il piano casa

Pubblicato il 13 Maggio 2010

 

Piano di edilizia abitativa
L’Ance ci spiega che in attuazione dell’articolo 11 del DL 112/2008 che ha varato il piano nazionale di edilizia abitativa e del DPCM 16/7/2009 con il quale è stata successivamente disciplinata la parte operativa, i ministeri delle Infrastrutture e Trasporti e dell’Economia hanno emanato il DM di ripartizione, tra le Regioni, della somma complessiva di 377.885.270 milioni di euro.
Tale fondi vanno quindi ad aggiungersi ai 150 milioni di euro assegnati dallo Stato al sistema integrato dei fondi e ai circa 197 milioni destinati a finanziare interventi di edilizia sovvenzionata.
Le risorse individuate con l’ultimo DM e assegnate alle Regioni sulla base dei coefficienti fissati col DM Infrastrutture e Trasporti del 17/3/2003, potranno essere impiegate per finanziare alcune delle linee di intervento previste dall’articolo 11:
- programmi integrati di promozione di edilizia residenziale anche sociale,
- incremento patrimonio ERP,
- promozione da parte di privati di interventi in project financing,
- agevolazioni a cooperative edilizie.
Per quanto riguarda l’assegnazione l’importo maggiore va alla Lombardia che avrà a disposizione circa 54 milioni di euro. A seguire la Campania con circa 41 milioni, il Lazio con 38 milioni e il Piemonte con 32 milioni.
Una volta che il DM sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale inizieranno a decorrere i 180 giorni che hanno le Regioni per inviare al ministero delle Infrastrutture le proposte di programma formulate dagli enti locali in coerenza con la programmazione regionale delle politiche abitative e dello sviluppo del territorio.

