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Pubblicato il 24 Agosto 2012


LA NEWS

Fonte www.advisoronline.it

 
Secondo le statistiche di “Scenari Immobiliari”, istituto indipendente di studi e ricerche, il primo semestre del 2012 ha visto gli acquisti fuori dai confini nazionali crescere del 16,5% rispetto allo stesso periodo del 2011.


In soli sei mesi gli immobili acquistati da italiani sono stati 15500, cifra destinata a crescere esponenzialmente nei prossimi sei mesi andando così a toccare quota 40 mila (per effetto di una impennata totale, nel computo, quindi, dell’intero arco dell’annata, del 13,7 percento e di una spesa media pari a 110 mila euro) e superando di ben 10 mila unità il totale di quelle acquistate in patria.
Un sorpasso inevitabile in un contesto come il nostro, contraddistinto da un netto calo delle operazioni immobiliari interne.

 

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Quali sono i motivi di questo trend?

La ricerca del risparmio e di una fiscalità più clemente e così la concreta possibilità di realizzare qualche buon affare.
Non a caso le mete principali di questo nuovo esodo sono la Grecia e la Spagna, nazioni afflitte da una crisi che sembra interminabile e pertanto regine dell’acquisto a prezzo contenuto, se non proprio basso (150 mila euro per una villetta al mare in alcune zone delle Baleari).

Proprio nel Paese iberico, dove tra le località più gettonate si segnalano Marbella, Almeria e Fuerteventura, in certi casi le quotazioni degli immobili si sono abbassate anche della metà.

In Grecia le occasioni migliori si presentano nelle isole di Mykonos e Santorini, nelle Cicladi.


Altre mete

In aumento anche le acquisizioni in Irlanda, soprattutto nella capitale Dublino (con 100mila euro si può avere un appartamento in centro), e in Croazia, rinomata per le sue bellissime coste. In Inghilterra va forte Londra, che attira i compratori più ricchi e meno quelli medi. Nella città britannica, tra l’altro, gli acquirenti italiani hanno superato i russi, diventando i primi. In calo, invece, le transazioni in Francia mentre un incremento importante ha interessato Berlino, appetibile per i suoi prezzi di gran lunga al di sotto della media europea.

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Pubblicato il 5 Agosto 2012

 



La crisi dei debiti sovrani unita a un sistema finanziario internazionale ampiamente deregolamentato è una miscela esplosiva per la serenità dei mercati finanziari, mai come in questo momento simili a delle giostre, con violenti e quotidiani saliscendi. Resta il fatto che questi incresciosi movimenti di capitali da un asset all'altro stanno facendo allo stesso tempo fiorire dei paradossi. Ecco, in questa selezione, una raccolta dei 10 più eclatanti. 

1) L'euro crollerà? E allora perché il Bund sprizza salute? 
In molti hanno profetizzato seri rischi per la moneta unica europea negli ultimi tempi. A luglio, per citarne uno, il presidente del Fondo monetario internazionaleChristine Lagarde ha indicato che l'euro ha tre mesi di vita, in assenza di riforme sostenziali (così si è espresso anche il finanziere ungherese George Soros). Allora, se l'euro è davvero così messo male pare un controsenso rifugiarsi sul Bund tedesco (che infatti è intorno ai minimi storici) considerando che la Germania sarebbe pienamente invischiata in un'eventuale debacle dell'euro: alcuni studi indicano che con la rivalutazione del marco che ne conseguirebbe l'economia tedesca andrebbe immediatamente in profonda recessione con Pil in caduta di oltre cinque punti percentuali

Se l'Eurozona è in crisi come mai la valuta che ne rappresenta l'area, pur avendo perso da inizio anno circa il 7% nei confronti del dollaro, tiene tutto sommato in questa fase di turbolenza finanziaria? Va certamente meglio di Borse (Piazza Affari è a -17% da marzo) e spread (che dai minimi di aprile sotto quota 300 viaggia ormai stabilmente sopra 450 punti).

3) Davvero In 15 mesi è cambiata la storia dell'Italia? 
Ad aprile 2011 lo spread tra BTp e Bund era era di poco superiore a quota 100. Oggi, come visto è sopra 450 con frequenti escursioni oltre quota 500. Eppure nel frattempo, tra manovre lacrime e sangue, il governo Monti ha sinora applicato un mix di austerity da 65 miliardi di euro. È possibile che in appena poco più di un anno, e nonostante l'approvazione di riforme strutturali, il quadro dell'Italia sia così peggiorato rispetto a 15 mesi fa

4) L'Irlanda (salvata) sottrae imprese alla concorrenza 
Come spiegare anche la gestione del salvataggio dell'Irlanda? Al pari di Portogallo e Grecia l'Irlanda ha ricevuto gli aiuti da parte della cosiddetta troika (Ue-Bce-Fmi): ovvero prestiti a tassi agevolati per oltre 70 miliardi di euro. Ma l'Irlanda ha ricevuto un altro straordinario aiuto: quello di poter applicare un'aliquota fiscale del 12,5% alle imprese. Un vantaggio non da poco che spinge naturalmente molte aziende dell'Eurozona a spostare la sede a Dublino penalizzando in questo modo gli altri Stati dell'area euro che non possono permettersi queste aliquote da semi-paradiso fiscale. Che Unione è quella che consente a uno dei Paesi di sfavorire gli alleati attraverso l'applicazione di una fiscalità di favore a uno dei suoi membri?

