Pubblicato il 21 Agosto 2009

Seconda casa, dritte per l’investimento vincente


casa_vacanze



Molti italiani in vacanza stanno pensando di  sfruttare i ribassi del mercato  immobiliare  per puntare su un cavallo alternativo ai titoli di Stato che da mesi ritoccano al ribasso i minimi storici e comprare una seconda casa, da utilizzare durante le vacanze e magari da affittare quando non la si usa


Tuttavia gli operatori del settore concordano su un dato: rispetto ai valori degli immobili residenziali, in città è provincia, quelli delle località turistiche hanno subito nell’ultimo anno un calo più contenuto. Secondo le elaborazioni di Tecnogruppo( www.tecnogruppo.it)  le seconde case nel 2008 hanno subito una flessione media dei prezzi del 3,9%, reggendo meglio alla crisi del mercato. Tra le zone più colpite c’è la Liguria con cali dell’11,3% a Sestri Levante e del 7,6% a Rapallo. Una tenuta che non significa che nel prossimo futuro non ci saranno svalutazioni ulteriori. Secondo Luca Dondi, analista di Nomisma società di studi economici, il vero calo arriverà, con ritardo, ma arriverà.

Quindi, se i prezzi scenderanno,  chi compra ora non azzecca il timing vincente
. Anzi. Anche analizzando la variabile della redditività delle locazioni, il turistico non sembra garantire performance ottimali. Sempre secondo Dondi il consiglio per il turista/investitore interessato puramente alla seconda casa come forma di investimento, dovrebbe individuare in questa estate l’immobile di interesse, per poi ripassare tra sei mesi quando troveranno senza dubbio prezzi migliori. Per Guido Lodigiani dell’Ufficio studi Gabetti, la montagna è da preferire perché offre una maggiore possibilità di destagionalizzare rispetto al mare ma, in ogni caso, il fattore redditività non gioca a favore di questi immobili.

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Pubblicato il 21 Agosto 2009

 




























 

Jesolo. Le nuove torri di Piazza Drago

JESOLO (VE) -  Jesolo,  una delle maggiori località turistiche italiane per presenze estive, oggi potrebbe essere definita per antonomasia la città del cemento. Negli ultimi anni le amministrazioni comunali che si sono succedute alla guida del paese hanno preferito puntare ad uno sviluppo urbanistico esponenziale senza abitanti. Un fatto alquanto anomalo per una qualsiasi cittadina, dove solitamente l'incremento delle strutture urbanistiche viaggia di pari passo con l'aumento demografico. Eppure qui è successo esattamente il contrario, almeno finora.

Da una parte il numero dei residenti, pressocchè invariato nell'ultimo decennio, potrebbe essere paragonato ad una comunità montana, dove soprattutto i giovani immigrano verso le grandi città alla ricerca di maggiori opportunità, dall'altra Jesolo sembra essere diventata una fucina di architetti,  costruttori e immobiliaristi che competono per realizzare e vendere appartamenti su imponenti grattacieli e palazzi avveneristici, che farebbero invidia a metropoli come Miami, o addirittura Dubai negli Emirati Arabi. Ad uno sviluppo verticale si sono aggiunte una miriade di villette e villaggi turistici spuntati come funghi un pò dappertutto.  Una deregulation edilizia in controtendenza con le attuali politiche abitative dei paesi europei più avanzati. E che prezzi.

Se l'ondata della crisi economica mondiale, che sta investendo gran parte dei paesi occidentali ha determinato una battuta d'arresto sul mercato immobiliare, Jesolo è esente anche da questo fenomeno dove si continua a costruire a prezzi che nell'ultimo anno sono aumentati addirittura del 5-10%.
Prezzi che possono partire dai 3mila euro al metro quadrato per le zone più arretrate fino a raggiungere quota 15mila, per non parlare delle abitazioni frontemare, paragonabili agli esclusivi appartamenti dei centri storici italiani. Per soli quaranta metri quadrati in una costruzione delle nuovi torri si può arrivare a sborsare anche 650mila euro alla faccia di un progresso che sicuramente accontenta una risicata fetta di facoltosi e arricchisce le tasche di pochi. Oppure per un 70 mq in una palazzina di 25 anni ci vogliono ben 550 milioni di euro. Lo sanno bene le agenzie immobiliari che fino a pochi anni fa si contavano sulle dita di una mano e ora sono almeno una trentina.

