il mondo del lavoro

Pubblicato il 15 Marzo 2010

Protezione e risanamento delle strutture in calcestruzzo
La durabilità delle opere in calcestruzzo è strettamente legata a molteplici fattori dipendenti dalle tecniche di confezionamento e/o realizzazione dei getti, nelle diverse condizioni ambientali di permanenza, esposizione e/o sollecitazione.
Diverse anche se simili le condizioni ambientali dei manufatti e delle strutture in atmosfere ricche di anidride carbonica, piogge acide ricche di composti solfatici, o in presenza di acque meteoriche e dilavanti con concentrazioni di sali (ad esempio cloruri dei sali disgelanti stradali che provocano degrado chimico delle superfici) o in ricorrente contatto con acque stagnanti e di falda del sottosuolo (presenza di solfati e nitrati). Strutture poco curate in fase di realizzazione, poco protette o mal risanate, presentano e ripresentano a distanza di tempo, nelle zone esposte all'azione degli agenti atmosferici (superfici in c.a. a vista, travi e pilastri, cornicioni e marcapiani, frontalini balconi, ecc.), e delle acque meteoriche, dilavanti, ristagnanti o di falda, in cicli di gelo disgelo (viadotti e ponti, gallerie, canali e dighe, depuratori, serbatoi, garage e depositi interrati, ecc.), progressivo degrado con alterazione dell'aspetto estetico ed elevati costi di manutenzione. Il dilavamento e l'assorbimento meteorico, in strutture porose e non protette, provocano carbonatazione, sfarinamento e sgretolamento, con delaminazione del copriferro per ossidazione delle armature sottostanti; l'imbibizione delle strutture interrate, per umidità dal sottosuolo o immersione (periodica o saltuaria) in acque stagnanti e di falda, provoca, per non tenuta della protezione esterna, infiltrazioni nelle non conformità, nelle 
fessurazioni, nei distanziali e nei tiranti dei casseri, nelle riprese di getto e di frazionamento.
Genericamente si è sempre pensato di affidare la durabilità del calcestruzzo a protezioni esterne sacrificabili (rivestimenti protettivi sopra e impermeabilizzazioni sotto il livello del suolo), senza approfondire gli aspetti concernenti la scelta dei materiali in funzione della tipologia e della situazione ambientale con sufficiente interscambio di informazione formazione tra progettisti, committenti e costruttori.
Gli interventi di manutenzione, ripristino e consolidamento delle strutture esistenti in cemento armato hanno avuto negli ultimi trenta anni un ruolo centrale sia nell'ambito dell'edilizia residenziale e industriale che in quello infrastrutturale. 
I sistemi di risanamento non sono sostanzialmente cambiati, salvo crescita incontrollata della produzione dei diversi premiscelati per aumento del mercato, diverse le tipologie e le caratteristiche, migliori le prestazioni in relazione alle condizioni del supporto, non sempre accompagnate da generale capacità diagnostica preventiva (durata, costi, benefici), formazione e qualifica delle maestranze o adeguato controllo di cantiere.
Per ultimo la non perfetta o completa cognizione di tutti gli addetti sulle potenzialità fisico meccaniche del calcestruzzo hanno portato e comportato ampie criticità nelle scelte dei materiali da costruzione e da risanamento, senza evitare quei fenomeni di ammaloramento che riducono la vita utile di servizio di qualsiasi opera, con aumento dell'incidenza dei costi di contestazione, riparazione e/o
manutenzione a carico della committenza.
Con le Norme Tecniche per le Costruzioni si sono univocamente stabiliti i criteri generali di progettazione, di esecuzione e di collaudo degli interventi di ripristino delle strutture esistenti in calcestruzzo, che devono essere effettuati ricorrendo all'impiego di materiali e prodotti per uso strutturale. Con la pubblicazione della serie di norme europee armonizzate EN 1504, in vigore dal 1° gennaio 2009, per gli interventi di ripristino e manutenzione delle strutture esistenti in c.a. e c.a.p., è fatto obbligo - al progettista di prescrivere in capitolato materiali, le cui prestazioni minime siano in accordo con i requisiti fissati dalle norme EN 1504, provvisti di marcatura CE - ai produttori di materiali speciali di immettere sul mercato solo prodotti identificati, qualificati e provvisti di marcatura CE - all'impresa esecutrice di utilizzare esclusivamente materiali identificati e qualificati in accordo alle N.T.C - al Direttore dei Lavori di accettare in cantiere solo prodotti corrispondenti a queste caratteristiche (per l'adozione di materiali e componenti strutturali marcati CE, la DL deve acquisire e verificare la documentazione di qualificazione all'atto dell'accettazione).
Con validità e vigenza delle Norme Tecniche per le Costruzioni inizia un percorso moderno nella progettazione delle strutture (vita utile di servizio) con prescrizioni fin dal principio legate alla durabilità, per evitare tutte le cause di ammaloramento del calcestruzzo in determinate esposizioni ambientali nelle diverse fasi dell'opera.

