia proponeva ricorso per Cassazione. Ebbene, la Corte di Cassazione, accertata la modificabilità del provvedimento conseguente alla pronuncia di divorzio anche in ordine all'assegnazione della casa coniugale, rigettava il ricorso, osservando che “Il presupposto indefettibile per l'assegnazione della casa coniugale al coniuge non titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale è costituito dalla presenza di figli minori ancora economicamente non autosufficienti(…) Pertanto, qualora la statuizione, in presenza della prole, relativa all'assegnazione della casa coniugale, sia stata espressamente giustificata pure a titolo di integrazione delle disposizioni di carattere economico, a maggior ragione, il venir meno di detto presupposto non preclude la modifica del relativo provvedimento, ma potrebbe legittimamente giustificare in tale caso la rideterminazione dell' assegno divorziale”.

Avv. Paola Perassi
Commissione scientifica IRCAT


Fonte Newspages

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Pubblicato il 6 Giugno 2010

Assilea: nel 2009 risultano ancora in calo le compravendite nel settore terziario
E’ stato presentato a Roma il Rapporto realizzato dall’Agenzia del Territorio in collaborazione con Assilea - Associazione Italiana Leasing - sull’andamento delle compravendite e delle quotazioni di immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva.
Nel corso del 2009 sono state scambiate 66.020 unità immobiliari complessive (uffici, negozi, capannoni, istituti di credito, alberghi ed edifici commerciali) con un calo del 15,6% mediamente rispetto al numero delle compravendite 2008, con il massimo della flessione per le regioni del Nord Ovest (-19,3%).
Diminuzioni hanno interessato tutte le maggiori categorie di immobili non residenziali, in particolare le transazioni su capannoni industriali sono calate quasi del 20%, quelle dei negozi sono scese del 16%, quelle degli uffici del 10%.
Le quotazioni medie, stabili nel 2008, hanno subito una lieve riduzione nel 2009, per gli uffici (- 0,9%), per i quali si rileva un prezzo medio al mq di 1.566 euro, e per i negozi (-1,0%), per i quali il prezzo al mq si attesta a 1.931 euro; nonostante il forte calo osservato nelle vendite, è in leggero rialzo la quotazione dei capannoni industriali (+1,1%), con una quotazione media di 545 euro al mq.
L’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia del Territorio può contare anche sul contributo informativo delle schede immobiliari relative alle compravendite in leasing fornite dall’Assilea, che ormai costituiscono oltre un quarto dei volumi di scambio rilevati nel settore. 
Il leasing costituisce, infatti, la forma di finanziamento preferita dalle imprese per la realizzazione e l’acquisizione di immobili strumentali all’attività.

Fonte : Newsapges

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Con tag #informazioni ed andamenti

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Pubblicato il 6 Giugno 2010

L’analisi dei tassi d’interesse effettuata dalla Banca d’Italia

 

 

 

A dare una risposta alle affermazioni delle associazioni dei consumatori arrivano i dati della Banca d’Italia. Nel 2009 i tassi di interesse sulle nuove erogazioni di mutui a tasso variabile sono molto diminuiti, raggiungendo alla fine dell’anno il 2,2%. Il calo di 2,7 punti percentuali è stato in linea con quello del tasso di riferimento (Euribor a tre mesi) e più accentuato che nell’area dell’euro. Per i nuovi mutui a tasso fisso per oltre 10 anni il costo, pari al 4,9% a fine anno, è diminuito di 0,3 punti, in linea con il calo dei tassi di riferimento (IRS a dieci anni), ma in misura più contenuta rispetto alla media dell’area dell’euro, dove la riduzione è stata di circa un punto percentuale. 
Per i mutui a tasso fisso il differenziale con l’area dell’euro, che si era quasi annullato alla fine del 2008, si è quindi nuovamente ampliato.
Alla fine del 2009 la differenza tra il costo di un mutuo a tasso fisso per oltre 10 anni e quello di un contratto a tasso variabile era in Italia di 2,7 punti percentuali, circa un punto in più rispetto all’area dell’euro.

