il mondo dei finanziamenti

Pubblicato il 5 Agosto 2012


Stati d'animo diversi tra i due "super-Mario": il balzo dei mercati ha rinfrancato il presidente della Bce, mentre per il premier restano incertezze sui tempi e le modalità delle misure. Secondo Palazzo Chigi, l'Italia ha già fatto quanto serviva con le riforme sul mercato del lavoro e sulla spending review: "Non ci possono chiedere altre condizionalità"di MASSIMO GIANNINI

"MAI come in questo momento, il silenzio è d'oro...". A chi gli chiede un giudizio sulle decisioni della Bce, Mario Monti consegna questo messaggio. La linea del premier è netta: "Non si commentano, per rispetto dell'autonomia dell'Eurotower". Una linea responsabile, da "tecnico". Ma le novità annunciate dall'"altro Mario", cioè Draghi, hanno un alto potenziale politico. Quale sarà l'impatto delle nuove "condizionalità" imposte all'Italia, se chiederà l'intervento del Fondo salva-spread?

PER l'Italia, dopo il direttivo della Bce di giovedì scorso, il vero rebus da decifrare è questo. Le reazioni schizofreniche dei mercati contano, ma fino a un certo punto. Gli stati d'animo dei due Mario, oggi, sono assai diversi. Draghi, appena rientrato da Francoforte, si sente molto più sollevato. Giovedì è stato l'inferno, venerdì è quasi un paradiso. Runnermezzofondista, plurioperato ai menischi delle due ginocchia, si è "strappato" il gemello mediale della gamba destra. Mentre varca le soglie della clinica romana Villa Stuart scherza con il terapista di fiducia: "Allora, che mi dici di questa campagna acquisti della Roma zemaniana?". Sorride, sdrammatizza. Ma il giorno prima si è preoccupato parecchio, per la reazione isterica delle Borse e degli spread dopo la sua conferenza stampa. Oggi è tutto un altro giorno.

Al punto che, prima di andare a farsi visitare il muscolo lesionato, Draghi parla al telefono con Giuseppe Vegas, presidente della Consob: "Perché non rimuovete il divieto delle vendite allo scoperto?", chiede il governatore dei governatori. Quella norma la Vigilanza l'ha introdotta il 23 luglio e prorogata il 27 luglio, fino al 14 settembre, per arginare le speculazioni al ribasso. Rimuoverla adesso darebbe altra benzina nel motore di Piazza Affari, e rafforzerebbe l'impressione di un mercato che brinda alle scelte dell'Eurotower. Vegas resiste. "Se togliamo il divieto oggi perché la Borsa corre, che facciamo lunedì se l'indice crolla? Rimettiamo il divieto? Faremmo ridere il mondo...". Alla fine non se ne fa nulla. Ma Draghi è soddisfatto lo stesso. È convinto di aver violato la Linea
Sigfrido eretta dalla Germania, per impedire alla Bce di usare tutti i suoi "strumenti non convenzionali" a difesa dell'euro e degli spread. Basta leggere i giornali tedeschi, per rendersene conto: bordate ad alzo zero contro l'"italiano" non più degno della stima teutonica.

Monti è sollevato, ma un po' meno di Draghi. Non gli fa velo il grafico degli indici azionari. Sangue il giovedì, champagne il venerdì. Più che euforiche, le Borse sembrano ubriache. "Comportamenti irrazionali": li liquida così, il premier, nei colloqui riservati di queste ore. E ha perfettamente ragione. Certo, il rimbalzo è comunque più confortante del tonfo. Ma di nodi da sciogliere, per la moneta unica e soprattutto per l'Italia, ne restano parecchi dopo il direttivo della Bce. E le parole di Draghi non sono bastate ad allentarli. Anzi. Il presidente ne ragiona a lungo con il suo ministro del Tesoro, Vittorio Grilli, e nelle sue triangolazioni con la Banca d'Italia: "C'è un problema di tempi: non è chiaro quando scatteranno concretamente gli strumenti messi in campo dalla Bce". C'è un problema di qualità degli interventi: "L'annuncio di acquisti sui titoli a breve ha innescato un irripidimento immediato della curva dei rendimenti, disallineando quelli sul medio e lungo termine. Anche questo aspetto andrà chiarito...".

