Pubblicato il 18 Novembre 2009

Aumentano i mutui alle famiglie

Abi: in stallo il credito alle imprese

In Italia i finanziamenti bancari destinati alle famiglie hanno manifestato nell'ultimo periodo "una dinamica in accelerazione", in controtendenza rispetto a quanto mostrato dagli altri sistemi bancari europei, ed è principalmente concentrata nel mercato dei mutui per l'acquisto di abitazioni. Lo scrive l'Abi nel rapporto mensile di novembre, spiegando che in settembre, complice il livello dei tassi ai minimi storici, il tasso di crescita tendenziale dei finanziamenti alle famiglie è stato di +3,6% in Italia, contro il +1,6% del settembre 2008 e il -0,7% valore minimo del novembre 2008.

Sull'altro fronte, invece, risultano in calo i finanziamenti alle imprese che a settembre hanno registrato un calo dello 0,2% sullo stesso periodo 2008. E' la prima volta dopo molti anni di crescita ininterrotta che il flusso dei finanziamenti anziché espandersi su base annua si restringe. Ancora nel mese di agosto gli impieghi erano aumentati dello 0,9%.

La crescita a settembre 2008 era stata del 10,8%. Le prime stime sugli impieghi di ottobre (mese per il quale non sono ancora disponibili dati disaggregati tra imprese e famiglie) evidenziano uno stallo degli impieghi complessivi, cresciuti solo dello 0,3% e in frenata rispetto al +1,3% di settembre.

Mutui: tasso medio al 3%, richieste in forte aumento
L'andamento dei finanziamenti alle famiglie in Italia è in controtendenza rispetto alla media dell'Eurozona, secondo quanto rilevato dall'Abi, dove, nel periodo settembre 2008-settembre 2009, l'aggregato è passato da +3,7% a -0,2%. Stessa dinamica si riscontra in Francia (da +8,3% a +1,8%), Spagna (da +7,2% a -0,4%), Olanda (da -0,8% a -5%), mentre in Germania si è invece assistito a una sostanziale stabilità (da -0,9% a +0,1%).

In aumento nell'ultimo anno e' risultata la quota dell'Italia sui finanziamenti alle famiglie sul totale dell'Eurozona, passata dal 9,5% al 9,8% (8,8% a fine 2003). A trainare la domanda di finanziamenti da parte delle famiglie, sottolinea l'Abi, è la richiesta di mutui per l'acquisto di immobili, alla cui base c'è "la favorevole dinamica dei tassi di interesse bancari, unitamente alla maggiore propensione delle famiglie italiane verso il mattone, da sempre considerato il 'bene rifugio' per antonomasia, e a un generale miglioramento del clima di fiducia. "Il mercato delle abitazioni - afferma l'Abi - si sta muovendo un po', non tantissimo ma meglio di prima" e questo perchè "in Italia non c'è stata una vera bolla immobiliare e c'è un'esigenza di diversificazione del risparmio da parte delle famiglie". E' "sostenuta", infatti, all'interno dei finanziamenti alle famiglie, la dinamica dei mutui per l'acquisto di abitazioni, che in Italia in settembre è stata di oltre il 4,5% (-0,5% nel settembre 2008). Anche in questo caso, il trend in Italia si posiziona su un valore superiore a tutti i principali Paesi europei.

L'Abi cita anche la forte riduzione dei tassi di interesse degli ultimi mesi, assieme al persistere di una situazione di incertezza sui mercati finanziari, tra le ragioni che hanno spinto le famiglie a rivolgersi nuovamente al mercato immobiliare.

Nell'ultimo anno, il tasso applicato dalle banche per le nuove operazioni di acquisto di immobili è passato dal 5,76% dell'ottobre 2008 a un nuovo minimo storico del 3% nell'ottobre di quest'anno.
Fonte:  TGcom

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Pubblicato il 16 Novembre 2009

immobiliare: roma e milano città europee dell’investimento sicuro

 

·          secondo l’ultimo studio di idealista.it la redditività dell’investimento immobiliare a roma e milano è tra le migliori d’europa

·          al di fuori del vecchio continente, mosca ai livelli di londra. tokyo la vera opportunità

 

16 novembre 2009.- milano e roma sono tra le città europee dove investire nel mattone è più conveniente. le due principali città italiane si collocano nella top 5 delle città più profittevoli d’europa sotto il profilo immobiliare, subito dopo bruxelles, amsterdam e berlino

 

lo rileva l’ufficio studi di idealista che ha stimato la redditività dell’investimento immobiliare attraverso il calcolo del price earning ratio (p/e ratio), uno degli indici più utilizzati in finanza per valutare l’ottimizzazione di un investimento con criteri oggettivi e misurabili

 

calato nel contesto immobiliare, questo semplice calcolo aiuta a valutare se il prezzo di un’abitazione è quello giusto

 

idealista ha messo in relazione il prezzo medio di un immobile a milano e a roma (dato idealista.it del III trim. 2009) con il canone medio annuo che occorre pagare per affittarlo

risulta che acquistare un immobile da mettere a reddito sotto la madonnina o nella capitale  ripagherebbe l’investimento nel giro, rispettivamente, di 22 anni e 24 anni. un risultato che comparato con i dati globalpropertyguide.com sulle città più care d’europa colloca milano e roma al top delle città più profittevoli relativamente al settore immobiliare

si tratta di un dato che va in controtendenza rispetto all’aumento degli acquisti di case all'estero rilevato da più fonti negli ultimi tempi. secondo vincenzo de tommaso, portavoce di idealista.it, “la crisi ha senz’altro aumentato la curiosità degli investitori verso nuovi mercati, più vantaggiosi sotto il profilo fiscalità e dei prezzi. tuttavia il nostro paese conserva un livello invidiabile di profittabilità dell’investimento inoltre, dato non trascurabile di questi tempi, presenta il vantaggio di un mercato più stabile rispetto a quelli stranieri”

dando un’occhiata alle mete classiche degli investimenti immobiliari al di fuori del vecchio continente, tokyo (18 anni; 5,7% di rendimento) promette di ripagare l’investimento prima di new york (27 anni; 3,8% di rendimento), dove i prezzi però sono calati di molto dopo lo scoppio della bolla immobiliare

 

tra i paesi emergenti, mosca (29 anni) e shanghai (28 anni) risultano ancora troppo sopravvalutate, prezzi più equi a dubai (19 anni), mentre a san josè (costarica) il paese più felice del mondo, secondo l’associazione non governativa the new economics foundation, è anche quello che conviene di più con un investimento che si ripaga nel giro di 14 anni

fonte . www.idealista.it

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Pubblicato il 15 Novembre 2009

sheriffsalehomebeige

 

Se hai deciso di separarti, forse devi decidere a chi di voi due andrà la casa coniugale.

Se hai dei figli probabilmente saprai che la legge si occupa anzitutto del loro benessere e della loro tutela.

Per questo l’art. 155 c.c. stabilisce che “la casa viene assegnata tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli“. Quindi la casa verrà assegnata al coniuge collocatario, ossia quello con cui i figli andranno a vivere stabilmente. Questo vale sia che tu abbia figli minorenni sia che siano maggiorenni ma non indipendenti economicamente. E vale sia che tu sia proprietario esclusivo che comproprietario dell’immobile.

Di solito, se ottieni la casa, le rate del mutuo ancora da saldare le pagherà l’altro. Comunque sei libero di accordarti diversamente. Alcuni, ad es., fanno a metà. Magari compensando questa decisione con altre prestazioni. Tuttavia, questo non ti esonera dal pagamento delle spese legate all’uso dell’immobile, come le spese condominiali.

 

Se la casa é in affitto, chi ha l’affido dei figli succede nel contratto di affitto. Dovrete quindi fare una cessione del contratto di locazione sostituendo il nome dell’affittuario originale con quello del genitore affidatario (se non coincidono già).

 

La casa potrebbe anche essere in comodato gratuito. Questa situazione riguarda, ad es., tutti quei casi in cui l’immobile appartiene ai genitori di uno di voi due e ci vivete gratuitamente. Questo può comunque essere affidato al coniuge con cui vivranno i figli, anche se l’assegnatario originale é l’altro.

 

Il nuovo assegnatario subentrerà nella stessa posizione di quello precedente. Quindi se non é prevista una scadenza il comodatario (che é quello che ci vive gratis) deve restituire la casa non appena il comodante (proprietario) ne fa richiesta (Cass. sez. I, 13.2.07 n. 3179).

 

Tuttavia la Cassazione ha stabilito che, se il comodato era a tempo indeterminato, il comodante deve consentirti di rimanere nella casa, a meno che non sopravvenga una situazione urgente che lo costringe a richiederti la restituzione dell’immobile.

 

L’assegnazione della casa influisce sulla misura dell’assegno di mantenimento per te o per i figli. Per stabilire quanto influisce, di solito si considera quanto potresti ricavarne se l’affittassi (Cass., sez. I, 24.2.2006 n. 4203).

 

Ma cosa accade se non hai figli?

 

In questo caso nel ricorso per la separazione non potrai inserire la richiesta di assegnazione della casa. E anche se ne fai richiesta il giudice non potrà affidartela, perché non ne ha il potere. L’assegnazione della casa non possa essere prevista in sostituzione o come parte dell’assegno di mantenimento. Quindi, anche se sei il coniuge più debole, perché non lavori o guadagni meno, la Cassazione (Sez. I, 13.2.2006 n. 3030) ritiene che la casa non ti spetti!

 

 

Quindi non ti resta che una sola cosa da fare: metterti d’accordo!

 
Se siete comproprietari, la casa sarà soggetta alle norme sulle comunione. Quindi o dovrai venderla e dividere il ricavato con il coniuge o uno di voi due può tenerla per sé e dare all’altro la metà del valore della casa.

 

L’ipotesi più frequente é che la casa in comproprietà sia gravata da mutuo.

In tal caso dovrai farti due conti. Perciò, se vuoi tenerla tu dovrai ridare all’altro solo la quota di mutuo già pagata e estrometterlo dal contratto di mutuo che rimarrà solo a tuo nome. Se invece decidete di venderla e dividervi il ricavato allora potrete farvi dare quanto già pagato dal nuovo proprietario e fargli accollare il mutuo. Parla con la Banca e con un notaio e vedi cosa ti dicono al riguardo.

 

Se la casa é di esclusiva proprietà di uno di voi due prevarranno i diritti del proprietario, anche se é quello di voi due che guadagna di più, perché, diversamente, il diritto di proprietà verrebbe leso in maniera eccessiva.

 

Se la casa é in affitto rimarrà a chi é l’intestatario del contratto. Lo stesso discorso vale se vivete in un alloggio popolare (Cass. 29.7.87 n. 6550) o se la casa vi é stata data in comodato gratuito.

 



Fonte : www.questioni-coniugali.com

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Pubblicato il 15 Novembre 2009

Borsa/Ripartono le Ipo,a Milano gli investitori potranno scegliere tra e-commerce, printing e pizzerie

di Luca Spoldi

Il recupero dei mercati finanziari dopo una fase “orso” in cui le quotazioni sono precipitate e gli investitori retail (ma anche gli istituzionali almeno in un primo tempo) hanno preso in maggioranza la strada di investimenti più difensivi, procede solitamente per tappe ed anche la situazione attuale non fa eccezione. Finora si è assistito ad una prima fase “d’emergenza”, in cui gli stessi intermediari hanno iniziato a tornare sul mercato operando in conto proprio o per gli investitori maggiormente attratti dal rischio.

Il recupero visto da inizio marzo fino almeno a questa estate è stato infatti un tipico “mercato dell’operatore”, che ha visto la presenza di “mani forti” in grado di non spaventarsi della volatilità presente e di operare nonostante la quasi completa chiusura dei mercati del credito. Il risultato è stato un potente rimbalzo dei mercati, che hanno sfruttato la tenuta migliore delle previsioni dei risultati aziendali dopo la primavera e i segnali di ripresa che hanno iniziato ad affiorare ovunque nel mondo per consolidare via via il proprio recupero.

Aggiustati in qualche modo i danni che la crisi scatenata dal fallimento di Lehman Brothers e dal quasi fallimento di AIG aveva provocato ma con ancora la grande maggioranza delle banche e delle grandi aziende quotate in una situazione di fragilità sotto il profilo patrimoniale, è scattata la “fase due”, quella in cui gli emittenti sono tornati a chiedere soldi al mercato. Lo hanno fatto o attraverso il lancio di aumenti di capitale o più frequentemente facendo ricorso ad emissioni obbligazionarie “corporate”, in grado di offrire rendimenti superiori a quelli, modesti, del mercato interbancario.

Emissioni simili sono state acquistate ancora una volta principalmente dagli investitori istituzionali e dagli intermediari, tanto più che le banche hanno potuto fare scorta di liquidità grazie alle banche centrali a costi molto bassi ma hanno preferito mantenere salda la stretta sul credito, semmai andando a migliorare la qualità degli attivi patrimoniali con la progressiva chiusura delle posizioni più rischiose o marginali, fatto che ha comportato anche la progressiva svalutazione (e comunque la riduzione) degli asset “a rischio” presenti in bilancio.

La terza e ultima fase nel processo di recupero dei mercati azionari sta per aprirsi ora, almeno a Piazza Affari (a Wall Street si è già riaperta da qualche settimana in effetti) e comporta il ritorno sul mercato delle Ipo, le offerte pubbliche di vendita con le quali un’azienda colloca una parte del proprio capitale sul listini. Quotarsi in tempi di crisi non è ovviamente impossibile, semplicemente si sceglie di non farlo per non dover accettare valutazioni “da saldo” che nella maggioranza dei casi farebbero la fortuna dei pochi acquirenti così “coraggiosi” da provarci, ma deprimerebbero il valore riconosciuto ai venditori.

Siccome per concludere qualsiasi affare occorre guadagnare (o almeno sperare di farlo) in due, ecco che solo ora che le acque si sono calmate e che gradualmente anche una parte degli investitori retail (assieme ad una quota più consistente di investitori istituzionali) è tornata ad operare in borsa, gli annunci di nuovi collocamenti sono puntualmente tornati sulle pagine dei giornali.

La prima a sfruttare una “finestra di collocamento” che gli esperti di BlackRock (colosso statunitense del private equity impegnato nel processo di collocamento in borsa di quote di ben otto sue controllate) ritengono potrà estendersi da qui almeno sino alla prossima estate (poi si dovrà verificare se l’economia continuerà a recuperare velocità o se si andrà incontro a un nuovo rallentamento con l’esaurirsi delle misure di sostegno varate nei mesi scorsi), è in Italia Yoox. La società, un distributore online di capi d’abbigliamento fondata nel marzo del 2000 da Federico Marchetti e sostenuta dai fondi Kiwi di Elserino Piol (ex direttore finanziario Olivetti, già noto per aver investito e poi collocato in borsa Tiscali e Vitaminic, quest’ultima poi acquisita da Buongiorno), aveva fatto richiesta in settembre di poter sbarcare sul segmento Star di Borsa Italiana e in questi giorni ha ottenuto il via libera all’ammissione alle contrattazioni sul Mercato telematico azionario. Sponsor dell’operazione è Mediobanca, lo sbarco potrebbe avvenire a questo punto anche in anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto (si era parlato di inizio 2010) e dunque entro l’anno.

Yoox rischia comunque di essere ancora per qualche tempo l’unico nome nuovo del listino italiano, visto che le altre potenziali matricole sono ancora nella fase di definizione dei tempi dell’operazione, come nel caso di Poligrafici Printing, controllata del gruppo Poligrafici di Andrea Riffeser Monti che fa rotta sul mercato Aim italiano. Poligrafici Printing è la società cui fa capo la stampa di tutti i quotidiani del gruppo e le attività per la stampa per conto terzi di riviste, libri, folder e altro e appare interessata a crescere ulteriormente(nei primi nove mesi dell’anno la società ha registrato un Mol salito a 9,5 milioni di euro, dai 4,9 milioni dello stesso periodo del 2008)nei attraverso acquisizioni e partnership.

Ancora più in là sbarcherà la catena di ristoranti “Fratelli La Bufala” (fratelli peraltro inesistenti) , o meglio si dovrebbe quotare la holding Emme Sei, costituita nel 2003 e controllata dall’imprenditore campano Giuseppe Marotta (nel cui consiglio d’amministrazione siedono oltre allo stesso Marotta l’amministratore delegato Gabriele Gargano e i consiglieri Sandro Abeil, Paolo Aruta e Gian Maria Restelli Prandoni), cui fa capo anche il nuovo marchio Bufala Caffè. Di quotazione si era già parlato nel 2007 ma la crisi del mercato aveva consigliato di rinviare l’operazione, ora la ripresa dei listini fa prevedere uno sbarco entro i prossimi 2-3 anni anche per consentire alla società di espandersi ulteriormente, in particolare negli Stati Uniti dove si conta di sfruttare la debolezza del mercato immobiliare. Intanto la società continua ad aprire nuovi locali e dai 91 attuali (82 in Italia, 9 all’estero) di cui 28 a gestione diretta e 63 in franchising prevede di passare entro l’anno venturo a quota 110, con un investimento di 4 milioni di euro che dovrebbe consentire al fatturato di salire dagli attuali 65 milioni (più che raddoppiati rispetto al 2007) a circa 75 milioni di euro.

