Pubblicato il 29 Maggio 2010

Gli italiani sognano una casa al mare
Amanti della natura o cittadini metropolitani? Dove sognano di vivere gli italiani e come dovrebbe essere il loro quartiere ideale? Lo svela un’indagine di www.casa.it che ha analizzato le preferenze degli abitanti del Bel Paese, mettendo in luce la loro passione per il mare e la predilezione per i piccoli centri, a patto che siano ben serviti: giardini pubblici, scuole, ospedali, uffici postali, farmacie, panifici e supermercati costituiscono dei plus.
Dove vorrebbero vivere gli italiani?
Il non plus ultra: una villetta in un piccolo paese al mare. Il sogno di una casa al mare spopola e il 43% del campione desidererebbe abitare a due passi da una spiaggia e gustare il profumo di salsedine 365 giorni all’anno. Anche i grandi centri economici e le città d’arte suscitano un certo fascino (30%), probabilmente per i servizi offerti e per la ricchezza della proposta culturale. Attrae inoltre (17%) la tranquillità della campagna, che nell’immaginario collettivo è riconducibile a qualità della vita, ovvero aria salubre, cibo sano e ritmi rilassati. E in fatto di dimensioni? Sembra valido il motto “piccolo è bello”, infatti la maggior parte degli intervistati dichiara che preferirebbe vivere in un piccolo paesino di 5.000 abitanti (24%) o in un piccola cittadina di 20.000 (23%). L’ideale sarebbe poi abitare in una
zona residenziale (48%), in cui poter godere di maggiore tranquillità rispetto al centro storico, pur essendo in una posizione comoda e non eccessivamente isolata. E il sogno per eccellenza sarebbe una villetta con giardino (57%), che molti inseguono con grandi sacrifici.
Com’è il quartiere ideale degli italiani? Immerso nel verde e con un scuola “prêt-à-porter”. Gli abitanti della penisola sono dei veri e propri amanti del verde e ben il 50% desidererebbe vivere accanto ai giardini pubblici. Dopo la supremazia del mare (39%), sembra che parchi e giardini rappresentino anche il panorama di maggiore ispirazione, poiché il 34% del campione affacciandosi alla finestra sognerebbe di vedere un paradiso verde. Altro vicino di casa ideale è la scuola: il 38% del campione vorrebbe averne una nelle immediate prossimità, certo per i super stressati genitori d’oggi potrebbe essere un bel vantaggio, rendendo molto più semplici le operazioni “deposito” e “prelievo” dei figli. Una discreta percentuale di previdenti vorrebbe, per ogni evenienza, vivere vicino a un ospedale (27%) e un buon numero di efficienti vorrebbe ottimizzare i tempi avendo accanto un ufficio postale (24%). Grande interesse anche per le proposte per il tempo libero e infatti in
molti sognano di vivere nei pressi di centri ricreativi (26%), palestre o strutture sportive (22%) e teatri o cinema (20%).
Quali sono i negozi che si desiderano pronti all’uso sotto casa? La sicurezza di una farmacia e la comodità di un supermercato La maggior parte (44%) dichiara che gradirebbe vivere nelle immediate vicinanze di una farmacia, forse per prudenza o per semplice scaramanzia. Dopo questa esigenza di sicurezza, s’impone il bisogno di nutrimento e se uno dei piacere della vita è il pane fresco tanto vale abitare accanto a un panificio: il 42% sogna di svegliarsi con il profumo di croissant e sfilatini del forno di fiducia.
Un altrettanto significativa percentuale (41%) ha un approccio più generalista e punta sulla prossimità di un supermercato in cui poter comodamente trovare tutto ciò di cui si ha bisogno e, noncurante dei possibili disagi legati a traffico e confusione, il 24% preferirebbe addirittura un centro commerciale per unire l’utile al dilettevole e poter approfittare di un po’ di shopping nei ritagli di tempo (il 39% dichiara infatti di puntare sulla rapidità e varietà dei super e degli ipermercati).
Altro esercizio commerciale piuttosto gettonato è il bar tabacchi, il 20% probabilmente non vuole rischiare di andare in crisi di astinenza dopo l’ultima sigaretta.