Ma quello che andrà chiarito, soprattutto, è cosa voglia dire la Bce di Draghi quando annuncia che i Paesi che chiederanno l'intervento del fondo salva-spread saranno chiamati a sottoscrivere nuove "condizionalità". Questo passaggio, già giovedì durante la conferenza stampa del Mario di Francoforte, aveva inquietato il Mario di Roma. "È un passaggio che andrà chiarito nei prossimi giorni", secondo l'interpretazione che corre tra Palazzo Chigi e Via XX Settembre. Col senno di poi, e in attesa del chiarimento, Monti e Grilli danno un'interpretazione conservativa (e non innovativa) delle "condizionalità" richieste dalla Bce. Il Paese che chiederà l'intervento del Fondo dovrà assoggettarsi al famigerato "Memorandum d'impegni". Per la Spagna, che forse sarà la prima a chiedere l'aiuto e ancora non ha definito i suoi piani, questo vorrà dire altri tagli, sempre più draconiani.
Per l'Italia, secondo il premier e il ministro, le cose non stanno così. Il nostro "Memorandum" è già scritto: sono gli impegni assunti al Consiglio Ue del 28 e 29 giugno, quando Monti, mentre Italia e Germania si sfidavano alla semifinale degli Europei, si presentò alla Merkel e agli altri capi di Stato e di governo con la riforma del mercato del lavoro convertita in legge, con il testo del decreto sulla spending review appena presentato e con un timing di tutte le altre misure in cantiere. "Quelle, oggi, sono le nostre "condizionalità". Altre non ce ne possono chiedere": questa è la posizione concordata tra il premier e Grilli.

Dunque, secondo l'esegesi governativa, non ci sarebbero nuovi impegni richiesti all'Italia, ove mai fossimo costretti a chiedere l'intervento del Fondo per chiudere finalmente la forbice degli spread. "Non ci saranno altre
manovre da fare", è il ritornello che Monti ripete in queste ore. E se questa tesi è corretta, non ci sarebbe nemmeno una ulteriore "cessione di sovranità da parte italiana". Per lo meno, nulla di più di quanto è già stato fatto con il Patto di stabilità e di crescita, e di quanto si farà con il fiscal compact. Ma la domanda cruciale è, appunto: questa tesi è corretta? La Bce non chiede altro, se non quello che è stato già deciso dal Consiglio Europeo? O invece le "condizionalità" sanciscono un'ulteriore sottomissione delle politiche dei governi ai diktat delle tecnostrutture comunitarie?

Questa è l'incognita, che pesa non tanto sul governo Monti, che pure da tecnico non vedrebbe con favore l'ennesima capitolazione di fronte ai tecnocrati di Bruxelles o di Francoforte. Quanto soprattutto sui partiti della strana maggioranza, che si preparano a una campagna elettorale nella quale è altissimo il rischio di una gilda populista e anti-europeista, soprattutto nel perimetro che abbraccia la destra berlusconiana e la vandea grillina e dipietrina, È chiaro a tutti che se la Bce intendesse le "condizionalità" come aggiuntive, rispetto a quelle già stabilite al vertice del 28-29 giugno, questo si tradurrebbe in una camicia di forza per tutti i partiti che si candidano a vincere le elezioni del 2013. Se il governo Monti chiedesse l'aiuto del Fondo salvaspread, il nuovo "Memorandum d'impegni", inasprito e rafforzato, sarebbe ereditato anche dal governo che uscirebbe vincitore dalle urne del prossimo anno.

Una "camicia di forza" ferrea, e per certi versi addirittura insopportabile, almeno per coalizioni o partiti che volessero impostare la campagna elettorale sul boicottaggio aperto, o magari anche solo sul parziale disimpegno, rispetto al vincolo esterno dell'Europa. Bersani e Casini lo sanno e lo temono, più per l'immagine complessiva di un'Italia attraversata dalla crisi di rigetto di fronte a un nuovo "commissariamento " europeo, che non per il programma elettorale che hanno in cantiere, naturalmente e rigorosamente europeista. Per questo il leader del Pd è rammaricato per l'esito del direttivo della Bce, dal quale si aspettava ben altro. "Parole forti, fatti deboli", continua a ribadire.