E chissà che la decisione di Marotta non riaccenda i motori per uno sbarco sul listino anche della concorrente-gemella Rossopomodoro, che fa capo al gruppo Vesevo (di proprietà di Franco Manna, Roberto Imperatrice e Pippo Montella e di cui Marotta stesso è stato socio fondatore prima di uscire dalla società nel 2007), un paio d’anni fa pronta a sbarcare sull’Aim di Londra assistita da Banca Akros. Anche in quel caso quando tutto sembrava pronto, tanto che per promuovere il marchio la società, nella quale dal 2006 è presente con una quota del 47% Quadrivio Sgr (presieduta da Francesco Arcucci e della quale Massimo Vitale è amministratore delegato) e che controlla anche le catena di pizzerie “Anema e Cozze” e “Pizza & Contorni” (una ottantina di locali di cui una decina circa all’estero ed un giro d’affari di 65 milioni di euro), aveva persino fatto il suo ingresso in Second Life (il mondo virtuale della californiana Linden Lab in quel momento sulla cresta dell’onda), la crisi dei mercati ha consigliato un rinvio.
FOnte :Affaritaliani

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Pubblicato il 14 Novembre 2009

determinazione è vincolante in sede di approvazione dei programmi pluriennali di attuazione>> (così sostituito dall'art.1 della L.247/74 e dall'art.51 della L.457/78).

Art.39
(Si omette in quanto abrogativo degli artt.12/18 L.167/62).

Art.40
(Si omette perché apporta solo modifiche dell'art.19 della L.167/62).

Artt.41/44
(Si omettono in quanto sostitutivi degli artt.1/4 della L.847/64).

Artt.45/47
(Si omettono perché relativi a norme finanziarie superate).

Titolo IV
PROGRAMMI PUBBLICI DI EDILIZIA RESIDENZIALE

Art.48
1. Nel triennio 1971-1973 i programmi pubblici di edilizia residenziale di cui al presente titolo prevedono: la costruzione di alloggi destinati alla generalità dei lavoratori ed a coloro che occupano abitazioni improprie, malsane e fatiscenti da demolire; la costruzione di alloggi destinati a soddisfare i fabbisogni abitativi di zone colpite da calamità naturali; la costruzione di case-albergo per studenti, lavoratori, lavoratori immigrati e persone anziane, nonché di alloggi destinati ai cittadini più bisognosi, anche riuniti in cooperative edilizie; la costruzione di alloggi in favore di lavoratori dipendenti emigrati all'estero e di profughi, anche se riuniti in cooperative edilizie; la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria relative agli interventi di edilizia abitativa; l'esecuzione di opere di manutenzione e di risanamento del patrimonio di abitazioni di tipo economico e popolare dello Stato e degli enti di edilizia economica e popolare, escluso quello ceduto ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 17-1-1959, n.2; l'integrazione dei contributi concessi agli istituti autonomi per le case popolari per la realizzazione di programmi edilizi.
2. I programmi sono predisposti secondo le disposizioni contenute nel Titolo I della presente legge.
3. Una quota non inferiore al 5% dell'importo complessivo dei programmi suddetti è destinata all'esecuzione di opere di edilizia sociale.
4. Nella ripartizione degli interventi una quota non inferiore al 45% degli importi complessivi è riservata ai territori di cui all'art.1 del testo unico delle leggi sul Mezzogiorno approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 30-6-1967, n.1523.
5. Quando si tratti di costruzioni da realizzarsi in base alla legge 14-2-1963, n.60, possono chiedere i benefici stabiliti dalla legge stessa anche i lavoratori dipendenti emigrati all'estero, ancorché non si sia fatto luogo al pagamento dei contributi di cui alla stessa legge.
6. Alle domande di prenotazione presentate da lavoratori emigrati all'estero saranno attribuiti i seguenti punteggi:
a) in relazione al bisogno di alloggio, giusta l'art.70 del decreto del Presidente della Repubblica 11-10-1963, n.1471: il punteggio di punti 3, intendendosi parificata la condizione del lavoratore emigrato a quella prevista dalla lettera c) del citato art.70, ancorché la sua famiglia conviva con lui all'estero;
b) per anzianità di lavoro nella località in cui sono previste le costruzioni degli alloggi: i punteggi previsti dall'art.71 del decreto del Presidente della Repubblica 11-10-1963, n.1471, considerandosi utile a tale effetto la località di residenza della famiglia del lavoratore se essa non convive con il lavoratore emigrato all'estero, oppure la località di ultima residenza del lavoratore in Italia se la famiglia si è trasferita all'estero con lui. I periodi di lavoro prestati all'estero si considerano prestati nella località determinata come sopra, sommandosi con i periodi di lavoro (anche non iniziali) prestati eventualmente in dette località, anche in più riprese;
c) in relazione all'anzianità di contribuzione: i punteggi previsti dall'art.72 del decreto del Presidente della Repubblica 11-10-1963, n.1471, computandosi come periodi di effettiva contribuzione anche i periodi di lavoro prestati all'estero, da documentarsi con attestati delle ditte alle cui dipendenze il lavoratore abbia prestato la sua opera, vidimati dal consolato italiano di prima categoria competente per territorio o dalla cancelleria consolare della rappresentanza diplomatica italiana accreditata nel Paese in cui il lavoro è stato prestato. Il punteggio minimo si intende elevato a punti 2 se il lavoro all'estero, anche in più riprese, sia durato almeno tre anni.

Art.49
1. Ai lavoratori dipendenti o autonomi che, per la ricostruzione di abitazioni distrutte o gravemente danneggiate nei comuni soggetti a totale o parziale trasferimento, siano stati ammessi a contributi a fondo perduto per effetto di disposizioni legislative emanate in favore di persone colpite da calamità naturali e catastrofi, sono concessi ulteriori contributi integrativi a fondo perduto sino alla concorrenza dell'intero ammontare della spesa dei progetti approvati e già ammessi a contributo parziale.
2. Di tale beneficio potranno usufruire i proprietari per una sola unità immobiliare utilizzata personalmente o da un prossimo congiunto, anche se iscritti nei ruoli dell'imposta sui redditi di ricchezza mobile e dell'imposta complementare alla data dell'evento della calamità naturale.
3. Con la legge di approvazione del bilancio dello Stato saranno stanziate annualmente le somme occorrenti per l'attuazione del presente articolo.

Art.50
1. Nei comuni che abbiano provveduto alla formazione dei piani di zona ai sensi della legge 18-4-1962, n.167, le aree per la realizzazione dei programmi pubblici di edilizia abitativa previsti dal presente titolo sono scelte nell'ambito di detti piani.

Art.51
1. Nei comuni che non dispongono dei piani previsti dalla legge 18-4-1962, n.167, i programmi costruttivi sono localizzati su aree indicate con deliberazione del consiglio comunale nell' ambito delle zone residenziali dei piani regolatori e dei programmi di fabbricazione, sempre che questi risultino approvati o adottati e trasmessi per le approvazioni di legge.
2. Con la stessa deliberazione sono precisati, ove necessario, anche in variante ai piani regolatori ed ai programmi di fabbricazione vigenti, i limiti di densità, di altezza, di distanza fra i fabbricati, nonché i rapporti massimi fra spazi destinati agli insediamenti e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico ed a parcheggio, in conformità alle norme di cui al penultimo comma dell'art.17 della legge 6-8-1967, n.765.
3. La deliberazione del consiglio comunale è adottata entro trenta giorni dalla richiesta formulata dalla regione oppure dagli enti costruttori e diventa esecutiva dopo l'approvazione dell' organo di controllo che deve pronunciarsi entro venti giorni dalla data di trasmissione della delibera, con gli effetti nel caso di silenzio stabiliti dall'art.20 della legge 6-8-1967, n.765.
4. Qualora il consiglio comunale non provveda entro il termine di cui al comma precedente, la scelta dell'area è effettuata dal presidente della giunta regionale.
5. La deliberazione del consiglio comunale o il decreto del presidente della giunta regionale comporta l'applicazione delle norme in vigore per l'attuazione dei piani di zona.

Art.52
1. Le opere comprese nei programmi previsti dal presente titolo sono a tutti gli effetti dichiarate di pubblica utilità e i lavori sono dichiarati urgenti e indifferibili.

Art.53
1. I provveditori alle opere pubbliche, sulla base dei programmi approvati dalle regioni ai sensi del precedente art.3, concedono i contributi di cui alla lettera a) dell'art.67 agli enti costruttori, i quali possono chiedere che il contributo venga concesso anche sugli interessi di preammortamento capitalizzati. I decreti di concessione del contributo sono immediatamente comunicati al Ministero dei lavori pubblici.
2. I contributi sono erogati agli stessi enti costruttori ovvero agli istituti mutuanti con decorrenza dalla data di inizio dell'ammortamento dei mutui.
3. Gli istituti mutuanti provvedono alla erogazione dei mutui sulla base dei certificati di pagamento nonché, per la rata di saldo, sulla base del certificato di collaudo approvato dal consiglio di amministrazione degli enti costruttori.

Art.54
1. Gli istituti autonomi per le case popolari provvedono a demolire le baracche ed a rendere inagibili gli altri alloggi impropri o malsani, già occupati dagli assegnatari dei nuovi alloggi non appena questi ultimi sono stati consegnati.
2. Qualora le baracche, grotte, caverne e simili si trovino su suoli di proprietà privata, il prefetto diffida, con proprio decreto, il proprietario ad effettuare, entro il termine di quindici giorni, i lavori di demolizione e di costruzione, autorizzano l'Istituto autonomo per le case popolari a sostituirsi al proprietario, qualora questi lasci decorrere inutilmente il termine anzidetto.
3. Il decreto è notificato al proprietario del suolo, a cura dell'Istituto autonomo per le case popolari, almeno quindici giorni prima di quello fissato per l'esecuzione dei lavori.
4. La nota delle spese relative è resa esecutoria dal prefetto ed è rimessa all'esattore, che ne fa la riscossione per conto dell'Istituto autonomo per le case popolari nelle forme e con i privilegi determinati dalla legge sulla riscossione delle imposte dirette.
5. L'Istituto autonomo per le case popolari versa le somme riscosse in conto entrata tesoro.

Art.55
1. I fondi di cui alle lettere c) e d) del successivo art.67 sono destinati per:
a) la costruzione di alloggi destinati alla generalità dei lavoratori dipendenti nella misura non inferiore al 60% e di case-albergo per studenti, lavoratori, lavoratori immigrati e persone anziane nella misura non superiore al 5% dei fondi stessi;
b) interventi per la costruzione di alloggi destinati ai dipendenti di imprese, ammesse a costruire direttamente alle condizioni di cui all'art.56, nella misura non superiore al 10% dei fondi stessi;
c) finanziamenti di cooperative costituite tra lavoratori dipendenti, le quali concorrono alla costruzione degli alloggi con l'apporto dell'area, nella misura non superiore al 15% dei fondi stessi;
d) prestiti individuali per la costruzione e l'acquisto di alloggi o miglioramento o risanamento di alloggi di proprietà dei richiedenti a valere sul fondo di rotazione in misura non superiore al 10%;
e) interventi di ristrutturazione, risanamento o restauro conservativo di interi complessi edilizi compresi nei centri storici per una quota gravante nella percentuale dei fondi destinata alla generalità dei lavoratori.

Art.56
1. La costruzione degli alloggi di cui alla lettera b) del precedente art.55 è affidata alle imprese che ne hanno fatto richiesta, nei limiti delle disponibilità dei fondi, sulla base di convenzioni all'uopo stipulate.
2. La costruzione, effettuata sotto la vigilanza del competente Istituto autonomo per le case popolari, è autorizzata a condizione che il numero degli alloggi da costruire non sia inferiore a 100.
3. Le imprese assumono a proprio carico, salvo il recupero di cui al comma successivo, i costi delle aree, delle costruzioni e delle opere di urbanizzazione nella misura del 70%.
4. Nelle convenzioni sono indicati tra l'altro:
- i termini e le modalità per il versamento delle somme destinate per interventi di cui alla citata lettera b) del precedente art.55 e per il parziale rimborso degli importi erogati dalle aziende a valere sui ricavi netti dei canoni di locazione degli alloggi costruiti dalle aziende stesse:
- i criteri per l'assegnazione degli alloggi;
- i criteri per la determinazione e la revisione dei canoni di locazione.
5. Gli alloggi costruiti ai sensi del presente articolo restano in proprietà dell'ente concedente e sono gestiti dalle imprese interessate per la durata della convenzione; saranno trasferiti, allo scadere della convenzione stessa, agli Istituti autonomi case popolari competenti per territorio.

Art.57
1. La costruzione degli alloggi di cui alla lettera a) del precedente art.55 è affidata di norma agli Istituti autonomi per le case popolari e loro consorzi e a cooperative e loro consorzi attraverso apposite convenzioni. Può essere altresì affidata a società a prevalente partecipazione statale sulla base di convenzioni all'uopo stipulate dalle regioni.
2. Le convenzioni predette fissano le modalità di progettazione e di approvazione dei progetti, i tempi ed i modi di esecuzione dei lavori, i controlli, gli aspetti tecnici, economici e finanziari dell'intervento e in particolare le quote di finanziamento destinate alla realizzazione degli alloggi e delle spese di urbanizzazione, nonché le modalità di trasferimento delle opere di cui al comma seguente.
3. Sono attribuiti:
- agli Istituti autonomi per le case popolari, gli alloggi realizzati e destinati alla generalità dei lavoratori ed ai dipendenti di aziende ammesse a costruire direttamente.
- ai comuni, le case-albergo, le aree pubbliche, gli spazi e il verde attrezzato e quanto altro di loro competenza; nonché le opere destinate ad attività sociali, sportive, culturali ed assistenziali, che potranno essere assegnate ad enti istituzionalmente competenti;
- all'ente religioso istituzionalmente competente, le opere destinate ad attività religiose.

Art.58
1. Gli enti ed organismi incaricati dell'attuazione dei programmi di cui alla presente legge provvedono, per le parti di rispettiva competenza, alla progettazione delle opere, direttamente oppure avvalendosi di liberi professionisti.
2. La direzione, la contabilità e l'assistenza ai lavori possono essere affidate a liberi professionisti.
3. I suddetti enti ed organismi provvedono direttamente all'appalto dei lavori ed assumono l'attuazione delle parti di programmi di loro competenza, con ogni conseguente responsabilità di ordine tecnico e amministrativo.

Art.59
1. Per l'assegnazione dei prestiti a valere sul fondo di rotazione di cui alla legge 14-2-1963, n.60 (legge sulla liquidazione del patrimonio edilizio della gestione I.N.A.- Casa e sulla istituzione del programma GES.CA.L.).
2. Il lavoratore utilmente incluso nella graduatoria sceglie la destinazione del prestito.
3. Coloro che per la ricostruzione di abitazioni distrutte o gravemente danneggiate siano ammessi a contributi a fondo perduto per effetto di disposizioni legislative emanate in favore di persone colpite da calamità naturali sono, altresì, ammessi, ancorché non lavoratori, ad usufruire delle disponibilità del fondo di rotazione di cui alla legge 14-2-1963, n.60, con facoltà di cumulabilità dei due benefici.
4. Le domande di cui al precedente comma sono classificate in un elenco speciale.

Art.60
1. Gli enti ed istituti, incaricati dell'attuazione dei programmi previsti dalla presente legge, acquisiscono dai comuni le aree all'uopo occorrenti; gli stessi enti ed istituti possono tuttavia procedere direttamente all'acquisizione delle aree in nome e per conto dei comuni, d'intesa con questi ultimi.

Art.61
1. Le abitazioni costruite in base ai programmi di cui al presente titolo non destinate alle case-albergo ed alle cooperative sono assegnate in locazione, con divieto di sublocazione, ovvero cedute a riscatto, nei limiti del 15 per cento, dei programmi finanziati ai sensi del successivo art.67, lettere c) e d).
2. Gli alloggi realizzati nell'ambito dei programmi di cui al precedente comma - tranne quelli realizzati dalle cooperative e quelli assegnati a riscatto - sono di proprietà degli Istituti autonomi delle case popolari, i quali devono corrispondere per 30 anni, a decorrere dalla data di consegna degli alloggi stessi, l'ammontare annuo del canone di locazione al netto delle spese generali, di amministrazione e di manutenzione.
3. Le somme erogate per la realizzazione delle case-albergo sono rimborsate dagli Istituti autonomi per le case popolari in 30 anni con rate annuali costanti senza interessi. Con apposito regolamento saranno indicati gli enti, non aventi scopo di lucro, cui potrà essere affidata la gestione delle case-albergo.
4. I finanziamenti assegnati alle cooperative, ivi comprese quelle per le quali alla data di entrata in vigore della presente legge non sia stata effettuata la consegna degli alloggi, sono rimborsati in 35 anni senza oneri di interessi.

Art.62
1. I progetti delle opere comprese nei programmi di cui al presente titolo sono approvati dai consigli di amministrazione degli Istituti autonomi per le case popolari, previo parere della commissione di cui al successivo art.63.
2. I progetti delle opere finanziate in base alle disposizioni legislative vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, ancora da approvare, sono approvati, sentita la commissione di cui all'art.63:
a) dai consigli di amministrazione degli enti cui sia affidata la esecuzione delle opere;
b) dal consiglio di amministrazione del competente Istituto autonomo per le case popolari, per le opere la cui esecuzione sia affidata alle cooperative nonché per le opere da realizzare con la concessione di prestiti individuali di cui a. precedente art.59.
3. (Si omette perché soppresso l'art.49 del D.P.R.1471/63).

Art.63
1. Presso ciascun Istituto autonomo per le case popolari è costituita una commissione tecnica così composta:
(Si omette la composizione della commissione).
Alla seduta della commissione può partecipare, senza diritto di voto, il professionista progettista.