 

Fonte : Il sole 24 ore

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Pubblicato il 5 Agosto 2012


Stati d'animo diversi tra i due "super-Mario": il balzo dei mercati ha rinfrancato il presidente della Bce, mentre per il premier restano incertezze sui tempi e le modalità delle misure. Secondo Palazzo Chigi, l'Italia ha già fatto quanto serviva con le riforme sul mercato del lavoro e sulla spending review: "Non ci possono chiedere altre condizionalità"di MASSIMO GIANNINI

"MAI come in questo momento, il silenzio è d'oro...". A chi gli chiede un giudizio sulle decisioni della Bce, Mario Monti consegna questo messaggio. La linea del premier è netta: "Non si commentano, per rispetto dell'autonomia dell'Eurotower". Una linea responsabile, da "tecnico". Ma le novità annunciate dall'"altro Mario", cioè Draghi, hanno un alto potenziale politico. Quale sarà l'impatto delle nuove "condizionalità" imposte all'Italia, se chiederà l'intervento del Fondo salva-spread?

PER l'Italia, dopo il direttivo della Bce di giovedì scorso, il vero rebus da decifrare è questo. Le reazioni schizofreniche dei mercati contano, ma fino a un certo punto. Gli stati d'animo dei due Mario, oggi, sono assai diversi. Draghi, appena rientrato da Francoforte, si sente molto più sollevato. Giovedì è stato l'inferno, venerdì è quasi un paradiso. Runnermezzofondista, plurioperato ai menischi delle due ginocchia, si è "strappato" il gemello mediale della gamba destra. Mentre varca le soglie della clinica romana Villa Stuart scherza con il terapista di fiducia: "Allora, che mi dici di questa campagna acquisti della Roma zemaniana?". Sorride, sdrammatizza. Ma il giorno prima si è preoccupato parecchio, per la reazione isterica delle Borse e degli spread dopo la sua conferenza stampa. Oggi è tutto un altro giorno.

Al punto che, prima di andare a farsi visitare il muscolo lesionato, Draghi parla al telefono con Giuseppe Vegas, presidente della Consob: "Perché non rimuovete il divieto delle vendite allo scoperto?", chiede il governatore dei governatori. Quella norma la Vigilanza l'ha introdotta il 23 luglio e prorogata il 27 luglio, fino al 14 settembre, per arginare le speculazioni al ribasso. Rimuoverla adesso darebbe altra benzina nel motore di Piazza Affari, e rafforzerebbe l'impressione di un mercato che brinda alle scelte dell'Eurotower. Vegas resiste. "Se togliamo il divieto oggi perché la Borsa corre, che facciamo lunedì se l'indice crolla? Rimettiamo il divieto? Faremmo ridere il mondo...". Alla fine non se ne fa nulla. Ma Draghi è soddisfatto lo stesso. È convinto di aver violato la Linea
Sigfrido eretta dalla Germania, per impedire alla Bce di usare tutti i suoi "strumenti non convenzionali" a difesa dell'euro e degli spread. Basta leggere i giornali tedeschi, per rendersene conto: bordate ad alzo zero contro l'"italiano" non più degno della stima teutonica.

Monti è sollevato, ma un po' meno di Draghi. Non gli fa velo il grafico degli indici azionari. Sangue il giovedì, champagne il venerdì. Più che euforiche, le Borse sembrano ubriache. "Comportamenti irrazionali": li liquida così, il premier, nei colloqui riservati di queste ore. E ha perfettamente ragione. Certo, il rimbalzo è comunque più confortante del tonfo. Ma di nodi da sciogliere, per la moneta unica e soprattutto per l'Italia, ne restano parecchi dopo il direttivo della Bce. E le parole di Draghi non sono bastate ad allentarli. Anzi. Il presidente ne ragiona a lungo con il suo ministro del Tesoro, Vittorio Grilli, e nelle sue triangolazioni con la Banca d'Italia: "C'è un problema di tempi: non è chiaro quando scatteranno concretamente gli strumenti messi in campo dalla Bce". C'è un problema di qualità degli interventi: "L'annuncio di acquisti sui titoli a breve ha innescato un irripidimento immediato della curva dei rendimenti, disallineando quelli sul medio e lungo termine. Anche questo aspetto andrà chiarito...".