Una contraddizione in termini, direbbe forse l'architetto di fama mondiale, Kenzo Tange, che chiamato dall'amministrazione comunale nei primi anni 90 ebbe per primo il compito di gettare le linee guida per trasformare Jesolo in una città vera, e che in termini pratici avrebbe dovuto dare quell'impulso positivo ad una località balneare che vive solo 4 mesi all'anno per poi cadere nella stagione invernale in una sorta di letargo civile. E forse la causa è proprio da ricercare in questa politica espansionistica che non ha tenuto conto che una cittadina cresce solo quando esiste un collegamento direttamente proporzionale tra persone che vi risiedono e sviluppo urbanistico, e non viceversa.

D'altra parte l'ambizioso "Master Plan" realizzato dal noto giapponese di fama internazionale, presentato nel 1994 e approvato definitivamente con qualche variante il 18 aprile del 2003, aveva ben altri obiettivi, rispetto a quello che oggi è sotto gli occhi di tutti.

L'architetto giapponese Kenzo Tange

L'idea portante mirava principalmente a tre obiettivi. Il primo era quello di creare una zona residenziale permanente (l'attuale progetto di edilizia residenziale popolare Campana ndr) che entro il 2012 avrebbe dovuto portare Jesolo al traguardo di 35mila residenti. La seconda era quella che prevedeva  l'accorpamento volumetrico di alcuni stabili per rilanciare l'arenile sia in termini di qualità che di sobrietà architettonica. E infine, il terzo obiettivo era quello di creare un parco centrale, una specie di Central Park newyorchese, proprio nel bel mezzo della nuova area residenziale. Insomma tutto ruotava attorno ad un elemento fondante, che ogni urbanista prende solitamente in considerazione, cioè una città pensata e costruita a dimensione dei suoi abitanti. Infrastrutture e attività commerciali erano stati studiati per soddisfare i bisogni non solo dei turisti che affollano nei mesi estivi il litorale, ma anche dei residenti, in un contesto che avrebbe portato nuova linfa vitale all'attività turistica che rappresenta il perno economico del territorio, capace però di dare una continuità anche nei lunghi mesi invernali a garanzia di un equilibrato e costante sviluppo socio economico.

Oggi a guardare Jesolo i veri obiettivi sono stati elusi. Quel che resta del famoso master plan, che nel corso degli anni ha subito circa 300 varianti di programma, è un'esasperta cementificazione con la conseguenze perdita anche della flebile identità sociale che ha accompagnato la storia di Jesolo per oltre un secolo.

Indubbio che nell'attuale contesto l'arredo urbano in generale sia stato migliorato grazie all'ormai consueta contrattazione tra amministrazione comunale e costruttori, dove quest'ultimi in cambio di aumenti di cubatura hanno fatto un vero e proprio restyling di piazzette e strade. Ma la fuga specialmente per i giovani è stata comunque inevitabile. I prezzi delle case sono lievitati, tanto che oggi pochi eletti potrebbero permettersi di acquistare un'abitazione a Jesolo, e nonostante la crescita dell'offerta abitativa stagionale il maggiore flusso turistico si è ridotto prevalentemente nei fine settimana. L'attuale sindaco Francesco Calzavara tempo  fa  rilasciò un intervista a un giornale locale giustificando l'attuale espansione immobiliarista come un motivo valido per incentivare il ritorno della "creme" facoltosa lombarda, proprio come avvenne negli anni 50 e 60, periodo in cui Jesolo era considerata una spiaggia d'elite.

Così le intenzioni originarie del tanto discusso Master Plan si sono sempre più affievolite per fare spazio ad una speculazione selvaggia, quasi fosse la panacea di tutti i mali. Ascoltando alcuni dei residenti il mercato immobiliare avrebbe favorito i piccoli e medi imprenditori della regione che avrebbero investito il contante delle loro aziende sul sicuro mattone, determinando una lievitazione dei prezzi incontrollata.
Così jesolo oggi rappresenta un caso alquanto singolare con prezzi che viaggiano da se, a scapito di una crescita demografica parallela, e senza migliorare la qualità della vita per chi ci vive tutto l'anno.