 

L’analisi dei tassi d’interesse effettuata dalla Banca d’Italia
 A dare una risposta alle affermazioni delle associazioni dei consumatori arrivano i dati della Banca d’Italia. Nel 2009 i tassi di interesse sulle nuove erogazioni di mutui a tasso variabile sono molto diminuiti, raggiungendo alla fine dell’anno il 2,2%. Il calo di 2,7 punti percentuali è stato in linea con quello del tasso di riferimento (Euribor a tre mesi) e più accentuato che nell’area dell’euro. Per i nuovi mutui a tasso fisso per oltre 10 anni il costo, pari al 4,9% a fine anno, è diminuito di 0,3 punti, in linea con il calo dei tassi di riferimento (IRS a dieci anni), ma in misura più contenuta rispetto alla media dell’area dell’euro, dove la riduzione è stata di circa un punto percentuale. 
Per i mutui a tasso fisso il differenziale con l’area dell’euro, che si era quasi annullato alla fine del 2008, si è quindi nuovamente ampliato.
Alla fine del 2009 la differenza tra il costo di un mutuo a tasso fisso per oltre 10 anni e quello di un contratto a tasso variabile era in Italia di 2,7 punti percentuali, circa un punto in più rispetto all’area dell’euro.
 
Fonte :Newspages 

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Pubblicato il 6 Giugno 2010

Ma i mutui in Italia sono cari?

di Pierpaolo Molinengo

Le associazioni dei consumatori partono di nuovo all’attacco delle banche. Questa volta nel mirino ci sono i conti correnti e i mutui.
Secondo l’Adusbef e Ferderconsumatori l’operazione trasparenza non sarebbe nient’altro che propaganda. 
«Invece della propaganda a buon mercato sui costi dei conti correnti paragonati ad un paio di scarpe e sulle reclamizzate economie già ridimensionate dal segretario del Consorzio Patti Chiari, dr. Massimo Roccia, secondo il quale, risparmi miracolosi sul costo del conto corrente, non se ne vedranno presto e saranno difficili anche in un prossimo futuro, perché oggi ogni operazione costerebbe alle banche un euro al minuto, Bankitalia si adoperi per far immettere nel sistema bancario un minimo di salutare concorrenza» spiegano dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.
Secondo le due associazioni sarebbe necessario far chiarezza sul fatto che le banche italiane praticano ancora oggi tassi e condizioni fuori della media europea, con i mutui che costano interessi più elevati dello 0,59% della media Ue e del 2,16% in più sui prestiti personali, che costringono i cittadini italiani a sborsare ben 361 euro in più l’anno per un mutuo di 100.000 euro, con una maggiorazione di 10.830 euro a fine mutuo vero handicap competitivo rispetto ai cittadini d’Europa, ed un +2,16%in più sui prestiti personali,che comporta un maggiore esborso di 368,40 euro l’anno, 1.842 euro di surplus incamerato dai banchieri per ogni prestito personale di 30.000 euro durata 60 mesi.
Adusbef e Federconsumatori

ritengono che Bankitalia e il Governatore Mario Draghi dovrebbero adoperarsi per ridurre tali anomali guadagni sulla pelle dei consumatori e del mercato, invece di assecondare i desiderata delle banche azioniste.
La tutela dei clienti delle banche «è ormai diventata a pieno titolo una finalità della Vigilanza. Seguiamo attentamente l'attuazione delle nostre disposizioni sulla trasparenza dei servizi bancari e finanziari sulla correttezza nei rapporti fra intermediari e clienti», spiega Mario Draghi nelle Considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia, ricordando che l'Arbitro Bancario, operativo dallo scorso ottobre, lavora alle risoluzione delle controversie tra banca e cliente. Ad oggi sono state prese 560 decisioni su costi dei conti correnti e credito al consumo, sulla portabilità dei mutui, su irregolarità nelle carte di pagamento, e nella maggioranza dei casi ha prevalso il cliente.

