investimenti dove e come

Pubblicato il 24 Agosto 2012


LA NEWS

Fonte www.advisoronline.it

 
Secondo le statistiche di “Scenari Immobiliari”, istituto indipendente di studi e ricerche, il primo semestre del 2012 ha visto gli acquisti fuori dai confini nazionali crescere del 16,5% rispetto allo stesso periodo del 2011.


In soli sei mesi gli immobili acquistati da italiani sono stati 15500, cifra destinata a crescere esponenzialmente nei prossimi sei mesi andando così a toccare quota 40 mila (per effetto di una impennata totale, nel computo, quindi, dell’intero arco dell’annata, del 13,7 percento e di una spesa media pari a 110 mila euro) e superando di ben 10 mila unità il totale di quelle acquistate in patria.
Un sorpasso inevitabile in un contesto come il nostro, contraddistinto da un netto calo delle operazioni immobiliari interne.

 

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Quali sono i motivi di questo trend?

La ricerca del risparmio e di una fiscalità più clemente e così la concreta possibilità di realizzare qualche buon affare.
Non a caso le mete principali di questo nuovo esodo sono la Grecia e la Spagna, nazioni afflitte da una crisi che sembra interminabile e pertanto regine dell’acquisto a prezzo contenuto, se non proprio basso (150 mila euro per una villetta al mare in alcune zone delle Baleari).

Proprio nel Paese iberico, dove tra le località più gettonate si segnalano Marbella, Almeria e Fuerteventura, in certi casi le quotazioni degli immobili si sono abbassate anche della metà.

In Grecia le occasioni migliori si presentano nelle isole di Mykonos e Santorini, nelle Cicladi.


Altre mete

In aumento anche le acquisizioni in Irlanda, soprattutto nella capitale Dublino (con 100mila euro si può avere un appartamento in centro), e in Croazia, rinomata per le sue bellissime coste. In Inghilterra va forte Londra, che attira i compratori più ricchi e meno quelli medi. Nella città britannica, tra l’altro, gli acquirenti italiani hanno superato i russi, diventando i primi. In calo, invece, le transazioni in Francia mentre un incremento importante ha interessato Berlino, appetibile per i suoi prezzi di gran lunga al di sotto della media europea.

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Pubblicato il 5 Agosto 2012


Fonte La repubblica s)

Nei palazzi comunitari non si parla solo di rigore. Nel periodo che va dal 2007 al 2013 sono stati stanziati miliardi di contributi. Sei milioni di euro a disposizione per combattere l'uso illegale di Internet, 9,5 milioni per aggredire la criminalità finanziaria, 5,5 per contrastare "l'estremismo violento". Ma ci sono anche fondi per aprire un ristorante in Romania o per un progetto di inserimento al lavoro in Cambogia. Qualcuno si chiede se ce ne sia bisogno. Dipende dai risultati
PUOI ottenere un contributo per svolgere un sondaggio d'opinione sull'economia in Islanda o per promuovere un'attività culturale in Palestina, per aprire un ristorante in Romania o, spostandosi decisamente più a Est, per finanziare "progetti di inserimento al lavoro" in Cambogia. È vasta la geografia del finanziamento europeo.

È una mappa che segna migliaia di canali di spesa che da Bruxelles raggiungono vecchi e nuovi Paesi dell'Unione, fino agli Stati terzi che, per ragioni sociali o economiche, sono ritenuti meritevoli di sostegno. È una carta scolpita nell'oro, che racconta anche di un gigantesco business, quello che ruota attorno all'enorme mole di fondi strutturali a disposizione per il periodo 2007-2013: 308,3 miliardi di euro, di cui quasi 60 per i programmi italiani. I beneficiari non sono solo enti pubblici: oltre che alle articolazioni statali, a Regioni, Province e Comuni, ogni giorno la caccia ai fondi dell'Ue è aperta a singoli privati, associazioni, agenzie o organizzazioni non governative. E l'analisi dei bandi pubblicati direttamente da Bruxelles o dagli enti territoriali, dei prestiti come dei contributi a fondo perduto, si fa beffe dell'immagine, diffusa di questi tempi di crisi, di un'Europa avara che chiede solo sacrifici. L'Unione, in realtà, finanzia le iniziative più disparate. Non dissipando l'ombra dello spreco. Noi abbiamo messo in fila qualche decina di modi per chiedere i soldi all'Ue: ed è un viaggio che riserva sorprese. 