Indubbio che aumentare demograficamente una città comporta un onere maggiore per l'amministrazione: più scuole, più strutture pubbliche e più servizi d'aggregazione sociale, forse ritenuti poco importanti per l'attuale gestione. Ma questo elemento rappresenta il cuore pulsante di una qualsiasi città. Nel 1991 Jesolo, secondo i dati diffusi dall'Istat aveva 22.151 residenti e dieci anni più tardi erano diventati 22.698. Una crescita irrisoria rispetto ai presunti 6 milioni di metri cubi di cemento realizzati negli utlimi anni, e che secondo i demografi si possono tradurre in una capacità insediativa di circa 50mila abitanti. D'altra parte siamo in una regione che registra un primato negativo assieme alla Puglia e al Lazio, per quanto concerne l'avanzata del cemento. Dal 2001 al 2008 il Veneto ha perso ben 100 chilomentri quadrati tra aree verdi e agricole (Rapporto Istat 2009) per far spazio a nuovi insediamenti urbani.

 

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Pubblicato il 21 Agosto 2009

Cina, crescono i prezzi delle nuove case

Piano casa nella Regione Puglia


Stando a diverse analisi compiute nel Paese asiatico, i prezzi delle nuove case nelle 36 città più grandi della Cina avrebbero subito un rialzo durante il mese di giugno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’incremento su base annua, secondo le stesse rilevazioni - sarebbe stato addirittura del 6,3%, denotando un buon ritmo di crescita, e dimostrando un’ottima disponibilità di finanziamento immobiliare da parte dei locali  istituti di credito .


Il prezzo medio di un nuovo appartamento è pertanto salito a 6,554 yuan (circa 960 dollari) per metro quadro, come confermato dalla Commissione Nazionale per le Riforme e lo Sviluppo.
 
I prezzi sarebbero invece aumentati dell’1,1% su base mensile.
 
Per ciò che concerne i finanziamenti finalizzati a tal scopo,
i governo cinese sostiene un incremento dei prestiti bancari fino a 7,37 trilioni di yuan nel primo semestre dell’anno.

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Pubblicato il 21 Agosto 2009

Piano casa Lombardia: aumenta premio cubatura con spazi verdi

piano casa lombardia aree verdi

In Lombardia, con il “piano casa“, ovverosia grazie alla Legge Regionale numero 13 del 2009, c’è la possibilità di poter usufruire di un premio di cubatura del 35%, anziché del 30%, nel caso in cui l’ampliamento dei volumi preveda anche l’adozione di adeguati spazi destinati alle aree verdi


In merito, secondo una delibera approvata dalla Giunta della Regione Lombardia, su proposta di Davide Boni, Assessore regionale al Territorio ed all’Urbanistica, vengono definite le regole ed i criteri da seguire per realizzare gli interventi al fine di potersi avvalere di  un ampliamneto volumetrico superiore.
 
Il premio massimo di cubatura per gli interventi di sostituzione edilizia
è quindi vincolato alla realizzazione di spazi verdi che da un lato ottimizzano, dal punto di vista paesaggistico, l’inserimento dell’edificio nell’ambiente circostante, e dall’altro devono altresì garantire continuità ed uniformità con la altre aree verdi circostanti.
 
Il “piano casa” della Regione Lombardia, di conseguenza, oltre a garantire il rilancio dell'edilizia
, punta ad incentivare la realizzazione di interventi che permettano di aumentare la qualità degli insediamenti; la Legge sull’edilizia nella Regione avrà effetto a partire dal prossimo 16 ottobre 2009, ed avrà una durata di 24 mesi per l’edizilia residenziale, e di diciotto mesi per gli interventi di edilizia non residenziale.

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Pubblicato il 21 Agosto 2009

Cantieri pubblici Lazio: Regione stanzia 70 milioni di euro

lavori pubblici regione lazio


 Prima dell'inizio della pausa estiva, nel Lazio la Giunta regionale  ha provveduto ad approvare, su proposta di Luigi Nieri, Assessore Regionale al Bilancio, un piano triennale di lavori pubblici che interesserà tutti i Municipi della città di Roma, ed altri 252 Comuni della Regione Lazio.