Art.64
1. Le opere di urbanizzazione e di edilizia sociale comprese nei programmi di cui al presente titolo sono realizzate dagli enti ed organismi incaricati dell'attuazione dei programmi costruttivi, sentite le competenti amministrazioni comunali, e sono attribuite in proprietà agli enti ed organismi indicati nell'art.57 della presente legge, dopo l'approvazione del relativo collaudo da effettuarsi entro tre mesi dalla loro ultimazione.
2. Per l'esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria relative alla parte del programma di competenza del Ministero dei lavori pubblici, sono concessi a favore degli enti indicati all'art.68 contributi costanti trentacinquennali nella misura occorrente al totale ammortamento dei mutui, compresi gli oneri per spese e interessi.
3. Le spese occorrenti per l'esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, relative ai programmi di cui all'art.55, possono far carico, anche in eccedenza al limite indicato al terzo comma dell'art.48, ai fondi previsti alle lettere c) e d) del successivo art.67, mediante apposita convenzione, che il comune stipula con la GES.CA.L. o con la regione a seconda dei programmi di rispettiva pertinenza.
4. Per la realizzazione delle opere eccedenti l'ambito dei programmi costruttivi di competenza della gestione case per lavoratori, si può provvedere, a carico dei fondi di cui alle lettere c) e d) del successivo art.67 alla anticipazione parziale o totale delle somme all'uopo occorrenti, sulla base di apposita convenzione che i comuni e gli altri enti obbligati stipulano con la GES.CA.L. o con la regione a seconda dei programmi di rispettiva pertinenza.
5. I comuni sono tenuti a richiedere i relativi finanziamenti.
6. Sarà esercitata la rivalsa delle somme anticipate nei confronti dei comuni e delle amministrazioni obbligate anche nel caso di opere costruite con fondi della gestione case per lavoratori prima che le amministrazioni siano ammesse ai contributi.

Art.65
1. Fino all'entrata in vigore delle norme delegate previste dal precedente art.8, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta dei Ministri per i lavori pubblici e per il lavoro e la previdenza sociale, sentiti il Ministro per il tesoro e una commissione composta da dieci senatori e da dieci deputati nominati dai presidenti delle rispettive assemblee, sono emanate, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, norme per l'assegnazione e la revoca, nonché per la determinazione e la revisione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia economica e popolare, compresi quelli di cui alla legge 14-2-1963, n.60, e successive modificazioni, secondo i criteri indicati alle lettere g) ed h) del citato art.8. Fino all'emanazione del decreto sopra indicato è sospesa ogni procedura di sfratto e nessun aumento degli attuali canoni è consentito.
2. Tali norme si applicheranno anche agli alloggi dei programmi in corso e per i quali non sia stato emanato il bando di concorso alla data di entrata in vigore del decreto.
3. Le graduatorie formate dalle commissioni provinciali per l'assegnazione degli alloggi e dei prestiti della gestione case per lavoratori sono definitive a seguito della decisione delle commissioni stesse sulle opposizioni proposte dai concorrenti.

Art.66
1. Le disposizioni del presente titolo si applicano, in quanto compatibili, anche ai programmi della gestione case per lavoratori in corso di attuazione.
2. Tutte le agevolazioni ed esenzioni previste dall'art.33 della legge 14-2-1963, n.60, e successive norme regolamentari, sono estese alle abitazioni, ai fabbricati e alle opere comunque realizzate in base al presente titolo, salvo i maggiori benefici previsti da vigenti disposizioni legislative.

Artt.67/69
(Si omettono perché inerenti norme sulla copertura finanziaria dei programmi).

Art.70
1. Per le regioni a statuto speciale aventi competenza in materia di edilizia popolare, nonché per le province autonome di Trento e Bolzano, il CIPE stabilisce - su proposta del Ministro per i lavori pubblici, di concerto con il Ministro per il tesoro - le quote degli stanziamenti di cui alla presente legge da devolvere ai suddetti enti e da iscriversi nei rispettivi bilanci.
2. Tali quote sono utilizzate per le finalità previste dalla presente legge.
3. Tutte le agevolazioni ed esenzioni concernenti l'edilizia abitativa sono estese alle abitazioni, ai fabbricati e alle opere comunque realizzate in base a leggi delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano nell'ambito della loro competenza in materia di edilizia popolare.

Art.71
1. Le cooperative edilizie che beneficiano dei contributi previsti dalla presente legge devono essere rette e disciplinate dai princìpi della mutualità, senza fini di speculazione privata e devono essere costituite esclusivamente da soci aventi i requisiti soggettivi necessari per essere assegnatari di alloggi economici e popolari ai sensi delle disposizioni vigenti in materia, e che siano iscritti nei ruoli dell'imposta complementare per un reddito imponibile annuo non superiore a 4 milioni di lire.
Sono fatte salve le particolari disposizioni di cui alla legge 14-2-1963 n.60.

Titolo V
EDILIZIA AGEVOLATA E CONVENZIONATA - AGEVOLAZIONI FISCALI

Art.72
1. Il Ministero dei lavori pubblici è autorizzato a concedere un contributo nel pagamento degli interessi dei mutui contratti dai privati, dalle cooperative e dagli enti pubblici che ottengano, ai sensi della presente legge, le concessioni, in superficie delle aree comprese nei piani di zona per l'edilizia economica e popolare.
2. <<Tale contributo è concesso nella misura occorrente affinché i mutuatari non vengano gravati, per interessi, diritti, commissioni, anche per l'eventuale perdita relativa al collocamento delle cartelle, nonché per oneri fiscali e vari e per spese accessorie, in misura superiore al 3% annuo, pari all'1,5% semestrale, oltre il rimborso del capitale, se enti pubblici o cooperative a proprietà indivisa il cui statuto preveda il divieto di cessione in proprietà degli alloggi e l'obbligo del trasferimento degli stessi al competente Istituto autonomo per le case popolari in caso di liquidazione o di scioglimento della cooperativa; e nella misura del 4%, pari al 2% semestrale, oltre il rimborso del capitale, se cooperative a proprietà divisa, o prive dei requisiti statutari di cui al presente comma, o se privati.
3. Gli anzidetti mutui a tasso agevolato, ammortizzabili entro il termine massimo di 25 anni, possono essere concessi dagli istituti di credito fondiario ed edilizio e dalle casse di risparmio, anche in deroga a disposizioni legislative e statuarie, fino all'importo massimo del 90% della spesa riconosciuta per l'acquisizione dell'area e la realizzazione delle costruzioni a favore degli enti pubblici e delle cooperative a proprietà indivisa che abbiano i requisiti statutari di cui al comma precedente, e fino al 75% negli altri casi>> (così modificato dall'art.10 della L.166/75, e dall'art.6-bis L.492/75).
4. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano a tutte le operazioni di mutuo agevolato.
5. I mutui stessi sono garantiti da ipoteca di primo grado e usufruiscono della garanzia integrativa dello Stato per il rimborso del capitale e il pagamento degli interessi.
6. La garanzia dello Stato diventerà operante entro 120 giorni dalla conclusione dell'esecuzione immobiliare nei confronti del mutuatario inadempiente ove l'istituto mutuante dovesse restare insoddisfatto del suo credito e ciò purché l'istituto stesso abbia iniziato l'esecuzione entro un anno dal verificarsi dell'insolvenza.
7. Gli eventuali oneri derivanti dalla garanzia dello Stato graveranno su apposito capitolo da istituirsi nello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per l'esercizio 1971 e successivi.
8. La garanzia dello Stato continuerà a sussistere qualora, dopo la stipulazione del contratto condizionato di mutuo ed essendo intervenute erogazioni da parte dell'istituto mutuante, sopravvenisse la perdita dei requisiti prescritti dalla presente legge.
9. Per la determinazione e la erogazione dei contributi statali si applicano, in quanto compatibili, le norme del decreto legge 6-9-1965, n.1022, convertito nella legge 1-11-1965, n.1179, e successive modifiche ed integrazioni.
10. Per la concessione dei contributi statali è autorizzato il limite di impegno di 2 mila milioni per l'anno 1972 e di 2 mila milioni per l'anno 1973 a valere sugli stanziamenti previsti dalla lettera a) dell'art.67 della presente legge.
11. Per gli anni successivi, con la legge di approvazione del bilancio dello Stato, sarà fissato annualmente il limite degli ulteriori impegni da assumere per l'applicazione del presente articolo.

Art.73
1. L'esenzione dall'imposta sui fabbricati si applica per un periodo di 25 anni per gli edifici realizzati su aree date in concessione ai sensi dell'art.35 e per un periodo di 15 anni per quelli realizzati su aree cedute in proprietà ai sensi dello stesso articolo.

Art.74
1. Gli atti di trasferimento della proprietà delle aree previste dal Titolo III della presente legge nonché gli atti di concessione del diritto di superficie sulle aree stesse sono soggetti all'imposta fissa minima di registro e sono esenti da imposta ipotecaria.

Art.75
1. Tutti gli atti di cessione gratuita delle aree a favore dei comuni o loro consorzi sono soggetti alla imposta fissa minima di registro e sono esenti da imposta ipotecaria.

 

Fonte :  architettura.supereva.com

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Pubblicato il 14 Novembre 2009

G.U. 30-10-1971, n.276)

PROGRAMMI E COORDINAMENTO DELL'EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA; NORME SULLA ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITÀ; MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLE LEGGI 17 AGOSTO 1942, N.1150; 18 APRILE 1962, N.167; 29 SETTEMBRE 1964, N.847; ED AUTORIZZAZIONE DI SPESA PER INTERVENTI STRAORDINARI NEL SETTORE DELL'EDILIZIA RESIDENZIALE AGEVOLATA E CONVENZIONATA

(Gli aggiornamenti si riportano tra virgolette)

Titolo I
PROGRAMMI E COORDINAMENTO DELL' EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

Art.1
Per la realizzazione di programmi di interventi di edilizia abitativa e degli altri fini indicati nella presente legge, tutti i fondi stanziati a qualsiasi titolo dallo Stato, dalle aziende statali e dagli enti pubblici edilizi a carattere nazionale, destinati agli stessi scopi, anche se derivanti dalla stipulazione di mutui, dall'emissione di obbligazioni e dal versamento di contributi da parte di enti e di privati, sono impiegati unitariamente dallo Stato secondo le norme della presente legge.
Sono esclusi dalla previsione di cui al precedente comma i fondi destinati alla costruzione degli alloggi la cui concessione sia essenzialmente condizionata alla prestazione in loco di un determinato servizio presso pubbliche amministrazioni nonché di quelli che si trovano negli stessi immobili nei quali hanno sede uffici, comandi, reparti o servizi delle amministrazioni predette.

Artt.2/6
(Si omettono perché inerenti la composizione di vari organismi quali il C.E.R., i consigli di amministrazione e i collegi sindacali degli I.A.C.P).

Art.7
1. Alla data di entrata in vigore della presente legge, qualora non siano stati emanati, in materia urbanistica, i decreti delegati previsti dall'art.17 della legge 16-5-1970, n.281, sono trasferite alle regioni a statuto ordinario le attribuzioni dell'amministrazione dei lavori pubblici relative ai regolamenti edilizi, ai programmi di fabbricazione, ai piani di zona di cui alla legge 18-4-1962, n.167, e successive modificazioni, ai piani particolareggiati di esecuzione del piano regolatore generale ed ai piani di lottizzazione.
2. Sono, altresì, trasferiti alle regioni i poteri di cui agli artt. 6 e 7 della legge 6-8-1967, n.765, quando si tratti di opere eseguite od autorizzate in violazione delle prescrizioni del programma di fabbricazione o delle norme del regolamento edilizio, nonché i poteri di nulla osta di cui all'art.3 della legge 21-12-1955, n.1357, quando si tratti di deroghe alle norme del regolamento edilizio e del programma di fabbricazione.
3. Per le procedure di annullamento in corso alla data di entrata in vigore della presente legge il termine stabilito dall'art.7, terzo comma, della legge 6-8-1967, n.765, decorre dalla data suddetta.
Nell'esercizio delle attribuzioni indicate ai precedenti commi, le regioni si avvalgono dei provveditorati regionali alle opere pubbliche e delle sezioni urbanistiche regionali.

Art.8
Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare entro il 31 dicembre 1972, sentita una commissione composta da dieci senatori e dieci deputati nominati dai presidenti delle rispettive assemblee, norme aventi valore di legge sulla riorganizzazione delle amministrazioni e degli enti pubblici operanti nel settore edilizio, sul riordinamento dei criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia economica e popolare, dei canoni e delle quote di riscatto con l'osservanza dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) provvedere al riordinamento ed alla ristrutturazione degli I.A.C.P. operanti nel territorio di ogni singola regione, anche mediante la creazione di strutture unitarie a livello regionale nei cui organi direttivi siano rappresentati democraticamente lavoratori, utenti ed enti locali, secondo i criteri di cui al precedente art.6;
b) provvedere, per la realizzazione unitaria, affidata al Ministro per i lavori pubblici, degli obiettivi indicati negli artt. 1 e 3 della presente legge, al trasferimento, nell'ambito delle relative competenze funzionali operative e territoriali, al C.E.R. e alle regioni dei compiti attualmente affidati alla Gestione case per lavoratori (GES.CA.L.), compresi quelli relativi all'attuazione del servizio sociale di cui all'art.14 della legge 14-2-1963, n.60;
c) provvedere al riordinamento del sistema di riscossione dei contributi attualmente versati per la costruzione di case per lavoratori che preveda la partecipazione di rappresentanti dei contribuenti alla amministrazione delle somme riscosse, anche allo scopo di garantirne la effettiva destinazione ai fini indicati dalla legge istitutiva dei contributi stessi;
d) provvedere allo scioglimento degli enti pubblici edilizi sia a carattere nazionale che locale, fatta eccezione per quelli indicati nella precedente lettera a);
e) trasferire agli I.A.C.P. ristrutturati a termini della lettera a) del presente articolo il patrimonio degli enti pubblici edilizi a carattere nazionale o locale;
f) trasferire agli I.A.C.P. ristrutturati a termini della lettera a) del presente articolo e alle regioni il personale, ancorché non di ruolo, degli enti soppressi, compreso quello dell'ente cui è affidata l'attuazione del servizio sociale, salvaguardandone i diritti acquisiti ed utilizzando quello in servizio alla data dell'11 marzo 1971;
g) riordinare e unificare i criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia economica e popolare, semplificandone la procedura e disciplinando le assegnazioni medesime e la loro revoca, in relazione alle situazioni territoriali ed alle condizioni economiche familiari degli assegnatari;
h) riordinare e unificare i criteri per la determinazione dei canoni di locazione e delle quote di riscatto degli alloggi di edilizia sovvenzionata anche con riferimento alle situazioni territoriali, alla capacità economica media e alle condizioni abitative degli assegnatari, determinando la incidenza sui canoni delle quote delle spese generali, di amministrazione e di manutenzione;
i) promuovere la gestione democratica degli alloggi da parte degli assegnatari con particolare riferimento alla gestione dei servizi comuni e all'impiego delle quote per la manutenzione degli immobili.
Il C.E.R., avvalendosi delle regioni, predispone e realizza ogni due anni un censimento dei fabbisogni abitativi del Paese, accertando nel contempo la composizione dei nuclei familiari, i redditi e la reale situazione abitativa nonché la dislocazione territoriale delle abitazioni.

Titolo II
NORME SULL'ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITÀ

Art.9
1. Le disposizioni contenute nella presente legge si applicano all'espropriazione degli immobili, disposta per la realizzazione degli interventi previsti nel precedente titolo, per l'acquisizione delle aree comprese nei piani di cui alla legge 18-4-1962, n.167, e successive modificazioni, per la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria compresi i parchi pubblici e di singole opere pubbliche, per il risanamento, anche conservativo, degli agglomerati urbani, per la ricostruzione di edifici o quartieri distrutti o danneggiati da eventi bellici o da calamità naturali, per l'acquisizione delle aree comprese nelle zone di espansione, a termini dell'art.18 della legge 17-8-1942, n.1150, nonché per l'acquisizione degli immobili necessari per la costituzione di parchi nazionali.

Art.10
1. Le amministrazioni, gli enti ed i soggetti legittimati a promuovere il procedimento di espropriazione per pubblica utilità depositano nella segreteria del comune, nel cui territorio sono compresi gli immobili da espropriare, una relazione esplicativa dell'opera o dell'intervento da realizzare, corredata dalle mappe catastali, sulle quali siano individuate le aree da espropriare, dall'elenco dei proprietari iscritti negli atti catastali, nonché delle planimetrie dei piani urbanistici vigenti.
2. Il sindaco notifica agli espropriandi e dà notizia al pubblico dell'avvenuto deposito entro dieci giorni mediante avviso da affiggere nell'albo del comune e da inserire nel foglio degli annunzi legali della provincia.
3. Decorso il termine di quindici giorni dalla data della inserzione dell'avviso nel foglio degli annunzi legali, durante il quale gli interessati possono presentare osservazioni scritte, depositandole nella segreteria del comune, il sindaco entro i successivi quindici giorni trasmette tutti gli atti, con le deduzioni dell'espropriante e con le eventuali osservazioni del comune, al Presidente della Giunta regionale.

Art.11
1. Entro trenta giorni dal ricevimento, il Presidente della Giunta Regionale, con decreto costituente provvedimento definitivo, dichiara, ove occorra, la pubblica utilità nonché la indifferibilità e l'urgenza delle opere e degli interventi previsti nella relazione, ed indica la misura dell'indennità di espropriazione, da corrispondere a titolo provvisorio agli aventi diritto, determinata in base ai criteri di cui al successivo art.16. Con lo stesso decreto si pronuncia anche sulle osservazioni degli interessati.
2. Ove il Presidente della Giunta regionale non adempia entro il termine previsto dal precedente comma, il decreto è emesso dal Ministro per i lavori pubblici.
3. Il decreto è pubblicato per estratto nel Bollettino Ufficiale della regione e nel foglio degli annunzi legali della provincia.
4. L'ammontare dell'indennità provvisoria è comunicato ai proprietari espropriandi a cura del Presidente della Giunta regionale nelle forme previste per la notificazione degli atti processuali civili.