Ma quello che andrà chiarito, soprattutto, è cosa voglia dire la Bce di Draghi quando annuncia che i Paesi che chiederanno l'intervento del fondo salva-spread saranno chiamati a sottoscrivere nuove "condizionalità". Questo passaggio, già giovedì durante la conferenza stampa del Mario di Francoforte, aveva inquietato il Mario di Roma. "È un passaggio che andrà chiarito nei prossimi giorni", secondo l'interpretazione che corre tra Palazzo Chigi e Via XX Settembre. Col senno di poi, e in attesa del chiarimento, Monti e Grilli danno un'interpretazione conservativa (e non innovativa) delle "condizionalità" richieste dalla Bce. Il Paese che chiederà l'intervento del Fondo dovrà assoggettarsi al famigerato "Memorandum d'impegni". Per la Spagna, che forse sarà la prima a chiedere l'aiuto e ancora non ha definito i suoi piani, questo vorrà dire altri tagli, sempre più draconiani.
Per l'Italia, secondo il premier e il ministro, le cose non stanno così. Il nostro "Memorandum" è già scritto: sono gli impegni assunti al Consiglio Ue del 28 e 29 giugno, quando Monti, mentre Italia e Germania si sfidavano alla semifinale degli Europei, si presentò alla Merkel e agli altri capi di Stato e di governo con la riforma del mercato del lavoro convertita in legge, con il testo del decreto sulla spending review appena presentato e con un timing di tutte le altre misure in cantiere. "Quelle, oggi, sono le nostre "condizionalità". Altre non ce ne possono chiedere": questa è la posizione concordata tra il premier e Grilli.

Dunque, secondo l'esegesi governativa, non ci sarebbero nuovi impegni richiesti all'Italia, ove mai fossimo costretti a chiedere l'intervento del Fondo per chiudere finalmente la forbice degli spread. "Non ci saranno altre
manovre da fare", è il ritornello che Monti ripete in queste ore. E se questa tesi è corretta, non ci sarebbe nemmeno una ulteriore "cessione di sovranità da parte italiana". Per lo meno, nulla di più di quanto è già stato fatto con il Patto di stabilità e di crescita, e di quanto si farà con il fiscal compact. Ma la domanda cruciale è, appunto: questa tesi è corretta? La Bce non chiede altro, se non quello che è stato già deciso dal Consiglio Europeo? O invece le "condizionalità" sanciscono un'ulteriore sottomissione delle politiche dei governi ai diktat delle tecnostrutture comunitarie?

Questa è l'incognita, che pesa non tanto sul governo Monti, che pure da tecnico non vedrebbe con favore l'ennesima capitolazione di fronte ai tecnocrati di Bruxelles o di Francoforte. Quanto soprattutto sui partiti della strana maggioranza, che si preparano a una campagna elettorale nella quale è altissimo il rischio di una gilda populista e anti-europeista, soprattutto nel perimetro che abbraccia la destra berlusconiana e la vandea grillina e dipietrina, È chiaro a tutti che se la Bce intendesse le "condizionalità" come aggiuntive, rispetto a quelle già stabilite al vertice del 28-29 giugno, questo si tradurrebbe in una camicia di forza per tutti i partiti che si candidano a vincere le elezioni del 2013. Se il governo Monti chiedesse l'aiuto del Fondo salvaspread, il nuovo "Memorandum d'impegni", inasprito e rafforzato, sarebbe ereditato anche dal governo che uscirebbe vincitore dalle urne del prossimo anno.

Una "camicia di forza" ferrea, e per certi versi addirittura insopportabile, almeno per coalizioni o partiti che volessero impostare la campagna elettorale sul boicottaggio aperto, o magari anche solo sul parziale disimpegno, rispetto al vincolo esterno dell'Europa. Bersani e Casini lo sanno e lo temono, più per l'immagine complessiva di un'Italia attraversata dalla crisi di rigetto di fronte a un nuovo "commissariamento " europeo, che non per il programma elettorale che hanno in cantiere, naturalmente e rigorosamente europeista. Per questo il leader del Pd è rammaricato per l'esito del direttivo della Bce, dal quale si aspettava ben altro. "Parole forti, fatti deboli", continua a ribadire.

Resta da capire quale sarà la reazione di Berlusconi e di Alfano, di fronte al nuovo scenario che si potrebbe aprire sulla delicatissima rotta Roma-Francoforte. Se fanno fede le più recenti farneticazioni del Cavaliere, c'è da temere il peggio. Anche per questo, a scanso di equivoci, Monti e Grilli ripetono in coro: "L'aiuto del Fondo non lo chiediamo. In questo momento il nostro Paese non ne ha bisogno". Ma di qui all'autunno, tutto è possibile, in Italia e in Europa. È la legge di Murphy: se qualcosa può andare male, ci andrà.

FONTE LA REPUBBLICA

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Pubblicato il 5 Agosto 2012

Potrà aderire chi ha sottoscritto il bond in filiale il 7 settembre e il 30 dicembre 2009 e chi tra 15 giugno ed il 16 luglio 2009 ha acquistato diritti di opzione. Esclusi i clienti che comprato autonomamente

attraverso internet

 Bpm sigla intesa con consumatori per conciliazione su "convertendo"

MILANO - La Banca Popolare di Milano ha sottoscritto con le associazioni dei consumatori Adiconsum, Adoc e Federconsumatori un protocollo d'intesa per una procedura di conciliazione paritetica avente ad oggetto il prestito convertendo emesso nel 2009 e in relazione al quale i vecchi vertici della banca, tra cui l'ex presidente Massimo Ponzellini, sono indagati per truffa. Lo comunica in una nota la banca. Alla procedura di conciliazione, aperta anche ad altre associazioni, potranno aderire i clienti che, nel periodo compreso tra il 7 settembre e il 30 dicembre 2009, abbiano sottoscritto il bond o che, tra il 15 giugno ed il 16 luglio 2009, abbiano acquistato diritti di opzione sull'obbligazione presso una filiale di una delle banche del gruppo.