Arch. Enrico GASTALDO BRAC IRCAT

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Pubblicato il 28 Dicembre 2009

Cocopro assunti con iter agevolato
 
 
 

 


Al via la stabilizzazione dei co.co.co iscritti alla gestione separata amministrata dall'Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. Dopo quasi un anno, è stata approvata, dai ministeri vigilanti, la delibera del consiglio d'amministrazione Inpgi del 29 gennaio 2009. Il tanto atteso via libera ministeriale, sollecitato dai vertici dell'Istituto di previdenza il 27 novembre scorso, offrirà ai committenti la possibilità di trasformare i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa in contratti di lavoro subordinato. Presto l'Inpgi diffonderà una circolare con le istruzioni operative a cui dovranno attenersi i committenti che vorranno aderire alla stabilizzazione. Nel frattempo, con un comunicato, l'Istituto fa sapere che ci saranno otto mesi di tempo per consolidare il rapporto di lavoro. L'accesso alla stabilizzazione sarà possibile solo dopo che i committenti avranno stipulato un accordo con le organizzazioni sindacali dei giornalisti su base territoriale, sentite le rappresentanze aziendali, finalizzato alla conversione dei co.co.co.
La trasformazione sarà consentita esclusivamente per i collaboratori iscritti alla gestione separata dell'Istituto il cui contratto sia in corso al momento della variazione, a patto che siano stati rispettati gli adempimenti previdenziali. I nuovi contratti di lavoro subordinato potranno essere anche a termine ma con una durata non inferiore a due anni. Come già avvenuto in passato per altri settori, potranno accedere alla stabilizzazione tutti i committenti, anche se raggiunti da provvedimenti amministrativi o giurisdizionali non definitivi, riguardanti la qualificazione del rapporto di lavoro. Gli organi rappresentativi dell'Istituto previdenziale hanno salutato con soddisfazione l'approvazione della delibera, che consentirà alle aziende di assumere giornalisti collaboratori con l'azzeramento di eventuali sanzioni, interessi e contributi pregressi, eventualmente rilevati durante visite ispettive. In attesa di maggiori informazioni sulle modalità di accesso alla stabilizzazione, ricordiamo che la gestione previdenziale Inpgi dei co.co.co. è stata oggetto, quest'anno, di profonde modifiche: dal 1° gennaio, infatti, è iniziata una trasformazione che tende a equipararla a quella prevista per gli iscritti alla gestione separata Inps, con un graduale innalzamento delle aliquote contributive, uniformate entro il 2011.
Fonte .ilsole 24 ore

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Pubblicato il 30 Novembre 2009

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Cerchi lavoro, in un ambinete giovane e dinamico
Manda pure il tuo curriculum alla mail : cerchilavoroora@libero.it
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Pubblicato il 19 Novembre 2009

Lavoro: sindacati, Alcoa non chiude

(ANSA) - CAGLIARI, 18 NOV - L'Alcoa non chiude a Portovesme, ma anzi rilancia per lo sviluppo dello stabilimento. E' quanto si apprende da fonti sindacali. 'L'Alcoa si e' detta pronta anche a pagare quanto dovuto allo Stato italiano per le agevolazioni sulle tariffe energetiche percepite in questi anni e oggetto della procedura di infrazione della Commissione Europea - dice Roberto Puddu (Cgil del Sulcis) - ma ricorrera', insieme al Governo, alla Corte di Giustizia Europea contro la decisione di Bruxelles'.

fonte :l'unita

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Pubblicato il 18 Novembre 2009

Il peso dell'attuale crisi economica sul settore delle costruzioni

La crisi in atto, che vede una riduzione del Pil del 6,5% negli ultimi 4 trimestri, risulta di intensità maggiore rispetto alle due crisi precedenti. Nel '74-'75 il prodotto interno lordo si è ridotto infatti del 3,8% in 3 trimestri, mentre nel '92-'93 il calo è stato dell'1,9% in 6 trimestri. L'impatto delle tre crisi sul settore delle costruzioni è più rilevante rispetto a tutti gli altri settori economici: -5,9% (crisi '74-'75), -13% (crisi '92-'93) e -6,9% fino al secondo trimestre 2009 (crisi attuale).
E' pesante anche l'impatto sull'indotto: rispetto al 2008, l'anno in corso fa registrare un calo del 17,9% nel settore del cemento, del 24,1% per calce e gesso, del 30,5% per la fabbricazione di mattoni. Alla luce di tutto ciò, l'Ance stima per le costruzioni nel 2009 una riduzione degli investimenti pari a -9,4% rispetto al 2008.