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Pubblicato il 28 Marzo 2010

Dalla lotta alle frodi «carosello» alle semplificazioni sulla casa

Pubblichiamo il testo del decreto legge 25 marzo 2010, n. 40 pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 71 del 26 marzo recante «Disposizioni urgenti tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali operate, tra l'altro, nella forma dei cosiddetti "caroselli" e "cartiere", di potenziamento e razionalizzazione della riscossione tributaria anche in adeguamento alla normativa comunitaria, di destinazione dei gettiti recuperati al finanziamento di un Fondo per incentivi e sostegno della domanda in particolari settori». Il decreto è stato varato dal Consiglio dei ministri lo scorso 19 marzo. ARTICOLO 1 Disposizioni in materia di contrasto alle frodi fiscali e finanziarie internazionali e nazionali operate, tra l'altro, nella forma dei cosiddetti “caroselli” e “cartiere” 1. Per contrastare l'evasione fiscale operata nella forma dei cosiddetti “caroselli” e “cartiere”, anche in applicazione delle nuove regole europee sulla fatturazione elettronica, i soggetti passivi all'imposta sul valore aggiunto comunicano telematicamente all'agenzia delle Entrate, secondo modalità e termini definiti con decreto del ministro dell'Economia e delle finanze da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in paesi cosiddetti black list di cui al decreto del ministro delle Finanze in data 4 maggio 1999, pubblicato nella «Gazzetta Ufficiale» della Repubblica italiana n. 107 del 10 maggio 1999, e al decreto del ministro dell'Economia e delle finanze 21 novembre 2001, pubblicato nella «Gazzetta Ufficiale» della Repubblica italiana n. 273 del 23 novembre 2001. 2. Il ministro dell'Economia e delle finanze può escludere con proprio decreto di natura non regolamentare l'obbligo di cui al comma 1 nei riguardi di paesi di cui al medesimo comma ovvero di settori di attività svolte negli stessi paesi; con lo stesso decreto, al fine di prevenire fenomeni a particolare rischio di frode fiscale, l'obbligo può essere inoltre esteso anche a paesi cosiddetti non black list nonché a specifici settori di attività e a particolari tipologie di soggetti. 3. Per l'omissione delle comunicazioni di cui al comma 1 ovvero per la loro effettuazione con dati incompleti o non veritieri si applica, elevata al doppio, la sanzione di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471. Nella stessa logica non si applica l'articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni. 4. Ai fini del contrasto degli illeciti fiscali internazionali, con decorrenza dal 1° maggio 2010, anche la comunicazione relativa alle deliberazioni di modifica degli atti costitutivi per trasferimento all'estero della sede sociale delle società è obbligatoria, da parte dei soggetti tenuti, mediante la comunicazione unica di cui all'articolo 9 del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, nei confronti degli Uffici del Registro imprese delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, dell'agenzia delle Entrate, dell'Istituto nazionale per la previdenza sociale e dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. 5. Per gli stessi fini di cui ai commi da 1 a 4, le disposizioni contenute negli articoli 15 e 17 della legge 26 luglio 1984, n. 413, e nell'articolo 156, comma 9, del Codice della navigazione si applicano anche all'Istituto di previdenza per il settore marittimo (Ipsema) e all'agenzia delle Entrate. Con riferimento a quest'ultima il previo accertamento di cui all'articolo 15 della legge 26 luglio 1984, n. 413, deve intendersi riferito all'assenza di carichi pendenti risultanti dal l'anagrafe tributaria concernenti violazioni degli obblighi relativi ai tributi dalla stessa amministrati, ovvero alla prestazione, per l'intero ammontare di detti carichi, di idonea garanzia, mediante fideiussione rilasciata da un'azienda o istituto di credito o polizza fideiussoria rilasciata da un istituto o impresa di assicurazione, fino alla data in cui le violazioni stesse siano definitivamente accertate. I crediti per i premi dovuti all'Ipsema di cui all'articolo 2778, primo comma, numero 8), del Codice civile sono collocati, per l'intero ammontare, tra quelli indicati al numero 1) del primo comma del medesimo articolo. 6. Al fine di contrastare fenomeni di utilizzo illegittimo dei crediti d'imposta e per accelerare le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti d'imposta agevolativi la cui fruizione è autorizzata da amministrazioni ed enti pubblici, anche territoriali, l'agenzia delle Entrate trasmette a tali amministrazioni ed enti, tenuti al detto recupero, ed entro i termini e secondo le modalità telematiche stabiliti con provvedimenti dirigenziali generali adottati d'intesa, i dati relativi ai predetti crediti utilizzati in diminuzione delle imposte dovute nonché ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Le somme recuperate sono riversate all'entrata del bilancio dello Stato e restano acquisite all'Erario. Resta ferma l'alimentazione della contabilità speciale n. 1778 «agenzia delle Entrate - fondi di bilancio» da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici gestori dei crediti d'imposta, sulla base degli stanziamenti previsti a legislazione vigente per le compensazioni esercitate dai contribuenti ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 attraverso i codici tributo appositamente istituiti. ARTICOLO 2 Disposizioni in materia di potenziamento dell'amministrazione finanziaria ed effettività del recupero di imposte italiane all'estero e di adeguamento comunitario 1. In fase di prima applicazione della Direttiva Ecofin del 19 gennaio 2010 in materia di recupero all'estero di crediti per imposte italiane: a) all'articolo 60 del decreto del presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo il terzo comma sono aggiunti i seguenti: «Salvo quanto previsto dai commi precedenti e in alternativa a quanto stabilito dall'articolo 142 del Codice di procedura civile, la notificazione ai contribuenti non residenti è validamente effettuata mediante spedizione di lettera raccomandata con avviso di ricevimento all'indirizzo della residenza estera rilevato dai registri dell'anagrafe degli italiani residenti all'estero o a quello della sede legale estera risultante dal registro delle imprese di cui all'articolo 2188 del Codice civile. In mancanza dei predetti indirizzi, la spedizione della lettera raccomandata con avviso di ricevimento è effettuata