Resta da capire quale sarà la reazione di Berlusconi e di Alfano, di fronte al nuovo scenario che si potrebbe aprire sulla delicatissima rotta Roma-Francoforte. Se fanno fede le più recenti farneticazioni del Cavaliere, c'è da temere il peggio. Anche per questo, a scanso di equivoci, Monti e Grilli ripetono in coro: "L'aiuto del Fondo non lo chiediamo. In questo momento il nostro Paese non ne ha bisogno". Ma di qui all'autunno, tutto è possibile, in Italia e in Europa. È la legge di Murphy: se qualcosa può andare male, ci andrà.

FONTE LA REPUBBLICA

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Pubblicato il 5 Agosto 2012

L'agenzia Usa: "L'Italia si trova ad affrontare una "recessione più profonda e prolungata di quanto stimato in precedenza, e riteniamo che la vulnerabilità delle banche italiane al rischio di credito dell'economia stia aumentando"


L'attuale stato dell'economia italiana sta aumentando la vulnerabilità della qualità degli asset delle banche italiane" mette in evidenza Standard & Poor's, precisando che "l'insieme dell'aumento degli asset che presentano criticità e la riduzione delle riserve per la copertura delle perdite sui prestiti espone le banche a un possibile aumento delle perdite, soprattutto se il valore degli asset collaterali si deteriorasse".

Alla fine del 2011 gli asset con criticità rappresentevano il 51% del Tier 1 delle banche. Alla fine del 2008 il rapporto era al 27% ma "alla fine del 2013 sarà vicino al 60%". In ogni caso - precisa Standard & Poor's - "i calcoli sono effettuati sulla media e quindi potrebbero mascherare performance diverse fra le singole banche". L'agenzia di rating precisa di aver considerato, nell'assumere azioni su "32 istituzioni finanziarie italiane", la previsione di un "calo moderato" in termine reali dei prezzi di real estate in Italia nei prossimi anni. "Le banche italiane sono esposte alle deviazioni negative dall'attuale e moderato calo dei prezzi del real estate". Standard & Poor's mantine comunque una valutazione del rischio dell'industria bancaria italiana a '4', ovvero a rischio intermedio, anche se ha rivisto al rialzo  - a 5 da 4 - il rischio di credito dell'Italia. 

Ecco di seguito le banche di cui Standard & Poor's ha ridotto la propria valutazione:

DOWNGRADE

- Banca Carige SpA   a  BB+/Negativo/B  da  BBB-/Negativo/A-3
- Banca di Credito Cooperativo di Conversano Scrl  a  BB+/Negativo/B   da  BBB-/Negativo/A-3
- Banca Popolare dell'Alto Adige a   BBB-/Negativo/A-3  da  BBB/Negativo/A-2
- Banca Popolare dell' Emilia Romagna SC  a   BB+/Negativo/B    da  BBB/Negativo/A-2
- Banca Popolare di Vicenza ScpA a   BB+/Negativo/B   da BBB-/Negativo/A-3
- Dexia Crediop SpA   a  B+/Negativo/B da   BB-/Negativo/B
- Eurofidi Scpa a BB+/Negativo/B    da BBB-/Negativo/A-3
- Iccrea Holding SpA Iccrea Banca SpA Iccrea BancaImpresa SpA  a BBB-/Negativo/A-3  da BBB/Negativo/A-2
- Unione di Banche Italiane Scpa a   BBB/Negativo/A-2   da BBB+/Negativo/A-2


DOWNGRADE-CREDITWATCH

- Agos-Ducato SpA   a   BBB-/Negativo/A-3  da  BBB/Watch Neg/A-2
- Banca Monte dei Paschi di Siena SpA a BBB-/Negativo/A-3  da BBB/Watch Neg/A-2
- Banca Popolare di Milano SCRL Banca Akros SpA a BB+/Negativo/B   da  BBB-/Watch Neg/A-3

AZIONI SU OUTLOOK

- FGA CapitalSpa a BBB-/Negativo/A-3 da BBB-/Stabile/A-3.