Art.12
1. <<Il proprietario espropriando, entro trenta giorni dalla notificazione dell'avviso di cui al quarto comma dell'art.11, ha diritto di convenire con l'espropriante la cessione volontaria degli immobili per un prezzo non superiore del 50 per cento all'indennità provvisoria, determinata ai sensi dei successivi artt. 16 e 17>> (così modificato dall'art.6 della L.247/74 e dall'art.14 della L.10/77).
2. Nello stesso termine di cui al precedente comma, i proprietari comunicano al presidente della giunta regionale e all'espropriante se intendono accettare l'indennità provvisoria. In caso di silenzio l'indennità si intende rifiutata.
3. Decorso il termine di cui al precedente comma, il presidente della giunta regionale ordina all'espropriante, in favore degli espropriandi, il pagamento delle indennità che siano state accettate, ed il deposito delle altre indennità presso la Cassa depositi e prestiti.
4. La Cassa depositi e prestiti provvede, in deroga alle vigenti disposizioni, al pagamento delle somme ricevute in deposito a titolo di indennità di esproprio o di occupazione in base al solo nulla osta del prefetto, al quale compete l'accertamento della libertà e proprietà dell'immobile espropriato.
5. L'espropriante dispone il pagamento dell'indennità accettata entro sessanta giorni dal provvedimento di cui al comma 3. (cosi definito dall'art.14 della L.10/77. - La Corte Costituzionale, con sentenza n.173/91 - G.U. 24-4-1991, n.17, supplemento - ha dichiarato incostituzionale il comma 5 dell'art.12).
6. Per le espropriazioni in dipendenza di opere di competenza statale, l'amministrazione competente emette il provvedimento che dispone il pagamento entro sessanta giorni a decorrere dalla comunicazione del provvedimento di autorizzazione a pagare di cui alla legge 3-4-1926, n.686, e successive modificazioni.
7. A decorrere dalla scadenza dei termini di cui ai commi precedenti, sono dovuti gli interessi in misura pari a quella del tasso di sconto.

Art.13
1. Il prefetto - su richiesta dell'espropriante, il quale deve fornire la prova di avere adempiuto a quanto prescritto dal terzo comma dell'art.12 - pronuncia, entro quindici giorni dalla richiesta, l'espropriazione sulla base dei dati risultanti dalla documentazione di cui all'art.10.
2. Il decreto del prefetto deve essere notificato ai proprietari nelle forme degli atti processuali civili, inserito per estratto nel foglio degli annunzi legali della provincia e trascritto presso il competente ufficio dei registri immobiliari in termini di urgenza.
3. Il decreto prefettizio costituisce provvedimento definitivo.
4. In caso di ricorso giurisdizionale, da presentarsi nei termini di legge, la esecuzione dei provvedimenti di dichiarazione di pubblica utilità, di occupazione temporanea e d'urgenza e di espropriazione impugnati può essere sospesa, ai sensi dell'art.36 del Regio decreto 17-8-1907, n.642, nei soli casi di errore grave ed evidente nell'individuazione degli immobili ovvero nell'individuazione delle persone dei proprietari.
5. La sospensione prevista dal quarto comma non ha luogo quando il procedimento sia disposto nei confronti dei proprietari risultanti dagli atti catastali (modificato dall'art.7 della L.247/74).

Art.14
1. Pronunciata l'espropriazione, e trascritto il relativo provvedimento, tutti i diritti relativi agli immobili espropriati possono essere fatti valere esclusivamente sull'indennità, anche nel caso previsto nell'ultimo comma dell'art.13.

Art.15
1. <<Qualora l'indennità non sia accettata nel termine di cui al primo comma dell'art.12, il presidente della giunta regionale richiede la determinazione della indennità alla commissione competente per territorio di cui all'art.16. La commissione, entro trenta giorni dalla richiesta del presidente della giunta regionale, determina l'indennità sulla base del valore agricolo con riferimento alle colture effettivamente praticate sul fondo espropriato, anche in relazione all'esercizio della azienda agricola e la comunica all'espropriante.
2. L'espropriante comunica le indennità ai proprietari degli immobili ai quali le stime si riferiscono mediante avvisi notificati nelle forme degli atti processuali civili; deposita la relazione della commissione nella segreteria del comune e rende noto al pubblico l'eseguito deposito nei modi previsti dal comma 2 dell'art.10>> (articolo così modificato dalla L.10/77).

Art.16
<<1. Con provvedimento della regione è istituita, in ogni provincia, una commissione composta dal presidente dell'amministrazione provinciale o da un suo delegato, che la presiede, dall'ingegnere capo dell'ufficio tecnico erariale o da un suo delegato, dall'ingegnere capo del genio civile o da un suo delegato, dal presidente dell'Istituto autonomo delle case popolari della provincia o da un suo delegato, nonché da due esperti nominati dalla regione in materia urbanistica ed edilizia e da tre esperti in materia di agricoltura e di foreste scelti dalla regione stessa su terne proposte dalle associazioni sindacali agricole maggiormente rappresentative.
2. La regione, ove particolari esigenze lo richiedano, può disporre la formazione di sottocommissioni, le quali opereranno nella medesima composizione della commissione di cui al primo comma. A tal fine la regione nomina gli ulteriori componenti.
3. La commissione di cui al primo comma ha sede presso l'ufficio tecnico erariale. L'intendente di finanza provvede alla costituzione della segreteria della commissione ed all'assegnazione ad essa del personale necessario.
4. La commissione determina ogni anno, entro il 31 gennaio, nell'ambito delle singole regioni agrarie delimitate secondo l'ultima pubblicazione ufficiale dell'Istituto centrale di statistica, il valore agricolo medio, nel precedente anno solare, dei terreni, considerati liberi da vincoli di contratti agrari, secondo i tipi di coltura effettivamente praticati.
5, 6 e 7.( Si omettono in quanto dichiarati incostituzionali con sentenza della Corte Costituzionale n.5 del 25-1-1980).
8. Per la determinazione dell'indennità relativa alle aree comprese nei centri edificati, la commissione di cui al comma 1 è integrata dal sindaco o da un suo delegato.
9. Per l'espropriazione delle aree che risultino edificate o urbanizzate ai sensi dell'art.8 della legge 6-8-1967, n.765, l'indennità è determinata in base alla somma del valore dell'area, definito a norma dei precedenti commi, e del valore delle opere di urbanizzazione e delle costruzioni, tenendo conto del loro stato di conservazione. Se la costruzione è stata eseguita senza licenza o in contrasto con essa o in base ad una licenza annullata e non è stata ancora applicata la sanzione pecuniaria prevista dall'art.41, comma 2, della legge 17-8-1942, n.1150 e successive modificazioni, ne deve essere disposta ed eseguita la demolizione ai sensi dell'art.26 della stessa legge e l'indennità è determinata in base al valore della sola area.
10. Nella determinazione dell'indennità non deve tenersi alcun conto dell'utilizzabilità dell'area ai fini dell'edificazione nonché dell'incremento del valore derivante dalla esistenza nella stessa zona di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e di qualunque altra opera o impianto pubblico.
11. L'indennità determinata a norma dei commi precedenti è aumentata della somma eventualmente corrisposta dai soggetti espropriati, fino alla data dell'espropriazione, a titolo di imposta sugli incrementi di valore delle aree fabbricabili ai sensi della legge 5-3-1963, n.246, nonché delle somme pagate dagli stessi per qualsiasi imposta relativa all'ultimo trasferimento dell'immobile precedente l'espropriazione>> (articolo così modificato dalla L.10/77).

Art.17
<<1. Nel caso che l'area da espropriare sia coltivata dal proprietario diretto coltivatore, nell'ipotesi di cessione volontaria ai sensi dell'art.12, primo comma, il prezzo di cessione è determinato in misura tripla rispetto all'indennità provvisoria, esclusa la maggiorazione prevista dal suddetto articolo.
2. Nel caso invece che l'espropriazione attenga a terreno coltivato dal fittavolo, mezzadro, colono o compartecipante, costretto ad abbandonare il terreno stesso, ferma restando l'indennità di espropriazione determinata ai sensi dell'art.16 in favore del proprietario, uguale importo dovrà essere corrisposto al fittavolo, al mezzadro, al colono o al compartecipante che coltivi il terreno espropriando almeno da un anno prima della data del deposito della relazione di cui all'art.10.
3. L'indennità aggiuntiva prevista dai precedenti commi è determinata in ogni caso in misura uguale al valore agricolo medio di cui al primo comma dell'art.16, corrispondente al tipo di coltura effettivamente praticato, ancorché si tratti di aree comprese nei centri edificati o delimitate come centri storici.
4. Le maggiorazioni di cui al primo e secondo comma del presente articolo vengono direttamente corrisposte ai suindicati soggetti nei termini previsti per il pagamento delle indennità di espropriazione>> (articolo così modificato dalla L.10/77).

Art.18
1. Entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i comuni, ai fini dell'applicazione del precedente art.16 procedono alla delimitazione dei centri edificati con deliberazione adottata dal consiglio comunale. In pendenza dell'adozione di tale deliberazione, il comune dichiara con delibera consiliare, agli effetti del procedimento espropriativo in corso, se l'area ricade o meno nei centri edificati.
2. Il centro edificato è delimitato, per ciascun centro o nucleo abitato, dal perimetro continuo che comprende tutte le aree edificate con continuità ed i lotti interclusi. Non possono essere compresi nel perimetro dei centri edificati gli insediamenti sparsi e le aree esterne, anche se interessate dal processo di urbanizzazione.
3. Ove decorra inutilmente il termine previsto al primo comma del presente articolo, alla delimitazione dei centri edificati provvede la regione.

Art.19
(La Corte Costituzionale, con sentenza n.67/1990 - G.U. 28-2-1990, n.9 supplemento - ha dichiarato illegittimo l'art.19 là dove non consente agli aventi diritto di agire in giudizio per la determinazione dell'indennità, finché non sia pronta la relazione di stima prevista dagli artt. 15 e 16).
<<1. Entro trenta giorni dall'inserzione dell'avviso del deposito della relazione della commissione di cui all'art.16 nel foglio degli annunci legali della provincia, i proprietari e gli altri interessati al pagamento dell'indennità possono proporre opposizione alla stima della commissione di cui all'art.16 davanti alla corte d'appello competente per territorio, con atto di citazione notificato all'espropriante.
2. L'opposizione può essere proposta anche dall'espropriante>> (articolo così modificato dalla L.10/77).

Art.20
<<1. L'occupazione di urgenza delle aree da espropriare è pronunciata con decreto del prefetto. Tale decreto perde efficacia ove l'occupazione non segua nel termine di tre mesi dalla sua emanazione.
2. L'occupazione può essere protratta fino a cinque anni dalla data di immissione nel possesso (la L.42/85, ha prorogato questo termine di un anno; l'art.14 della L.47/88 di altri due; la L.158/91 di ulteriori due anni).
3. (La Corte Costituzionale, con sentenza n.5 /1980 - G.U. 6-2-1980, n.36 -, ha dichiarato illegittimo il comma 3 dell'art.20).
4. (La Corte Costituzionale, con sentenza n.470/1990 - G.U. 31-10-1990, n.43, supplemento - ha dichiarato illegittimo il comma 4 dell'art.19, là dove non consente agli espropriati di agire in giudizio per ottenere quanto è loro dovuto qualora la commissione prevista dall'art.16 non assolva ai propri compiti). Contro la determinazione dell'indennità gli interessati possono proporre opposizione davanti alla corte d'appello competente per territorio, con atto di citazione notificato all'occupante entro trenta giorni dalla comunicazione dell'indennità a cura del sindaco nelle forme prescritte per la notificazione degli atti processuali civili.
5. Il disposto del secondo comma del presente articolo deve intendersi applicabile anche alle occupazioni preordinate alla realizzazione delle opere e degli interventi previsti dall'art.4 del decreto legge 2-5-1974, n.115, convertito, con modificazioni, nella legge 27-6-1974, n.247 (articolo così modificato dalla L.10/77).

Art.21
1. Qualora venga a cessare la destinazione alla realizzazione di un interesse pubblico delle aree espropriate in base alle disposizioni contenute nel presente titolo, i comuni, entro e non oltre centottanta giorni dalla cessazione della succitata destinazione, hanno diritto alla prelazione sulle aree comprese nel loro territorio dietro pagamento di un corrispettivo determinato ai sensi dell'art.16 e seguenti. In caso di disaccordo il corrispettivo è determinato dall'ufficio tecnico erariale ad istanza anche di uno solo degli interessati. Avverso la stima può essere proposta opposizione, entro trenta giorni dalla relativa comunicazione, davanti la corte di appello competente per territorio.
2. Le aree acquisite al comune fanno parte del suo patrimonio indisponibile.
3. Il comune utilizza direttamente le aree occorrenti per l'esecuzione delle opere di sua competenza e dà in concessione le aree occorrenti per la realizzazione di opere o di interventi di pubblica utilità.

Art.22
1. Per l'acquisizione di aree occorrenti per la realizzazione degli interventi di cui alla legge 18-4-1962, n.167, e successive integrazioni e modificazioni, i comuni, oltre ad utilizzare i fondi di cui dispongono per tali fini in base alle leggi vigenti nonché, ove non siano deficitari, propri fondi di bilancio, possono richiedere le anticipazioni di cui al successivo art.23.

Art.23
<<1. La Cassa depositi e prestiti è autorizzata a concedere anticipazioni assistite dalla garanzia dello Stato:
a) ai comuni, sui mutui richiesti per l'acquisizione ed urbanizzazione delle aree ricadenti nei piani di zona di cui alla legge 18-4-1962, n.167, o localizzate ai sensi dell'art.51 della presente legge, e per i quali sia già intervenuto l'affidamento di massima;
b) agli enti pubblici, sui mutui originari o suppletivi in corso di concessione per opere di edilizia fruenti di contributo statale;
c) agli enti pubblici su mutui originari o suppletivi in corso di concessione per opere di edilizia fruenti di contributo statale relative a programmi realizzati per cooperativa edilizia, nell'ambito dei piani di zona di cui alla legge 18-4-1962, n.167, ovvero ai sensi dell'art.51 della presente legge.
2. Le anticipazioni non possono superare l'importo complessivo di lire 150 miliardi, di cui 15 miliardi per le anticipazioni di cui alla lettera c), con carattere di fondo di rotazione e sono rimborsate dai mutuatari in un'unica soluzione all'atto della riscossione del mutuo corrispondente contratto con la Cassa depositi e prestiti o con gli altri istituti autorizzati.
3. A tal fine la Cassa depositi e prestiti è autorizzata ad avvalersi anche delle giacenze relative alle somme da somministrare sui mutui concessi>> (articolo sostituito dall'art.20 dalla.247/74).

Art.24
1. <<L'anticipazione di cui al precedente articolo è concessa su domanda da presentarsi dal sindaco o dal rappresentante legale dell'ente pubblico corredata dal solo affidamento di massima dell'Istituto mutuante.
2. Le anticipazioni sono concesse, nel limite del 50% dell'importo degli affidamenti, su criteri di priorità indicati dal Ministro per i lavori pubblici, con determinazione del direttore generale della Cassa depositi e prestiti.
3. I provvedimenti così adottati sono comunicati al consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti, alla prima adunanza successiva, nonché alle regioni interessate per gli adempimenti di cui all'art.45 della presente legge.
4. Il sindaco ed il rappresentante dell'ente sono responsabili della destinazione delle somme riscosse allo scopo per il quale l'anticipazione è stata concessa.
5. Il saggio di interesse è fissato in misura pari a quello vigente per i mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti ed il relativo onere è posto a totale carico dello Stato.
6. Qualora il mutuo correlativo non venga perfezionato entro il termine di diciotto mesi dalla data di erogazione della anticipazione, la stessa viene revocata ed il beneficiario è tenuto a rimborsare, in un'unica soluzione, l'anticipazione ricevuta aumentata dai relativi interessi.
7. All'onere per il pagamento alla Cassa depositi e prestiti degli interessi sulle anticipazioni concesse, valutate in lire 9 miliardi in ragione dell'anno, si fa fronte per l'anno 1974 con corrispondente riduzione del capitolo 5381 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno medesimo.
8. Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio>> (articolo sostituito dall'art.20 dalla.247/74).

Art.25
1. La delega al presidente della giunta regionale degli adempimenti previsti dal presente titolo ha efficacia fino alla data di entrata in vigore dei decreti delegati da emanarsi ai sensi dell'art.17 della legge 16-5-1970, n.281.
2. A tal fine il presidente della giunta regionale si avvale del competente provveditorato alle opere pubbliche.

Titolo III
MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLE LEGGI 17 AGOSTO 1942, N.1150; 18 APRILE 1962, N.167 E 29 SETTEMBRE 1964, N.847

Art.26
(Abrogato dall'art.2 della L.10/77).

Art.27
1. I comuni dotati di piano regolatore generale o di programma di fabbricazione approvati possono formare, previa autorizzazione della regione, un piano delle aree da destinare a insediamenti produttivi.
2. Le aree da comprendere nel piano sono delimitate, nell'ambito delle zone destinate a insediamenti produttivi dai piani regolatori generali o dai programmi di fabbricazione vigenti, con deliberazione del consiglio comunale, la quale, previa pubblicazione, insieme agli elaborati, a mezzo di deposito presso la segreteria del comune per la durata di venti giorni, è approvata con decreto del presidente della giunta regionale.
3. Il piano approvato ai sensi del presente articolo ha efficacia per dieci anni dalla data del decreto di approvazione ed ha valore di piano particolareggiato d'esecuzione ai sensi della legge 17-8-1942, n.1150, e successive modificazioni.
4. Per quanto non diversamente disposto dalla presente legge, alla deliberazione del consiglio comunale e al decreto del presidente della giunta regionale si applicano, in quanto compatibili, le norme della legge 18-4-1962, n.167, e successive modificazioni.
5. Le aree comprese nel piano approvato a norma del presente articolo sono espropriate dai comuni o loro consorzi secondo quanto previsto dalla presente legge in materia di espropriazione per pubblica utilità.
6. Il comune utilizza le aree espropriate per la realizzazione di impianti produttivi di carattere industriale, artigianale, commerciale e turistico, in misura non superiore al 50 per cento mediante la cessione in proprietà e per la rimanente parte mediante la concessione del diritto di superficie. Tra più istanze concorrenti è data la preferenza a quelle presentate da enti pubblici e aziende a partecipazione statale nell'ambito di programmi già approvati dal CIPE.
7. La concessione del diritto di superficie ad enti pubblici per la realizzazione di impianti e servizi pubblici, occorrenti nella zona delimitata dal piano, è a tempo indeterminato; in tutti gli altri casi ha una durata non inferiore a sessanta anni e non superiore a novantanove anni.
8. Contestualmente all'atto di concessione, o all'atto di cessione della proprietà dell'area, tra il comune da una parte e il concessionario o l'acquirente dall'altra, viene stipulata una convenzione per atto pubblico con la quale vengono disciplinati gli oneri posti a carico del concessionario o dell'acquirente e le sanzioni per la loro inosservanza.