Fonte : Newspages

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Pubblicato il 29 Maggio 2010

La manovra 2011-12 in pillole
La manovra 2011-12 ammonta a circa 24 miliardi.
Eccone i punti principali.
- Fino al 2013, ci sarà un congelamento degli stipendi degli statali e dei dirigenti. Secondo il provvedimento, gli stipendi resteranno così fermi ai livelli del 2009.
- Un taglio del 10% agli stipendi di ministri e parlamentari che eccedono la quota di 80 mila euro l'anno.
- I lavoratori che nel 2011 avranno maturato un'anzianità contributiva inferiore ai 40 anni e vorranno accedere alla pensione d'anzianità, andranno a riposo il 1 luglio 2012.
- Chi, nel 2011, avrà maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia (65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne) potrà accedere al trattamento con uno slittamento di 6
mesi rispetto alla data in cui ha maturato i requisiti.
- Il tetto alla tracciabilità contante torna a 5.000 euro dagli attuali 12.500. Il tetto ovviamente varierà a seconda delle disposizioni Ue. La misura è propedeutica a un rafforzamento dei controlli antievasione.
- Ai Comuni sarà riconosciuta una quota pari al 33% delle maggiori somme relative ai tributi statali riscosse a titolo definitivo.
- Arriva nella manovra una "razionalizzazione catastale" per cui sarà possibile regolarizzare eventuali cambiamenti catastali ma solo se dichiarati entro il 31 dicembre di quest'anno (per approfondire questo punto rimandiamo all’articolo di spalla).

Fonte : Newspages

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Pubblicato il 29 Maggio 2010

Ed ecco la nuova sanatoria.
Anzi, no, la razionalizzazione

Ci sarà o non ci sarà? Questo è stato il grande dilemma di inizio settimana. Ma alla fine ci sarà: stiamo parlando del condono edilizio, che potrebbe assumere la veste di sanatoria per gli immobili fantasma.
Secondo le prime indiscrezioni che stanno uscendo in questi giorni sembra che nell’operazione potrebbero essere coinvolte 1,4 milioni di unità immobiliari non risultanti al catasto. Questi immobili rappresentano gli abusi stratificatisi nei decenni, quelli che non sono mai entrati nei condoni per indifferenza o ignoranza dei proprietari, e al cui interno ci sono sicuramente quelle 350mila unità costruite negli ultimi sei anni.
Per questi immobili arriva una "razionalizzazione catastale" per cui sarà possibile regolarizzare eventuali cambiamenti catastali ma solo
se dichiarati entro il 31 dicembre di quest'anno. Decorsa tale
data, incapperanno in una sanzione che varrebbe 1/3 del valore
catastale. Non si tratta quindi di un condono edilizio, così
come nell''edizione del 2003.

Fonte : Newspages

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Pubblicato il 29 Maggio 2010