Sono esclusi dalla procedura gli investitori istituzionali e coloro che, essendo già azionisti di Bpm, abbiano esercitato i propri diritti di opzione nel periodo compreso tra il 15 giugno ed il 3 luglio 2009. Stesso discorso per chi abbia acquistato, in qualunque momento, ulteriori diritti di opzione oltre a quelli loro assegnati, nonchè per i clienti che abbiano autonomamente sottoscritto titoli del convertendo tramite il canale internet.

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Pubblicato il 5 Agosto 2012


Fonte La repubblica s)

Nei palazzi comunitari non si parla solo di rigore. Nel periodo che va dal 2007 al 2013 sono stati stanziati miliardi di contributi. Sei milioni di euro a disposizione per combattere l'uso illegale di Internet, 9,5 milioni per aggredire la criminalità finanziaria, 5,5 per contrastare "l'estremismo violento". Ma ci sono anche fondi per aprire un ristorante in Romania o per un progetto di inserimento al lavoro in Cambogia. Qualcuno si chiede se ce ne sia bisogno. Dipende dai risultati
PUOI ottenere un contributo per svolgere un sondaggio d'opinione sull'economia in Islanda o per promuovere un'attività culturale in Palestina, per aprire un ristorante in Romania o, spostandosi decisamente più a Est, per finanziare "progetti di inserimento al lavoro" in Cambogia. È vasta la geografia del finanziamento europeo.

È una mappa che segna migliaia di canali di spesa che da Bruxelles raggiungono vecchi e nuovi Paesi dell'Unione, fino agli Stati terzi che, per ragioni sociali o economiche, sono ritenuti meritevoli di sostegno. È una carta scolpita nell'oro, che racconta anche di un gigantesco business, quello che ruota attorno all'enorme mole di fondi strutturali a disposizione per il periodo 2007-2013: 308,3 miliardi di euro, di cui quasi 60 per i programmi italiani. I beneficiari non sono solo enti pubblici: oltre che alle articolazioni statali, a Regioni, Province e Comuni, ogni giorno la caccia ai fondi dell'Ue è aperta a singoli privati, associazioni, agenzie o organizzazioni non governative. E l'analisi dei bandi pubblicati direttamente da Bruxelles o dagli enti territoriali, dei prestiti come dei contributi a fondo perduto, si fa beffe dell'immagine, diffusa di questi tempi di crisi, di un'Europa avara che chiede solo sacrifici. L'Unione, in realtà, finanzia le iniziative più disparate. Non dissipando l'ombra dello spreco. Noi abbiamo messo in fila qualche decina di modi per chiedere i soldi all'Ue: ed è un viaggio che riserva sorprese. 

LA CORSA AI BANDI
Una valanga di fondi in studi, progetti, indagini e seminari. Fra i bandi aperti o chiusi di recente, gestiti direttamente da Bruxelles, ce n'è uno sostenuto da una dotazione di mezzo milione di euro per realizzare "uno o più" sondaggi d'opinione fra i consumatori sullo stato dell'economia in Islanda e Serbia, candidati a entrare nell'Ue. Il 50 per cento è a carico del bilancio dell'Unione e possono partecipare società di ogni angolo d'Europa. Un progetto che sviluppi gli scambi culturali e l'integrazione con la Palestina vale dai 50 ai 100 mila euro, mentre la presentazione di proposte per favorire l'inserimento al lavoro in Cambogia è incoraggiata con un budget di 3,9 milioni di euro. Per carità: probabilmente ogni cittadino europeo è orgoglioso di sostenere con le proprie tasse la società civile in Bosnia (i costi dei progetti sono coperti al 90 per cento) o la diffusione dell'istruzione superiore in Africa e nei Caraibi (da 250 a 500 mila euro per ogni iniziativa finanziata). E forse non sono mal spesi i 600 mila euro per la sensibilizzazione dei diritti sessuali e riproduttivi nel Burundi. Forse, chissà. E chissà se è congrua la cifra di 2,6 milioni di euro per finanziare le iniziative a favore dei disabili in Turchia. Di certo, un recente rapporto dell'Open society foundation punta il dito sul cattivo uso dei fondi per questo settore, specialmente da parte degli Stati dell'Europa centrale e orientale "che continuano a costruire o rinnovare istituti di degenza invece che investire nello sviluppo di comunità alternative". 

Il nodo, in ogni caso, è quello della concretezza delle iniziative. Nel mare magnum delle sovvenzioni ai progetti sui grandi temi, che non hanno efficacia diretta ma "preparano o integrano azioni della commissione europea", ci sono sei milioni di euro a disposizione per combattere l'uso illegale di Internet, 9,5 milioni per aggredire la criminalità finanziaria, 5,5 per contrastare "l'estremismo violento", i 2,6 milioni di euro stanziati per iniziative che smuovano le coscienze nei riguardi della pena di morte e della tortura. Sia chiaro: tutte finalità nobili. Ma dipende dai risultati, che gli stessi addetti ai lavori definiscono non sempre quantificabili in questo campo. Di certo, al confronto di queste cifre, i 110 mila euro per scrivere il documento attuativo della direttiva sugli zoo sembrano bruscolini. Ma in tempi di vacche magre fanno discutere anche quelli. Chi vuole, può presentare la propria proposta a Bruxelles. 