In virtù del fatto che i comuni interessati  dovranno provvedere a presentare i programmi atttuativi entro un termine di massimo 90 giorni , Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, ha sottolineato come molto presto saranno così avviati in tutta la Regione ben cinquecento cantieri con ricadute positive sull’occupazione e sull’economia.
 
 Nel dettaglio, grazie ad uno stanziamento che ammonta a 70 milioni di euro  per il triennio 2009-2011, si potranno riqualificare casali, scuole, strade, piazze, impianti sportivi, centri per anziani e spazi verdi, rendendo così più vivibili i comuni, piccoli e grandi, e le comunità montane.
 
Per quanto riguarda la città di Roma, sono stati definiti ben 82 interventi che, per un importo pari a 13,5 milioni di euro, riguarderanno e coinvolgeranno tutti i Municipi; ma il provvedimento finanzia anche interventi nella Provincia di Rieti, Viterbo, Latina, Frosinone e nella Comunità Montana dell’Aniene

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Pubblicato il 21 Agosto 2009

Ricostruzione L’Aquila: via libera ai Moduli Abitativi Provvisori

Moduli Abitativi Provvisori

Ben presto oltre quattromila cittadini dell’Abruzzo che vivono nelle tende a causa del terremoto potranno vivere all'interno di ben 1500 MAP, i Moduli Abitativi Provvisori, per la realizzazione dei quali è avvenuta l’aggiudicazione delle gare per delle strutture che sono in legno, ecosostenibili ed antisismic


A darne notizia è la Protezione Civile nel precisare come i MAP saranno dislocati nei comuni della Provincia dell’Aquila, mentre nel Comune capoluogo procede allo stesso modo a grandi passi il Piano C.A.S.E.  per la realizzazione dei relativi complessi abitativi .
 
Tutti i comuni interessati alla realizzazione dei MAP stanno provvedendo ad attivare le necessarieprocedure di esproprio delle aree indicate per i progetti e le opere di urbanizzazione. Una volta conclusa questa e le altre procedure, si provvederà ad avviare l’attività di messa in posa delle “casette” in legno.
 
Nel dettaglio, le ditte che si sono aggiudicate la realizzazione dei 1.500 MAP, suddivisi in lotti, avranno un tempo massimo di sesssanta giorni per terminare i lavori a partire dalla data di consegna delle aree; i MAP in legno, in funzione del numero di persone che li dovranno abitare, hanno una superficie di 40, 50, oppure 70 metri quadrati.

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Pubblicato il 21 Agosto 2009

Mutui tasso variabile: attenzione alle condizioni di contratto

mutui tasso variabile


La rata per i mutui a tasso variabile può salire e scendere in funzione del periodo di indicizzazione;se ad esempio  il finanziamento immobiliare prevede l'adeguamento ogni sei mesiquesto significa che, indipendentemente dall’andamento dei tassi nel semestre, la rata sarà sempre la stessa.
A ricordarlo è il Centro Tutela Consumatori Utenti che, di conseguenza, invita i potenziali nuovi mutuatari a fare attenzione alle condizioni ed alle clausole dei contratti che si sottoscrivono; ed a coloro che un mutuo a tasso variabile ce l’hanno già, l’Associazione invita comunque i mutuatari ad andaersi a rileggere il contratto anche per vedere se non siano presenti clausole e condizioni poco trasparenti e vessatorie.
 
In particolare, il CTCU, che riceve sempre numerose segnalazioni e richieste di aiuto e di consulenza da parte delle famiglie in materia di mutui, ha constatato l’esistenza di contratti con  la clausola del  cosidetto "tasso Soglia" , al di sotto del quale, indipendentemente dall’andamento del costo del denaro, il mutuo non può scendere.
 
Il Centro Tutela Consumatori Utenti ha non a caso raccolto segnalazioni di mutuatari con un tasso soglia del 4,50% per i mutui a tasso variabile ; trattasi chiaramente di un tasso che attualmente è sia improponibile, sia fuori mercato, visto che nella realtà, considerando l’euribor più lo spread, il tasso sa applicare al mutuo non dovrebbe andare oltre un 2,50%!