all'indirizzo estero indicato dal contribuente nelle domande di attribuzione del numero di Codice fiscale o variazione dati e nei modelli di cui al terzo comma, primo periodo. In caso di esito negativo della notificazione si applicano le disposizioni di cui al primo comma, lettera e). La notificazione ai contribuenti non residenti è validamente effettuata ai sensi del quarto comma qualora i medesimi non abbiano comunicato all'agenzia delle Entrate l'indirizzo della loro residenza o sede estera o del domicilio eletto per la notificazione degli atti, e le successive variazioni, con le modalità previste con provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate. La comunicazione e le successive variazioni hanno effetto dal trentesimo giorno successivo a quello della ricezione.»; b) le nuove disposizioni in materia di notificazione operano simmetricamente ai fini della riscossione e, conseguentemente, al quinto comma dell'articolo 26, del decreto del presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, dopo la parola «decreto» sono aggiunte le seguenti: «; per la notificazione della cartella di pagamento ai contribuenti non residenti si applicano le disposizioni di cui al quarto e quinto comma dell'articolo 60 del decreto del presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600». 2. Per garantire il pieno rispetto dei principi comunitari sulla concorrenza in materia di concessioni pubbliche statali generatrici di entrate erariali, si considerano lesivi di tali principi, e conseguentemente vietati, ogni pratica ovvero rapporto negoziale di natura commerciale con soggetti terzi non precedentemente previsti in forma espressa e regolati negli atti di gara; ogni diverso provvedimento di assenso amministrativo di tali pratiche e rapporti, anche se già adottato, è nullo e le somme percepite dai concessionari sono versate all'amministrazione statale concedente. Le amministrazioni statali concedenti, attraverso adeguamenti convenzionali ovvero l'adozione di carte dei servizi, ivi incluse quelle relative alle reti fisiche di raccolta del gioco, assicurano l'effettività di clausole idonee a garantire l'introduzione di sanzioni patrimoniali, nel rispetto dei principi di ragionevolezza, proporzionalità e non automaticità, a fronte di casi di inadempimento delle clausole della convenzione imputabile al concessionario, anche a titolo di colpa, la graduazione di tali sanzioni in funzione della gravità dell'inadempimento, nonché l'introduzione di meccanismi tesi alla migliore realizzazione del principio di effettività della clausola di decadenza dalla concessione, oltre che di maggiore efficienza, efficacia ed economicità del relativo procedimento nel rispetto del principio di partecipazione e del contraddittorio. 3. Ai fini della rideterminazione dei principi fondamentali della disciplina di cui alla legge 15 gennaio 1992, n. 21, secondo quanto previsto dall'articolo 7-bis, comma 1, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e allo scopo di assicurare omogeneità di applicazione di tale disciplina in ambito nazionale, con decreto del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministro dello Sviluppo economico, previa intesa con la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono adottate, entro e non oltre il termine di sessanta giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore del presente decreto, urgenti disposizioni attuative, tese a impedire pratiche di esercizio abusivo del servizio di taxi e del servizio di noleggio con conducente o, comunque, non rispondenti ai principi ordinamentali che regolano la materia. Con il suddetto decreto sono, altresì, definiti gli indirizzi generali per l'attività di programmazione e di pianificazione delle Regioni, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, dei titoli autorizzativi. 4. A fini di razionalizzazione della disciplina della liquidità giacente su conti e rapporti definiti dormienti ai sensi della normativa vigente, fatti salvi gli importi che, alla data di entrata in vigore del presente provvedimento, siano stati comunque già versati al fondo di cui all'articolo 1, comma 343, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le disposizioni del comma 345-quater del citato articolo 1 si applicano esclusivamente ai contratti per i quali il termine di prescrizione del diritto dei beneficiari scade successivamente al 28 ottobre 2008. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. ARTICOLO 3 Deflazione del contenzioso e razionalizzazione della riscossione 1. Al fine di potenziare il contrasto all'evasione concentrando e razionalizzando le risorse dell'Amministrazione finanziaria, si dispone quanto segue per deflazionare e semplificare il contenzioso tributario in essere e accelerarne la riscossione: a) all'articolo 38, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, le parole: «a norma degli articoli 137 e seguenti del Codice di procedura civile» sono sostituite dalle seguenti: «a norma dell'articolo 16» e, dopo le parole: «dell'originale notificato,», sono inserite le seguenti: «ovvero copia autentica della sentenza consegnata o spedita per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale unitamente all'avviso di ricevimento»; b) all'articolo 48, comma 3, del predetto decreto legislativo, dopo le parole: «previa prestazione» sono inserite le seguenti: «, se l'importo delle rate successive alla prima è superiore a 50.000 euro,» e, coerentemente, all'articolo 8, comma 2, del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, dopo le parole: «e per il versamento di tali somme» sono inserite le seguenti: «, se superiori a 50.000 euro,»; c) il comma 2, dell'articolo 52 del predetto decreto legislativo è abrogato. 2. Le disposizioni di cui all'articolo 68 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, relative alle sentenze delle commissioni tributarie regionali, si intendono applicabili alle decisioni della commissione tributaria centrale. 