E chi lo ritiene può cimentarsi in un progetto contro il fenomeno delle partite truccate, che ben conosciamo in Italia e che dà diritto a un contributo sino al 60 per cento dei costi. Pochi sanno che l'Europa, nel campo del turismo, finanzia pacchetti di viaggio transnazionali, premiando in particolare modo le agenzie con bonus da 210 mila euro per ciascuna, e sostiene con 150 mila euro ciascuno i progetti che aiutino la mitica "destagionalizzazione" dei flussi. Anche l'Europa partecipa al finanziamento pubblico dei partiti: a loro riservati, nel bilancio dell'Ue ci sono, per il 2013, 21,8 milioni di euro. Cui devono aggiungersi 12 milioni per le fondazioni: l'europarlamento garantisce l'85 per cento delle spese di funzionamento. Tutto ciò, per le iniziative a regia di Bruxelles. Ma cosa accade quando i fondi vengono erogati a livello locale? Come vengono gestiti e, soprattutto, come viene organizzata la spesa?

LA RETE
Una ragnatela di finanziamenti intessuta da Stato e Regioni che spesso non parlano tra loro. Si va dal milione e mezzo a disposizione per chi vuole realizzare allevamenti ittici in Campania al contributo da tremila euro che spetta ai militari che vogliono frequentare corsi di formazione in Toscana. È un capitale, quello dirottato sulla formazione professionale: in diverse regioni un giovane che vuole diventare pasticcere, esperto in fotovoltaico o operatore turistico (le qualifiche più ricercate) ha diritto a un contributo annuo da 600 euro mentre un credito da 1.800 euro spetta a chi voglia frequentare corsi di russo o di cinese. La formazione è un pilastro fondamentale delle strategie di crescita benedette dall'Europa: ma in questi anni si sono moltiplicate le inchieste sull'uso che le Regioni fanno di questi fondi. E di come gli stessi siano stati destinati, specie al Sud, a sostenere enti diventati stipendifici: solo in Sicilia nel settore lavorano 8 mila dipendenti. Mentre la percentuale degli allievi che trovano un lavoro "coerente", al termine dei corsi, non supera il 10 per cento. 

Nella lista una miriade di incentivi al welfare che si vanno arricchendo di anno in anno. L'ultima tendenza, mettiamola così, è quella dell'assunzione del quasi pensionato: mentre infuria il dibattito sugli esodati, la Regione Toscana prevede un finanziamento da 3 mila a 3.600 euro per gli imprenditori che mettono in organico persone cui mancano meno di 5 anni all'età pensionabile. Agevolazione simile a quella prevista per gli agricoltori della Campania. Com'è andata, la storia dei fondi europei per il Sud è storia nota: finanziamenti dispersi in una miriade di microprogetti e spesa bloccata su percentuali risibili. Basti pensare che alla fine di maggio, quando mancava un anno e mezzo alla fine del programma, Regioni, Province e Comuni avevano speso solo il 25 per cento dei 60 miliardi a disposizione. Quarantacinque rischiano di tornare a Bruxelles, insomma. Mentre è sempre più intensa l'attività dell'Olaf, l'organismo comunitario anti-frodi, ma anche di svariate Procure che indagano sui meccanismi di utilizzo dei soldi dell'Europa: a Palermo, caso tragico e paradossale, si tenta di far luce su sovrafatturazioni che sarebbero servite per destinare parte delle risorse europee per i grandi eventi al finanziamento di appartamenti e escort per i politici. Ma in che modo una simile pioggia di fondi determina disparità e azioni contraddittorie?

LE CONTRADDIZIONI
Una risposta arriva dai fittissimi programmi regionali che riguardano agricoltura e pesca. In Germania ci sono 16 programmi e altrettanti diversi contributi (da 135 a 314 euro per ettaro) per la stessa misura di conversione al biologico. Tutte le regioni francesi, in questo campo, offrono un sostegno alla riconversione dei terreni ma solo 9 al loro mantenimento. E ancora: la realizzazione di un allevamento di api vale 28,4 euro per alveare in Andalusia e 25 in Austria. Diversi programmi, scrive Alexandra Pohl in un dossier sui fondi dello sviluppo rurale patrocinato dall'Ue, "penalizzano l'agricoltura biologica a causa di finanziamenti più bassi per la stessa misura": restando in Germania, la regione di Hessen concede 45 euro ad ettaro per la pratica del "sovescio" (l'interramento delle colture) fatta da aziende biologiche, ben 70 per quelle tradizionali. In Puglia può accadere che si finanzi coi fondi Ue l'impianto di girasoli e un paio di anni dopo si decida di concedere incentivi per estirparli, quei girasoli: "Un assurdo, che non si verificherebbe con un coordinamento a livello centrale", dice Fausto Durante, responsabile Europa della Cgil. Lo stesso sindacato, in un rapporto sulla pesca, punta il dito su altre contraddizioni: l'Ue concede contributi per tutelare le risorse ittiche, come i 5 mila euro per i piccoli pescatori che vogliono ridurre i mesi di attività, e allo stesso tempo propone sovvenzioni per l'ammodernamento delle barche e l'acquisto di nuove attrezzature per la pesca. E c'è di più: "Nel nostro settore tutto è affidato alle Regioni, ma il mare è un bene comune - dice Giovanni Basciano dell'Agc Pesca - il risultato è che si danno soldi per rottamare le barche e nel Lazio magari si parta subito a diminuire la flotta e in Campania questo avvenga diversi anni dopo. Così però non si ottiene una vera salvaguardia del pescato". Lo spreco non risparmia un settore importante come quello della botanica: anche la salvaguardia delle piante rare merita un aiuto da Bruxelles. Ma quando, come è accaduto in Sicilia, vengono spesi 150 mila euro per pagare un consulente chiamato a coordinare un progetto che tuteli la Zerkova - specie diffusa sui monti Iblei - è inevitabile che nascano i sospetti e le polemiche. Quelle che hanno portato un assessore regionale ad ammettere che si stava commettendo una "leggerezza". E ad annullare il provvedimento. Ma che impatto hanno avuto le politiche di sostegno specie nelle aree meno sviluppate? Quali obiettivi sono stati raggiunti?