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Pubblicato il 21 Agosto 2009

Nuove previsioni per il mercato immobiliare britannico

Mutuo inpdap

Il Centro di Ricerca Economico (CEBR) britannico dichiara che i prezzi delle proprietà immobiliari ad uso abitativo nella zona di reiferimento  subiranno un significativo incremento durante il 2010. In particolar modo, tra l’ultimo trimestre del 2009 e il prossimo anno, i valori delle proprietà ora considerate si apprezzeranno di almeno il 2% Poche speranze di apprezzamento, invece, sono previste dal CEBR per l’anno in corso. I prezzi 2009 delle  case britanniche dovrebbero infatti cedere ancora del 3%  nei prossimi mesi, con valori che potrebbero tornare su soglie inferiori del 25% rispetto ai picchi toccati durante il 2007.
 
Una volta toccato il fondo - presumibilmente entro gli ultimi due mesi dell’anno - il mercato immobiliare tornerà a crescere, con alcune importanti compagnie di costruzioni che riprenderanno i loro piani di espansione

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Pubblicato il 13 Agosto 2009

CITTA'  PROIBITE
FRATTURE NELLO SPAZIO LISCIO DEL MERCATO Le metropoli Usa sconvolte dalla crisi dei mutui subprime. Occupazioni di case vuote e richiesta di un intervento pubblico per risolvere il dramma di chi oramai vive in strada. Un'intervista a Peter Marcuse e Neil Brenner
«I senzatetto non sono una falla del sistema, ma la condizione del suo funzionamento». Questa citazione, tratta da uno dei suoi libri, decora le pareti dell'ufficio newyorchese di Peter Marcuse, figlio del «filosofo del '68» Herbert e professore di pianificazione urbana alla Columbia University. Oggi potremmo sostituire i senzatetto con le migliaia di americani che si trovano in mezzo a una strada in seguito alla crisi dei mutui. Cambiano le forme, ma non il meccanismo che regola il sistema. Per questo con Marcuse, e con Neil Brenner, professore di sociologia e di metropolitan studies alla New York University, proviamo a discutere della crisi attuale e dei suoi effetti sulla geografia delle città, delle nazioni e del mondo. E degli spazi che questa potrebbe aprire per le sinistre e i movimenti sociali.
In che modo la crisi può costituire un'opportunità per la sinistra e i movimenti sociali?
Peter Marcuse: Il punto da cui partire per capire quali sono i limiti e le possibilità per la sinistra in questa crisi economica è la situazione attuale del mercato immobiliare, in particolare quello cittadino. Negli Stati Uniti c'è grande solidarietà verso coloro che perdono la propria casa e si moltiplicano i tentativi di evitare i pignoramenti. Tra i più radicali, vi è un movimento di occupazione delle case sequestrate, attivo in varie zone: a New York prende il nome di Picture the Homeless, a Miami si chiama Take Back the Land. Gli attivisti aiutano le persone a occupare le case rimaste vuote, conquistando così molta simpatia da parte della popolazione. Alla domanda su quale fossero i loro obiettivi, hanno tuttavia spesso risposto che sono coscienti che le loro azioni sono illegali e che le famiglie occupanti dovranno prima o poi andarsene. Quello che cercano di fare è solo rendere pubbliche le tragedie di chi è sbattuto fuori dalla propria abitazione. Il passo seguente, a rigor di logica, dovrebbe essere il riconoscimento che il libero mercato è lo strumento sbagliato per distribuire le case e che gli edifici occupati dovrebbero essere messi in modo permanente al servizio di chi ne ha bisogno. Questo ragionamento però non viene fatto. La recente formazione e crescita di movimenti sociali radicali è indubitabile. Al tempo stesso, non riescono a esplicitare il carattere politico delle loro rivendicazioni.
Neil Brenner: Se le persone capissero che questa è la logica inevitabile del capitalismo si arriverebbe ad una critica sistemica e ad una soluzione. Non si tratta infatti di correggere alcuni «casi isolati» di espulsione di persone che si sono trovate in «circostanze sfortunate». La situazione attuale è infatti il risultato di oltre un decennio di una speculazione di un mercato immobiliare orientato a trarre profitto dalle fasce più deboli della popolazione.