LA CORSA AI BANDI
Una valanga di fondi in studi, progetti, indagini e seminari. Fra i bandi aperti o chiusi di recente, gestiti direttamente da Bruxelles, ce n'è uno sostenuto da una dotazione di mezzo milione di euro per realizzare "uno o più" sondaggi d'opinione fra i consumatori sullo stato dell'economia in Islanda e Serbia, candidati a entrare nell'Ue. Il 50 per cento è a carico del bilancio dell'Unione e possono partecipare società di ogni angolo d'Europa. Un progetto che sviluppi gli scambi culturali e l'integrazione con la Palestina vale dai 50 ai 100 mila euro, mentre la presentazione di proposte per favorire l'inserimento al lavoro in Cambogia è incoraggiata con un budget di 3,9 milioni di euro. Per carità: probabilmente ogni cittadino europeo è orgoglioso di sostenere con le proprie tasse la società civile in Bosnia (i costi dei progetti sono coperti al 90 per cento) o la diffusione dell'istruzione superiore in Africa e nei Caraibi (da 250 a 500 mila euro per ogni iniziativa finanziata). E forse non sono mal spesi i 600 mila euro per la sensibilizzazione dei diritti sessuali e riproduttivi nel Burundi. Forse, chissà. E chissà se è congrua la cifra di 2,6 milioni di euro per finanziare le iniziative a favore dei disabili in Turchia. Di certo, un recente rapporto dell'Open society foundation punta il dito sul cattivo uso dei fondi per questo settore, specialmente da parte degli Stati dell'Europa centrale e orientale "che continuano a costruire o rinnovare istituti di degenza invece che investire nello sviluppo di comunità alternative". 

Il nodo, in ogni caso, è quello della concretezza delle iniziative. Nel mare magnum delle sovvenzioni ai progetti sui grandi temi, che non hanno efficacia diretta ma "preparano o integrano azioni della commissione europea", ci sono sei milioni di euro a disposizione per combattere l'uso illegale di Internet, 9,5 milioni per aggredire la criminalità finanziaria, 5,5 per contrastare "l'estremismo violento", i 2,6 milioni di euro stanziati per iniziative che smuovano le coscienze nei riguardi della pena di morte e della tortura. Sia chiaro: tutte finalità nobili. Ma dipende dai risultati, che gli stessi addetti ai lavori definiscono non sempre quantificabili in questo campo. Di certo, al confronto di queste cifre, i 110 mila euro per scrivere il documento attuativo della direttiva sugli zoo sembrano bruscolini. Ma in tempi di vacche magre fanno discutere anche quelli. Chi vuole, può presentare la propria proposta a Bruxelles. 

E chi lo ritiene può cimentarsi in un progetto contro il fenomeno delle partite truccate, che ben conosciamo in Italia e che dà diritto a un contributo sino al 60 per cento dei costi. Pochi sanno che l'Europa, nel campo del turismo, finanzia pacchetti di viaggio transnazionali, premiando in particolare modo le agenzie con bonus da 210 mila euro per ciascuna, e sostiene con 150 mila euro ciascuno i progetti che aiutino la mitica "destagionalizzazione" dei flussi. Anche l'Europa partecipa al finanziamento pubblico dei partiti: a loro riservati, nel bilancio dell'Ue ci sono, per il 2013, 21,8 milioni di euro. Cui devono aggiungersi 12 milioni per le fondazioni: l'europarlamento garantisce l'85 per cento delle spese di funzionamento. Tutto ciò, per le iniziative a regia di Bruxelles. Ma cosa accade quando i fondi vengono erogati a livello locale? Come vengono gestiti e, soprattutto, come viene organizzata la spesa?