Fonte :Newspages

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Pubblicato il 2 Giugno 2010

E’ tempo di fare il punto della situazione sull’attività dell’amministratore condominiale. In che modo sta cambiando la professione e come si sta evolvendo il mondo immobiliare. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Bica, presidente nazionale dell'ANAMMI, Associazione Nazional-europea degli Amministratori d'Immobili.

di Pierpaolo Molinengo

Come sta cambiando il lavoro dell'amministratore di condominio?
Il nostro lavoro è già molto cambiato. Dall'amministratore “improvvisato”, che si dedica al condominio come una specie di hobby, siamo passati al professionista serio, con una preparazione specifica, che decide di operare nel settore perché ne apprezza le caratteristiche manageriali e le potenzialità di crescita. Spesso, si tratta di persone che già conoscono la materia per l'attività svolta - avvocati, contabili, commercialisti - oppure di ex dipendenti che vogliono costruirsi un'attività di lavoro autonomo: basta un computer e una linea telefonica per cominciare. Non a caso, alle donne questa professione piace sempre di più. Per giunta, le norme nazionali ci attribuiscono un numero di responsabilità e di obblighi che impongono agli operatori una seria formazione professionale. Ecco perché l'amministratore condominiale, oggi, deve per forza essere un professionista competente. In questa d irezione, l'ANAMMI si è sempre battuta per il riconoscimento delle associazioni professionali, allo scopo di fornire agli iscritti una sorta di “bollino blu” a garanzia della loro professionalità.

Legislazione. Quali sono i lati scoperti nella professione?
Sul fronte professionale, come già dicevo, siamo ben lontani da un riconoscimento del ruolo socio-economico delle associazioni non regolamentate. Il famoso decreto qualifiche si limita infatti a consentire alle associazioni di partecipare alle piattaforme comuni per la definizione delle competenze nell'Unione Europea e alle conferenze di servizi.
In molti, però, hanno voluto vedere nella normativa una sorta di pre-riconoscimento ufficiale: una forzatura, perché si tratta soltanto un primo passo. La nostra posizione è sempre la stessa: chiediamo una legge sul tema, che attesti la posizione ormai assunta dalle associazioni professionali come la nostra, autorizzando la certificazione delle competenze degli iscritti, sulla base di criteri già adottati in ambito europeo, come costituzione per atto pubblico, l'esistenza di un codice deontologico, la diffusione territoriale e la formazione continua dei soci.
Questo ragionamento vale anche rispetto alla professione dell'amministratore condominiale.
Fonte : Newspages

GIUSEPPE BICA

pesantemente dai nuovi governatori. Nel Lazio, per esempio, il neopresidente Polverini lo ha già annunciato. Al momento, chi vuole procedere all'ampliamento volumetrico della propria casa in condominio deve comunque passare per una decisione dell'assemblea dei condòmini, presa all'unanimità. E sappiamo bene che mettere tutti d'accordo su un lavoro condominiale, anche necessario, è complicato. Più che dal Piano Casa, però, la novità legislativa più importante del momento sembra arrivare dal Decreto incentivi, che liberalizza l'attività di ristrutturazione domestica. L'aver eliminato l'obbligo della DIA per le piccole ristrutturazioni potrebbe stimolare fortemente il settore edile.

Condominio. Quali sono i principali motivi di litigio tra i vicini di casa?
Sulle liti condominiali, l'ANAMMI da tempo svolge un'opera di costante analisi e verifica. Dai nostri monitoraggi interni, si evince che le motivazioni fondamentali sono sempre le stesse. La principale sono le cosiddette “immissioni”, ovvero rumori e odori provenienti da altri appartamenti, seguite dall'apposizione in aree comuni, vale a dire la collocazione in ambito condominiale di oggetti e mezzi di un singolo condomino. Poi ci sono i rumori in cortile e l'annaffiatura di piante e balcone. Infine, la classifica delle liti comprende il rapporto con gli animali domestici, l'esterno del condominio e le spese condominiali. Insomma, dall'odore di cucina all'automobile posteggiata nel punto sbagliato, dal bambino che gioca in cortile al cane che abbaia, i motivi per litigare in condominio non mancano mai. Anche per questo, il ruolo dell'amministratore di condominio risulta essenziale per evitare di finire in tribunale. Negli anni, abbiamo approfondito alcune di queste liti. Nella categoria delle immissioni, ad esempio, un posto di rilievo se lo meritano le dispute legate alla cucina etnica, tipiche di una società che, sempre più spesso, accoglie al suo interno immigrati stranieri. Un fenomeno sul quale riflettere, sono invece i litigi legati alla cattiva gestione degli animali domestici. Qui, a giudicare dalla quantità di controversie registrate, è il caso di dire che tutto dipende dall'intelligenga del padrone e, al tempo stesso, dal buon senso dei condòmini.