Quali sono dunque gli effetti della crisi economica sulle metropoli statunitensi?
Peter Marcuse: Per il momento, mon vi sono cambiamenti significativi nel modo in cui il capitalismo interviene sulle città. Ma le gerarchie di potere potrebbero risultarne modificate, anche se non è ancora chiaro in quale direzione. È forte la possibilità che accada qualcosa sul fronte politico, il che influenzerebbe il governo cittadino. Con l'elezione di Obama c'è stato uno spostamento generale verso sinistra, anche se certamente non in modo radicale. Si è così diffuso il bisogno di un ruolo più forte delle istituzioni pubbliche e di una maggiore regolazione dell'economia di mercato. Inoltre, non c'è più un'accettazione acritica del ruolo centrale della finanza nel settore dello sviluppo urbanistico. Allo stesso tempo, l'uso che si sta facendo degli aiuti di stato suggerisce però l'importanza continua se non crescente del settore finanziario.
Neil Brenner: La domanda che la sinistra si deve porre non è «crisi o stabilità» ma cosa distingue questa crisi dalle altre. Questa, infatti, è un'occasione per politicizzare la finanziarizzazione dell'economia in generale e dell'economia urbana in particolare. Il ruolo della finanza come meccanismo centrale del capitalismo è stato dato per scontato, mentre sottende decisioni e rapporti di forza che decidono della distribuzione delle risorse pubbliche. Con questo oggi ci dobbiamo confrontare in modo molto esplicito e a tutti i livelli: locale, nazionale e globale.
Peter Marcuse: La parola chiave è «politicizzare». Non è ancora accaduto. La sfiducia nel settore finanziario non è molto distante dal diventare una critica del capitalismo, ma questa possibilità resta ai margini della discussione pubblica. Il che mette in evidenza i limiti nel funzionamento della democrazia rappresentativa. Suggerisce che l'unidimensionalità prodotta dal sistema è molto profonda. Quando Obama parla nei campus universitari, le questioni sollevate riguardano però la necessità di prevenire gli aborti piuttosto che limitare il potere di Wall Street.
Si può dunque parlare di una distanza se non di una frattura tra il livello della rappresentanza democratica e quello dei fenomeni sociali che si manifestano nelle metropoli?
Neil Brenner: Una delle risposte potrebbe essere questa: le istituzioni rappresentative garantiscono un certo livello di diritti civili propedeutici al perseguimento di altre forme di democrazia radicale. Il punto è però un altro, cioè se i movimenti globali operano per affermare un progetto di democrazia popolare, o di autogestione, più radicale delle procedure elettorali sulle quali si basa la democrazia parlamentare. Ci si deve dunque chiedere se i processi di ristrutturazione economica globale negli ultimi due decenni, oltre a limitare i movimenti sociali, abbiano anche contribuito a far sorgere nuove strategie in questa direzione nelle città di tutto il mondo.
Peter Marcuse: Io vedo una situazione di grande ambiguità. Il luogo in cui la democrazia diretta è possibile sono le città, il livello locale, perché è lì che vivono gli uomini e le donne. Il malcontento nei confronti di questa crisi si esprime nelle città e, in una certa misura, nelle politiche cittadine. Però il fenomeno non è locale, ma nazionale e globale. Quindi abbiamo delle risposte ambigue: l'indignazione si esprime a livello locale ma il suo obiettivo è sovralocale. Una conseguenza negativa della crisi sulle politiche locali è la subordinazione dei problemi relativi alla qualità della vita o ai salari e alla distribuzione delle risorse alle misure per la crescita economica. È quello che sta succedendo a New York, dove l'amministrazione sta investendo in infrastrutture nel lower Manhattan per ottenere maggiore sviluppo economico invece di investire nelle scuole pubbliche, nella sanità. In questa situazione di crisi, il perdurare del dominio della sfera economica avrà effetti negativi sui movimenti sociali progressisti a livello locale.
La globalizzazione, in tutte le sue forme, mette in gioco il rapporto tra il capitale e la trasformazione spaziale del mondo. Che relazione c'è oggi tra lo sviluppo capitalistico e la creazione di nuovi spazi?