Evasione sulle compravendite? Ecco cosa ne pensano Fiaip ed Anama

di Pierpaolo Molinengo

Nei giorno scorsi, su queste pagine, riferivamo che la Guardia di Finanza, a seguito di operazioni condotte nel 2009 sulle compravendite e sulle intermediazioni immobiliari, ha denunciato quasi 7 miliardi di basi imponibili non dichiarate e 1,2 miliardi di Iva evasa.
Ma proviamo a vedere cose ne pensano i diretti interessati.
«Non riteniamo che l'evasione si annidi nelle compravendite immobiliari. Questo poteva avvenire di più in passato, soprattutto quando le operazioni avvenivano tra privati.
A frenare il fenomeno è arrivata dal 2006 la legge sul prezzo-valore, ispirata da una logica di trasparenza nella contrattazione immobiliare e di equità nel prelievo fiscale - spiega Paolo Righi, presidente di Fiaip -.
Il problema del nero oggi invece arriva principalmente dalle locazioni immobiliari. Soprattutto quelle turistiche. Non è esagerato affermare che il 70% di queste ultime sia in nero. Per poter superare il problema sarebbe necessaria una legislazione più stringente in materia. E che tra l'altro preveda anche la possibilità di far transitare, ancora di più di quello che avviene oggi, gli affitti attraverso le agenzie immobiliari. In questo modo si potrebbe riuscire a portare alla luce la maggior parte delle locazioni turistiche. A questo, poi, si dovrebbe aggiungere la cosiddetta “cedolare secca” al 20%, ed intervenire sulla materia dell'emergenza abitativa, per venire incontro alle esigenze dei ceti meno abbienti, e di chi invece potrebbe beneficiare dell'imposta sostitutiva per i redditi da locazione.
Sotto il punto di vista del mercato delle compravendite, i Comuni dovrebbero altresì ripensare le strategie di sviluppo urbano delle aree edificabili, dove spesso si sono creati quartieri “vuoti”, o di scarso valore immobiliare, e ripensare ad un’edilizia sociale per le esigenze di giovani e famiglie.
In alcune zone, infatti sono presenti troppi immobili, e questo ne ha

svalutato i prezzi.
Bisognerebbe costruire pensando alle locazioni per le fasce di popolazioni più deboli, che hanno problemi ad acquistare un immobile, e non possono accedere al mercato dei mutui. Sarebbe più opportuno che i Comuni sviluppassero nuove politiche di housing sociale, che all'estero hanno avuto molto successo. Potrebbe essere utile rispolverare politiche simili a quelle dell'Ina Casa, che, in passato, ha permesso alle famiglie di riscattare le abitazioni, dopo che per decenni ne erano state affittuarie».
Il nero «è sicuramente un cancro - aggiunge Paolo Bellini, presidente Anama -. E come tale viene considerato dalle imprese che sono associate ad Anama, i cui professionisti inorridiscono, quando qualcuno chiede che non venga emessa la fattura e quindi evasa l'Iva per una transazione.
Detto questo, comunque, il problema del nero è una costante che fa parte del mondo immobiliare, tanto che già in passato il Governo aveva introdotto il prezzo congruo degli immobili proprio per contrastare il fenomeno.
Anama ha avanzato ai propri interlocutori di Governo due proposte per sconfiggere il nero:
1. Detrarre al 100% le provvigioni degli agenti immobiliari. In questo modo si verrebbe a creare un circolo virtuoso, tipo quello dei bonus delle ristrutturazioni edilizie, attraverso il quale quello che viene detratto dai clienti, viene recuperato dallo Stato tramite il maggior gettito dovuto dalle fatturazioni
2. L'Iva delle fatture delle provvigioni deve seguire l'Iva dell'atto. Attualmente l'Iva è al 20%: dovrebbe essere portata al 3% quando si compra la prima casa e al 4% quando è a regime. Considerando che il lavoro dell'agente immobiliare è principalmente quello di consulenza, a cui si aggiunge anche quello di vendita, è corretto che l'Iva sia modulata in funzione all'atto di compravendita che si sta concludendo».