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Pubblicato il 5 Agosto 2012

super mario fai qualcosa: la bce mantiene fermi i tassi di interesse

il presidente della bce mario draghi ha annunciato che i tassi di interesse della zona euro restano invariati all' 0,75%. diversi analisti si aspettavano invece un nuovo taglio sul costo del denaro. ma a deludere sono state soprattutto le decisioni collaterali della banca centrale europea

dopo che la settimana scorsa il presidente della bce mario draghi aveva manifestato la volontà di salvare l'euro, ci ha pensato la germania a raffreddare la speranza suscitata dalle parole del governatore. dalla riunione della bce abbiamo infatti appreso che le iniziative concrete per raffreddare lo spread di italia e spagna, semplicemente, non esistono

il costo dei due paesi per potersi finanziare si trova da tempo su livelli inaccettabili e dopo la deludente conferenza stampa di draghi abbiamo assistito ad una nuova impennata. se continuassimo così, infatti, rischiamo di far saltare spagna e italia. in pratica l'euro, almeno come moneta comune a tutti, non sopravviverebbe

quando draghi aveva detto che avrebbe fatto di tutto per salvare la moneta unica, in molti avevano tirato un sospiro di sollievo. il messaggio recepito era, infatti, l'acquisto di titoli di stato da parte della banca centrale europea. ma era troppo presto per cantare vittoria, dato che la germania si è opposta fieramente a quest'ipotesi, e il presidente del buddens bank, jens weidmann, ha ricordato che non è compito della banca centrale europea fare una cosa simile

a questo punto restano due possibilità. se draghi non riuscirà a imporre l'acquisto diretto di btp e bonosl'unica via sarebbe quella ci un prestito alle banche nazionali, con interesse all'1%, affinché siano esse a farlo. l'esperienza di alcuni mesi fa, con la maxi iniezione di liquidità, fu tuttavia un mezzo fiasco, dato che gli istituti bancari si dedicarono poi a fare i loro interessi

l'altra strada è il disastro e un mese di agosto ancora più agitato di quello dell'anno passato, quando per la prima volta gli italiani sentirono parlare dello spread. in ogni caso tutto è rimandato a settembre ed è ormai certo che ci attende un agosto di fuoco sotto i colpi dei mercati

dal punto di vista dei mutui nessuna novità. per chi un prestito ce l'ha già continuerà a navigare in buone acque, grazie all'euribor ai minimi. per chi invece vuole chiedere un finanziamento alla banca per l'acquisto di una casa o per sostenere un'attività economica non ci sono prospettive di miglioramento. il mercato interbancario europeo è praticamente fermo e le banche italiane risentono delle pessime condizioni di finanziamento dello stato. in pratica gli spread sui mutui resteranno alti finché lo spread dei titoli italiani rispetto a quelli tedeschi faranno altrettanto

Fonte Idealista

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Pubblicato il 17 Luglio 2012


Freno a mano tirato nel primo semestre per la domanda di mutui (-44%)

 

Il difficile scenario economico e finanziario continua a pesare sul credito alle famiglie: nel mese di giugno le richieste di mutui segnano un -42%.

Le evidenze dell’analisi del patrimonio informativo di EURISC – Il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF.

 

 

Bologna, 17 luglio 2012 – Il quadro congiunturale ancora fragile continua a riflettersi pesantemente sul credito alle famiglie italiane. Infatti, a fronte del persistere di segnali negativi sul fronte occupazionale, soprattutto giovanile, della fiducia e dei consumi, specie di beni durevoli (come mostra anche il crollo dell’immatricolazioni auto a giugno), il credito retail permane fortemente condizionato e procede con il freno a mano tirato.

Forte prudenza, quindi, che caratterizza sia l’offerta – sempre influenzata da tensioni sui costi di funding per gli intermediari - sia la domanda.

 

Nello specifico, per quanto riguarda la domanda di mutui ipotecari, giugno ha fatto registrare un -42% rispetto al corrispondente mese del 2011.

La domanda aggregata registrata su EURISC - il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi ad oltre 78 milioni di posizioni creditizie – evidenzia però una contrazione complessiva nel primo semestre dell’anno in corso pari al -44% rispetto ai primi 6 mesi del 2011.

 

MUTUI

Var. % su anno precedente

Giorni lavorativi: differenza su anno precedente

Var. % su anno precedente ponderata
(a parità di gg. lavorativi)

Totale 2008

-4%

0

-4%

Totale 2009

+7%

+1

+7%

Totale 2010

+1%

+1

+1%

Totale 2011

-20%

-2

-19%

Gennaio 2012

-41%

+1

-44%

Febbraio 2012

-46%

+1

-48%

Marzo 2012

-47%

0

-47%

Aprile 2012

-48%

-1

-45%

Maggio 2012

-38%

0

-38%

Giugno 2012

-42%

0

-42%

Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie

 

 

Estendendo l’orizzonte temporale di analisi, il confronto tra il trend delle richieste di mutui nel primo semestre dell’anno in corso con il corrispondente periodo degli anni precedenti evidenzia un andamento sostanzialmente costante, nel segno di una pesante contrazione.