Neil Brenner: La trasformazione spaziale è al centro dell'accumulazione di capitale, perché l'estrazione del plusvalore implica la creazione di una rete globale di infrastrutture per facilitare l'accumulazione. Questi temi sono il cuore del nostro progetto «città per le persone, non per il profitto». Da una parte vi sono i processi di accumulazione e di mercificazione che producono vari modi di appropriazione dello spazio orientati al profitto. Dall'altra vi sono lotte per appropriarsi dello spazio per uso popolare, per la riproduzione sociale. Ma il confine tra mercificazione e riproduzione sociale è fluttuante. La crisi ha evidenziato l'estensione crescente della mercificazione del mercato immobiliare e l'opposizione che ha incontrato. È, questa, un conflitto sulla produzione dello spazio. Prende forme diverse rispetto a trenta, cinquanta o centocinquanta anni fa, ma è endemico al capitalismo come il conflitto per estrarre plusvalore dal lavoro.
Peter Marcuse: La crisi attuale è stata prodotta dalla ricerca di luoghi ulteriori per l'investimento di capitale: i salari non erano sufficienti per far fruttare il settore immobiliare in termini di investimenti, dunque si è deciso di estendere il credito per produrre profitto. Quando i salari non sono abbastanza alti per ripagare il credito si ha una crisi come questa.
Negli Stati Uniti la teoria critica non si manifesta più negli ambiti del pensiero politico o della scienza politica, ma negli studi di geografia e di urbanistica critica. Perché? Ha a che fare con i processi di globalizzazione e denazionalizzazione?
Neil Brenner: A partire dagli anni Ottanta abbiamo assistito a una significativa riarticolazione dello spazio politico-economico. Alcuni studiosi ne hanno parlato in termini di globalizzazione, deterritorializzazione o denazionalizzazione. Io prefisco parlare di rescaling,, di ridefinizione delle scale spaziali. Una delle sfide oggi è dare un senso a queste nuove geografie. Penso che il termine «denazionalizzazione» sia problematico. La dimensione nazionale è significativa in termini strutturali e politici come lo era in passato, ma è inserita in un contesto geografico mutato. Quindi, è necessario comprendere la riarticolazione del livello nazionale con il livello locale e quello globale dell'autorità politica. L'Unione europea è un case study molto importante per comprendere questa nuova configurazione dello spazio politico e dell'autorità politica a partire dal nuovo sistema di relazioni tra nazionale, subnazionale e sovranazionale. Si tratta di un ridimensionamento dello spazio politico nazionale più che la sua dissoluzione.
Peter Marcuse: La geografia ha un rapporto mediato con il politico. Se si deve analizzare cosa sta accadendo negli Stati Uniti con la crisi utilizzando gli strumenti di una buona scienza politica, la conclusione sarebbe immediatamente che serve una rivoluzione. Se si prende in considerazione il sistema spaziale, bisogna fare alcune inferenze ulteriori prima di giungere alla stessa conclusione, perché, introducendo il livello spaziale, si produce una formulazione mediata della crisi. Sono stupito dal fatto che la geografia sia oggi più radicale della scienza politica o dell'economia, perché è in un certo senso illogico. La crisi sottostante riguarda le relazioni economiche e politiche nella società e lo spazio è uno strumento per influenzarle e strutturarle, ma ne è un riflesso.

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Pubblicato il 13 Agosto 2009

Usa/ Richieste mutui -3,5%. Rifinanziamenti -7,2%

Torna a frenare il mercatoimmobiliare Usa. Nella settimana conclusa lo scorso 7 agosto,le richieste di nuovi mutui sono scese del 3,5% su basesettimanale, i rifinanziamenti dei mutui in essere sono scesidel 7,2%. I tassi di interesse sui mutui trentennali sono saliti dal5,17% al 5,38%, stesso andamento per i mutui quindicennalicon il tasso salito da 4,60% a 4,71%. I dati sono statidiffusi dalla Mortgage Bankers Association.

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