Banca d’Italia: nel 2009 frenano i mutui

Pubblicato il 6 Giugno 2010

Banca d’Italia: nel 2009 frenano i mutui
La Banca d’Italia rivela che nel 2009 la crescita dei prestiti per l’acquisto di abitazioni è stata pari all’1,8%, inferiore di oltre 3 punti rispetto all’anno precedente. 
Nei primi mesi del 2010 vi sono stati segnali di accelerazione, in presenza di una moderata ripresa della domanda di mutui e di condizioni di offerta che non hanno subito ulteriori inasprimenti. 
Nel 2009 le erogazioni di nuovi mutui sono state superiori ai 50 miliardi, in calo del 9% rispetto al 2008, una riduzione simile a quella osservata per l’area dell’euro. 
La percentuale di nuovi mutui a tasso variabile è notevolmente aumentata, tornando su valori superiori all’80% nei primi mesi del 2010 (64% il dato medio del 2009), sospinta da un calo dei tassi di interesse su questi contratti molto più accentuato rispetto a quello dei mutui a tasso fisso.
Al fine di contenere il rischio in capo ai mutuatari, nel 2009 numerose banche hanno proposto contratti che limitano l’incremento del servizio del debito. 
In base all’indagine condotta dalle Filiali della Banca d’Italia presso oltre 400 banche italiane, il 16% dei nuovi mutui a tasso variabile è stato concesso con un limite massimo all’innalzamento dei tassi di interesse. Il 13% delle erogazioni ha inoltre riguardato contratti di mutuo che consentono di estendere la durata o di sospendere temporaneamente i pagamenti senza costi addizionali. 
Nel 2009 le famiglie hanno continuato a sostituire mutui esistenti con nuovi contratti al fine di ottenere migliori condizioni. Complessivamente questi contratti di mutuo hanno rappresentato il 19% delle erogazioni (13% nel 2008). 
Il peso delle surroghe, in cui un cliente sceglie una banca 
diversa da quella che ha erogato inizialmente il finanziamento, trasferendo l’ipoteca, senza modificare l’importo del mutuo e senza costi addizionali, è raddoppiato (16% delle erogazioni nel 2009); la quota delle sostituzioni di mutuo, che prevedono l’iscrizione di una nuova ipoteca con un costo per il cliente ma che consentono di accrescere l’ammontare del credito, è lievemente diminuita (al 3% delle erogazioni, dal 5% nel 2008). 
Le rinegoziazioni di condizioni contrattuali con la propria banca, che non comportano la stipula di un nuovo contratto, hanno invece interessato il 3% dei mutui in essere (7,5% nel 2008). 
In Italia, come in altri paesi dell’area dell’euro, le famiglie che hanno fatto ricorso a un mutuo appartengono alle classi di reddito più elevate. Tuttavia, in base ai dati più recenti della IBF risulta che nel periodo 2006-08 è cresciuta la diffusione di questa forma di debito tra i nuclei familiari con un reddito basso (primo quartile di reddito equivalente). 
Per queste famiglie il mutuo è pari a tre volte il reddito rispetto a un rapporto prossimo all’unità nella classe di reddito più elevata. 
All’inizio dello scorso decennio tali rapporti erano meno alti e le differenze fra le classi più contenute. Tuttavia, l’incidenza del mutuo sulle attività totali, una misura del leverage, pur essendo aumentata tra il 2006 e il 2008, ha raggiunto per il complesso delle famiglie con un mutuo un valore poco superiore al 20%, in linea o inferiore a quello di altri paesi europei per i quali vi sono dati disponibili. 
Anche per le famiglie della classe di reddito più bassa il leverage non supera il 30%.


fonte : Newspages

Scritto da Notizie immobiliari

Con tag #Il mondo dei finanziamenti

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