LA RETE
Una ragnatela di finanziamenti intessuta da Stato e Regioni che spesso non parlano tra loro. Si va dal milione e mezzo a disposizione per chi vuole realizzare allevamenti ittici in Campania al contributo da tremila euro che spetta ai militari che vogliono frequentare corsi di formazione in Toscana. È un capitale, quello dirottato sulla formazione professionale: in diverse regioni un giovane che vuole diventare pasticcere, esperto in fotovoltaico o operatore turistico (le qualifiche più ricercate) ha diritto a un contributo annuo da 600 euro mentre un credito da 1.800 euro spetta a chi voglia frequentare corsi di russo o di cinese. La formazione è un pilastro fondamentale delle strategie di crescita benedette dall'Europa: ma in questi anni si sono moltiplicate le inchieste sull'uso che le Regioni fanno di questi fondi. E di come gli stessi siano stati destinati, specie al Sud, a sostenere enti diventati stipendifici: solo in Sicilia nel settore lavorano 8 mila dipendenti. Mentre la percentuale degli allievi che trovano un lavoro "coerente", al termine dei corsi, non supera il 10 per cento. 

Nella lista una miriade di incentivi al welfare che si vanno arricchendo di anno in anno. L'ultima tendenza, mettiamola così, è quella dell'assunzione del quasi pensionato: mentre infuria il dibattito sugli esodati, la Regione Toscana prevede un finanziamento da 3 mila a 3.600 euro per gli imprenditori che mettono in organico persone cui mancano meno di 5 anni all'età pensionabile. Agevolazione simile a quella prevista per gli agricoltori della Campania. Com'è andata, la storia dei fondi europei per il Sud è storia nota: finanziamenti dispersi in una miriade di microprogetti e spesa bloccata su percentuali risibili. Basti pensare che alla fine di maggio, quando mancava un anno e mezzo alla fine del programma, Regioni, Province e Comuni avevano speso solo il 25 per cento dei 60 miliardi a disposizione. Quarantacinque rischiano di tornare a Bruxelles, insomma. Mentre è sempre più intensa l'attività dell'Olaf, l'organismo comunitario anti-frodi, ma anche di svariate Procure che indagano sui meccanismi di utilizzo dei soldi dell'Europa: a Palermo, caso tragico e paradossale, si tenta di far luce su sovrafatturazioni che sarebbero servite per destinare parte delle risorse europee per i grandi eventi al finanziamento di appartamenti e escort per i politici. Ma in che modo una simile pioggia di fondi determina disparità e azioni contraddittorie?

LE CONTRADDIZIONI
Una risposta arriva dai fittissimi programmi regionali che riguardano agricoltura e pesca. In Germania ci sono 16 programmi e altrettanti diversi contributi (da 135 a 314 euro per ettaro) per la stessa misura di conversione al biologico. Tutte le regioni francesi, in questo campo, offrono un sostegno alla riconversione dei terreni ma solo 9 al loro mantenimento. E ancora: la realizzazione di un allevamento di api vale 28,4 euro per alveare in Andalusia e 25 in Austria. Diversi programmi, scrive Alexandra Pohl in un dossier sui fondi dello sviluppo rurale patrocinato dall'Ue, "penalizzano l'agricoltura biologica a causa di finanziamenti più bassi per la stessa misura": restando in Germania, la regione di Hessen concede 45 euro ad ettaro per la pratica del "sovescio" (l'interramento delle colture) fatta da aziende biologiche, ben 70 per quelle tradizionali. In Puglia può accadere che si finanzi coi fondi Ue l'impianto di girasoli e un paio di anni dopo si decida di concedere incentivi per estirparli, quei girasoli: "Un assurdo, che non si verificherebbe con un coordinamento a livello centrale", dice Fausto Durante, responsabile Europa della Cgil. Lo stesso sindacato, in un rapporto sulla pesca, punta il dito su altre contraddizioni: l'Ue concede contributi per tutelare le risorse ittiche, come i 5 mila euro per i piccoli pescatori che vogliono ridurre i mesi di attività, e allo stesso tempo propone sovvenzioni per l'ammodernamento delle barche e l'acquisto di nuove attrezzature per la pesca. E c'è di più: "Nel nostro settore tutto è affidato alle Regioni, ma il mare è un bene comune - dice Giovanni Basciano dell'Agc Pesca - il risultato è che si danno soldi per rottamare le barche e nel Lazio magari si parta subito a diminuire la flotta e in Campania questo avvenga diversi anni dopo. Così però non si ottiene una vera salvaguardia del pescato". Lo spreco non risparmia un settore importante come quello della botanica: anche la salvaguardia delle piante rare merita un aiuto da Bruxelles. Ma quando, come è accaduto in Sicilia, vengono spesi 150 mila euro per pagare un consulente chiamato a coordinare un progetto che tuteli la Zerkova - specie diffusa sui monti Iblei - è inevitabile che nascano i sospetti e le polemiche. Quelle che hanno portato un assessore regionale ad ammettere che si stava commettendo una "leggerezza". E ad annullare il provvedimento. Ma che impatto hanno avuto le politiche di sostegno specie nelle aree meno sviluppate? Quali obiettivi sono stati raggiunti?