Abitazioni e Piano Casa
Nel 2009, secondo l'Ance, gli investimenti in abitazioni si riducono del 9,5% rispetto al 2008: particolarmente evidente è il calo della nuova edilizia abitativa (-19%), a fronte di una sostanziale tenuta del comparto del recupero (-1%). La minore produzione di abitazioni è ovviamente collegata all'andamento dei permessi di costruire, scesi da 305.000 nel 2005 a 185.000 nel 2009. Per il 2010 l'Ance conferma le previsioni negative, con un calo produttivo stimato tra -7,1%, non tenendo conto del contributo che potrà derivare dal "piano casa 2", e
-3,9%. Quest'ultimo valore include invece gli effetti sul settore del provvedimento, che prevede per gli edifici residenziali ampliamenti fino al 20% della volumetria esistente e la possibilità di abbattere e ricostruire vecchi edifici industriali con premi di cubatura. Tuttavia, tenendo conto del lasso temporale che intercorre tra il ritiro del permesso di costruire, l'inizio dei lavori e la durata degli stessi, l'Ance ha stimato che l'impatto positivo del Piano Casa sui livelli produttivi possa avvenire solo a partire dalla seconda metà del 2010 e negli anni successivi. Gli investimenti complessivamente attivabili con il provvedimento ammonterebbero a 59 miliardi di euro (41 miliardi nell'edilizia abitativa e 18 in quella destinata alle attività economiche), di cui 4,6 miliardi nel 2010 (2,7 miliardi nel settore residenziale e 1,9% nell'edilizia non residenziale).

crollo, ma situazioni difficili si registrano anche in Val d'Aosta (-57%), Veneto (-33,5%) e Sardegna (-32,8%).
Nel comparto non residenziale il calo è stato del 16,4% a livello nazionale, ma in ben 14 regioni la diminuzione è stata più elevata. Ad aggravare la situazione delle imprese anche le crescenti difficoltà di accesso al credito, che, secondo un'indagine Ance, hanno riguardato circa il 45% delle imprese associate. Inoltre il 33% del campione di imprese dichiara di aver subito un cambiamento unilaterale delle condizioni dei finanziamenti in essere da parte delle banche.
- Famiglie
I dati dimostrano che nelle diverse regioni l'erogazione dei mutui alle famiglie ha subito un pesante calo soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno con punte del
-42,7% in Sicilia, seguita dalla Calabria con un -28,7%. L'unica regione in positivo risulta l'Umbria.
A pesare sulla possibilità delle famiglie di comprare una casa c'è soprattutto l'aumento degli spread sia per i mutui a tasso variabile che per quelli a tasso fisso. Per questi ultimi cresce il differenziale con l'Area Euro: a settembre 2009 i mutui erogati nel nostro Paese erano più cari dello 0,61% rispetto a quelli europei (ad agosto questa differenza era pari allo 0,74%).
Per capire cosa esprima il differenziale d'interesse, l'Ance ha effettuato una simulazione, prendendo come base di riferimento i tassi sui mutui alle famiglie per l'acquisto dell'abitazione della BCE. Si è ipotizzato di sottoscrivere un finanziamento per l'acquisto della casa in Italia e nell'Area Euro pari a 150.000 euro per una durata di 25 anni; dalla simulazione emerge che le famiglie italiane sono costrette a pagare 15.758 euro in più rispetto all'Europa.
E' come se in Italia si pagasse il mutuo per 18 mesi in più rispetto all'Europa!
E questo succede nonostante la rischiosità delle famiglie italiane sia rimasta molto bassa dall'inizio della crisi ad oggi, al contrario di quanto è accaduto in molti Paesi europei, caratterizzati da un forte indebitamento individuale.

Immobiliare
Il 2009 rappresenta il terzo anno consecutivo di calo delle compravendite di abitazioni in Italia. La flessione delle transazioni (complessivamente 595.000) è stata più accentuata nei comuni minori
(-17%) rispetto ai comuni capoluogo di provincia (-12,1%). Nei grandi centri urbani la frenata risulta più contenuta e città come Milano e Bologna, nel secondo trimestre dell'anno, fanno registrare segnali positivi.
Per quanto riguarda l'andamento dei prezzi, nel primo semestre 2009 Nomisma stima una riduzione del 3,5% nelle aree metropolitane. Va sottolineato, comunque, che la diminuzione dei prezzi delle abitazioni registrata in Italia è nettamente inferiore rispetto agli altri paesi: solo il Giappone ha registrato una contrazione dei prezzi inferiore a quella italiana.
Nel 2010 i prezzi delle abitazioni potrebbero subire una ulteriore flessione, del 2-3%.