Art.28
L'ultimo comma dell'art.1 della legge 18-4-1962, n.167, è sostituito dai seguenti:
<<Più comuni limitrofi possono costituirsi in consorzio per la formazione di un piano di zona consortile ai sensi della presente legge.
La regione può disporre, a richiesta di una delle amministrazioni comunali interessate, la sostituzione di consorzi obbligatori tra comuni limitrofi per la formazione di piani di zona consortili>>.

Art.29
Il primo comma dell'art.3 della legge 18-4-1962, n.167, è sostituito dal seguente:
<<L'estensione delle zone da includere nei piani è determinata in relazione alle esigenze dell'edilizia economica.e popolare per un decennio e non può eccedere quella necessaria a soddisfare il 60% del fabbisogno complessivo di edilizia abitativa nel periodo considerato>>.

Art.30
1. Sono fatte salve le previsioni dei piani di zona approvati prima dell'entrata in vigore della presente legge, dimensionati in misura superiore a quanto previsto dal precedente art.29 della presente legge.

Art.31
1. La percentuale del fabbisogno complessivo di edilizia abitativa di cui all'art.29 della presente legge si applica anche nei casi in cui i comuni o loro consorzi procedono all'aggiornamento dei piani di zona già approvati.

Art.32
Il terzo comma dell'art.3 della legge 18-4-1962, n.167, è sostituito dal seguente:
<<Possono essere comprese nei piani anche le aree sulle quali insistono immobili la cui demolizione o trasformazione sia richiesta da ragioni igienicosanitarie ovvero sia ritenuta necessaria per la realizzazione del piano>>.

Art.33
L'ultimo comma dell'art.3 della legge 18-4-1962, n.167, è sostituito dai seguenti:
<<Qualora non esista piano regolatore approvato, le zone riservate alI'edilizia economica e popolare ai sensi dei precedenti commi sono comprese in un programma di fabbricazione il quale è compilato a norma dell'art.34 della legge 17-8-1942, n.1150, e successive modificazioni, ed è approvato a norma dell'art.8 della presente legge.
I comuni possono comprendere tali zone anche in un piano regolatore soltanto adottato e trasmesso ai competenti organi per l'approvazione. In tale ipotesi il piano delle zone suddette, approvato con le modalità di cui al comma precedente, è vincolante in sede di approvazione del piano regolatore>>.

Art.34.
All'art.8 della legge 18-4-1962, n.167, è aggiunto il seguente comma:
<<Le varianti che non incidono sul dimensionamento globale del piano e non comportano modifiche al perimetro, agli indici di fabbricabilità ed alle dotazioni di spazi pubblici o di uso pubblico, o costituiscono adeguamento delle previsioni del piano ai limiti ed ai rapporti di cui all'art.17 della legge 6-8-1967, n.765, sono approvate con deliberazione del consiglio comunale. La deliberazione diviene esecutiva ai sensi dell'art.3 della legge 9-6-1947, n.530>>.

Art.35
1. Le disposizioni dell'art.10 della legge 18-4-1962, n.167, sono sostituite dalle norme di cui al presente articolo.
2. Le aree comprese nei piani approvati a norma della legge 18-4-1962, n.167, sono espropriate dai comuni o dai loro consorzi.
3. Le aree di cui al precedente comma, salvo quelle cedute in proprietà ai sensi dell'undicesimo comma del presente articolo, vanno a far parte del patrimonio indisponibile del comune o del consorzio.
4. Su tali aree il comune o il consorzio concede il diritto di superficie per la costruzione di case tipo economico e popolare e dei relativi servizi urbani e sociali.
5. La concessione del diritto di superficie ad enti pubblici per la realizzazione di impianti e servizi pubblici è a tempo indeterminato; in tutti gli altri casi ha una durata non inferiore ad anni sessanta e non superiore ad anni novantanove.
6. L'istanza per ottenere la concessione è diretta al sindaco o al presidente del consorzio. Tra più istanze concorrenti è data la preferenza a quelle presentate da enti pubblici istituzionalmente operanti nel settore della edilizia economica e popolare e da cooperative edilizie a proprietà indivisa.
7. La concessione è deliberata dal consiglio comunale o dall'assemblea del consorzio. Con la stessa delibera viene determinato il contenuto della convenzione da stipularsi, per atto pubblico, da trascriversi presso il competente ufficio dei registri immobiliari, tra l'ente concedente ed il richiedente.
8. La convenzione deve prevedere:
a) il corrispettivo della concessione in misura pari al costo di acquisizione delle aree nonché al costo delle relative opere di urbanizzazione se già realizzate;
b) il corrispettivo delle opere di urbanizzazione da realizzare a cura del comune o del consorzio, ovvero, qualora dette opere vengano eseguite a cura e spese del concessionario, le relative garanzie finanziarie, gli elementi progettuali delle opere da eseguire e le modalità del controllo sulla loro esecuzione, nonché i criteri e le modalità per il loro trasferimento ai comuni od ai consorzi;
c) le caratteristiche costruttive e tipologiche degli edifici da realizzare;
d) i termini di inizio e di ultimazione degli edifici e delle opere di urbanizzazione;
e) i criteri per la determinazione e la revisione periodica dei canoni di locazione, nonché per la determinazione del prezzo di cessione degli alloggi, ove questa sia consentita;
f) le sanzioni a carico del concessionario per l'inosservanza degli obblighi stabiliti nella convenzione ed i casi di maggior gravità in cui tale inosservanza comporti la decadenza dalla concessione e la conseguente estinzione del diritto di superficie;
g) i criteri per la determinazione del corrispettivo in caso di rinnovo della concessione, la cui durata non può essere superiore a quella prevista nell'atto originario.
9. Le disposizioni del precedente comma non si applicano quando l'oggetto della concessione sia costituito dalla realizzazione di impianti e servizi pubblici ai sensi del quinto comma del presente articolo.
10. I comuni ed i consorzi possono, nella convenzione, stabilire, a favore degli enti che costruiscono alloggi da dare in locazione, condizioni particolari per quanto riguarda gli oneri relativi alle opere di urbanizzazione.
11. Le aree di cui al secondo comma del presente articolo, destinate alla costruzione di case economiche e popolari, nei limiti di una quota non inferiore al 20 e non superiore al 40 per cento, in termini volumetrici, di quelle comprese nei piani, sono cedute in proprietà a cooperative edilizie ed ai singoli, con preferenza per i proprietari espropriati ai sensi della presente legge, sempre che questi ed i soci delle cooperative abbiano i requisiti previsti dalle vigenti disposizioni per l'assegnazione di alloggi economici e popolari.
12. Il prezzo di cessione delle aree è determinato in misura pari al costo di acquisizione delle aree stesse, nonché al costo delle relative opere di urbanizzazione in proporzione al volume edificabile.
13. Contestualmente all'atto della cessione della proprietà dell'area, tra il comune, o il consorzio, e il cessionario, viene stipulata una convenzione per atto pubblico la quale deve prevedere:
a) gli elementi progettuali degli edifici da costruire e le modalità del controllo sulla loro costruzione;
b) le caratteristiche costruttive e tipologiche degli edifici da costruire;
c) i termini di inizio e di ultimazione degli edifici;
d) i casi nei quali l'inosservanza degli obblighi previsti dalla convenzione comporta la risoluzione dell'atto di cessione.
14. I criteri di cui alle lettere e) e g) e le sanzioni di cui alla lettera f) dell'ottavo comma, nonché i casi di cui alla lettera d) del precedente comma dovranno essere preventivamente deliberati dal consiglio comunale o dall'assemblea del consorzio e dovranno essere gli stessi per tutte le convenzioni.
15. 16. 17. 18. 19. (Si omettono perché abrogati dall'art.23 della L.179/92).
20. Chiunque in virtù del possesso dei requisiti richiesti per l'assegnazione di alloggio economico o popolare abbia ottenuto la proprietà dell'area e dell'alloggio su di essa costruito, non può ottenere altro alloggio in proprietà dalle amministrazioni o dagli enti indicati nella presente legge o comunque costruiti con il contributo o con il concorso dello Stato a norma dell'art.17 del decreto del Presidente della Repubblica 17-1-1959, n.2.
21. <<Qualora un immobile oggetto di un intervento di recupero sia stato, in qualunque forma, concesso, per altro titolo, un contributo da parte dello Stato o delle regioni, può essere attribuita l'agevolazione per il recupero stesso soltanto se, alla data di concessione di quest'ultima, gli effetti della predetta contribuzione siano già esauriti>> (Comma inserito dall'art.23 della L.179/92).

Art.36
1. Le disposizioni contenute nell'articolo precedente non si applicano alle aree che alla data di entrata in vigore della presente legge siano state acquisite, previa assegnazione, da enti pubblici o da cooperative o siano state cedute, anche in superficie, dal comune a privati, o per le quali, alla medesima data, sia intervenuta l'assegnazione e sia in corso il procedimento di espropriazione da parte di detti enti o cooperative. Gli atti del procedimento di espropriazione non definiti alla data di entrata in vigore della presente legge sono assoggettati alle norme contenute nel precedente Titolo II.

Art.37
1. (Si omette perché abrogato dall'art.44, L.457/78).
2. In tutti i casi in cui si verifichi la decadenza dalla concessione e la conseguente estinzione del diritto di superficie di cui al comma 8, lettera f) dell'art.35, ovvero la risoluzione dell'atto di cessione in proprietà di cui al tredicesimo comma, lettera d) dell'articolo medesimo, l'ente che ha concesso il diritto di superficie o che ha ceduto la proprietà subentrerà nei rapporti obbligatori derivanti da mutui ipotecari concessi dagli istituti di credito per il finanziamento delle costruzioni sulle aree comprese nei piani approvati a norma della presente legge, con l'obbligo di soddisfare sino all'estinzione le ragioni di credito dei detti istituti.
3. I pagamenti da effettuare in adempimento di quanto previsto al comma precedente saranno considerati come spese obbligatorie da iscrivere in bilancio da parte degli enti obbligati, i quali sono tenuti a vincolare agli stessi pagamenti le rendite derivanti dalle costruzioni acquisite per devoluzione o risoluzione della cessione in proprietà.

Art.38
<<1. Le disposizioni dell'art.11 della legge 18-4-1962 n.167, sono sostituite dalle norme del presente articolo.
2. I piani nonché i loro aggiornamenti di cui al precedente art.31 hanno efficacia per diciotto anni dalla data del decreto di approvazione, salvo il disposto del secondo comma dell'art.9 della legge 18-4-1962, n.167, e sono attuati a mezzo di programmi pluriennali i quali debbono indicare:
a) l'estensione delle aree di cui si prevede l'utilizzazione e la correlativa urbanizzazione;
b) la individuazione delle aree da cedere in proprietà e di quelle da concedere in superficie, entro i limiti stabiliti dall'art.35 della presente legge, qualora alla stessa non si provveda per l'intero piano di zona;
c) la spesa prevista per la realizzazione per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria e delle opere di carattere generale;
d) i mezzi finanziari con i quali il comune o il consorzio intendono fare fronte alla spesa di cui alla precedente lettera c).
3. I programmi di attuazione e le varianti di aggiornamento annuale sono approvate con deliberazione del consiglio comunale o dell'assemblea del consorzio dei comuni immediatamente esecutiva e soggetta al solo controllo di legittimità.
4. In assenza del programma o dell'individuazione di cui alla lettera b) del precedente secondo comma la utilizzazione delle aree può avvenire esclusivamente in regime di superficie e la relativa

Fonte :  architettura.supereva.com

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Pubblicato il 14 Novembre 2009

Agevolazione prima casa e pertinenze

Le agevolazioni per l'acquisto della prima casa sono estese anche alle pertinenze ovvero alle "unita' immobiliari classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, che siano destinate a servizio della casa di abitazione oggetto dell'acquisto agevolato".E' ammesso l'accesso ai benefici prima casa anche qualora la pertinenza venga
acquistata con atto successivo e separato rispetto all'abitazione principale ammessa al beneficio.Con la risoluzione 30 del 1 febbraio 2008 l'Agenzia delle Entrate analizzando puntualmente la normativa e la prassi in materia di agevolazione prima casa, nega la possibilità di beneficiare dell'agevolazione nel caso di vendita e successivo riacquisto della
pertinenza. Pertanto in caso di cessione infraquinquennale della pertinenza il contribuente decade dal beneficio usufruito in sede di primo acquisto della pertinenza.
Risoluzione 30 del 01/02/2008 Oggetto: Agevolazione prima casa - credito d'imposta - pertinenza (Documento in fase di trattamento redazionale.) Testo: Con l'interpello specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 7 della legge 23 dicembre 1998 n. 448 e' stato esposto il seguente QUESITO Il notaio istante rappresenta di essere stato incaricato di
stipulare un atto avente ad oggetto l'acquisto di un garage che sara' destinato dagli acquirenti a pertinenza di un appartamento acquistato con atto registrato il 6 settembre 1982. Gli acquirenti, preliminarmente, intendono procedere alla vendita di un posto auto, acquistato in data 5 giugno 2003, con i benefici prima casa. Cio' premesso, il notaio istante
chiede se, relativamente all'acquisto del garage, possa applicarsi l'agevolazione c.d. prima casa' e fruire del credito di imposta previsto dall'articolo 7, della legge 23 dicembre 1998, n. 448. SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE Il notaio ritiene che l'atto di acquisto del garage possa beneficiare dell'agevolazione c.d. prima
casa, in quanto lo stesso diverra' pertinenza dell'unita' abitativa degli acquirenti, nonche' del credito d'imposta. PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE L'agevolazione c.d. prima casa' e' disciplinata dalla nota II-bis, dell'articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al Testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, approvato con DPR 26
aprile 1986, n. 131, la quale prevede l'applicazione dei benefici fiscali agli "atti traslativi a titolo oneroso della proprieta' di case di abitazione non di lusso ed agli atti traslativi o costitutivi della nuda proprieta', dell'usufrutto, dell'uso e  dell'abitazione relativi alle stesse". In merito ai requisiti ed alle condizioni da soddisfare per godere dell'agevolazione "prima casa", si rinvia alle precisazioni fornite dalla scrivente nei documenti di prassi amministrativa (consultabili nel sito www. agenziaentrate.it), con particolare riferimento alle circolari 1 marzo 2001, n. 19 e 12 agosto 2005, n. 38. Atteso cio', si osserva che il comma 3 della nota II-bis stabilisce, altresi', che: " Le agevolazioni di cui al comma 1, sussistendo le condizioni di cui alle lettere a), b) e c) del medesimo comma 1, spettano per l'acquisto, anche se con atto separato, delle pertinenze dell'immobile di cui alla lettera a). Sono ricomprese tra le pertinenze, limitatamente ad una per ciascuna categoria, le unita' immobiliari classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, che siano destinate a servizio della casa di abitazione oggetto dell'acquisto agevolato (...)." Il successivo comma 4 prevede che: "In caso di dichiarazione mendace, o di trasferimento per atto a titolo oneroso o gratuito degli immobili acquistati con i benefici di cui
al presente articolo prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto, sono dovute le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura ordinaria, nonche' una sovrattassa pari al 30 per cento delle stesse imposte. Se si tratta di cessioni soggette all'imposta sul valore aggiunto, l'ufficio dell'Agenzia delle entrate presso cui sono stati
registrati i relativi atti deve recuperare nei confronti degli acquirenti la differenza fra l'imposta calcolata in base all'aliquota applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'applicazione dell'aliquota  agevolata, nonche' irrogare la sanzione amministrativa, pari al 30 per cento della differenza medesima. Sono dovuti gli interessi di mora di cui al
comma 4 dell'articolo 55 del presente testo unico. Le predette disposizioni non si applicano nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall'alienazione dell'immobile acquistato con i benefici di cui al presente articolo, proceda all'acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale." Infine, l'articolo 7, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, dispone che: "Ai contribuenti che provvedono ad acquisire, a qualsiasi titolo, entro un anno
dall'alienazione dell'immobile per il quale si e' fruito dell'aliquota agevolata prevista ai fini dell'imposta di registro e dell'imposta sul valore aggiunto per la prima casa, un'altra casa di abitazione non di lusso, in presenza delle condizioni di cui alla nota II-bis all'articolo 1 della tariffa, parte I, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di
registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e' attribuito un credito d'imposta fino a concorrenza dell'imposta di registro o dell'imposta sul valore aggiunto corrisposta in relazione al precedente acquisto agevolato. L'ammontare del credito non puo' essere superiore, in ogni caso, all'imposta di registro o all'imposta
sul valore aggiunto dovuta per l'acquisto agevolato della nuova casa di abitazione non di lusso(...)." Dalla ricostruzione normativa operata emerge che il regime agevolativo cd. "prima casa" puo' essere applicato, ricorrendone le condizioni, all'atto di acquisto di case di abitazioni non di lusso ed alle relative pertinenze, anche se acquistate con atto separato. Il trasferimento dell'immobile acquistato con le predette agevolazioni, prima del decorso di  cinque anni dalla data dell'atto, comporta la decadenza dal regime di favore fruito. La decadenza dal beneficio non opera qualora, entro un anno dall'alienazione effettuata nel quinquennio, si proceda all'acquisto di un altro immobile da adibire a propria abitazione principale (comma 4 della citata nota II-bis). Inoltre, in forza della disposizione recata dall'art. 7 della legge n. 448 del
1998, viene riconosciuto un credito d'imposta qualora, entro un anno dall'alienazione dell'immobile acquistato fruendo dell'agevolazione "prima casa", venga acquistata un'altra casa  di abitazione non di lusso, beneficiando dello stesso regime di favore. Si evidenzia, in proposito, che, sia in ordine alla conferma dell'agevolazione "prima casa" di cui al
comma 4 della nota II-bis, piu' volte citata, sia in ordine alla possibilita' di fruire del credito d'imposta, il requisito essenziale e' che il riacquisto riguardi un altro immobile abitativo. Piu' precisamente, il comma 4 della nota II-bis precisa che l'acquisto deve riguardare un altro immobile da adibire a propria abitazione principale. Il legislatore ha, quindi, inteso
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http://www.legalefiscale.it Realizzata con Joomla! Generata: 14 November, 2009, 22:39 agevolare concrete utilizzazioni di immobili acquistati come abitazione in relazione alle necessita' della famiglia, e non
meri progetti di future sistemazioni. (Corte di Cassazione 21 dicembre 1998, n. 12737). Pertanto, nell'ipotesi di vendita nel quinquennio dell'immobile agevolato, l'acquisto di un bene diverso dalla casa da destinare ad abitazione principale non soddisfa le condizioni poste dalla norma per la conferma dell'agevolazione "prima casa". Cio' posto, si deve escludere la conferma del beneficio nell'ipotesi prospettata dall'interpellante, che riguarda il riacquisto di un box da destinare a pertinenza della casa di abitazione. La decadenza dal beneficio "prima casa" comporta il mancato riconoscimento del credito d'imposta di cui all'art. 7 della legge n. 448 del 1998 (v. circolare n. 38 del 2005), in quanto requisiti essenziali per fruire del credito in parola e' che agli atti di acquisto degli immobili, (quello acquistato e rivenduto e quello acquistato successivamente), competa il regime agevolato di cui all'art. 1 della tariffa, parte prima, allegata al TUR. In conclusione, in base alle precisazioni di cui sopra, si ritiene che nella fattispecie in esame si verifichi la seguente situazione: a) il trasferimento della pertinenza acquistata con atto registrato il 5 giugno 2003, prima del decorso del quinquennio, comporta la decadenza dell'agevolazione fruita, non operando, a salvaguardia della stessa, il comma 4
della nota II-bis, posta in calce all'articolo 1 della tariffa, parte 1, allegata al TUR; b) l'atto di acquisto di altra pertinenza non potra' beneficiare del credito d'imposta di cui all'articolo 7 della legge n. 448 del 1998; c) l'atto di acquisto della pertinenza potra', invece, beneficiare dell'agevolazione "prima casa" qualora ricorrano i presupposti previsti dal comma 3
della predetta nota II-bis. La risposta di cui alla presente viene resa dalla scrivente ai sensi dell'articolo 4, comma 1, ultimo periodo del DM 26 aprile 2001, n. 209.