3. In caso di crisi di società di riscossione delle entrate degli enti locali, le società che, singolarmente ovvero appartenendo a un medesimo gruppo di imprese, hanno esercitato le funzioni di cui all'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, per conto di non meno di cinquanta enti locali e che siano cancellate, con deliberazione ancorché non dotata di definitività, dall'albo di cui all'articolo 53 del predetto decreto legislativo n. 446 del 1997 ai sensi dell'articolo 11 del decreto del ministro delle Finanze 11 settembre 2000, n. 289, sono ammesse di diritto, su domanda della società ovvero della società capogruppo, alle procedure di cui al decreto legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39. Sono altresì ammesse di diritto a tali procedure, anche in assenza di domanda, le predette società per le quali venga dichiarato dal tribunale lo stato di insolvenza. In tali casi il commissario è nominato dal ministro dello Sviluppo economico, su proposta del ministro dell'Economia e delle finanze. L'ammissione alle procedure, fino all'esaurimento delle stesse, comporta la persistenza nei riguardi delle predette società delle convenzioni vigenti con gli enti locali immediatamente prima della data di cancellazione dall'albo di cui al citato articolo 53 del decreto legislativo n. 446 del 1997, ferme in ogni caso le riaggiudicazioni eventualmente effettuate nel frattempo con gara, nonché dei poteri, anche di riscossione, di cui le predette società disponevano anteriormente alla medesima data di cancellazione. Su istanza degli enti locali, creditori di somme dovute in adempimento delle predette convenzioni, il commissario può certificare, secondo modalità e termini di attuazione stabiliti con decreto del ministro dell'Economia e delle finanze, se il relativo credito sia certo, liquido ed esigibile, anche al fine di consentire all'ente locale la cessione pro soluto a favore di banche o intermediari finanziari riconosciuti dalla legislazione vigente. I regolamenti emanati in attuazione dell'articolo 53, comma 3, del decreto legislativo n. 446 del 1997 sono aggiornati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto prevedendo, fra l'altro, i requisiti per l'iscrizione all'albo di cui al medesimo articolo, in particolare quelli tecnico-finanziari, di onorabilità, professionalità e di assenza di cause di incompatibilità, che sono disciplinati graduandoli in funzione delle dimensioni e della natura, pubblica o privata, del soggetto che chiede l'iscrizione, del numero degli enti locali per conto dei quali il medesimo soggetto, singolarmente ovvero in gruppo di imprese, svolge le funzioni di cui all'articolo 52 del medesimo decreto legislativo n. 446 del 1997, nonché dell'eventuale sospensione, cancellazione o decadenza dall'albo in precedenza disposta nei riguardi di tale soggetto. ARTICOLO 4 Fondo per interventi a sostegno della domanda in particolari settori 1. È istituito presso il ministero dello Sviluppo economico un fondo per il sostegno della domanda finalizzata a obiettivi di efficienza energetica, ecocompatibilità e di miglioramento della sicurezza sul lavoro, con una dotazione pari a 300 milioni di euro per l'anno 2010. Il fondo è finanziato, per 200 milioni di euro, ai sensi del comma 9, nonché per 50 milioni di euro a valere sulle risorse destinate alle finalità di cui all'articolo 1, comma 847, della legge 23 dicembre 2006, n. 296, disponibili iscritte in conto residui e che a tale fine vengono versate all'entrata per essere riassegnate al medesimo Fondo, e per ulteriori 50 milioni di euro mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa, per l'anno 2010, di cui all'articolo 2, comma 236, della legge 23 dicembre 2009, n. 191. Con decreto di natura non regolamentare del ministro dello Sviluppo economico, da adottare entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, di concerto con il ministro dell'Economia e delle finanze e, per gli obiettivi di efficienza energetica e di ecocompatibilità, con il ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono stabilite le modalità di erogazione mediante contributi delle risorse del fondo definendo un tetto di spesa massima per ciascuna tipologia di contributi e prevedendo la possibilità di avvalersi della collaborazione di organismi esterni alla pubblica amministrazione, nonché ogni ulteriore disposizione applicativa. 2. È escluso dall'imposizione sul reddito di impresa, nel limite complessivo di settanta milioni di euro, il valore degli investimenti in attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo finalizzate alla realizzazione di campionari fatti dalle imprese che svolgono le attività di cui alle divisioni 13 o 14 della tabella Ateco di cui al provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate in data 16 novembre 2007, pubblicato nella «Gazzetta Ufficiale» n. 296 del 21 dicembre 2007, a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2009 e fino alla chiusura del periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2010. L'agevolazione di cui al presente comma può essere fruita esclusivamente in sede di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta di effettuazione degli investimenti. Per il periodo di imposta successivo a quello di effettuazione degli investimenti l'acconto dell'Irpef e dell'Ires è calcolato assumendo come imposta del periodo precedente quella che si sarebbe applicata in assenza delle disposizioni di cui al presente comma. 3. L'agevolazione di cui al comma 2 è fruibile nei limiti di cui al regolamento (Ce) n. 1998/2006 della Commissione, del 15 dicembre 2006, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d'importanza minore fino all'autorizzazione della Commissione europea. 4. Con provvedimento del Direttore dell'agenzia delle Entrate da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono stabiliti criteri e modalità di attuazione dell'agevolazione di cui al comma 2, anche al fine di assicurare il rispetto del limite complessivo di risorse stanziate. 5. Fermo restando quanto previsto al comma 1, con decreto di natura non regolamentare del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell'Economia e delle finanze, e con il ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, limitatamente alle attività di cui all'articolo 29 della legge 23 luglio 2009, n. 99, sono stabiliti i criteri e le modalità di ripartizione e destinazione delle risorse di cui all'articolo 1, comma 847, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, rimaste disponibili nel bilancio relativo all'anno finanziario 2010, che a tale fine sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate alla spesa con riguardo alle seguenti finalità: a) realizzazione di piattaforme navali multiruolo da destinare, prioritariamente, a operazioni di soccorso costruite con avanzate tecnologie duali; b) interventi per il settore dell'alta tecnologia, per le finalità e i soggetti di cui all'articolo 1 della legge 24 dicembre 1985, n. 808, e applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662; c) interventi di cui all'articolo 45, comma 3, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e all'articolo 52, comma 18, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, nonché per l'avvio di attività di cui all'articolo 29 della legge 23 luglio 2009, n. 99. All'articolo 2, comma 238, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, l'ultimo periodo è soppresso. 