IMPATTO ZERO
Dal 1999 al 2005 il Pil di ogni singolo cittadino dei territori dell'"obiettivo 1" (le zone più arretrate) è cresciuto del 3%. Ma la situazione cambia da regione a regione: il Sud Italia, ad esempio, non ha conseguito benefici apprezzabili, fermandosi allo 0,6%. Cinque volte di meno. E le regioni che si erano affrancate dal livello di povertà, traducibile per le statistiche comunitarie in una ricchezza media procapite inferiore al 75% della media continentale, ci sono ripiombate. Nel 2001 la Basilicata aveva raggiunto l'83%, sei anni dopo era al 75%. La Sicilia è passata dal 75% al 66%. La Puglia, dal 77% al 67% del 2007. Numeri che confermano lo "scempio" di risorse Ue: "Uno dei paradossi della spesa dei fondi Ue - dice Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno - è l'eccessiva frammentazione: le singole Regioni predispongono interventi di natura locale che vanno ad accavallarsi, in maniera irrazionale, con altri che hanno un interesse nazionale, anche nel campo delle infrastrutture. Senza una regia coordinata, il rischio è quello della polverizzazione, che è l'esatto contrario della concentrazione che ci chiede la Commissione europea". 
 

19 luglio 2012

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Pubblicato il 5 Agosto 2012

L'agenzia Usa: "L'Italia si trova ad affrontare una "recessione più profonda e prolungata di quanto stimato in precedenza, e riteniamo che la vulnerabilità delle banche italiane al rischio di credito dell'economia stia aumentando"


L'attuale stato dell'economia italiana sta aumentando la vulnerabilità della qualità degli asset delle banche italiane" mette in evidenza Standard & Poor's, precisando che "l'insieme dell'aumento degli asset che presentano criticità e la riduzione delle riserve per la copertura delle perdite sui prestiti espone le banche a un possibile aumento delle perdite, soprattutto se il valore degli asset collaterali si deteriorasse".

Alla fine del 2011 gli asset con criticità rappresentevano il 51% del Tier 1 delle banche. Alla fine del 2008 il rapporto era al 27% ma "alla fine del 2013 sarà vicino al 60%". In ogni caso - precisa Standard & Poor's - "i calcoli sono effettuati sulla media e quindi potrebbero mascherare performance diverse fra le singole banche". L'agenzia di rating precisa di aver considerato, nell'assumere azioni su "32 istituzioni finanziarie italiane", la previsione di un "calo moderato" in termine reali dei prezzi di real estate in Italia nei prossimi anni. "Le banche italiane sono esposte alle deviazioni negative dall'attuale e moderato calo dei prezzi del real estate". Standard & Poor's mantine comunque una valutazione del rischio dell'industria bancaria italiana a '4', ovvero a rischio intermedio, anche se ha rivisto al rialzo  - a 5 da 4 - il rischio di credito dell'Italia. 

Ecco di seguito le banche di cui Standard & Poor's ha ridotto la propria valutazione:

DOWNGRADE

- Banca Carige SpA   a  BB+/Negativo/B  da  BBB-/Negativo/A-3
- Banca di Credito Cooperativo di Conversano Scrl  a  BB+/Negativo/B   da  BBB-/Negativo/A-3
- Banca Popolare dell'Alto Adige a   BBB-/Negativo/A-3  da  BBB/Negativo/A-2
- Banca Popolare dell' Emilia Romagna SC  a   BB+/Negativo/B    da  BBB/Negativo/A-2
- Banca Popolare di Vicenza ScpA a   BB+/Negativo/B   da BBB-/Negativo/A-3
- Dexia Crediop SpA   a  B+/Negativo/B da   BB-/Negativo/B
- Eurofidi Scpa a BB+/Negativo/B    da BBB-/Negativo/A-3
- Iccrea Holding SpA Iccrea Banca SpA Iccrea BancaImpresa SpA  a BBB-/Negativo/A-3  da BBB/Negativo/A-2
- Unione di Banche Italiane Scpa a   BBB/Negativo/A-2   da BBB+/Negativo/A-2


DOWNGRADE-CREDITWATCH

- Agos-Ducato SpA   a   BBB-/Negativo/A-3  da  BBB/Watch Neg/A-2
- Banca Monte dei Paschi di Siena SpA a BBB-/Negativo/A-3  da BBB/Watch Neg/A-2
- Banca Popolare di Milano SCRL Banca Akros SpA a BB+/Negativo/B   da  BBB-/Watch Neg/A-3

AZIONI SU OUTLOOK

- FGA CapitalSpa a BBB-/Negativo/A-3 da BBB-/Stabile/A-3.