IMPATTO ZERO
Dal 1999 al 2005 il Pil di ogni singolo cittadino dei territori dell'"obiettivo 1" (le zone più arretrate) è cresciuto del 3%. Ma la situazione cambia da regione a regione: il Sud Italia, ad esempio, non ha conseguito benefici apprezzabili, fermandosi allo 0,6%. Cinque volte di meno. E le regioni che si erano affrancate dal livello di povertà, traducibile per le statistiche comunitarie in una ricchezza media procapite inferiore al 75% della media continentale, ci sono ripiombate. Nel 2001 la Basilicata aveva raggiunto l'83%, sei anni dopo era al 75%. La Sicilia è passata dal 75% al 66%. La Puglia, dal 77% al 67% del 2007. Numeri che confermano lo "scempio" di risorse Ue: "Uno dei paradossi della spesa dei fondi Ue - dice Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno - è l'eccessiva frammentazione: le singole Regioni predispongono interventi di natura locale che vanno ad accavallarsi, in maniera irrazionale, con altri che hanno un interesse nazionale, anche nel campo delle infrastrutture. Senza una regia coordinata, il rischio è quello della polverizzazione, che è l'esatto contrario della concentrazione che ci chiede la Commissione europea". 
 

19 luglio 2012

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Pubblicato il 5 Agosto 2012

casa da sogno: villa con vista al mare cristallino dell'isola di formentera

una splendida vista al mare cristallino di una delle mete vacanziere più amate dagli italiani. per la nostra rubrica dedicata alle case da sogno andiamo sull'isola spagnola di formentera, per visitare una lussuosa villa situata nella tranquilla zona residenziale di cul de sac, nelle vicinanze della cittadina di sant ferran

la casa è distribuita su due piani. al piano inferiore c'è l'ingresso, il soggiorno, la sala da pranzo, la cucina, più tre stanze da letto e due bagni. al piano superiore troviamo la suite principale, con una splendida terrazza. la casa è circondata da un rigoglioso giardino mediterraneo e all'esterno è presente anche una piscina

la villa è in vendita per 3,5 milioni di euro

INFO IDEALISTA


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Pubblicato il 15 Luglio 2012

 

Confortable et lumineuse villa avec une grand jardin de propriété de 900 mq Cette villa presente une position stratégique avec vues magnifiques sur la mer. La solution dispone de2 ètages d’habitation de 240 m2, ideal pour creer 4 solution de logement: 2 au premier etage et les autres 2 au deuxieme etage. Disponible immediatement.