Mutui
Nei primi sei mesi del 2009 si registra una contrazione dei finanziamenti erogati sia alle imprese (-17,7%) che alle famiglie
(-17,3%).
- Imprese
E' la prima volta che tutte le regioni italiane fanno registrare flussi negativi nell'erogazione di mutui per investimenti in edilizia residenziale. I dati maggiormente preoccupanti provengono dalle Marche (-74,6%), dove si può parlare di un vero e proprio

Fonte Newspages

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Pubblicato il 8 Ottobre 2009

Edilizia bergamasca in crisi
Le ore di cassa salgono del 161%

Il peggio è passato o deve ancora arrivare? I dati del settore dell’edilizia a Bergamo e in provincia fanno intuire un’onda lunga che arriverà in maniera pesante solo nei prossimi mesi, in ritardo rispetto alla recessione degli altri settori produttivi.

Martedì 6 ottobre i sindacati di categoria provinciali Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil hanno presentato i dati aggiornati sulle variazioni del numero di lavoratori iscritti a Casse Edile ed Edilcassa, di imprese iscritte, di ore lavorate e di ore di cassa integrazione richieste (scaricali dagli allegati).

I dati sono relativi all’”anno cassa” ottobre 2008-luglio 2009 (e confronto con lo stesso periodo di 2007-2008), ma soprattutto è stato fornito un confronto fra i dati del mese di luglio 2009 con il luglio 2008 (cioè gli ultimi dati disponibili) da cui emerge cheil numero di lavoratori iscritti alle casse bergamasche (Edilcasse bergamo e Cassa Edile bergamo) sono scesi del 10,01%, passando da 22.879 a 20.588.

In calo - del 5,95% - anche il numero di imprese edili iscritte alle due casse bergamasche, scesa da 4.336 a 4.078.

In forte crescita, invece, le ore di cassa integrazione: +161,98%, passate da 457.062 a 1.197.431.

“La crisi del settore edile morde e si sente” soostengono i tre segretari generali provinciali dei sindacati di categoria degli edili.

 “I dati che abbiamo presentato – dove è compreso anche il periodo estivo, il più favorevole per il settore edile - parlano chiaro” ha detto in conferenza stampa Angelo Chiari, segretario generale provinciale della Fillea Cgil. “Le imprese strutturate tengono, ma sono in difficoltà. Per il nostro settore fa una certa impressione vedere come, ad esempio, nel mese di luglio si sia avuta un’esplosione di ore di cassa integrazione (il maltempo non c’entra di sicuro) che aumentano rispetto a luglio 2008 del 566,97% o che sempre nello stesso periodo transitino nelle casse edili bergamasche circa due mila lavoratori in meno. Ci interessa, inoltre, porre l'accento sul fatto che, tutte le analisi del settore, non solo quelle di fonte sindacale, dicono che il peggio non è ancora passato. I dati del settore dell’edilizia a Bergamo fanno intuire un’onda lunga che arriverà in maniera pesante solo nei prossimi mesi, in ritardo rispetto alla recessione degli altri ambiti produttivi. Come sindacato dell’edilizia” continua Chiari, “è da mesi che chiediamo interventi per il settore, promessi dal Governo agli stati generali delle costruzioni che si sono tenuti a Roma lo scorso mese di maggio. Purtroppo, però, quasi nulla è stato fatto, per un settore che, è bene ricordarlo, ha garantito per tutto un decennio lo sviluppo e la crescita del Pil del nostro paese. Così come fanno da tempo, Feneal, Filca e Fillea chiedono che siano rivisti e potenziati gli ammortizzatori sociali dei lavoratori edili che sono penalizzati rispetto agli altri. Basti citare, a titolo d’esempio, l’indennità di disoccupazione speciale edili: non viene rivalutata dal 1994”.

Di sicurezza nei luoghi di lavoro ha parlato Duilio Magno, segretario generale provinciale di Feneal Uil. “È sempre utile ricordare la condizione oggettiva di un’attività lavorativa che non è stabile a lungo nello stesso luogo fisico e in cui è continuo il cambiamento delle condizioni lavorative. Questa caratteristica propria dell’edilizia determina la necessità di una ferma e costante attenzione al tema della sicurezza, in ogni fase lavorativa. Utile e fondamentale il lavoro svolto dagli Enti Paritetici in tema di formazione ed informazione. Ancora scarso, invece, il livello di coscienza sociale nei confronti della questione. Risulta necessario che imprenditori e lavoratori acquistino la convinzione che la salute è il primo elemento da considerare nella programmazione del cantiere, non il guadagno. Non servono nuove leggi, basta applicare e rispettare quelle in vigore. Serve avviare da subito un nuovo criterio selettivo perché la “patente” di imprenditore edile venga rilasciata a coloro che ne sono all’altezza. Non è più accettabile che per fare il muratore ci vogliano anni di formazione e per essere imprenditore edile qualche carta da bollo. Feneal, Filca e Fillea hanno proposto l’istituzione di un protocollo per avere un “cantiere trasparente”. Oggi” conclude Magno, “con una crisi in corso che coinvolge tutti i settori, e che sta investendo, in ritardo, anche l’edilizia, diventa di primaria importanza non abbassare la guardia sui temi della sicurezza sul lavoro”.