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Pubblicato il 26 Maggio 2010

Proprietà contadina:
i benefici anche Senza ispettore
La piccola proprietà contadina si libera dell’ispettore agrario.
Per effetto delle novità introdotte dal decreto legge “mille proroghe” (Dl 194/2009), per fruire del regime di favore che prevede l’applicazione in misura agevolata delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, non è più necessario produrre la certificazione dell’ispettorato agrario attestante l’abitualità della lavorazione manuale della terra e l’idoneità del fondo alla formazione della piccola proprietà.
E’ la risposta fornita dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 36/E di oggi, ad alcune associazioni di categoria che, con l’entrata in vigore, lo scorso 28 febbraio, delle nuove disposizioni contenute nel Dl 194, avevano sollevato alcuni dubbi su condizioni e modalità per beneficiare del regime agevolato.
In particolare, le associazioni chiedevano se, per usufruire del trattamento fiscale di favore, fosse ancora necessario presentare la certificazione dell’ispettorato agrario, come previsto dalla legge 604/54.
Un adempimento che, secondo l’Agenzia, è venuto meno dal momento in cui le nuove disposizioni contenute nel “milleproroghe” hanno definito in maniera innovativa i presupposti soggettivi e oggettivi necessari per accedere al regime agevolato della piccola proprietà contadina, delineando di fatto un’autonoma disciplina, che si applica agli atti stipulati tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2010.
Esclusa l’applicabilità delle “vecchie” condizioni (la qualità dell’acquirente che deve dedicare abitualmente la propria attività alla lavorazione della terra, l’idoneità del fondo alla formazione e all’arrotondamento della piccola proprietà contadina, la mancata alienazione nel biennio precedente di fondi rustici di oltre un ettaro), viene dunque meno anche la necessità di produrre la certificazione
.

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Pubblicato il 26 Maggio 2010

Mercato logistico: in Italia conviene
La divisione Consulting di World Capital S.r.l., società di servizi nel settore Real Estate, pubblica l'edizione italiana e inglese relativa ai dati del secondo semestre 2009 riferiti ai valori di locazione e vendita degli immobili ad uso logistico in Italia e all'estero. Milano e Roma, con quotazioni pari rispettivamente a 51,00 e 50,00 euro/mq anno, ancora una volta si distinguono dalle principali città europee risultando di conseguenza molto interessanti ad investitori, fondi, operatori e privati. Infatti, Milano segna un +1,3% mentre Roma fa registrare un interessante +0,9%. «Le location che presentano le migliori performance rispetto al semestre precedente - sottolinea Andrea Lucchetti della divisione Consulting di World Capital - sono in Svizzera, dove a Zurigo i canoni di locazione si attestano a 86 €/mq anno, in Spagna con Madrid a 84 €/mq anno e in Germania con Monaco a 76 €/mq anno. Londra, Parigi e M osca si mantengono su valori stabili, mentre hanno mostrato un calo consistente le città di Kiev, Istanbul e Atene».

Il mercato italiano
I dati relativi al secondo semestre 2009, grazie ad alcune interessanti novità, offrono particolari spunti di riflessione. La tendenza alla stabilizzazione dei prezzi riscontrata nel primo semestre 2009 ha trovato importanti conferme anche nelle recenti rilevazioni, ma soprattutto si segnala un timido rialzo dei valori in molte location.
Bergamo (+1,5 %), Milano (+1,3%) e Roma (+0,9%) comandano la classifica di chi ha ricominciato a crescere mentre Palermo (-1,8%) e Catania (-1,2%) sono purtroppo le location che più di tutte non hanno ancora frenato l’effetto crisi.
Analizzando per macro aree la situazione nazionale, registriamo che per la locazione di immobili ad uso logistico di nuova realizzazione le quotazioni medie sono 49,00 €/mq vanno al nord, 53,00 €/mq anno al centro, 46,00 €/mq anno al sud e 51 €/mq anno per le isole.
Allo stesso tempo, sempre per quanto riguarda gli immobili nuovi, il relativo valore di mercato al Nord si attesta a 780 €/mq, al centro a 830 €/mq, al sud a 720 €/mq ed infine nelle Isole a 680 €/mq. Mettendo a confronto i dati raccolti in questo semestre con quelli delle precedenti rilevazioni è interessante osservare che le località