fonte  : Staff Legale Fiscale.it

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Pubblicato il 11 Novembre 2009

ESPRESSIONI SPECIFICHE DELLA PREVENZIONE INCENDI

( ESTRATTO DEL D.M. 30 NOVEMBRE 1983 )

Ai fini di un uniforme linguaggio ed uniforme applicazione delle norme emanate, si è rilevata la necessità di

determinare in modo univoco le definizioni relative ad espressioni specifiche della prevenzione incendi.

1. - CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE

1.1. ALTEZZA AI FINI ANTINCENDI DEGLI EDIFICI CIVILI . Altezza massima misurata dal livello inferiore

dell'apertura più alta dell'ultimo piano abitabile e/o agibile, escluse quelle dei vani tecnici, al livello del piano

esterno più basso.

1.2. ALTEZZA DEI PIANI . Altezza massima misurata tra pavimento e intradosso del soffitto.

1.3. CARICO D'INCENDIO .Potenziale termico della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, ivi

compresi i rivestimenti dei muri, delle pareti provvisorie, dei pavimenti e dei soffitti. Convenzionalmente è

espresso in chilogrammi di legno equivalente

( potere calorifico inferiore 4.400 Kcal/Kg. )

1.4. CARICO D'INCENDIO SPECIFICO. Carico d'incendio riferito alla unità di superficie lorda.

1.5. COMPARTIMENTO ANTINCENDIO .Parte di edificio delimitata da elementi costruttivi di resistenza al fuoco

predeterminata e organizzato per rispondere alle esigenze della prevenzione incendi .

1.6. COMPORTAMENTO AL FUOCO .Insieme di trasformazioni fisiche e chimiche di un materiale o di un

elemento da costruzione sottoposto all'azione del fuoco. Il comportamento al fuoco comprende la resistenza al

fuoco delle strutture e la reazione al fuoco dei materiali.

1.7. FILTRO A PROVA DI FUMO .Vano delimitato da strutture con resistenza al fuoco REI predeterminata, e

comunque non inferiore a 60’, dotato di due o più porte munite di congegni di autochiusura con resistenza al

fuoco REI predeterminata e comunque non inferiore a 60’, con camino di ventilazione di sezione adeguata e

comunque non inferiore a 0,10 m2 sfociante al di sopra della copertura dell’edificio, oppure vano con le stesse

caratteristiche di resistenza al fuoco e mantenuto in sovrapressione ad almeno 30 mbar, anche in condizioni di

emergenza, oppure aerato direttamente verso l'esterno con aperture libere di superficie non inferiore ad 1 m2

con esclusione di condotti.

1.8. INTERCAPEDINE ANTINCENDI .Vano di distacco con funzione di aerazione e/o scarico di prodotti della

combustione di larghezza trasversale non inferiore a 0,60 m. con funzione di passaggio di persone di larghezza

trasversale non inferiore a 0,90 m.

Longitudinalmente è delimitata dai muri perimetrali (con o senza aperture )appartenenti al fabbricato servito e

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da terrapieno e/o da muri di altro fabbricato, aventi pari resistenza al fuoco. Ai soli scopi di aerazione e scarico

dei prodotti della combustione è inferiormente delimitata da un piano ubicato a quota non inferiore ad 1 m.

dall'intradosso del solaio del locale stesso.

Per la funzione di passaggio di persone, la profondità dell'intercapedine deve essere tale da assicurare il

passaggio nei locali serviti attraverso varchi aventi altezza libera di almeno 2 m. Superiormente è delimitata da

" spazio scoperto ".

1.9. MATERIALE .Il componente ( o i componenti variamente associati ) che può (o possono) partecipare alla

combustione in dipendenza della propria natura chimica e delle effettive condizioni di messa in opera per

l'utilizzazione.

1.10. REAZIONE AL FUOCO .Grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è

sottoposto. In relazione a ciò i materiali sono assegnati alle classi 0,1,2,3,4,5 con l'aumentare della loro

partecipazione alla combustione, quelli di classe 0 sono non combustibili.

1.11. RESISTENZA AL FUOCO .Attitudine di un elemento da costruzione ( componente o struttura )a

conservare, secondo un programma termico prestabilito e per un tempo determinato in tutto o in parte: la

stabilità "R”, la tenuta "E", l'isolamento termico "I”, così definiti:

- stabilità: attitudine di un elemento da costruzione a conservare la resistenza meccanica sotto l'azione del

fuoco;

- tenuta : attitudine di un elemento da costruzione a non lasciar passare ne produrre --se sottoposto all'azione

del fuoco su un lato --fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto;

- isolamento termico : attitudine di un elemento da costruzione a ridurre, entro un dato limite, la trasmissione

del calore.

Pertanto: -- con il simbolo "REI" si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un tempo

determinato ,la stabilità, la tenuta e l'isolamento termico;

-- con il simbolo "RE" si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un tempo determinato, la

stabilità e la tenuta ;-- con il simbolo "R" si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un

tempo determinato, la stabilità. In relazione ai requisiti dimostrati gli elementi strutturali vengono classificati  da un numero che esprime i minuti primi. Per la classificazione degli elementi non portanti il criterio "R" è automaticamente soddisfatto qualora siano soddisfatti i criteri "E" ed "I".

1.12. SPAZIO SCOPERTO .Spazio a cielo libero o superiormente grigliato avente, anche se delimitato su tutti i lati, superficie minima in pianta (m2) non inferiore a quella calcolata moltiplicando per tre l'altezza in/m della parete più bassa che lo delimita.

La distanza fra le strutture verticali che delimitano lo spazio scoperto deve essere non inferiore a 3,50 m. Se le  pareti delimitanti lo spazio a cielo libero o grigliato hanno strutture che aggettano o rientrano, detto spazio è considerato "scoperto" se sono rispettate le condizioni del precedente comma e se il rapporto fra la sporgenza

(o rientranze) e la relativa altezza di impostazione è non superiore ad 1/2 .La superficie minima libera deve risultare al netto delle superfici aggettanti. La minima distanza di 3,50 metri deve essere computata fra le pareti più vicine in caso di rientranze, fra parete e limite esterno della proiezione dell'oggetto in caso di

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sporgenze, fra i limiti esterni delle proiezioni di aggetti prospicienti.

1.13. SUPERFICIE LORDA DI UN COMPARTIMENTO .Superficie in pianta compresa entro il perimetro interno delle pareti delimitanti il compartimento.

2. DISTANZE

2.1. DISTANZA DI SICUREZZA ESTERNA .Valore minimo, stabilito dalla norma, delle distanze misurate  orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e il perimetro del più vicino fabbricato esterno all’attività stessa o di altre opere pubbliche o private oppure rispetto ai confini di aree edificabili verso le quali tali distanze devono essere osservate.

2.2. DISTANZA DI SICUREZZA INTERNA .Valore minimo, stabilito dalla norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra i rispettivi perimetri in pianta dei vari elementi pericolosi di una attività.

2.3. DISTANZA DI PROTEZIONE .Valore minimo, stabilito dalla norma ,delle distanze misurate orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e la recinzione (ove prescritta) ovvero il confine dell'area su cui sorge l’attività stessa.

3. AFFOLLAMENTO - ESODO

3.1. CAPACITA' DI DEFLUSSO O DI SFOLLAMENTO .Numero massimo di persone che, in un sistema di vie d'uscita , si assume possano defluire attraverso una uscita di "modulo 1 " .

Tale dato, stabilito dalla norma, tiene conto del tempo occorrente per lo sfollamento ordinato di uncompartimento.

3.2. DENSITA' DI AFFOLLAMENTO .Numero massimo di persone assunto per unità di superficie lorda di

pavimento ( persone / m2 ).

3.3. LARGHEZZE DELLE USCITE DI CIASCUN COMPARTIMENTO .Numero complessivo di moduli di uscita

necessari allo sfollamento totale del compartimento.

3.4. LUOGO SICURO .Spazio scoperto ovvero compartimenti antincendio -- separati da altri compartimenti

mediante spazio scoperto o filtri a prova di fumo -- avente caratteristiche idonee a ricevere e contenere un

predeterminato numero di persone ( luogo sicuro statico )

ovvero a consentirne il movimento ordinato ( luogo sicuro dinamico ).

3.5. MASSIMO AFFOLLAMENTO IPOTIZZABILE . Numero di persone ammesso in un compartimento. E'

determinato dal prodotto della densità di affollamento per la superficie lorda del pavimento.

3.6. MODULO DI USCITA .Unità di misura della larghezza delle uscite. Il "modulo 1”, che si assume uguale a

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0,60 m., esprime la larghezza media occupata da una persona.

3.7. SCALA DI SICUREZZA ESTERNA .Scala totalmente esterna, rispetto al fabbricato servito, munita di

parapetto regolamentare e di altre caratteristiche stabilite dalla norma.

3.8. SCALA A PROVA DI FUMO ESTERNA . Scala in vano costituente compartimento antincendio avente

accesso per ogni piano -- mediante porte con resistenza al fuoco almeno RE predeterminata e dotate di

congegno autochiusura -- da spazio scoperto o da disimpegno aperto per almeno un lato su spazio scoperto

dotato di parapetto a giorno.

3.9. SCALA A PROVA DI FUMO INTERNA. Scala in vano costituente compartimento antincendio avente

accesso, per ogni piano, da filtro a prova di fumo.

3.10. SCALA PROTETTA .Scala in vano costituente compartimenti antincendio avente accesso diretto da ogni

piano, con porte di resistenza al fuoco REI predeterminata e dotate di congegno di autochiusura.

3.11. SISTEMA DI VIE USCITE .Percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un

edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro. La lunghezza massima del sistema di vie di uscite è

stabilita dalle norme.

3.12. USCITA .Apertura atta a consentire il deflusso di persone verso un luogo sicuro avente l'altezza non

inferiore a 2,00 m.

4. MEZZI ANTINCENDI

4.1. ATTACCO DI MANDATA PER AUTOPOMPA .Dispositivo costituito da una valvola di intercettazione ed una

di non ritorno, dotato di uno o più attacchi unificati per tubazioni flessibili antincendio. Serve come

alimentazione idrica sussidiaria.

4.2. ESTINTORE CARRELLATO .Apparecchio contenente un agente estinguente che può essere proiettato e

diretto su un fuoco sotto l'azione di una pressione interna. E' concepito per essere portato e utilizzato su

carrello.

4.3. ESTINTORE PORTATILE .Definizione, contrassegni, distintivi, capacità estinguente e requisiti sono

specificati nel Decreto Ministeriale 20 Dicembre 1982 (Gazzetta Ufficiale n.19

del 20 Gennaio 1983 ).

4.4. IDRANTE ANTINCENDIO .Attacco unificato dotato di valvola di intercettazione ad apertura manuale,

collegato a una rete di alimentazione idrica. Un idrante può essere a muro, a colonne soprassuolo oppure

sottosuolo.

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4.5. IMPIANTO AUTOMATICO DI RILEVAZIONE D'INCENDIO .Insieme di apparecchiature destinate a rilevare

,localizzare e segnalare automaticamente un principio di incendio.

4.6. IMPIANTO DI ALLARME .Insieme di apparecchiature ad azione manuale utilizzate per segnalare un

principio di incendio.

4.7. IMPIANTO FISSO DI ESTINZIONE .Insieme di sistemi di alimentazione, di valvole, di condutture e di

erogatori per proiettare o scaricare un idoneo agente estinguente su una zona d’incendio. La sua attivazione ed

il suo funzionamento possono essere automatici o manuali .

4.8. LANCIA EROGATRICE .Dispositivo provvisto di un bocchello di sezione opportuna e di un attacco

unificato. Può essere anche dotata di una valvola che permette il getto pieno, il getto frazionato e la chiusura.

4.9. NASPO .Attrezzatura antincendio costituita da una bobina mobile su cui è avvolta una tubazione

semirigida collegata ad una estremità, in modo permanente, con una rete di alimentazione idrica in pressione

e terminante all'altra estremità con una lancia erogatrice munita di valvola regolatrice e di chiusura del getto.

4.10. RETE DI IDRANTE .Sistema di tubazione fissa in pressione per alimentazione idrica sulle quali sono

derivati uno o più idranti antincendio.

4.11. RISERVA DI SOSTANZA ESTINGUENTE .Quantitativo di estinguente stabilito dall’autorità, destinato

permanentemente alla esigenza di estinzione.

4.12. TUBAZIONE FLESSIBILE .Tubo la cui sezione diventa circolare quando viene messo in pressione e che è

appiattito in condizioni di riposo.

4.13. TUBAZIONE SEMIRIGIDA .Tubo la cui sezione resta sensibilmente circolare anche se non in pressione.

5. TOLLERANZE DELLE MISURE

Ai fini delle presenti indicazioni e tenuto conto dei criteri di tolleranza normalmente in uso per i dati quantitativi

facenti parte delle normative o delle prescrizioni tecniche, si stabiliscono le tolleranze ammesse per le misure di

vario tipo riportate nei termini e definizioni generali di prevenzione incendi :

MISURE LINEARI :

- tolleranza 2% per misure maggiori di 2,40 m. ;

- tolleranza 5% per misure minori o uguali di 2,40 m.

MISURE DI SUPERFICIE : tolleranza 5%

MISURE DI VOLUME : tolleranza 5%

MISURE DI PRESSIONE : tolleranza 1%

SPAZIO CALMO .Luogo sicuro statico contiguo e comunicante con una via di esodo verticale od in essa

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Pubblicato il 11 Novembre 2009

I pavimenti devono avere pendenza sufficiente per il convogliamento in collettori delle acque e la loro raccolta in un dispositivo per la separazione di liquidi infiammabili dalle acque residue.

3.8.1. La pavimentazione deve essere realizzata con materiali antisdrucciolevoli ed impermeabili.

3.8.2. Spandimento di liquidi.

Le soglie dei vani di comunicazione fra i compartimenti e con le rampe di accesso devono avere un livello lievemente superiore (3-4 cm) a quello dei pavimenti contigui per evitare spargimento di liquidi da un compartimento all'altro.

3.9. Ventilazione.

3.9.0. Ventilazione naturale.

Le autorimesse devono essere munite di un sistema di aerazione naturale costituito da aperture ricavate nelle pareti e/o nei soffitti e disposte in modo da consentire un efficace ricambio dell'aria ambiente, nonché lo smaltimento del calore e dei fumi di un eventuale incendio.

Al fine di assicurare una uniforme ventilazione dei locali, le aperture di aerazione devono essere distribuite il più possibile uniformemente e a distanza reciproca non superiore a 40 m.

3.9.1. Superficie di ventilazione.

Le aperture di aerazione naturale devono avere una superficie non inferire a 1/25 della superficie in pianta del compartimento. Nei casi nei quali non è previsto l'impianto di ventilazione meccanica di cui al successivo punto, una frazione di tale superficie — non inferiore a 0,003 m2 per metro quadrato di pavimento — deve essere completamente priva di serramenti.