6. È istituito, presso il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, il «Fondo per le infrastrutture portuali», destinato a finanziare le opere infrastrutturali nei porti di rilevanza nazionale. Il Fondo è ripartito con decreto del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, di concerto col ministro dell'Economia e delle finanze. Al fondo è trasferito, con il decreto di cui al comma 8, una quota non superiore al cinquanta per cento delle risorse destinate all'ammortamento del finanziamento statale revocato ai sensi del comma 7, ancora disponibili, da utilizzare come spesa ripartita in favore delle Autorità portuali. 7. È revocato il finanziamento statale previsto per l'opera «Sistema di trasporto rapido di massa a guida vincolata per la città di Parma», fatta salva la quota necessaria agli adempimenti di cui al terzo e quarto periodo del presente comma. Gli effetti della revoca si estendono, determinandone lo scioglimento, a tutti i rapporti convenzionali stipulati dal soggetto aggiudicatore con il contraente generale. Il contraente generale può richiedere, nell'ambito di una transazione e a tacitazione di ogni diritto e pretesa, al soggetto attuatore, un indennizzo. L'indennizzo è corrisposto a valere sulla quota parte del finanziamento non ancora erogata. Il contratto di mutuo stipulato dal soggetto attuatore continua ad avere effetto nei suoi confronti nei limiti della quota del finanziamento erogata, anche per le finalità di cui al terzo e quarto periodo del presente comma. 8. Con decreto del ministro dell'Economia e delle finanze, di concerto col ministro competente, la quota di finanziamento statale residua all'esito della destinazione delle risorse per le finalità di cui ai commi 6 e 7 può essere devoluta integralmente, su richiesta dell'ente pubblico di riferimento del beneficiario originario, ad altri investimenti pubblici. Qualora, ai sensi del presente comma, quota parte del finanziamento sia devoluta all'ente pubblico territoriale di riferimento del beneficiario originario, il predetto ente può succedere parzialmente nel contratto di mutuo. Per la residua parte il mutuo si risolve e le corrispondenti risorse destinate al suo ammortamento sono utilizzate per le finalità del comma 6, ivi incluse le quote già erogate al soggetto finanziatore e non necessarie all'ammortamento del contratto di mutuo rimasto in essere. 9. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 200 milioni di euro per l'anno 2010, e dal comma 2, pari a 70 milioni di euro per l'anno 2011, si provvede mediante utilizzo di una quota delle maggiori entrate derivanti dall'attuazione degli articoli 1, 2 e 3. A compensazione del minor versamento sull'apposita contabilità speciale n. 5343, di complessivi 307 milioni di euro, dei residui iscritti nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo economico, sul capitolo 7342, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, una ulteriore quota delle predette maggiori entrate pari a 111,1 milioni di euro per l'anno 2011 e 100 milioni di euro per l'anno 2014, rimane acquisita all'entrata del bilancio dello Stato e una quota pari a 95,9 milioni di euro per l'anno 2012 viene versata sulla contabilità speciale n. 5343 per le finalità di cui all'ultimo periodo del medesimo articolo 8, comma 1, lettera a). La restante parte delle maggiori entrate derivanti dal presente provvedimento concorre alla realizzazione degli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e dei saldi di finanza pubblica. ARTICOLO 5 Attività edilizia libera 1. L'articolo 6 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, è sostituito dal seguente: «Articolo 6 (L) – Attività edilizia libera – 1. Salvo più restrittive disposizioni previste dalla disciplina regionale e comunque nell'osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all'efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, i seguenti interventi possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo: a) gli interventi di manutenzione ordinaria; b) gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all'articolo 3, comma 1, lettera b), sempre che non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici; c) gli interventi volti all'eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell'edificio; d) le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico, a esclusione di attività di ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato; e) i movimenti di terra strettamente pertinenti all'esercizio dell'attività agricola e le pratiche agro-silvo-pastorali, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari; f) le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e a essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni; g) le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell'attività agricola; h) le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l'indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale; i) i pannelli solari, fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo esterno, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori delle zone di tipo A di cui al decreto del ministro per i Lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444; l) le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici. 2. Al fine di semplificare il rilascio del certificato di prevenzione incendi per le attività di cui al comma 1, il certificato stesso, ove previsto, è rilasciato in via ordinaria con l'esame a vista. Per le medesime attività, il termine previsto dal primo periodo del comma 2 dell'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37, è ridotto a trenta giorni. 3. Prima dell'inizio degli interventi di cui al comma 1, lettere b), f), h), i) e l), l'interessato, anche per via telematica, comunica all'amministrazione comunale, allegando le autorizzazioni eventualmente obbligatorie ai sensi delle normative di settore e, limitatamente agli interventi di cui alla citata lettera b), i dati identificativi dell'impresa alla quale intende affidare la realizzazione dei lavori. 4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». ARTICOLO 6 Entrata in vigore 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Sabato 27 Marzo 2010