Di grandi infrastrutture parla, infine, Gabriele Mazzoleni segretario generale della Filca Cisl di Bergamo: “Le grandi opere saranno un’opportunità per uscire dalla crisi del comparto nel territorio bergamasco, ma dovranno essere anche il banco di prova per le istituzioni che verranno chiamate a dimostrare di voler sostenere il sistema delle piccole e medie imprese locali. Ricordiamo che le grandi infrastrutture occupano più o meno il 20% del comparto. Se incrociamo questa percentuale coi dati negativi delle Casse Edili (il 10% di iscritti in meno) risulta utile pensare ad un nuovo modello di sindacato: in edilizia, migliaia di licenziamenti rimangono nel silenzio, mentre tutto il territorio si impoverisce. Le grandi opere dovranno sorgere da cantieri che siano luoghi di sperimentazione delle migliori prassi per la tutela dei lavoratori e per lo sviluppo del territorio. Oggi occorre essere strabici, con un occhio ai lavoratori e l’altro alle imprese migliori che hanno saputo e sapranno investire in legalità e innovazione, per una nuova buona edilizia. A noi del movimento sindacale tocca vigilare e impedire qualunque possibilità di infiltrazione mafiosa, oggi assai possibile per il grande giro di affari che investirà la Lombardia fino al 2015, anno dell’Esposizione Universale”.

fonte: ecodibergamo.it

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Pubblicato il 7 Ottobre 2009

Nuova partnership esclusiva tra Casa.it e Yahoo! L'accordo prevede che siano gli esperti del primo portale immobiliare italiani a rispondere ai quesiti posti dagli utenti di "Yahoo! Answers" per la sezione IMMOBILIARE
Real estate, a chi porre domande online sul settore immobiliare?

Cosa sarebbe internet se non fosse in grado di assicurare un numero di servizi sempre crescente ai propri utenti?

E che ne sarebbe del web se non fornisse risposte alle domande più comuni o a quelle più dettagliate e complesse?

Vale naturalmente anche per il settore immobiliare o real estate. Ambito nel quale gli interrogativi, i dubbi, le perplessità non riguardano unicamente l’immobile dei propri sogni in sé e per sé ma anche il complesso quadro di elementi da tenere presenti in un’operazione immobiliare.

Per fornire ai propri utenti risposte qualificate “Yahoo! Answers” ha deciso oggi di avvalersi della competenza esclusiva di chi con gli immobili ci convive, avendone fatto il core business della propria attività.

Da qui l’accordo con Casa.it, indiscutibilmente il primo portale italiano di annunci immobiliari.

“Questa partnership - afferma Daniele Mancini, Amministratore Delegato di Casa.it - rappresenta il primo step di una strategia focalizzata sul consumatore e sul massimo livello di servizio, attraverso cui Casa.it s’impegna ad offrire informazioni attendibili e a veicolare conoscenze immobiliari a tutti coloro interessati al settore. Sensibilizzando la popolazione su questi temi, ci proponiamo di renderla più consapevole e preparata ad affrontare le scelte in ambito immobiliare e intendiamo, di conseguenza, favorire la ripresa degli investimenti e il superamento della fase di empasse che, dopo la crisi, ha caratterizzato il mercato del real estate. Casa.it opera nel settore immobiliare da oltre 13 anni e perciò rappresenta un interlocutore qualificato per chiunque cerchi informazioni sul segmento.”

Di seguito un esempio prelevato direttamente da “Yahoo! Answers“.

Chiede “roberto b“:
“In una casa in affitto, chi deve sostenere le spese per la pulizia della caldaia?”

Risposta di Casa.it: “Le spese per la pulizia della caldaia spettano all’inquilino e non al proprietario. Viene considerata spesa ordinaria in conseguenza dell’uso della caldaia stessa. Per questo se ne fa carico chi vive nell’abitazione.”