 

RICHIESTE DI MUTUI

Var. % I semestre 2012 su I semestre 2011

Var. % I semestre 2012 su I semestre 2010

Var. % I semestre 2012 su I semestre 2009

Var. % I semestre 2012 I semestre 2008

Gennaio-Giugno

-44%

-49%

-50%

-48%

Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie

 
Il grafico seguente, relativo alla domanda mensile di mutui a partire da gennaio 2009, riepiloga efficacemente le principali tendenze, evidenziando prima il forte calo a partire dall’estate 2011 a seguito dell’acuirsi delle tensioni sui debiti sovrani e continuato fino alla fine del 2011, e poi la sostanziale stabilità – ma sempre su livelli molto negativi - di questa prima metà dell’anno.

 


Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie

 

 

“Nell’ultimo anno la dinamica della domanda di mutui residenziali da parte delle famiglie ha evidenziato un progressivo rallentamento, riflettendo il peggioramento sia del clima di fiducia sia delle prospettive sul mercato degli immobili residenziali – illustra Lodi -. A scoraggiare la richiesta di finanziamenti per la casa potrebbero aver concorso anche l’aumento dei tassi di interesse applicati ai nuovi contratti, l’introduzione dell’IMU oltre all’irrigidimento dei criteri di concessione derivanti dalle difficoltà di provvista da parte degli istituti di credito”.

 

Per quanto riguarda durate e importi, le classi preferite dagli italiani nella domanda di mutui si confermano essere rispettivamente quelle tra i 25 e 30 anni (con una quota del 30,5% del totale, sostanzialmente stabile rispetto al pari periodo 2011) e quella compresa tra i 100 e i 150.000 euro (con una quota del 29,3%, in calo di oltre 1,5 punti percentuali).

Ad ogni modo, nel I semestre 2012 l’importo medio dei mutui richiesti si è attestato a 131.765 Euro contro i 137.055 Euro del corrispondente periodo 2011.

 

In termini di variazioni, le classi maggiormente in crescita sono invece quelle tra i 15 e i 20 anni (22,3% del totale, in aumento di 1,3 punti percentuali) e quelle sotto i 75.000 euro (+2,6 punti percentuali, quota del 24,4%) e tra i 75 e i 100.000 euro (+2,7 punti percentuali e quota del 20,3%).

 

Classi di Durata Mutui ipotecari

6 mesi 2012

Fino a 5 anni

1,0%

Da 5 a 10 anni

9,6%

Da 10 a 15 anni

15,1%

Da 15 a 20 anni

22,3%

Da 20 a 25 anni

19,3%

Da 25 a 30 anni

30,5%

Oltre 30 anni

2,2%

 

 

100%

Classi di Importo Mutui ipotecari

6 mesi 2012

Fino a 75.000 €

24,43%

Da 75 a 100.000 €

20,32%

Da 100 a 150.000 €

29,34%

Da 150 a 300.000 €

22,41%

Oltre 300.000 €

3,50%

   

100%

Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie


CRIF è un’azienda specializzata nello sviluppo e nella gestione di sistemi di informazioni creditizie, di business information e di supporto decisionale. Fondata a Bologna nel 1988, oggi non solo è leader in Italia nelle soluzioni a supporto dell’erogazione e gestione del credito retail ma è il primo gruppo nell’Europa continentale nel settore delle credit information bancarie e uno dei principali operatori a livello internazionale nei servizi integrati di business & commercial information.

Per rispondere alla sempre crescente minaccia rappresentata dalle frodi creditizie, CRIF  ha  creato Mister Credit, la prima e unica linea di servizi mirati oggi disponibile in Italia.