Il sistema di ventilazione deve essere indipendente per ogni piano.

Per autorimesse sotterranee la ventilazione può avvenire tramite intercapedini e/o camini; se utilizza la stessa intercapedine, per consentire l'indipendenza della ventilazione per piano, si può ricorrere al sezionamento verticale o all'uso di canalizzazione di tipo "shunt".

Per le autorimesse suddivise in box l'aerazione naturale deve essere realizzata per ciascun box. Tale aerazione può essere ottenuta con canalizzazioni verso l'esterno o con aperture anche sulla corsia di manovra, prive di serramenti e di superficie non inferiore ad 1/100 di quella in pianta del box stesso.

3.9.2. Ventilazione meccanica.

Il sistema di aerazione naturale deve essere integrato con un sistema di ventilazione meccanica nelle autorimesse sotterranee aventi numero di autoveicoli per ogni piano superiore a quello riportato nella seguente tabella:

Numero di autoveicoli nelle autorimesse sotterranee:

primo piano 125;

secondo piano 100;

terzo piano 75;

oltre il terzo piano 50.

Per le autorimesse fuori terra di tipo chiuso il sistema di aerazione naturale va integrato con impianto di aerazione meccanica nei piani aventi numero di autoveicoli superiore a 250.

3.9.3. Ventilazione meccanica. Caratteristiche.

La portata dell'impianto di ventilazione meccanica deve essere non inferiore a tre ricambi orari.

Il sistema di ventilazione meccanica deve essere indipendente per ogni piano ed azionato con comando manuale e automatico, da ubicarsi in prossimità delle uscite.

L'impianto deve essere azionato nei periodi di punta individuati dalla contemporaneità della messa in moto di un numero di veicoli superiore ad 1/3 o dalla indicazione di miscele pericolose segnalate da indicatori opportunamente predisposti.

L'impianto di ventilazione meccanica può essere sostituito da camini indipendenti per ogni piano o di tipo "shunt" aventi sezione non inferiore a 0,2 m2 per ogni 100 m2 di superficie.

I camini devono immettere nell'atmosfera a quota superiore alla copertura del fabbricato.

Nelle autorimesse di capacità superiore a cinquecento autoveicoli deve essere installato un doppio impianto di ventilazione meccanica, per l'immissione e per l'estrazione, comandato manualmente da un controllore sempre presente, o automaticamente da apparecchiature di rivelazione continua di miscele infiammabili di CO.

Il numero e l'ubicazione degli indicatori di CO e di miscele infiammabili devono essere scelti opportunamente in funzione della superficie e della geometria degli ambienti da proteggere e delle condizioni locali della ventilazione naturale; comunque il loro numero non può essere inferiore a due per ogni tipo di rivelazione. Gli indicatori devono essere inseriti in sistemi di segnalazione di allarme e, ove necessario di azionamento dell'impianto di ventilazione.

Il sistema deve entrare in funzione quando:

a) un solo indicatore rivela valori istantanei delle concentrazioni di CO superiori a 100 p.p.m.;

b) due indicatori simultaneamente rivelano valori istantanei delle concentrazioni di CO superiori a 50 p.p.m.;

c) uno o più indicatori rivelano valori delle concentrazioni di miscele infiammabili eccedenti il 20% del limite inferiore di infiammabilità.

Per le autorimesse aventi numero di autoveicoli inferiore a cinquecento è sufficiente l'installazione di indicatori di miscele infiammabili.

3.9.4. Negli autosilo fuori terra deve essere prevista un'aerazione naturale pari ad 1 m2 ogni 200 m3 di volume. In quelli interrati deve, invece, prevedersi una ventilazione meccanica pari ad almeno tre ricambi ora ed un impianto di smaltimento dei fumi con camini di superfici pari al 2% delle superfici di ogni piano, convogliata ami oltre la copertura degli edifici compresi nel raggio di m 10 dai camini stessi.

3.10. Misure per lo sfollamento delle persone in caso di emergenza.

3.10.0. Densità di affollamento.

La densità di affollamento va calcolata in base alla ricettività massima; ai fini del calcolo, essa non dovrà comunque essere mai considerata inferiore ad una persona per ogni 10 m2 di superficie lorda di pavimento (0,1 persone/m2) per le autorimesse non sorvegliate e una persona per ogni 100 m2 di superficie lorda di pavimento (0,01 persone/ni2) per le autorimesse sorvegliate.

3.10.1. Capacità di deflusso:

1) 50 per il piano terra;

2) 37,5 per i primi tre piani sotterranei o fuori terra;

3) 33 per i piani oltre il terzo fuori terra o interrato.

3.10.2. Vie di uscita.

Le autorimesse devono essere provviste di un sistema organizzato di vie di uscita per il deflusso rapido e ordinato degli occupanti verso l'esterno o in luogo sicuro in caso di incendio o di pericolo di altra natura.

Per le autorimesse interrate le vie di uscita possono terminare sotto grigliati dotati di congegni di facile apertura dall'interno.

3.10.3. Dimensionamento delle vie di uscita.

Le vie di uscita devono essere dimensionate in funzione del massimo affollamento ipotizzabile sulla base di quanto specificato in 3.10.0 e 3.10.1.

3.10.4. Larghezza delle vie di uscita.

La larghezza delle vie di uscita deve essere multipla del modulo di uscita e non inferiore a due moduli (1,2 m).

Nel caso di due o più uscite, è consentito che una uscita abbia larghezza inferiore a quella innanzi stabilita e comunque non inferiore a 0,6 m.

La misurazione della larghezza delle uscite va eseguita nel punto più stretto dell'uscita.

La larghezza totale delle uscite (per ogni piano) è determinata dal rapporto fra il massimo affollamento ipotizzabile e la capacità di deflusso.

Nel computo della larghezza delle uscite sono conteggiati anche gli ingressi carrabili.

3.10.5. Ubicazione delle uscite.

Le uscite sulla strada pubblica o in luogo sicuro devono essere ubicate in modo da essere raggiungibili con percorsi inferiori a 40 m o 50 se l'autorimessa è protetta da impianto di spegnimento automatico.

3.10.6. Numero delle uscite.

Il numero delle uscite non deve essere (per ogni piano) inferiore a due. Tali uscite vanno poste in punti ragionevolmente contrapposti.

Per autorimesse ad un solo piano e per le quali il percorso massimo di esodo è inferiore a 30 m il numero delle uscite può essere ridotto ad uno, costituita anche solo dalla rampa di accesso purché sicuramente fruibile ai fini dell'esodo.

3.10.7. Scale - Ascensori.

Per le autorimesse situate in edifici aventi altezza antincendi maggiore di 32 m, le scale e gli ascensori devono essere a prova di fumo, mentre per le autorimesse situate in edifici di altezza antincendi inferiore a 32 m sono ammesse scale ed ascensori di tipo protetto.

3.10.8. L'autosilo deve essere provvisto di scale a prova di fumo raggiungibili con percorrenze interne non superiori a 60 m. Tali scale devono essere raggiungibili dalle singole celle prevedendo passaggi liberi, sul lato opposto dell'ingresso macchina, di almeno 90 cm oltre l'ingombro degli autoveicoli.

 

4. IMPIANTI TECNOLOGICI.

4.1. Impianti di riscaldamento.

Il riscaldamento delle autorimesse può essere realizzato con:

radiatori o aerotermi alimentati ad acqua calda, surriscaldata o vapore;

impianti ad aria calda; è ammesso il riciclo dell'aria ambiente se l'autorimessa è destinata al ricovero di soli autoveicoli del tipo Diesel;

generatori ad aria calda a scambio diretto; è ammessa l'installazione dei generatori all'interno dell'autorimessa se questa è destinata al ricovero di soli autoveicoli di tipo Diesel.

 

5. IMPIANTI ELETTRICI.

5.1. Nei locali destinati ad autorimessa, alla vendita, alla riparazione di autoveicoli, gli impianti e le apparecchiature elettriche devono essere realizzate in conformità di quanto stabilito dalla legge 1° marzo 1968, n. 186.

5.2. Le autorimesse di capacità superiore a trecento autoveicoli e autosilo, devono ' essere dotate di impianti di illuminazione di sicurezza alimentati da sorgente di energia indipendente da quella della rete di illuminazione normale. In particolare, detti impianti di illuminazione di sicurezza devono avere le seguenti caratteristiche:

1) inserimento automatico ed immediato non appena venga a mancare l’illuminazione normale;

2) intensità di illuminazione necessaria allo svolgimento delle operazioni di sfollamento e comunque non inferiore a 5 lux.

 

6. MEZZI ED IMPIANTI DI PROTEZIONE ED ESTINZIONE DEGLI INCENDI.

6.1. Impianti idrici antincendio.

6.1.0 Caratteristiche.

Nelle autorimesse fuori terra ed al primo interrato di capacità superiore a cinquanta autoveicoli deve essere installato come minimo un idrante ogni cinquanta autoveicoli o frazione.

In quelle oltre il primo interrato di capacità superiore a trenta autoveicoli deve essere installato come minimo un idrante ogni trenta autoveicoli o frazione.

Le installazioni dovranno essere eseguite con le modalità appresso indicate.

Gli impianti idrici antincendio devono essere costituiti da una rete di tubazioni preferibilmente ad anello, con montanti disposti nelle gabbie delle scale o delle rampe; da ciascun montante, in corrispondenza di ogni piano dell'autorimessa, deve essere derivata con tubazione di diametro interno non inferiore a DN 40 un idrante UNI 45 presso ogni uscita.

Le autorimesse oltre il secondo interrato e quelle oltre il quarto fuori terra se chiuse, e oltre il quinto piano fuori terra, se aperte, e gli autosilo, devono essere sempre protette da un impianto fisso di spegnimento automatico.

6.1.1. Custodia degli idranti.

La custodia deve essere installata in un punto ben visibile. Deve essere munita di sportello in vetro trasparente, deve avere larghezza e altezza non inferiore rispettivamente a 0,35 m o 0,55 m ed una profondità che consenta di tenere, a sportello chiuso, manichette e lancia permanentemente collegate.

6.1.2. Tubazione flessibile e lance.

La tubazione flessibile deve essere costituita da un tratto di tubo, di tipo approvato, di lunghezza che consenta di raggiungere col getto ogni punto dell'area protetta.

6.1.3. Tubazioni fisse.

La rete idrica deve essere eseguita con tubi di ferro zincato o materiali equivalenti protetti contro il gelo e deve essere indipendente dalla rete dei servizi sanitari.

6.1.4. Gli impianti devono avere caratteristiche idrauliche tali da garantire al bocchello della lancia, nelle condizioni più sfavorevoli di altimetria e di distanza, una portata non inferiore a 120 litri al minuto primo e una pressione di almeno 2 bar. L'impianto deve essere dimensionato per una portata totale determinata considerando la probabilità di contemporaneo funzionamento del 50% degli idranti e, per ogni montante, degli idranti di almeno due piani.

6.1.5. Alimentazione dell'impianto.

L'impianto deve essere alimentato normalmente dall'acquedotto cittadino. Può essere alimentalo anche da riserva idrica costituita da un serbatoio con apposito impianto di pompaggio idoneo a conferire in permanenza alla rete le caratteristiche idrauliche di cui al precedente punto.

Tale soluzione dovrà essere sempre adottata qualora l'acquedotto cittadino non garantisca con continuità, nelle 24 ore, l'erogazione richiesta.

6.1.6. Collegamento dei mezzi dei vigili del fuoco.

L'impianto deve essere tenuto costantemente sotto pressione e munito di attacco per il collegamento dei mezzi dei vigili del fuoco, da installarsi in un punto ben visibile e facilmente accessibile ai mezzi stessi.

6.1.7. Capacità della riserva idrica.

La riserva idrica deve avere una capacità tale da assicurare il funzionamento dell'impianto per 30 minuti primi alle condizioni di portata e di pressione prescritte in precedenza.

6.1.8. Gli impianti fissi di spegnimento automatico devono essere di tipo a pioggia (sprinkler) con alimentazione ad acqua oppure del tipo ad erogatore aperto per erogazione di acqua/schiuma.

6.2. Mezzi di estinzione portatili.

Deve essere prevista l'installazione di estintori portatili di "tipo approvato" per fuochi delle classi "A", "B" e "C" con capacità estinguente non inferiore a "21 A" e "89 B".

Il numero degli estintori deve essere il seguente: uno ogni cinque autoveicoli per i primi venti autoveicoli; per i rimanenti, fino a duecento autoveicoli, uno ogni dieci autoveicoli; oltre duecento, uno ogni venti autoveicoli.

Gli estintori devono essere disposti presso gli ingressi o comunque in posizione ben visibile e di facile accesso.

 

7. AUTORIMESSE SULLE TERRAZZE E ALL'APERTO SU SUOLI PRIVATI.

7.1. Devono essere isolate mediante interposizione di spazi scoperti di larghezza non inferiore a 1,5 m lungo i lati ove affacciano le aperture dei fabbricati perimetrali.

7.2. Pavimenti.

7.2.0. Pendenza.

Per le autorimesse ubicate sulle terrazze i pavimenti devono avere le caratteristiche di cui al punto 3.8.0.

7.2.1. Pavimentazione.

Per le autorimesse ubicate sulle terrazze la pavimentazione deve essere realizzata con materiali antisdrucciolevoli e impermeabili.

7.3. Misure per lo sfollamento in caso di emergenza.

Le autorimesse ubicate sulle terrazze devono essere provviste di scale raggiungibili con percorsi inferiori a 80 m, atte ad assicurare il deflusso delle persone verso luoghi sicuri in caso di incendio o di pericolo di altra natura.

7.4. Impianti idrici antincendio.

Per le autorimesse sulle terrazze deve essere installato come minimo un idrante ogni cento autoveicoli o frazione.

 

8. SERVIZI ANNESSI.

8.1. Generalità.

E' consentito destinare parti della superficie dei locali delle autorimesse a:

a) officine di riparazione annesse;

b) stazione di lavaggio e lubrificazione;

e) uffici, guardianie, alloggio custode.

8.1.0 Officine di riparazione.

Le officine di riparazione annesse con lavorazione a freddo possono essere situate all'interno dell'autorimessa, possibilmente in locali separati, con porte di comunicazione metalliche piene.

La superficie occupata dalle officine annesse non può comunque essere superiore al 20% della superficie dell'autorimessa.

Le officine annesse possono essere ubicate al piano terra, primo piano sotterraneo o ai piani fuori terra.

Le officine di riparazione annesse con lavorazioni che prevedono l'uso di fiamme libere o di sostanze infiammabili, purché limitate ad un solo posto di saldatura e di verniciatura, possono essere situate all'interno delle autorimesse, alle seguenti condizioni:

a) devono essere ubicate al piano terra;

b) devono essere separate con porte di tipo almeno REI 30 e avere anche un accesso indipendente dall'autorimessa;

c) devono essere provviste di impianto di ventilazione locale sul posto di verniciatura;

d) le operazioni di saldatura non possono essere eseguite in contemporaneità con le operazioni di verniciatura, a meno che, per questa ultima operazione sia predisposta apposita cabina ermeticamente chiusa e con aerazione indipendente;

e) la vernice, per un quantitativo massimo di 50 kg, deve essere conservata in recipienti chiusi, in apposito armadietto metallico.

8.1.1. Stazione di lavaggio e lubrificazione.

Le stazioni di lavaggio e lubrificazione possono essere situate all'interno delle autorimesse.

I lubrificanti, in recipienti chiusi, per un quantitativo massimo di 2 m3, devono essere depositati in apposito locale, munito di porta metallica e soglia di accesso rialzata di 0,2 m.

8.1.2. Uffici - Guardiamo - Alloggio custode.

E' consentita l'ubicazione di uffici e guardianie all'interno delle autorimesse provvisti anche di accessi indipendenti da quelli delle autorimesse stesse.

L'alloggio del custode dovrà essere completamente isolato dai locali dell'autorimessa, salvo eventualmente un collegamento tramite porta di tipo REI 60.

 

9. AUTOSALONI.

Per gli autosaloni o saloni di esposizione devono essere applicate le presenti norme quando il numero di autoveicoli sia superiore a trenta.

 

10. NORME DI ESERCIZIO.

10.1. Nell'autorimessa è vietato:

a) usare fiamme libere salvo quanto previsto in 8.1.0;

b) depositare sostanze infiammabili o combustibili, salvo quanto previsto in 8.1.0 e 8.1.1;

c) eseguire riparazioni o prove di motori, salvo quanto previsto in 8.1.0;

d) parcheggiare autoveicoli con perdite anormali di carburanti o lubrificanti.

10.2. Entro l'autorimessa è proibito fumare.

Tale divieto deve essere scritto a caratteri ben visibili.

10.3. Nelle autorimesse si applicano le vigenti disposizioni sulla segnaletica di sicurezza di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 524 {Gazzetta Ufficiale n. 218 del 10 agosto 1982) espressamente finalizzate alla sicurezza antincendi.

10.4. Negli autosilo non è consentito l'accesso alle persone non addette. L'autoveicolo deve essere consegnato al personale addetto che provvede alla successiva riconsegna in prossimità dell'ingresso.

10.5. I pavimenti devono essere periodicamente lavati e i sistemi di raccolta delle acque di lavaggio devono essere ispezionati e puliti.

10.6. Il parcamente di autoveicoli alimentati a gas avente densità superiore a quella dell'aria è consentito soltanto nei piani fuori terra, non comunicanti con piani interrati.

10.7. Al fine del mantenimento dell'affidabilità degli impianti di rivelazione e spegnimento dovrà essere previsto il controllo almeno ogni sei mesi da parte di personale qualificato.

 

11. NORME TRANSITORIE.

Per le autorimesse esistenti alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale 20 novembre 1981 è consentito che ogni compartimento sia servito da una sola rampa di ampiezza non inferiore a 3 m purché munita di dispositivo per la sua utilizzazione a senso unico.