La riforma del condominio, oggi all'esame del Parlamento, incide notevolmente sulla figura del professionista, ma dimentica di fissare gli standard formativi e professionali, che invece sono essenziali per dare credibilità agli operatori e garantire gli utenti finali.

Mondo immobiliare. Come e quanto si possono integrare due professioni diverse come quella dell'amministratore di condominio e quella dell'agente immobiliare?
Si tratta di attività correlate che, pur non sovrapponendosi, possono viaggiare in tandem. Tra i nostri associati abbiamo parecchi agenti immobiliari che sono diventati amministratori e, viceversa, amministratori di condominio che hanno affiancato le due attività.
A tutti, però, raccomando la formazione, non soltanto quella di base, ma anche i master di approfondimento-aggiornamento: non si acquisiscono le particolari competenze dell'amministratore con la frequentazione, seppure quotidiana, dello stesso ambito lavorando.
Non a caso, la tipologia dei corsi organizzati dall'ANAMMI è talmente diversificata da consentire anche a chi svolge un lavoro altamente professionalizzato di specializzarsi nell'amministrazione condominiale.

Piano casa. Come e quanto ne potranno usufruire i proprietari in un condominio?
Sul tema, è difficile dare una chiave di lettura univoca. Il Piano Casa nazionale, infatti, non è uguale su tutto il territorio italiano, perché riscritto a livello locale dalle singole leggi regionali. Inoltre, quelle stesse norme ora potrebbero essere modificate


 

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Pubblicato il 2 Giugno 2010

Tecnocasa analizza l’andamento delle compravendite a Verona
Nella seconda parte del 2009 le quotazioni degli immobili a Verona sono diminuite dell'1,4% e su base annua del 3,7%.
I quartieri del Centro, San Zeno, Val Verde e Cittadella, hanno registrato stabilità dei prezzi nella seconda parte dell'anno. Il mercato si è rivelato più dinamico, i potenziali acquirenti hanno ripreso fiducia e si sono realizzati acquisti da parte di investitori e di famiglie che hanno lasciato una precedente situazione d'affitto oppure hanno migliorato la loro condizione abitativa. I primi si sono orientati per lo più sui bilocali che hanno poi messo a reddito affittando ai lavoratori fuori sede presenti nella zona. Le famiglie invece hanno ricercato tagli più grandi orientandosi verso i trilocali e i quattro locali.
I tre quartieri diversi tra loro, offrono soluzioni abitative in grado di soddisfare diverse esigenze, tra cui anche la presenza di posto auto nelle soluzioni degli anni '60.
San Zeno, registrando prezzi più contenuti, attira soprattutto coloro che hanno un budget più ridimensionato. In questa zona si possono acquistare immobili di tipo popolare, ex
Ater, oppure soluzioni d'epoca. Il prezzo dell'usato oscilla tra 1500 e 2000 € al mq.
Soluzioni d'epoca e tipologie degli anni '60 sono disponibili invece a Cittadella zona più centrale, caratterizzata da soluzioni d'epoca e da tipologie degli anni '60. Per l'acquisto di un appartamento medio usato si spendono 2100 € al mq. Il mercato delle locazioni è rimasto abbastanza stabile e registra una domanda alimentata da famiglie e da giovani coppie.
Tra gli interventi in corso sul territorio da segnalare la costruzione a ValVerde di 150-160 di box, in parte da vendere ed in parte da affittare. Prezzi medi intorno a 60-70 mila € per un box auto e 50 mila € per un posto auto.
La macroarea che ha segnalato la contrazione più sensibile è stata quella di Borgo Milano-Stadio- Navigatori dove si segnala una contrazione delle quotazioni nei quartieri di Stadio, Saval e San Massimo.

Fonte :Newspages

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