Per maggiori informazioni: www.crif.com www.mistercredit.it

 

 

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Burson-Marsteller

Rossana Pastore – rossana.pastore@bm.com

Tel. 02 72.143.511

Elena Botturi – elena.botturi@bm.com

Tel. 02 72.143.564

 

FONTE : CRIF

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Pubblicato il 6 Giugno 2010

Banca d’Italia: nel 2009 frenano i mutui
La Banca d’Italia rivela che nel 2009 la crescita dei prestiti per l’acquisto di abitazioni è stata pari all’1,8%, inferiore di oltre 3 punti rispetto all’anno precedente. 
Nei primi mesi del 2010 vi sono stati segnali di accelerazione, in presenza di una moderata ripresa della domanda di mutui e di condizioni di offerta che non hanno subito ulteriori inasprimenti. 
Nel 2009 le erogazioni di nuovi mutui sono state superiori ai 50 miliardi, in calo del 9% rispetto al 2008, una riduzione simile a quella osservata per l’area dell’euro. 
La percentuale di nuovi mutui a tasso variabile è notevolmente aumentata, tornando su valori superiori all’80% nei primi mesi del 2010 (64% il dato medio del 2009), sospinta da un calo dei tassi di interesse su questi contratti molto più accentuato rispetto a quello dei mutui a tasso fisso.
Al fine di contenere il rischio in capo ai mutuatari, nel 2009 numerose banche hanno proposto contratti che limitano l’incremento del servizio del debito. 
In base all’indagine condotta dalle Filiali della Banca d’Italia presso oltre 400 banche italiane, il 16% dei nuovi mutui a tasso variabile è stato concesso con un limite massimo all’innalzamento dei tassi di interesse. Il 13% delle erogazioni ha inoltre riguardato contratti di mutuo che consentono di estendere la durata o di sospendere temporaneamente i pagamenti senza costi addizionali. 
Nel 2009 le famiglie hanno continuato a sostituire mutui esistenti con nuovi contratti al fine di ottenere migliori condizioni. Complessivamente questi contratti di mutuo hanno rappresentato il 19% delle erogazioni (13% nel 2008). 
Il peso delle surroghe, in cui un cliente sceglie una banca 
diversa da quella che ha erogato inizialmente il finanziamento, trasferendo l’ipoteca, senza modificare l’importo del mutuo e senza costi addizionali, è raddoppiato (16% delle erogazioni nel 2009); la quota delle sostituzioni di mutuo, che prevedono l’iscrizione di una nuova ipoteca con un costo per il cliente ma che consentono di accrescere l’ammontare del credito, è lievemente diminuita (al 3% delle erogazioni, dal 5% nel 2008). 
Le rinegoziazioni di condizioni contrattuali con la propria banca, che non comportano la stipula di un nuovo contratto, hanno invece interessato il 3% dei mutui in essere (7,5% nel 2008). 
In Italia, come in altri paesi dell’area dell’euro, le famiglie che hanno fatto ricorso a un mutuo appartengono alle classi di reddito più elevate. Tuttavia, in base ai dati più recenti della IBF risulta che nel periodo 2006-08 è cresciuta la diffusione di questa forma di debito tra i nuclei familiari con un reddito basso (primo quartile di reddito equivalente). 
Per queste famiglie il mutuo è pari a tre volte il reddito rispetto a un rapporto prossimo all’unità nella classe di reddito più elevata. 
All’inizio dello scorso decennio tali rapporti erano meno alti e le differenze fra le classi più contenute. Tuttavia, l’incidenza del mutuo sulle attività totali, una misura del leverage, pur essendo aumentata tra il 2006 e il 2008, ha raggiunto per il complesso delle famiglie con un mutuo un valore poco superiore al 20%, in linea o inferiore a quello di altri paesi europei per i quali vi sono dati disponibili. 
Anche per le famiglie della classe di reddito più bassa il leverage non supera il 30%.


fonte : Newspages

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Pubblicato il 6 Giugno 2010

L’analisi dei tassi d’interesse effettuata dalla Banca d’Italia

 

 

 

A dare una risposta alle affermazioni delle associazioni dei consumatori arrivano i dati della Banca d’Italia. Nel 2009 i tassi di interesse sulle nuove erogazioni di mutui a tasso variabile sono molto diminuiti, raggiungendo alla fine dell’anno il 2,2%. Il calo di 2,7 punti percentuali è stato in linea con quello del tasso di riferimento (Euribor a tre mesi) e più accentuato che nell’area dell’euro. Per i nuovi mutui a tasso fisso per oltre 10 anni il costo, pari al 4,9% a fine anno, è diminuito di 0,3 punti, in linea con il calo dei tassi di riferimento (IRS a dieci anni), ma in misura più contenuta rispetto alla media dell’area dell’euro, dove la riduzione è stata di circa un punto percentuale. 
Per i mutui a tasso fisso il differenziale con l’area dell’euro, che si era quasi annullato alla fine del 2008, si è quindi nuovamente ampliato.
Alla fine del 2009 la differenza tra il costo di un mutuo a tasso fisso per oltre 10 anni e quello di un contratto a tasso variabile era in Italia di 2,7 punti percentuali, circa un punto in più rispetto all’area dell’euro.