Grazie all’accordo sottoscritto i 6.9 milioni di utenti italiani di “Yahoo! Answers” potranno inoltre accedere direttamente da Yahoo! al portale di Casa.it attraverso un semplice click, usufruire di tutti i servizi sviluppati dal portale immobiliare per i propri utenti (Trova Case, Trova Agenzie, E-Mail Alert, Pubblica Annunci, visualizzazione su Google Maps e Street View, servizi relativi a mutui e prestiti), nonché visualizzare in modo semplice e immediato l’ampia gamma di annunci pubblicati sul portale, oltre 600.000 offerte di più di 12.000 agenzie e 3.000 privati e costruttori edili.
Fonte :quotidianocasa.it

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Pubblicato il 19 Settembre 2009

Istat, riparte l'industria italiana

A luglio fatturato in crescita: +0,7%

L'industria italiana ingrana la marcia della ripresa. Secondo i dati Istat a luglio gli ordinativi hanno registrato un rialzo del 3,2% su base mensile, il dato migliore da gennaio 2008. E anche il fatturato ha invertito la rotta: è cresciuto dello 0,7% rispetto a giugno, registrando così la prima variazione positiva da oltre un anno. Il bilancio rispetto a luglio 2008, però, rimane ancora in rosso: -23,2% per gli ordini e -21,7% per il fatturato. Il ministro Scajola è ottimista: "Si rafforza la ripresa, ora dobbiamo accelerare al massimo per sostenere le imprese e l'occupazione ed evitare contraccolpi sul mercato del lavoro".

Ancora in difficoltà l'industria dell'auto
Non riesce a invertire la rotta, ma rallenta almeno la caduta l'industria dell'auto che, sempre a luglio, ha registrato un calo del fatturato tendenziale del 25% (-27,3% a giugno), mentre gli ordinativi hanno registrato un calo del 21,8% (-28,9% a giugno). In particolare, il fatturato nazionale ha segnato un calo del 12,5% (-25,8% a giugno) mentre quello estero è sceso del 37,1% (-29% a giugno). Gli ordinativi nazionali sono scesi del 2,8% (+2,6% a giugno) mentre quelli esteri sono scesi del 41,9% (-57,9% a giugno).

Il mercato estero fa ripartire l'industria italiana
A trainare in area positiva l'industria italiana sono state soprattutto le vendite all'estero. Il fatturato sul mercato estero, infatti, è cresciuto del 2,7%, mentre è diminuito dello 0,1% su quello interno. Ancora meglio il trend degli ordinativi che hanno registrato un +15,6% sul mercato estero, mentre in Italia hanno registrato un calo del 2,9%.
Nel confronto degli ultimi tre mesi (maggio-luglio) con i tre mesi immediatamente precedenti (febbraio-aprile) le variazioni congiunturali sono state pari a -2% per il fatturato e a +0,6% per gli ordinativi.

La miglior performance congiunturale del fatturato l'hanno segnata i beni intermedi, che sono saliti dell'1,7%, seguiti dai beni strumentali (+0,6%): fermi invece i beni di consumo, contrastati tra un miglioramento di quelli durevoli (+2,1%) e un calo di quelli non durevoli (-0,4%). Male invece i prodotti energetici, che perdono lo 0,7%.

Su base annua numeri ancora in rosso
Rispetto al luglio dell'anno scorso, però, le variazioni di fatturato per raggruppamento di industrie (corrette per gli effetti di calendario) sono tutte negative: l'energia crolla del 38,4%, i beni intermedi perdono il 26,5%, mentre quelli strumentali segnano un calo del 23,4%. Meno drammatico il calo dei beni di consumo, che scendono del 7,9%: migliore performance dei beni non durevoli, che si assesta al -6,7%, mentre i durevoli cedono il 13,8%.

Male il fatturato del settore dei prodotti energetici, in particolare per il coke e i derivati raffinati del petrolio (-38,6%), sempre espressi in termini tendenziali. Giù anche la metallurgia (-36,5%) e i macchinari (-26,5%). Gli unici ordinativi che crescono rispetto al luglio 2008 riguardano il settore delle apparecchiature elettriche e domestiche: la forte domanda estera le spinge infatti a salire del 16%. Non sono altrettanto fortunati i settori dei mezzi di trasporto, che vedono crollare gli ordini di quasi la metà (-46,6%), la metallurgia (-38,1% su luglio 2008) e le attrezzature (-21,5%).

Scajola: "Si sta rafforzando la ripresa"
Dopo la produzione industriale (+1%) e l'export extraeuropeo (+5%), a luglio è aumentato anche il fatturato dell'industria (+0,7%) e, soprattutto, gli ordinativi (+3,2%) che si tradurranno in produzione e fatturato nei prossimi mesi. Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, è ottimista e sottolinea in una nota che "questo significa che la ripresa si sta rafforzando e potrebbe essere più sostenuta di quanto indicato nei giorni scorsi dalla Commissione Europea, la quale prevede per il terzo trimestre un aumento del Pil dello 0,2% dopo i forti cali dei trimestri scorsi. E' evidente - aggiunge Scajola -che dobbiamo accelerare al massimo la ripresa per sostenere le imprese e l'occupazione ed evitare contraccolpi sul mercato del lavoro".

Fonte tg.com

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Pubblicato il 8 Settembre 2009

Lavorare in fune significa operare appesi a corde.