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Pubblicato il 5 Agosto 2012

Dalla ricerca della Cgia emerge che i nuclei più in difficoltà sono quelli romani con una media di 29.435 euro. Bortolussi: "con l'aumento della disoccupazione questa situazione è destinata a peggiorare

MILANO - Al 31 dicembre 2011 l'indebitamento medio delle famiglie italiane ha raggiunto i 20.107 euro: lo dice uno studio Cgia di Mestre. Le famiglie più esposte con le banche sono quelle della provincia di Roma, con una media di 29.435 euro, seguono quelle di Milano (28.680 euro), di Lodi (28.560 euro), Monza-Brianza (27.891 euro), di Prato (26.930 euro). Nell'ultimo anno l'aumento medio dei debiti delle famiglie è cresciuto di 911 euro. Da gennaio 2009 l'incremento è stato del 33,4%, in termini assoluti, di 5.039 euro.

Se si rapporta il peso dell'indebitamento delle famiglie italiane sul reddito disponibile - afferma la Cgia - sono sempre le più ricche province del Nord a guidare la graduatoria: Lodi (79,3%); Como (67,7%) e Varese (64,6%). Per indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane la Cgia ha inteso quello originato dall'accensione di mutui per l'acquisto di una abitazione, dai prestiti per l'acquisto di auto/ moto e in generale di beni mobili, dal credito al consumo ai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobil.

"Al di là della mappatura a livello territoriale - dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - la maggiore incidenza del debito sul reddito la rileviamo nelle famiglie economicamente più deboli: è chiaro che con il progressivo aumento della disoccupazione questa situazione è destinata a peggiorare. Non dimentichiamo, inoltre, che in Italia esiste un ampio mercato del prestito informale che non transita per i canali ufficiali. Vista la forte contrazione degli impieghi bancari avvenuta in questi ultimi anni, non è a escludere  che questo fenomeno sia in espansione, con il pericolo che la piaga dell'usura si diffonda a macchia d'olio".

Sempre secondo l'elaborazione di Cgia le famiglie residenti nelle realtà provinciali meno sofferenti con le banche e gli istituti finanziari italiani sono quelle di Vibo Valentia (9.429 euro), Enna (8.823 euro) e di Ogliastra (8.174 euro). Con l'avvento della crisi sono state le province sarde a subire le variazioni di indebitamento più importanti: Olbia-Tempio (+159,6%), Carbonia-Iglesias (+147.9%) e Medio Campidano (+120.1%). "Ricordando che le province più indebitate sono anche quelle che presentano i livelli di reddito più elevati - conclude Bortolussi - è evidente che tra queste realtà in difficoltà vi sono anche molti nuclei appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, le forti esposizioni  bancarie di questi territori, soprattutto a fronte di significativi investimenti avvenuti negli anni scorsi nel settore immobiliare, ci devono preoccupare relativamente".

fonte La republica

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Pubblicato il 5 Agosto 2012

Pubblicata la scaletta delle aperture. Inizia Bolzano, poi il Molise. L'11 settembre Friuli, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto.  Il 13 Lazio e Campania. Il 17 Abruzzo, Basilicata Calabria Emilia Romagna, Puglia e Sardegna


di SALVO INTRAVAIA

Ecco il calendario si parte dal 5 settembre


La maturità si è conclusa da poche settimane ed è già tutto pronto per l’apertura del nuovo anno scolastico. Ecco tutte le date per il rientro in classe. I primi a sedersi sui banchi di scuola dopo la pausa estiva, mercoledì 5 settembre, saranno gli alunni della provincia autonoma di Bolzano, e pochi giorni dopo – lunedì 10 settembre, quelli della Valle d’Aosta. Il martedì successivo, l’11 settembre, sarà la volta dei compagni del Molise. E il giorno dopo, toccherà a bambini e ragazzi di Friuli Venezia GiuliaLombardia (con le scuole dell’infanzia che anticipano al 5 settembre), MarchePiemonteToscanaUmbriaVeneto, e della provincia autonoma di Trento.

Giovedì 13 settembre, rientreranno in classe gli alunni di Lazio e Campania. Venerdì 14 settembre, saranno le scuole siciliane a suonare la prima campanella e il lunedì successivo, il 17 settembre, la restante parte delle regioni italiane: AbruzzoBasilicataCalabriaEmilia RomagnaPuglia eSardegna. Quella del calendario scolastico è una competenza che la Costituzione assegna alle regioni. Sono state infatti queste ultime nei mesi scorsi a deliberare le date del prossimo anno scolastico, inserendo anche feste regionali e adattandolo alle esigenze climatiche. Ma le scuole autonome possono anticipare o posticipare l’avvio e la fine delle lezioni per fare aderire meglio il calendario alle proprie esigenze e a quelle dei propri alunni, l’importante è programmare all’inizio dell’anno almeno 200 giorni di lezione.