 

L’analisi dei tassi d’interesse effettuata dalla Banca d’Italia
 A dare una risposta alle affermazioni delle associazioni dei consumatori arrivano i dati della Banca d’Italia. Nel 2009 i tassi di interesse sulle nuove erogazioni di mutui a tasso variabile sono molto diminuiti, raggiungendo alla fine dell’anno il 2,2%. Il calo di 2,7 punti percentuali è stato in linea con quello del tasso di riferimento (Euribor a tre mesi) e più accentuato che nell’area dell’euro. Per i nuovi mutui a tasso fisso per oltre 10 anni il costo, pari al 4,9% a fine anno, è diminuito di 0,3 punti, in linea con il calo dei tassi di riferimento (IRS a dieci anni), ma in misura più contenuta rispetto alla media dell’area dell’euro, dove la riduzione è stata di circa un punto percentuale. 
Per i mutui a tasso fisso il differenziale con l’area dell’euro, che si era quasi annullato alla fine del 2008, si è quindi nuovamente ampliato.
Alla fine del 2009 la differenza tra il costo di un mutuo a tasso fisso per oltre 10 anni e quello di un contratto a tasso variabile era in Italia di 2,7 punti percentuali, circa un punto in più rispetto all’area dell’euro.
 
Fonte :Newspages 

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Pubblicato il 6 Giugno 2010

Ma i mutui in Italia sono cari?

di Pierpaolo Molinengo

Le associazioni dei consumatori partono di nuovo all’attacco delle banche. Questa volta nel mirino ci sono i conti correnti e i mutui.
Secondo l’Adusbef e Ferderconsumatori l’operazione trasparenza non sarebbe nient’altro che propaganda. 
«Invece della propaganda a buon mercato sui costi dei conti correnti paragonati ad un paio di scarpe e sulle reclamizzate economie già ridimensionate dal segretario del Consorzio Patti Chiari, dr. Massimo Roccia, secondo il quale, risparmi miracolosi sul costo del conto corrente, non se ne vedranno presto e saranno difficili anche in un prossimo futuro, perché oggi ogni operazione costerebbe alle banche un euro al minuto, Bankitalia si adoperi per far immettere nel sistema bancario un minimo di salutare concorrenza» spiegano dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.
Secondo le due associazioni sarebbe necessario far chiarezza sul fatto che le banche italiane praticano ancora oggi tassi e condizioni fuori della media europea, con i mutui che costano interessi più elevati dello 0,59% della media Ue e del 2,16% in più sui prestiti personali, che costringono i cittadini italiani a sborsare ben 361 euro in più l’anno per un mutuo di 100.000 euro, con una maggiorazione di 10.830 euro a fine mutuo vero handicap competitivo rispetto ai cittadini d’Europa, ed un +2,16%in più sui prestiti personali,che comporta un maggiore esborso di 368,40 euro l’anno, 1.842 euro di surplus incamerato dai banchieri per ogni prestito personale di 30.000 euro durata 60 mesi.
Adusbef e Federconsumatori

ritengono che Bankitalia e il Governatore Mario Draghi dovrebbero adoperarsi per ridurre tali anomali guadagni sulla pelle dei consumatori e del mercato, invece di assecondare i desiderata delle banche azioniste.
La tutela dei clienti delle banche «è ormai diventata a pieno titolo una finalità della Vigilanza. Seguiamo attentamente l'attuazione delle nostre disposizioni sulla trasparenza dei servizi bancari e finanziari sulla correttezza nei rapporti fra intermediari e clienti», spiega Mario Draghi nelle Considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia, ricordando che l'Arbitro Bancario, operativo dallo scorso ottobre, lavora alle risoluzione delle controversie tra banca e cliente. Ad oggi sono state prese 560 decisioni su costi dei conti correnti e credito al consumo, sulla portabilità dei mutui, su irregolarità nelle carte di pagamento, e nella maggioranza dei casi ha prevalso il cliente.