del centro-nord in media confermano una maggior stabilità rispetto al resto d’Italia, dove solo location come Nola e Prato fanno registrare trend positivi.
Allo stesso tempo per gli immobili usati i valori medi di locazione si attestano a 41 €/mq anno al nord, a 43 €/mq anno al centro, a 39 €/mq anno al sud e a 44 €/mq anno nelle isole, mentre i rispettivi valori medi di mercato danno 670 €/mq al nord, 700 €/mq al centro, 630 €/mq al sud e 680 €/mq nelle isole. A differenza di quanto accade nel resto d’Italia, nelle regioni del sud il mercato legato agli immobili usati risulta più fertile e sviluppato rispetto a quello legato agli immobili nuovi. Quanto emerso è probabilmente il risultato di uno scarso sviluppo di nuovi progetti che da sempre caratterizza il mezzogiorno, oggi accentuato ancor di più dalla crisi che ci stiamo lasciando alle spalle.

Andamento mercato immobiliare estero
Secondo i dati raccolti nel 2° semestre 2009 attraverso i rilevatori internazionali del BIL, nella logistica internazionale si possono intravedere piccoli segnali di ripresa anche se i valori generalmente rimangono al di sotto delle aspettative. In questi mesi, infatti il mercato delle locazioni ha ridotto il trend negativo portando di fatto ad una stabilizzazione. Per meglio comprendere la situazione internazionale in questa edizione sono state prese in considerazione nuove località di assoluto spessore quali, Berlino, Vienna e Roma. Le locations che presentano le migliori performance rispetto al semestre precedente sono in Svizzera, dove a Zurigo i canoni di locazione di attestano ad 86 €/mq anno, in Spagna con Madrid a 84 €/mq anno ed in Germania con Monaco a 76 €/mq anno. Londra, Parigi e Mosca si mantengono su valori stabili, mentre hanno mostrato un calo consistente le città di Kiev, Istanbul ed Atene.
Le due località italiane si posizionano nel contesto europeo ed extraeuropeo, con valori più contenuti. Milano con 51 €/mq anno e Roma a 50 €/mq anno presentano valori superiori solamente a Bucarest e Parigi. Tra i principali fattori a cui imputare questo risultato troviamo la situazione infrastrutturale italiana, a cui è inevitabilmente legato il comparto logistico.

F onte : Newspages

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Pubblicato il 26 Maggio 2010

I rendimenti immobiliari

Secondo Tecnocasa, nel secondo semestre del 2009 l'analisi dei rendimenti delle abitazioni nelle principali città italiane ha confermato la stabilità del trend degli anni precedenti. Il rendimento annuo lordo nelle grandi città italiane si è attestato infatti intorno al 3.8%.
L'Ufficio Studi Tecnocasa ha messo a confronto le dinamiche di crescita delle quotazioni degli immobili, dei canoni di locazione e dei rendimenti, nel periodo che va dagli inizi del 2001 fino al secondo semestre del 2009.
La curva dei prezzi è stata calcolata facendo riferimento alle variazioni dei prezzi degli immobili per quanto riguarda il compravenduto della tipologia “medio usato”.

 

Fonte : Newspages

 

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Pubblicato il 26 Maggio 2010

Loft addio: la nuova moda immobiliare è la mansarda

Inutile negarlo, i loft sono stati la tendenza più forte del mercato immobiliare degli ultimi anni, ma il loro dominio incontrastato sembra essere agli sgoccioli. Nati dalla riconversione di strutture post industriali, e spinti dall'immaginario cinematografico, a partire dalla fine degli anni ottanta hanno spopolato come non mai e la sola Milano ne conta ormai più di 38.000. Belli si, ma all'atto pratico qualche nodo viene al pettine. I loft sono immobili commerciali e, in quanto tali, non possono essere oggetto di un mutuo prima casa, non ci si può prendere la residenza e non si può ottenere nessun tipo di sgravio fiscale legato all'abitazione principale. Ecco perché, secondo uno studio effettuato da Immobiliare.it, il pubblico privilegiato dei loft, single e giovani coppie, si sta spostando in massa su quella che sembra essere la nuova protagonista delle ristrutturazioni o delle riconversioni immobiliari: la mansarda.
Secondo Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it «I loft si sono diffusi in maniera capillare nelle città italiane legate alle grandi industrie.
Questo ha comportato che alcune città con una storia industriale diversa, prima fra tutte Roma, siano escluse da questo fenomeno.
Nella capitale i loft sono pochi (e prevalentemente derivanti da recuperi di stalle o garage).