E' un servizio utilizzabile in edilizia, nel restauro, per la fotografia industriale e non, per la manutenzione di tralicci, antenne, ripetitori, per intervenire sotto ponti, viadotti. Più specificamente, ovunque ci sia un' opera l'intervento a mezzo di corde è possibile. In particolare diviene preferibile in precise circostanze.


Il D.L. 626/94 e le Linee Guida per l'esecuzione di lavori temporanei in quota, pubblicate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, impongono l' impiego di materiali e l'obbligo di formazione per gli operatori che si muovono lontani dal suolo a partire dalla quota di 2 metri di altezza dal suolo stesso.

Ogni lavoratore che opera in ambiente a partire da 2 metri dal suolo è considerato dalla legge citata, "a rischio caduta". La prevenzione di questo specifico rischio è possibile con l'impiego di competenze professionali specifiche.

I lavori in fune eseguiti da ditte o operatori abilitati si stanno affermando in modo sempre più importante nel mondo edile e del restauro architettonico e non solo tanto per ragioni di sicurezza quanto per quelle economiche ed assicurative.

Nonostante la rilevanza della competenza dei lavoratori in fune, tanto per l'aspetto della sicurezza, quanto per quello dell' economicitià e della specificità, in grande misura è al momento materia sconosciuta ad Enti, Amministrazioni,
Imprese.

Vediamo in quali ambiti si preferisce ricorrere a questa soluzione rispetto ad altre più tradizionali.


Operatore al lavoro in fune su facciata di edificio.

Ponteggi
Quando l' allestimento di un ponteggio è particolarmente problematico da un punto di vista tecnico, per esempio per la particolare irregolarità e/o inclinazione del piano di appoggio, come in una scarpata naturale.
Quando l'opera da compiere è limitata. Per esempio per disgaggiare piccole zone pericolanti di un edificio e eventuale ristrutturazione successiva.


Operatore al lavoro in fune

Cesti meccanici
Quando i cestelli a gru non sono in grado di raggiungere il punto da trattare.
Quando non possono avere una idonea base di appoggio.
Tanto per i ponteggi, quanto per i cesti, oltre alle ragioni tecniche e di sicurezza, devono essere menzionate anche quelle economiche.

  
Operatore al lavoro in fune su ponti e viadotti.

L'impegno economico per l'allestimento di ponteggi è enormemente maggiore di quello necessario alla sua alternativa in fune.
Anche per quanto riguarda il confronto economico con i cestelli meccanici, non è difficile riconoscere che non c'è partita.

  
Operatore al lavoro su antenne e tralicci.

Tanto per l'aspetto burocratico relativo ai permessi (occupazione suolo pubblico, verifica della portata delle solette carrabili), quanto per quello strettamente legato all'aspetto economico e quello relativo ai tempi. La velocità è infatti un ulteriore aspetto a favore di una prestazione in fune.

Una somma di dati che non dovrebbe lasciare dubbi ad amministratori pubblici e privati, nonché a qualunque privato cittadino, sull'opportunità di considerare i preventivi degli operatori specializzati in lavori in fune.

Storia

Questo tipo di intervento, con corde, discensori, moschettoni, casco, imbragatura e fegato esiste da molti anni. Solo recentemente (26/02/2008) è stato rigidamente regolamentato. Per le sue caratteristiche intrinseche, erano gli alpinisti e le guide alpine i principali operatori del settore.

Disgaggi di massi pericolanti a monte delle strade di montagna, posa di reti di trattenimento di detriti da pareti, erano i principali settori lavorativi.
Occasionalmente quegli alpinisti venivano interpellati e impiegati per altri interventi spesso legati all'edilizia e/o al restauro.

I processi di specializzazione, quello della sicurezza tecnica sul lavoro e quello relativo alla regolamentazione assoluta hanno comportato la creazione di una figura professionale specifica. Oggi non è più possibile operare in fune in quanto esperti di manovre di corda. E' necessario disporre di uno specifico titolo professionale.

La regolamentazione non ha risparmiato neppure i moschettoni e l'attrezzatura in generale. Gli strumenti per operare in fune sono ora specifici, non sono chiamati attrezzatura ma DPI (Dispositivo di Protezione Individuale).

Formazione

Le Regioni e le Province autonome, le guide alpine, i vigili del fuoco, le scuole edili, aziende private, sono alcuni degli enti con diritto alla formazione degli operatori e dei preposti, rispettivamente coloro che intervengono e coloro che gestiscono le manovre di corda.

Il periodo di formazione dura 20 ore. E' suddiviso in moduli: pratico, giuridico/normativo, tecnico. Termina con una verifica pratica e contiene un questionario. Prevede momenti pratici e intellettuali.