Fonte :Newspages

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Pubblicato il 2 Giugno 2010

Importanti novità sulla trasparenza nei mutui
Di Pierpaolo Molinengo

Ed ecco arrivare una pesante novità nel settore dei finanziamenti fondiari. L’Isvap, l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, ha emanato un nuovo Regolamento per rafforzare la trasparenza dei contratti assicurativi e la protezione degli assicurati.
Rilevanti novità a vantaggio del consumatore sono previste in particolare per i contratti legati alla stipula di mutui o prestiti personali.
Per tali contratti l’Isvap è intervenuta:
1) per risolvere alla radice il conflitto d’interessi dei soggetti, come le banche e gli altri intermediari finanziari, che, per proteggere il credito erogato agiscono nella veste di beneficiari delle coperture e nel contempo assumono il ruolo di intermediari arrivando a percepire rilevanti provvigioni, in media pari al 50% ma in qualche caso anche superiori all’80% del premio;
2) per rendere effettiva la portabilità dei mutui stabilendo i criteri per la restituzione di quota parte del premio assicurativo pagato, incluse le provvigioni, creando le condizioni per una riduzione del costo di estinzione del mutuo stesso.
Denunciato già il fenomeno nella Relazione Annuale dello scorso anno, l’Autorità è intervenuta a più riprese per sollecitare interventi virtuosi da parte del mercato.
ABI e ANIA hanno prodotto alla fine dello scorso anno un apprezzabile documento congiunto in merito; nonostante ciò le analisi condotte dall’Isvap confermano un quadro estremamente penalizzante per il consumatore, sotto il profilo sia delle provvigioni assicurative percepite dagli enti erogatori sia della portabilità delle coperture assicurative. I risultati emersi hanno reso necessario un intervento regolamentare dell’Autorità. Il Regolamento stabilisce, nell’ambito della disciplina del conflitto d’interessi, il divieto di assumere contemporaneamente, direttamente o indirettamente, la qualifica di beneficiario/vincolatario delle prestazioni assicurative e di intermediario del contratto.

Fonte . newspages

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Pubblicato il 29 Maggio 2010

Nel primo trimestre diminuisce la domanda di mutui
Secondo il bollettino di maggio della Banca Centrale europea la domanda netta di mutui per l'acquisto di abitazioni è diminuita significativamente nel primo trimestre (-2 per cento, dal 16 per cento del quarto trimestre del 2009), dopo un aumento per tre trimestri consecutivi e in contrapposizione con la domanda netta positiva, che le banche si erano attese nella precedente edizione dell'indagine.
Il calo della domanda netta è riconducibile in particolare a un contributo meno positivo delle prospettive del mercato immobiliare (3 per cento, a fronte dell'8 per cento del quarto trimestre del 2009) e a un contributo maggiormente negativo da parte della fiducia dei consumatori (-13 per cento, rispetto al -2 per cento del quarto trimestre del 2009).
In aggiunta, la concorrenza di altre banche ha contribuito negativamente alla domanda di mutui per l'acquisto di abitazioni (dallo 0 al -6 per cento).
In prospettiva, gli istituti si attendono che la domanda netta di mutui per l'acquisto di abitazioni aumenti nel secondo trimestre del 2010 (al 21 per cento).

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Pubblicato il 26 Maggio 2010

Rallenta la domanda dei mutui

Il ministro Giulio Tremonti lo aveva annunciato. E adesso dalle parole siamo passati ai fatti.
Nel mirino del fisco è finito chi possiede case all'estero senza averle dichiarate al Fisco italiano. Nella lotta all'evasione internazionale il Fisco italiano questa volta si interessa a ville e loft all'estero e fa tappa in Costa Azzurra e Gran Bretagna
recapitando 6.000 lettere ai contribuenti italiani che possiedono immobili non dichiarati, individuati anche grazie alla cooperazione internazionale.
Il quotidiano MF riferisce che le mosse del Fisco confermano i timori delle private bank, che stanno facendo pressione sui clienti affinché facciano riemergere capitali e immobili detenuti all'estero
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Fonte : Newspages

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