Trasferimento del figlio maggiorenne e revoca

Pubblicato il 6 Giugno 2010

Trasferimento del figlio maggiorenne e revoca 
dell'assegnazione della casa coniugale
Com'è noto, secondo l'oramai consolidato orientamento della giurisprudenza, in caso di separazione dei coniugi, la casa coniugale viene assegnata al genitore affidatario o, nel regime di affido condiviso, al genitore con il quale il figlio minorenne o non economicamente indipendente dimora abitualmente. Da anni, infatti, la Cassazione ribadisce che la concessione del beneficio dell'abitazione coniugale è strettamente connessa con la necessità di tutelare i figli, i quali hanno, senza dubbio, interesse a restare nell'ambiente familiare nel quale sono cresciuti fino al momento della separazione. A tal riguardo, è evidente che si vuole preservare i figli, i quali già “subiscono” gli effetti della disgregazione del nucleo familiare, dall'ulteriore trauma di dover pure abbandonare l'abitazione nella quale si sono concentrati e sviluppati gli interessi della loro vita. Da tutto ciò si evi nce, pertanto, che l'assegnazione della casa coniugale è subordinata, nonché vincolata, all'affidamento della prole. Con la sentenza n. 10222/2010, depositata il 28 aprile scorso, la Corte di Cassazione, dunque, è intervenuta sull'argomento ribadendo che il presupposto essenziale per la pronuncia di assegnazione della casa al coniuge anche non titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale, è rappresentato dalla presenza di figli minori non economicamente indipendenti. D'altra parte, aggiungono i giudici di legittimità, nulla preclude una valutazione sulle conseguenze economiche che un provvedimento di tal genere comporta e che possono, dunque, essere

oggetto di bilanciamento in sede di determinazione dell'assegno divorziale. In buona sostanza, la Suprema Corte ha voluto dire che, anche qualora l'assegnazione della casa coniugale fosse avvenuta per “integrare”, in una certa misura, il modesto assegno di mantenimento, in caso di revoca del relativo provvedimento per mutamento dei presupposti che ne avevano determinato la concessione, nulla esclude che si possa procedere, se richiesto, alla rideterminazione dell'assegno di mantenimento. Ebbene, considerato che l'assegnazione della casa coniugale è vincolata all'affidamento dei figli, nel momento in cui questi ultimi raggiungono la maggiore età e l’indipendenza economica e, per di più, abbandonano la casa, si può procedere con la richiesta di revoca proprio del provvedimento di assegnazione. Nel caso di specie, Tizio si era rivolto al Tribunale, riferendo di essere proprietario esclusivo dell'immobile che, in sede di separazione (e poi di divorzio) dalla moglie Caia, era stato assegnato a quest'ultima, in quanto affidataria del figlio minorenne. Poiché, il figlio era, oramai, divenuto maggiorenne ed, inoltre, aveva raggiunto l'indipendenza economica, tanto da essersi trasferito per lavoro in altra città, Tizio chiedeva, in relazione all'assegnazione della casa coniugale, la modifica delle condizioni contenute nella sentenza di divorzio. Il Tribunale, tuttavia, rigettava la richiesta, sul presupposto che, con la pronuncia emessa in sede di divorzio si fosse formato sulla questione il giudicato.
Proposto reclamo avverso tale

decisione, la Corte d'Appello revocava l'assegnazione della casa coniugale a Caia, escludendo che, sul tale pronuncia si fosse formato il giudicato, valendo, al contrario, il principio generale di modificabilità, in ogni tempo, di tutti i provvedimenti assunti in sede di divorzio, per fatti sopravvenuti, ex art. 9 della legge 898/1970. Con il trasferimento del figlio in altra città, la Corte d'Appello, infatti, riteneva che si fossero realizzate le condizioni per l'accoglimento della richiesta di modifica. Avverso il provvedimento dei giudici di secondo grado, Caia proponeva ricorso per Cassazione. Ebbene, la Corte di Cassazione, accertata la modificabilità del provvedimento conseguente alla pronuncia di divorzio anche in ordine all'assegnazione della casa coniugale, rigettava il ricorso, osservando che “Il presupposto indefettibile per l'assegnazione della casa coniugale al coniuge non titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale è costituito dalla presenza di figli minori ancora economicamente non autosufficienti(…) Pertanto, qualora la statuizione, in presenza della prole, relativa all'assegnazione della casa coniugale, sia stata espressamente giustificata pure a titolo di integrazione delle disposizioni di carattere economico, a maggior ragione, il venir meno di detto presupposto non preclude la modifica del relativo provvedimento, ma potrebbe legittimamente giustificare in tale caso la rideterminazione dell' assegno divorziale”.

Avv. Paola Perassi
Commissione scientifica IRCAT


Fonte Newspages

Scritto da Notizie immobiliari

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