 

12. DEROGHE.

Qualora per particolari ragioni di carattere tecnico o per speciali esigenze di servizio non fosse possibile adottare qualcuna delle prescrizioni prima indicate, il Ministero dell'interno, sentita la commissione consultiva per le sostanze esplosive ed infiammabili, si riserva la facoltà di concedere deroghe sempre che l'adozione di particolari accorgimenti possa conferire alle autorimesse un grado di sicurezza non inferiore a quello ottenibile con l'attuazione integrale delle presenti norme.

Fonte :  http://www.anaci.piemonte.it

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Pubblicato il 11 Novembre 2009

DM 01/02/1986: Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio delle autorimesse e simili.

 

Scritto da Avv. Edoardo Riccio   

Decreto Ministeriale del 01/02/1986

Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio delle autorimesse e simili.

IL MINISTRO DELL'INTERNO

Visto l'art. 1 della legge 13 maggio 1961, n. 469;

Visto l'art. 2 della legge 26 luglio 1965, n. 966;

Visto l'art. 2 della legge 18 luglio 1980, n. 406;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577;

Rilevata la necessità di aggiornare le norme di sicurezza antincendio per la costruzione e l'esercizio delle autorimesse e simili;

Viste le norme elaborate dal comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi di cui all'art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577;

Visto l'art. 11 del citato decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577.

Decreta:

Sono approvate nuove norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio delle autorimesse e simili, allegate al presente decreto.

Sono pertanto abrogate tutte le norme attualmente in vigore in materia.

Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio delle autorimesse e simili.

 

0. Definizioni

Ai fini delle presenti norme valgono le seguenti definizioni.

Altezza dei piani: è l'altezza libera interna tra pavimento e soffitto; per i soffitti a volte l'altezza è determinata dalla media aritmetica tra l'altezza del piano d'imposta e l'altezza massima all'intradosso della volta; per i soffitti a cassettoni o comunque che presentano sporgenze di travi, l'altezza è la media ponderale delle varie altezze riferite alle superfici in pianta.

Autofficina o officina di riparazione autoveicoli: area coperta destinata alle lavorazioni di riparazione e manutenzione di autoveicoli.

Autorimessa: area coperta destinata esclusivamente al ricovero, alla sosta e alla manovra degli autoveicoli con i servizi annessi. Non sono considerate autorimesse le tettoie aperte almeno su due lati.

Autosalone o salone di esposizione autoveicoli: area coperta destinata all'esposizione e alla vendita di autoveicoli.

Autosilo: volume destinato al ricovero alla sosta e alla manovra degli autoveicoli, eseguita a mezzo di dispositivi meccanici.

Autoveicolo: veicolo o macchina muniti di motore a combustione interna.

Box: volume delimitato da strutture di resistenza al fuoco definita e di superficie non superiore a mq. 40.

Capacità di parcamento: è data dal rapporto tra la superficie netta del locale e la superficie specifica di parcamento.

Piano di riferimento: piano della strada, via, piazza, cortile o spazio a cielo scoperto dal quale si accede.

Rampa: piano inclinato carrabile destinato a superare dislivelli.

Rampa aperta: è la rampa aerata almeno ad un piano, superiormente o lateralmente, per un minimo del 30% della sua superficie in pianta con aperture di aerazione affaccianti su spazi a cielo aperto oppure su pozzi luce o cavedi di superficie non inferiore a quella sopra definita e a distanza non inferiore a m.3,5 da pareti, se finestrate, di edifici esterni che si affacciano sulla stessa rampa.

Rampa a prova di fumo: rampa in vano costituente compartimento antincendio avente accesso per ogni piano - mediante porte di resistenza al fuoco almeno RE predeterminata e dotata di congegno per la chiusura automatica in caso di incendio - spazio scoperto o da disimpegno aperto per almeno un lato su spazio scoperto.

Servizi annessi: officine di riparazione di parti meccaniche e di carrozzerie, stazioni di lavaggio e di lubrificazione, esercizi di vendita di carburanti, uffici, guardiania, alloggio custode.

Superficie specifica di parcamento: area necessaria alla manovra e al parcamento di ogni autoveicolo.

 

1. Generalità

1.0 Scopo

Le presenti norme hanno per oggetto i criteri di sicurezza intesi a perseguire la tutela dell'incolumità delle persone e la preservazione dei beni contro i rischi d'incendio e di panico nei luoghi destinati alla sosta, al ricovero, all'esposizione e alla riparazione di autoveicoli. I fini di cui sopra si intendono perseguiti con l'osservanza delle presenti norme

 

1.1 Classificazione

1.1.0. Le autorimesse e simili possono essere di tipo:

isolate: situate in edifici esclusivamente destinati a tale uso ed eventualmente adiacenti ad edifici destinati ad altri usi, strutturalmente e funzionalmente separati da questi;

miste: tutte le altre.

1.1.1. In base all'ubicazione, i piani delle autorimesse e simili si classificano in:

interrati: con il piano di parcamento a quota inferiore a quello di riferimento;

fuori terra: con il piano di parcamento a quota non inferiore a quello di riferimento;

Sono parimenti considerate fuori terra, ai fini delle presenti norme, le autorimesse aventi piano di parcamento a quota inferiore a quello di riferimento, purché l'intradosso del solaio o il piano che determina l'altezza del locale sia a quota superiore a quella di riferimento di almeno 0,60 m e purché le aperture di aerazione abbiano altezza non inferiore a 0,50 m.

1.1.2. In relazione alla configurazione delle pareti perimetrali, le autorimesse e simili possono essere:

aperte: autorimesse munite di aperture perimetrali su spazio a cielo libero che realizzano una percentuale di aerazione permanente non inferiore al 60% della superficie delle pareti spesse e comunque superiore al 15% della superficie in pianta.

chiuse: tutte le altre.

1.1.3. In base alle caratteristiche di esercizio e/o di uso le autorimesse e simili si distinguono in.

sorvegliate: quelle che sono provviste di sistemi di sistemi automatici di controllo ai fini antincendi ovvero sono provviste di sistema di vigilanza continua almeno durante l'orario di apertura;

non sorvegliate: tutte le altre.

1.1.4. In base alla organizzazione degli spazi interni le autorimesse e simili si suddividono in:

a box;

a spazio aperto.

1.2.0. Le presenti norme si applicano alle autorimesse ed alle attività indicate al precedente punto 1.0, di nuova istituzione o in caso di modifiche che comportano variazioni di classificazione o di superficie, in più o in meno, superiori del 20% della superficie in pianta o comunque eccedente i 180 mq.

Per le autorimesse esistenti o in corso di esecuzione possono essere applicate le disposizioni in vigore alla data del provvedimento amministrativo comunale di autorizzazione a costruire.

E' in facoltà del richiedente applicare le presenti norme anche per quelle esistenti.

Per le autorimesse con numero di autoveicoli non superiore a nove e quelle a box, purchè ciascuno di questi abbia accesso diretto da spazio a cielo aperto, si applicano le norme di sicurezza di cui al successivo punto 2, anziché quelle di cui al punto 3.

L'indicazione circa il numero massimo di autoveicoli che si intendono ricoverare deve risultare da apposita dichiarazione rilasciata sotto la responsabilità del titolare del diritto all'uso del locale, al quale compete l'obbligo dell'osservanza delle norme di cui al punto 2.

 

2. AUTORIMESSE AVENTI CAPACITA' DI PARCAMENTO NON SUPERIORE A NOVE AUTOVEICOLI

2.1. Autorimesse del tipo misto con numero di veicoli non superiore a nove:

le eventuali comunicazioni orizzontali e verticali devono essere almeno del tipo R60 e, se di separazione, almeno REI 60;

le eventuale comunicazioni ammissibili con i locali a diversa destinazione, facenti parte dell'edificio nel quale sono inserite, devono essere protette con porte metalliche piene a chiusura automatica; sono comunque vietate le comunicazioni con i locali adibiti a deposito o uso di sostanze esplosive e/o infiammabili;

la superficie di aerazione naturale complessiva deve essere non inferiore a 1/30 della superficie in pianta del locale;

l'altezza del locale deve essere non inferiore a 2 metri;

l'eventuale suddivisione interna in box deve essere realizzata con strutture almeno tipo REI 30;

ogni box deve avere aerazione con aperture permanenti in alto e in basso di superficie non inferiore a 1/100 di quella in pianta; l'aerazione può avvenire anche tramite aperture sulla corsia di manovra, eventualmente realizzate nel serramento di chiusura del box.

2.2. Autorimesse del tipo isolato con numero di autoveicoli non a nove:

le strutture verticali e orizzontali devono essere realizzate con materiali non combustibili

la superficie di aerazione naturale deve essere non inferiore a 1/30 della superficie in pianta;

l'eventuale suddivisione interna in box deve essere realizzata con strutture realizzate con materiali non combustibili; ogni box deve avere aerazione con aperture permanenti in alto e in basso di superficie non inferiore a 1/100 di quella in pianta; l'aerazione può avvenire anche con aperture sulla corsia di manovra.

L'altezza del locale non deve essere inferiore a 2 m.

2.3. Autorimesse miste o isolate a box affacciantesi su spazio a ciclo libero anche con numero di box superiore a nove.

Tali autorimesse devono essere realizzate come da punto 2.1 se miste e 2.2 se isolate.

2.4. Nelle autorimesse a box, purché di volume netto per ogni box non inferiore a 40 m3, è consentito l'utilizzo di dispositivi di sollevamento per il ricovero di non più di due autoveicoli.

 

3. AUTORIMESSE AVENTI CAPACITÀ DI PARCAMENTO SUPERIORE A NOVE AUTOVEICOLI.

3.0. Non è consentito destinare ad autorimessa locali situati oltre il sesto piano interrato o il settimo fuori terra.

3.1. Isolamento.

Ai fini dell'isolamento le autorimesse devono essere separate da edifici adiacenti con strutture di tipo non inferiore a REI 120. E' consentito che tali strutture siano di tipo non inferiore a REI 90 se l'autorimessa è protetta da impianto fisso di spegnimento automatico.

Le aperture dei locali ad uso autorimessa non protetti da impianto fisso di spegnimento automatico, non devono essere direttamente sottostanti ad aperture di locali destinati ad attività di cui ai punti 83, 84, 85, 86 e 87 del decreto ministeriale 16 febbraio 1982.

3.2. Altezza dei piani.

L'altezza dei piani non può essere inferiore a 2,4 m con un minimo di 2 m sotto trave. Per gli autosilo è consentila un'altezza di 1,8 m.

3.3 Superfìcie specifica di parcamente.

La superficie specifica di parcamento non può essere inferiore a:

20 m2 per autorimesse non sorvegliate;

10 m2 per autorimesse sorvegliate e autosilo.

Nelle autorimesse a box purché di volume netto, per ogni box, non inferiore a 40 m^ è consentito l'utilizzo di dispositivi di sollevamento per il ricovero di non più di due autoveicoli.

3.4. Fino a quando non saranno state emanate le norme sulla resistenza al fuoco degli elementi costruttivi previsti dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, dovranno essere osservate le seguenti disposizioni:

3.4.1. Strutture dei locali.

I locali destinati ad autorimessa devono essere realizzati con strutture non separanti non combustibili di tipo R 90.

Le strutture di separazione con altre parti dello stesso edificio devono essere di tipo non inferiore a REI 90 e per gli autosili non inferiore a REI 180.

Le strutture di separazione con locali di edifici destinati ad attività di cui ai punti 24, 25, 51, 75, 76, 77, 78, 79, 80, 82, 84, 85, 86, 87, 89, 90 e 91 di cui al decreto ministeriale 16 febbraio 1982 devono essere almeno di tipo REI 180.

Per le autorimesse di tipo isolato e gli autosilo le attrezzature orizzontali e verticali non di separazione possono essere non combustibili.

3.5. Comunicazioni.

3.5.1. Le autorimesse e simili non possono avere comunicazioni con locali destinati ad attività di cui al punto 77 del decreto ministeriale 16 febbraio 1982.

3.5.2. Le autorimesse lino a quaranta autovetture e non oltre il secondo interrato possono comunicare con locali di attività ad altra destinazione non elencate nel decreto ministeriale 16 febbraio 1982 e/o fabbricati di civile abitazione e di altezza antincendi non superiore a 32 m a mezzo di aperture con porte di tipo almeno RE 120 munite di congegno di autochiusura.

Le autorimesse private fino a quindici autovetture possono comunicare con locali di abitazione di edifici di altezza inferiore a 24 m a mezzo aperture di porte metalliche piene dotate di congegno di autochiusura.

Le autorimesse fino a quaranta autovetture e non oltre il secondo interrato possono comunicare con locali destinati ad altra attività attraverso disimpegno, anche non aerato, avente porte di tipo almeno RE 60 munite di congegno di autochiusura con esclusione dei locali destinati ad attività di cui ai punti 1, 2, 3, 4, 5, 7, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 41, 45, 51, 75, 76, 78, 79, 80, 83, 84, 86, 87, 89, 90 e 91 del decreto ministeriale 16 febbraio 1982.

Le autorimesse fino a quaranta autovetture e non oltre il secondo interrato possono comunicare attraverso filtri, come definiti dal decreto ministeriale 30 novembre 1983, con locali destinati a tutte le altre attività con l'esclusione di quelle di cui ai punti 1, 2, 3, 4, 5, 7, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 41, 45, 75, 76, 78, 79, e 80.

3.5.3. Le autorimesse possono comunicare attraverso filtri come definito dal decreto ministeriale 30 novembre 1983 con locali destinati ad attività di cui al decreto ministeriale 16 febbraio 1982 con l'esclusione delle attività di cui ai punti 1, 2, 3, 4, 5, 7, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 41, 45, 75, 76, 78, 79, 80, e 83.

3.5.4. Gli autosilo non possono avere comunicazione con altri locali.

3.6. Sezionamenti:

3.6.1. Compartimentazione.

Le autorimesse devono essere suddivise, di norma, per ogni piano, in compartimenti di superficie non eccedente quelle indicate nella seguente tabella:

Piano

Fuori terra

Sotterranee

Miste

Isolate

Miste

Isolate

aperte

chiuse

aperte

chiuse

aperte

chiuse

aperte

chiuse

terra

7500

5000

10000

7500

       

primo

5500

3500

7500

5500

5000

2500

7000

3000

secondo

5500

3500

7500

5500

3500

200

5500

2500

terzo

3500

2500

5500

3500

2000

1500

3500

2000

quarto

3500

2500

5500

3500

1500

 

2500

1500

quinto

2500

 

5000

2500

1500

 

2000

1500

sesto

2500

 

5000

 

1500

 

2000

1500

settimo

2000

 

4000

         

Un compartimento può essere anche costituito da più piani di autorimessa, a condizione che la superficie complessiva sia non superiore al 50% di quella risultante dalla somma delle superfici massime consentite per i singoli piani della precedente tabella e che la superficie del singolo piano non sia eccedente quella consentita da quello più elevato per le autorimesse sotterranee o più basso per quelle fuori terra ne che le singole superfici per piano eccedano il 75% di quelle previste dalla tabella.

Limitatamente alle autorimesse situate al piano terra, primo e secondo interrato, e primo, secondo, terzo e quarto fuori terra chiuse, le superfici indicate possono raddoppiarsi in presenza di impianti fissi di spegnimento automatico; oltre il secondo interrato e oltre il quarto piano fuori terra le autorimesse chiuse devono sempre essere protette da impianto fisso di spegnimento automatico.Limitatamente alle autorimesse fuori terra aperte sino al quinto piano fuori terra le superfici indicate possono essere triplicate in presenza di impianti fissi di spegnimento automatico.Oltre il quinto piano dette autorimesse devono essere sempre protette da tali impianti. Le pareti di suddivisione fra i compartimenti devono essere realizzate con strutture di tipo almeno REI 90; è consentilo realizzare, attraverso le pareti di suddivisione, aperture di comunicazione munite di porte almeno REI 90, a chiusura automatica in caso di incendio.

3.6.2. I passaggi tra i piani dell'autorimessa, le rampe pedonali, le scale, gli ascensori, gli elevatori, devono essere esterni o racchiusi in gabbie realizzate con strutture non combustibili di tipo almeno REI 120 e muniti di porte di tipo almeno REI 120 provviste di autochiusura.

3.6.3. Le corsie di manovra devono consentire il facile movimento degli autoveicoli e devono avere ampiezza non inferiore a 4,5 m e a 5 m nei tratti antistanti i box, o posti auto, ortogonali alla corsia.

3-7. Accessi.

3.7.0. Ingressi.

Gli ingressi alle autorimesse devono essere ricavati su pareti attestate su vie, piazze pubbliche o private, o su spazi a cielo scoperto.Se l'accesso avviene tramite rampa, si considera ingresso l'apertura in corrispondenza dell'inizio della rampa coperta.

3.7.1. Per gli autosilo deve essere previsto un locale per il ricevimento degli autoveicoli. Tale locale, di dimensioni minime 4,5x5,5 m deve avere le stesse caratteristiche costruttive dell'autosilo.

3.7.2. Rampe.

Ogni compartimento deve essere servito da almeno una coppia di rampe a senso unico di marcia di ampiezza ciascuna non inferiore a 3 m o da una rampa a doppio senso di marcia di ampiezza non inferiore a 4,5 m.Per le autorimesse sino a quindici autovetture è consentita una sola rampa di ampiezza non inferiore a 3 m.Diversi compartimenti, realizzati anche su più piani, possono essere serviti da unica rampa o da unica coppia di rampe a senso unico di marcia come sopra descritto purché le rampe siano aperte o a prova di fumo.Le rampe non devono avere pendenza superiore al 20% con un raggio minimo di curvatura misurato sul filo esterno della curva non inferiore a 8,25 m per le rampe a doppio senso di marcia e di 7 m per le rampe a senso unico di marcia.

3.8. Pavimenti.

3.8.0. Pendenza.

Fonte :  http://www.anaci.piemonte.i

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