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Pubblicato il 26 Marzo 2010

Roma: il Comune approva il piano casa
Nuove case popolari (ERP) e nuovi appartamenti a basso costo ("housing sociale") per giovani coppie, famiglie disagiate, studenti, lavoratori fuori sede. Dopo il via libera della Giunta capitolina a novembre 2009, il Consiglio Comunale ha approvato il piano casa per la Capitale, aumentando il numero degli alloggi popolari (edilizia residenziale pubblica) da 3.000 e 6.000. In tutto, dunque, 26.750 case da costruire, più 9.000 che costituiscono il "residuo" delle previsioni di Piano Regolatore.
Primo punto saliente del piano, i sistemi e i metodi per realizzare nuovi alloggi: acquisizione di appartamenti da destinare all'edilizia residenziale pubblica, aumento di densità di aree già edificabili, modifica di destinazioni d'uso (di zone o fabbricati non residenziali) per ricavare case, reperimento di nuove aree edificabili ("ambiti di riserva").
Fonte : Newspages

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Pubblicato il 26 Marzo 2010

Abruzzo: in arrivo 2 milioni
per i mutui Prima casa

E' di quasi due milioni di euro il fondo regionale di solidarietà per il pagamento degli interessi sui mutui per l'acquisto, la costruzione ed il recupero della prima casa.
Il programma disposto dalla Regione Abruzzo, in accordo con l'Associazione Bancaria Italiana, per il sostegno alle famiglie in difficoltà nel pagamento delle rate di mutuo per la prima casa, è stato presentato nei giorni scorsi.
Potranno beneficiare del sostegno offerto dal fondo regionale, consistente nella somma di 1.920.000 euro, le famiglie in difficoltà economiche dovute alla perdita del lavoro di almeno un loro componente. Le difficoltà devono essere tali da incidere sul reddito familiare in misura non inferiore al 30%. Le condizioni di difficoltà devono dipendere da cessazione del rapporto di lavoro subordinato, da cessazione dei rapporti di lavoro come agenzia o rappresentanza, da morte o da condizioni di non autosufficienza, da sospensione dal lavoro o riduzione dell'orario di lavoro per un periodo di almeno trenta giorni, anche in attesa di provvedimenti di autorizzazione a trattamenti di sostegno economico, come la cassa integrazione guadagni, ordinaria o straordinaria.
La perdita di lavoro deve essere anteriore ai mesi precedenti la pubblicazione del bando del programma regionale e permanere alla data di presentazione della domanda.

Fonte :Newspages

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Pubblicato il 26 Marzo 2010

Il piano casa è operativo

«Si avvia il piano casa per l'edilizia residenziale predisposto dal governo con cui si attiveranno finanziamenti pubblici e privati per un ammontare complessivo di circa 4 miliardi di euro. Oggi è stato firmato, come ultimo atto, il decreto che avvia la procedura di pubblicazione del bando di gara per la scelta della società di gestione del risparmio”. Lo dichiara il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, che sottolinea come “il piano casa, concordato con le Regioni e le Autonomie locali ed approvato con decreto del Presidente del Consiglio il 18 luglio scorso,sia una realtà operativa».
«Nella realizzazione del piano è stato ed è fondamentale il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti che - spiega il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti - con la realizzazione della Sgr dedicata e del relativo fondo si è dotata di uno strumento imprescindibile e innovativo per dare ai crescenti bisogni di edilizia sociale risposte non più rinviabili per una politica attenta alla coesione sociale».
«Le Fondazioni di origine bancaria apprendono con soddisfazione del completamento di un passaggio essenziale per la realizzazione del piano casa - afferma Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri, l'associazione che le rappresenta collettivamente -. Il piano di edilizia privata sociale vede infatti coinvolte in maniera attiva anche le nostre Fondazioni, che a livello locale stanno costituendo i fondi territoriali
indispensabili per ampliare l'impatto del fondo nazionale creato da Cdpi Sgr».