Nel 2013, i primi a congedarsi dagli insegnanti saranno gli alunni dell’Emilia Romagna, che lasceranno i banchi di scuola giovedì 6 giugno. In dieci regioni – Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto la scuola terminerà sabato 8 giugno. Il martedì successivo – l’11 giugno – lasceranno le aule gli alunni di Basilicata, Molise e della provincia autonoma di Trento. Altre sei regioni – Calabria, Lazio, Liguria, Piemonte, Sicilia e Valle d’Aosta chiuderanno le attività didattiche il 12 giugno e in ultimo, il 14 giugno, la provincia autonoma di Bolzano. La prova scritta di Italiano della maturità partirà mercoledì 19 giugno.

In quasi tutte le regioni italiane le vacanze di Natale inizieranno il 24 dicembre per terminare il 6 gennaio, che cade di domenica. Soltanto in quattro regioni – Sicilia, Toscana e nella provincia di Trento – la pausa natalizia prenderà il via qualche giorno prima – il 22 dicembre – mentre in Lombardia si comincerà il 23. Avvio in linea anche per le vacanze di Pasqua – il 28 marzo in tutte le regioni, tranne che in Umbria, dove cominceranno il 25 marzo, in provincia di Trento – dove inizieranno il 27 marzo, e in Sicilia dove inizieranno il 29. Stesso discorso per il rientro dopo la pausa pasquale: previsto in tutte le regioni per il 3 aprile, tranne che in Campania e Liguria – dove si rientrerà il 2 aprile – in Abruzzo e a Trento i cui alunni rientreranno in aula il 4 aprile.

Al di fuori delle festività nazionali – domeniche e feste comandate – le regioni marciano in direzione decisamente opposta al governo, che aveva ipotizzato di accorparle per evitare interruzioni che danneggiano l’economia. Ma poi ha cambiato idea. In quasi tutti i territori nazionali è stata ripristinata la festa dl 2 novembre, che spesso si allunga anche a sabato 3, per permettere un lungo ponte di Ognissanti: dall’1 al 4 novembre, che cade di domenica. E in diverse regioni è stata prevista anche una pausa invernale per il Carnevale.    

Quello che si aprirà fra poco più di un mese sarà un anno scolastico decisamente “caldo”, come hanno promesso i sindacati della scuola che non hanno affatto gradito le misure previste dalla Spending review ormai alle battute finali in parlamento. Pensavano che dopo la cura da cavallo imposta dalla coppia Tremonti-Gelmini la scuola fosse al riparo da ulteriori interventi, specialmente sul personale. “Abbiamo già dato”, è stata la frase più pronunciata in questi giorni dai rappresentanti dei lavoratori, che minacciano scioperi e manifestazioni proprio in concomitanza dell’avvio delle lezioni.

Fonte : La Repubblica

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Pubblicato il 5 Agosto 2012

fonte: chiara marra (google cc)

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volli, sempre volli, fortissimamente volli. la famosa frase di vittorio alfieri si può certamente- con le dovute distinzioni- attribuire anche alla tenacia con cui i parlamentari campani del pdl cercano ormai da anni di inserire il condono edilizio della loro regione in ogni tipo di decreto. questa volta è toccato al decreto legge sul terremoto in emilia, ma la norma è stata bloccata dal governo monti che ha messo la fiducia sul provvedimento

sembrava che con il governo monti il tema fosse ormai accantonato, ma non era così. ancora una volta nitto palma, carlo serra e gli altri senatori campani del pdl hanno cercato di inserire una norma per sanare l'abusivismo in campania. l'emendamento stabiliva, infatti, che il 50% dei soldi che fossero entrati nelle casse dello stato con la sanatoria edilizia sarebbero andati ai territori colpiti dal sisma

questa volta è toccato al governo dei tecnici bloccare l'emendamento, ponendo la fiducia sul decreto legge. i firmatari dell'emendamento hanno annunciato che diserteranno il voto. dura la replica de pd che ha condannato il tentativo di inserire nel decreto un tema che non ha nulla a che fare con gli interventi a seguito del sisma e "la grave decisione di non partecipare al voto"

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Pubblicato il 5 Agosto 2012

casa da sogno: villa con vista al mare cristallino dell'isola di formentera

una splendida vista al mare cristallino di una delle mete vacanziere più amate dagli italiani. per la nostra rubrica dedicata alle case da sogno andiamo sull'isola spagnola di formentera, per visitare una lussuosa villa situata nella tranquilla zona residenziale di cul de sac, nelle vicinanze della cittadina di sant ferran

la casa è distribuita su due piani. al piano inferiore c'è l'ingresso, il soggiorno, la sala da pranzo, la cucina, più tre stanze da letto e due bagni. al piano superiore troviamo la suite principale, con una splendida terrazza. la casa è circondata da un rigoglioso giardino mediterraneo e all'esterno è presente anche una piscina

la villa è in vendita per 3,5 milioni di euro

INFO IDEALISTA


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