Manovre di corda relative ai tre tipi di situazioni: ingresso ed uscita dall'alto; ingresso dall'alto e uscita dal basso; ingresso e uscita dal basso. Messa in opera di differenti ancoraggi a monte in funzione di casi diversi. Conoscenza ed impiego dei materiali.

Per quanto riguarda gli aspetti teorici, si viene aggiornati sulle leggi specifiche, sugli aspetti medici, sulla cultura della sicurezza tecnica.
I seguenti sono i riferimenti attualmente in vigore:

  • Costituzione: artt 32 e 41
  • Codice civile: artt 2087, 2094, 2222
  • Codice penale: artt 451, 437, 590, 589
  • Normativa: ISO, EN, UNI
  • Legge: 626/94, aggiornata col il D.L. 235/03 (sicurezza in tutti i settori lavorativi), 494 (sicurezza in edilizia)

 

Rischio e sicurezza

Per quanto il rischio sia una valutazione individuale dipendente dal contesto, dal tipo di opera, dalla condizione psicologica, dall'esperienza e da terzi, in campo professionale, cioè tralasciando quello sportivo (alpinismo, canoa, ecc), va sempre considerato come riducibile al suo massimo soltanto se
SEMPRE si applicano le tecniche di protezione, con assoluta continuità e senza interruzione né riguardo per chiunque si muova ad una quota a partire da 200 cm da terra.

Oltre a tutti i tipi di incidenti che ognuno di noi può richiamare alla memoria o immaginare, per i lavori in fune è da fare presente che una persona in sospensione inerte ha circa 10 minuti di tempo prima di avviarsi verso inconvenienti via via più importanti a causa del sequestro ematico (riduzione o chiusura dei vasi sanguinei) provocato dalle fettucce dell'imbragatura.

Va ricordato anche che la massima dimensione di un volo di una persona ancorata con una fune statica (quelle necessariamente in uso nei lavori in fune) è di solo 60 centimetri. Un volo di dimensioni via via maggiori sottopone il corpo ad uno shock in grado di provocare lesioni di vario tipo.

Alcune tipologie dove i lavori in fune sono più impiegati:

manutenzione edifici
pulizia vetri
allontanamento volatili
manutenzione antenne
manutenzione condizionatori
manutenzione di ripetitori
manutenzione facciate
assistenza a terzi
manutenzione di tetti e comignoli
imbiancature
disgaggi parti ammalorate
pulizia grondaie

Assistenze:

a muratori
a lattonieri
a imbianchini
a falegnami

Per saperne di più:

  • Consultare la "Linea guida" per l'esecuzione di lavori temporanei in quota con l'impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi. Si tratta di un interessante opuscolo in pdf edito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dal Ministero della Salute e dall' Ispesl.
    http://www.ispesl.it/sitoDts/Linee_guida/linea%20guida%20funi.pdf
  • Link: Francesco Vaudo - Lavori in fune

 

(La linea guida dell' Ispesl è scaricabile da dalla pagina Ispesl - Linee guida D.T.S.)

Articolo a cura di Lorenzo Merlo e Francesco Vaudo
city@victoryproject.net
info@francescovaudo.it

Lorenzo Merlo - Victoryproject
Edilizia, monumenti, grandi opere, abitazioni, tralicci, piante, lavori in esposizione.
Via Poma 2 20129 Milano Italy
+39 348 55 25 107
+39 02 89 05 35 25

Franfesco Vaudo - Guida alpina

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Pubblicato il 6 Settembre 2009

Le nuove disposizioni sul “made in Italy” ci vanno bene così come sono

Dopo il nostro intervento di ieri a favore della trasparenza nell’indicazione di provenienza di latte e formaggi, vogliamo oggi spezzare una lancia in favore delle recenti norme sul “made in”.Come noto, per effetto dell’entrata in vigore della cd. Legge Sviluppo, dal 15 agosto 2009 in poi è vietato apporre marchi di imprese italiane su prodotti che non sono di origine italiana, a meno che sugli stessi prodotti non venga scritto, in maniera precisa e con caratteri evidenti, il paese o luogo di fabbricazione o produzione. Chi contravviene al divieto incorre in sanzioni penali.
Questa disposizione ha suscitato pesanti reazioni, tanto da indurre il Governo a valutare una sua revisione.

L’opinione di questo blog è che ogni disposizione che miri a fare chiarezza, consentendo al consumatore di comprendere in trasparenza la vera origine dei prodotti che acquista, debba essere sostenuta e mantenuta in vigore. È l’ora di finirla con prodotti che sembrano italiani ma che in realtà sono stati integralmente fabbricati all’estero e solo marchiati al loro arrivo in Italia!
La produzione estera non è di per sé un disvalore, deve semplicemente essere nota, affinché il consumatore possa fare scelte consapevoli, senza essere indotto in errore.

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