FOnte :Newspages

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Pubblicato il 15 Marzo 2010

Piano Casa: al via gli interventi 
in Campania e Molise

L’Ance spiega che fatta eccezione per l’Abruzzo in tutte le altre Regioni che hanno varato la legge sul Piano Casa 2 è possibile realizzare gli interventi straordinari di ampliamento e demolizione ricostruzione con il riconoscimento di cubature premiali aggiuntive.
Sono, infatti, scaduti di recente i termini assegnati ai Comuni del Molise e della Campania per deliberare in merito alla attuazione degli interventi.
In Allegato, il dossier predisposto dall’Ance di approfondimento sulle scelte effettuate dai Comuni che hanno deciso di deliberare in merito all`attuazione del Piano Casa nei propri territori.
Fonte: Newspages 

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Pubblicato il 2 Marzo 2010

Piemonte: anticipati 45 milioni per il programma casa
La Giunta regionale del Piemonte, su proposta dell’Assessore all’Edilizia residenziale, ha deliberato di anticipare l’assegnazione di una parte dei fondi previsti per il terzo biennio del “Programma casa: 10.000 alloggi entro il 2012”. La somma anticipata ammonta a 45 milioni di euro e sarà utilizzata per finanziare le domande presentate per il secondo biennio da operatori pubblici e privati, non finanziate per carenza di risorse. In particolare, 20 milioni saranno destinati a interventi di edilizia sovvenzionata, mentre i restanti 25 milioni saranno utilizzati per interventi di edilizia agevolata e agevolata sperimentale.
La Giunta regionale ha inoltre approvato i criteri per l’assegnazione di queste risorse aggiuntive, i quali tengono conto della fattibilità degli interventi, del fabbisogno rilevato per ciascun ambito territoriale, dell’emergenza abitativa che connota l’area metropolitana torinese e l’ambito provinciale cuneese.
Le risorse anticipate serviranno, prioritariamente, a completare il finanziamento degli interventi non interamente coperti dal contributo del secondo biennio. A seguire, per l’edilizia sovvenzionata, saranno finanziate la progettazione e l’acquisizione di aree e immobili degli interventi localizzati nei Comuni ad alta tensione abitativa o nei Comuni con più di 8.000 abitanti, nonché gli acquisti di alloggi ultimati in possesso di agibilità dell’area metropolitana torinese. Le risorse destinate all’edilizia agevolata e
agevolata sperimentale serviranno a completare il finanziamento di quegli interventi che prevedono entrambe le misure e che, con il secondo biennio, sono stati finanziati soltanto o per l’una o per l’altra misura.
A seguire ancora, saranno finanziati gli interventi di edilizia sia agevolata che sperimentale localizzati nell’area metropolitana torinese e nell’ambito provinciale di Cuneo.
Con questa manovra aggiuntiva si amplia ulteriormente la risposta pubblica al crescente fabbisogno di edilizia sociale, denunciato anche dalla elevata partecipazione ai bandi del secondo biennio da parte degli operatori pubblici (Comuni e Agenzie territoriali per la casa) e privati (imprese di costruzione e cooperative edilizie). Complessivamente, infatti, sono state presentate domande con una richiesta complessiva all’incirca doppia rispetto ai finanziamenti disponibili: una partecipazione che manifesta, da un lato, il fabbisogno crescente di edilizia sociale e, dall’altro, testimonia la crisi economica che sta attraversando il settore delle costruzioni.
I contributi assegnati il 15 gennaio 2010 con il secondo biennio ammontano a 270 milioni di euro e consentiranno la realizzazione di 3.059 alloggi.
A questi finanziamenti vanno aggiunti quelli destinati ai casi pilota di Social Housing, ai Programmi di riqualificazione urbana e al Programma giovani, per un totale di oltre 22 milioni di euro per la realizzazione di circa 750 alloggi.
Fonte : Newspages

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Pubblicato il 9 Febbraio 2010