Tipicamente sono pezzi unici e quindi costosi. Questo non è vero per le mansarde che, infatti, spopolano da nord a sud». Nonostante alcune oggettive difficoltà (prima fra tutte la presenza di diverse rampe di scale per raggiungerle) il mercato delle mansarde vive uno sviluppo incredibile e a Milano, ad esempio, rappresentano il 5% dell'offerta sul nuovo/ristrutturato, hanno un costo decisamente contenuto (3650€/mq) e rappresentano, rispetto ad un appartamento che abbia più o meno le medesime caratteristiche, un risparmio del 17%. Quattro punti percentuali (e 200€/mq) più convenienti dei loft il cui prezzo medio al metro quadro è, nel capoluogo lombardo, di 3.850€.
Il fenomeno non si limita a Milano, ma è in crescita in tutto il Paese.
A Torino e Bologna, le altre due città italiane per antonomasia devote al loft, si può riscontrare la stessa situazione. Nel capoluogo piemontese le mansarde costano 2.600€/mq, fanno risparmiare il 6% rispetto a un appartamento e rappresentano il 4% dell'offerta. Nella città delle due torri, invece, costano 3260€/mq, fanno risparmiare l'11% rispetto a un appartamento e rappresentano il 4% dell'offerta.
«Il loft è, ed è stato, un fenomeno metropolitano importante, ma proprio per cavalcarne la moda, troppo spesso si è cercato di far passare sotto questa definizione immobili
che non sono loft o, anche se si trattava effettivamente di loft, si tacevano alcuni particolari che poi, all'atto dell'acquisto creavano grossi problemi» ha spiegato Giordano.
Continuando il nostro viaggio fra i tetti (o i sotto-tetti) d'Italia, scopriamo che come accadeva per i loft, ancora una volta Roma è la più cara delle città prese a campione. Per acquistare una mansarda sui tetti capitolini occorrono in media 4.400€/mq, ma anche qui si risparmia molto rispetto all'appartamento: 450€, circa il 9%. Nel mercato romano del nuovo/ristrutturato le mansarde rappresentano il 7% dell'offerta.
A Napoli si registra il risparmio maggiore nel mercato delle mansarde.
Nella città partenopea il costo medio di una mansarda nuova o ristrutturata è di 2.800€/mq, quasi 1.000€ in meno rispetto ad un appartamento con le stesse caratteristiche.
Altre città, che pure stanno lentamente scoprendo il fascino del vivere in mansarda, offrono oggi risparmi ancora contenuti.
A Firenze acquistare una mansarda costa in media il 5% in meno rispetto a un appartamento nuovo, mentre Genova si attesta sul valore minimo riscontrato. All'ombra della lanterna vivere in mansarda fa risparmiare solo il 2% sull'acquisto.
Qui, forse, è meglio abitare qualche piano più giù.