Roma: delibera d’indirizzo per il piano colore
Approvata dal Consiglio Comunale di Roma la delibera d'indirizzo per il "piano colore" del centro storico, proposta dai consiglieri Lavinia Mennuni (delegata alle Pari Opportunità e già assessore all'urbanistica del II Municipio) e Dino Gasperini (delegato al centro storico).
Punti salienti: sarà istituita una commissione per redigere un "piano di tutela dell'immagine della città storica". Il piano indicherà la "tavolozza" dei colori corretti e i parametri d'uso, fornendo gli elementi per evitare errori.
Chi tinteggerà facciate e tetti attenendosi al piano – sull'intera area del centro e della città storica – avrà l'esenzione fino all'80% del canone per l'occupazione suolo pubblico (ingombro del cantiere su strada). Condizione prevista: che i lavori si concludano entro nove mesi dal rilascio dell'autorizzazione.
Si potrà anche ottenere l'esenzione dal canone per la pubblicità sui ponteggi, purché la pubblicità non resti più di otto mesi dal rilascio della concessione per l'occupazione suolo pubblico. Sgravi fino all'80%, infine, anche per il restauro facciate degli stabili – pubblici e privati – deturpati da graffiti e scritte vandaliche, a condizione che l'intervento preveda l'impiego di materiali resistenti all'opera dei "writers".
In ogni caso, per beneficiare degli sgravi fiscali si dovranno avviare i lavori entro diciotto mesi dalla data di approvazione del piano colore.
Un considerevole incentivo alle imprese edili, sottolinea il Campidoglio, coniugato alla tutela del centro storico e all'attenzione per il decoro urbano.
Fonte :newspages 

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Pubblicato il 9 Febbraio 2010

Le politiche in Emilia Romagna 
sulla casa.
«Serve un nuovo patto sociale decennale, insieme pubblico e privato, che poggi su una politica fiscale chiara per affrontare le politiche abitative. Al centro di questo programma dovrà, non potrà, esserci la qualità delle abitazioni, delle città e del territorio». Così il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani concludendo i lavori del forum “L’Abitare” centrato sulle politiche abitative regionali.
Durante la legislatura 2005-2010 sono stati stanziati oltre 326 milioni di euro (di cui 257 dal bilancio regionale) per aumentare l’offerta di alloggi di edilizia residenziale sociale. La Regione ha inoltre stanziato oltre 12 milioni di euro a sostegno delle giovani coppie che intendono acquistare una casa.
Nel corso del Forum l’assessore regionale alla programmazione e sviluppo territoriale Gian Carlo Muzzarelli che ha rimarcato il duplice spirito delle politiche per la casa. In primo luogo, «assicurare il diritto alla casa, centro degli affetti e primo luogo di comunità, crocevia di qualunque politica di coesione sociale, di costruzione di una nuova identità di comunità aperta e di società sicura e solidale». 
Inoltre, l´obiettivo è garantire la casa a tutti «ridando forma e identità alle città e al territorio e ricucendo i tessuti urbani, città e campagna, centri e periferie. Dobbiamo far decollare un grande progetto di riqualificazione del paesaggio, urbano ed extraurbano». Le politiche abitative s´inseriscono in un quadro più ampio in cui è necessario «cambiare il paradigma - ha concluso Muzzarelli - dello sviluppo, per cambiare l´approccio culturale alla progettazione delle città e alla soluzione del problema degli alloggi. Ripartire dalla città è quindi per noi contenere l’uso del suolo e riqualificare le città: più cultura, arte, bellezza, socialità, sicurezza, ecologia; non dobbiamo solo smontare e rimontare mattoni, ma cambiare la qualità e la percezione dei luoghi dell’abitare e del vivere».
A margine del Forum “L’Abitare” è stato poi firmato l’Accordo triennale 2010-2013 di collaborazione tra la Regione e le Associazioni imprenditoriali del settore delle costruzioni dell’Emilia-Romagna che si innesta nell’attuazione della Legge regionale 2 del 2009 sulla sicurezza del lavoro nei cantieri edili.


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Pubblicato il 9 Febbraio 2010

Il piano casa non basta

«Sul piano casa i Comuni hanno dimostrato al Governo la propria disponibilità a collaborare, ma l’avvio dei fondi immobiliari è solo un aspetto del problema. Per fare fronte al grave disagio abitativo servono investimenti certi ed immediati, e misure per calmierare il mercato privato delle locazioni». Lo ha detto Roberto Tricarico, Assessore del Comune di Torino e delegato alle politiche abitative ANCI.
Per Tricarico sul versante delle locazioni di privati, servono soprattutto «interventi di natura fiscale utili per alleggerire il peso fiscale che devono sopportare i proprietari oltre a rendere più sostenibile l’affitto per gli inquilini».

Fonte : Newspages 

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