Fonte Newspages

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Pubblicato il 26 Maggio 2010

Sugli immobili gravano 43 miliardi di euro di tasse. I dati della CGIA di Mestre
E’ di 43,2 miliardi di euro il gettito riferito al 2008 (ultimo dato disponibile) relativo ai tributi gravanti sui cespiti immobiliari.
Il 62,8% di questo importo (pari a 27,1 miliardi di euro) va nelle casse dello Stato centrale, il 34,6% ai Comuni (pari a 14,9 miliardi di €), il 2,5% alle Province (1,06 miliardi di €) e il rimanente 0,10% alle Regioni (46 milioni di €). Nonostante l’abolizione sulla prima casa, l’Ici rimane ancora l’imposta più “pesante”: nel 2008 ha garantito ai Sindaci entrate per quasi 10 miliardi di €. Complessivamente, sono 15 le imposizioni che insistono sulle case, i negozi e i fabbricati industriali, artigianali e commerciali presenti nel Paese.
Questi 43,2 miliardi di €, sottolineano dalla CGIA di Mestre che ha curato l’analisi, sono il “frutto” dell’applicazione di 10 imposte (le principali sono l’Irpef, l’Iva, l’Imposta di registro, l’Imposta ipotecaria e catastale, l’Ici, etc., etc.), 2 addizionali (quella provinciale e quella comunale sul consumo di energia elettrica), 2 tributi (la Tarsu o la Tia e il tributo provinciale della protezione ambiente) e una accisa sul consumo di energia elettrica.
L’importanza di queste cifre assume una valenza ancor più significativa in virtù delle dichiarazioni rilasciate qualche mese fa dal ministro Calderoli. In sostanza il ministro della Semplificazione ha ipotizzato la creazione di un’imposta unica chiamata a sostituire gli attuali balzelli applicati dagli enti locali sugli immobili.
«Stando ai numeri - commenta il segretario Giuseppe
Bortolussi della CGIA di Mestre - il gettito che oggi va alle Regioni e alle Province è poco più di 1 miliardo di euro. Una cifra importante, anche se non smisurata che, comunque, farebbe sicuramente comodo ai Sindaci.
Per contro, però, si dovrebbero trovare delle misure compensative per i Presidenti di Provincia che sarebbero, da questa novità, i più penalizzati. Ma la cosa più importante è la necessità che con i decreti attuativi sul federalismo fiscale che verranno approvati nei prossimi mesi, si arrivasse ad una semplificazione del quadro normativo, oggi ancora troppo frammentato. Questo per consentire ai proprietari degli immobili sia la riduzione del peso fiscale, sia una impellente semplificazione burocratica. Con un quadro normativo più chiaro, gli enti locali, invece, si troverebbero nelle condizioni di combattere più efficacemente l’abusivismo edilizio che, soprattutto in alcune aree del Paese, continua avere dimensioni molto consistenti».
Ritornando alle cifre, l’importo più significativo in termini di gettito è “garantito”, come dicevamo più sopra, dall’Ici che, nonostante la completa abolizione dell’imposta sulla prima casa avvenuta nel 2008, consente ai primi cittadini di incassare ancora adesso quasi 10 miliardi di euro l’anno. Dall’applicazione dell’Irpef e dell’Iva arrivano altri 8,1 miliardi di euro per ciascuna imposta, mentre dall’imposta di registro l’Erario incassa 4,7 miliardi di €.
Dalla Tarsu o dalla Tia (a seconda che i Comuni applichino il tributo o la tariffa) arrivano altri 4,2 miliardi di euro.

Fonte : Newspages

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Pubblicato il 26 Maggio 2010

Rallenta la domanda dei mutui

Il ministro Giulio Tremonti lo aveva annunciato. E adesso dalle parole siamo passati ai fatti.
Nel mirino del fisco è finito chi possiede case all'estero senza averle dichiarate al Fisco italiano. Nella lotta all'evasione internazionale il Fisco italiano questa volta si interessa a ville e loft all'estero e fa tappa in Costa Azzurra e Gran Bretagna
recapitando 6.000 lettere ai contribuenti italiani che possiedono immobili non dichiarati, individuati anche grazie alla cooperazione internazionale.
Il quotidiano MF riferisce che le mosse del Fisco confermano i timori delle private bank, che stanno facendo pressione sui clienti affinché facciano riemergere capitali e immobili detenuti all'estero
.

Fonte : Newspages

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