 

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x INFO Fabio 3456527950

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Pubblicato il 15 Luglio 2012

 

 

Villa, 2 Etagen, 240 qm Wohnflaeche, mit allem Komfort in sonniger, strategischer Position, mit mehr als 900 qm. bepflanztem Garten und 2 Terrassen Ideal fuer Aufteilung in 4 separate Wohnungen, 2 im Erdgeschoss und 2 in der 1° Etage mit den Terrassen. Sofort frei

 


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Pubblicato il 6 Giugno 2010

Il futuro del retail in EMEA: il cambiamento sta arrivando
Jones Lang LaSalle ha lanciato Retail 2020, uno studio sul panorama globale del retail, settore in costante e rapido cambiamento, nei prossimi 10 anni. 
Lo studio analizza tutti i fattori - economici, tecnologici, demografici e culturali - che prevedibilmente avranno un impatto sul mercato immobiliare retail in EMEA entro il 2020 e pone un interrogativo: cosa ci riserva il futuro e come riusciranno i maggiori player a tenere il passo?
Robert Bonwell, CEO EMEA Retail di Jones Lang LaSalle, spiega: «nei prossimi dieci anni, l’intero panorama globale del settore retail vivrà un periodo di cambiamenti critici. 
Per proprietari o utilizzatori, locatori o retailer, le condizioni nella prossima decade saranno più difficili rispetto a quelle che hanno caratterizzato i dieci anni passati, ma ci saranno anche enormi opportunità per chi saprà allearsi rapidamente, muovendosi in modo radicale ma con discernimento».
Retail 2020 esplora i cambiamenti futuri del settore, prendendo in esame aspetti come le location, i formati, le offerte e le aree geografiche, oltre alla profittabilità (crescita, costi e modelli di business) e sarà diffuso attraverso una serie di capitoli, a partire appunto dal 28 maggio. 
Retail 2020 nasce per fornire presupposti pertinenti circa il futuro del retail europeo.
Con Retail 2020, Jones Lang LaSalle si propone come guida nel dibattito sul futuro dell’industria retail globale e sulle implicazioni che essa avrà sull’intero mercato del real estate, offrendo anche contenuti quali blog, video, notizie, sondaggi interattivi e profili dei clienti.
Retail 2020 esce a dieci anni di distanza da Retail Future,
2010 pubblicato nel 2000 da Jones Lang LaSalle, report che ha anticipato molte delle tendenze che hanno contribuito a delineare il panorama del mercato retail tra il 2000 e il 2010.
Continua Bonwell: «uscendo dalla recessione, il settore retail rappresenterà ancora una parte importante della nostra economia, fornendo crescita, lavoro e un nuovo contesto dinamico per i consumatori. Con questo progetto prendiamo un impegno con i principali player del settore a livello internazionale, discutendo le nostre previsioni per il mercato EMEA del futuro, inclusi temi quali il maggior potere dei consumatori, la crescente importanza dei mercati dell’Estremo Oriente e l’espansione oltreoceano, oltre al retail online».
Davide Dalmiglio, Head of Retail Capital Markets di Jones Lang LaSalle Italia, ha dichiarato: «questa iniziativa rappresenta un momento fondamentale per la continua crescita di Jones Lang La Salle in Italia in un settore, il retail, che ha avuto alterne vicissitudini in passato. Essa rappresenta un modo per poter consolidare la centralità della nostra posizione tra tutti i principali attori del mercato al fine di poter fornire risposte convincenti e aiutare gli operatori a delineare le proprie strategie di sviluppo. Retail 2020 rappresenta inoltre un nuovo modo di interpretare e leggere le dinamiche del settore, dimostrando una volta di più il nostro impegno verso un settore che forse più di altri ha subito evoluzioni e cambiamenti continui nel corso degli anni per quanto riguarda i prodotti, gli utilizzatori e i format commerciali».

Fonte : Newspages

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Pubblicato il 2 Giugno 2010

Secondo DTZ, questo è il momento giusto per investire in Europa
Secondo le previsioni riportate nel dossier Money into Property, il momento peggiore del declino del settore immobiliare è ormai stato superato e si prospetta una crescita del 5% nei volumi di investimento globali nel 2010.
È prevista una crescita del 4% nel volume degli investimenti in Europa grazie al costante miglioramento dei valori capitali. Questo ottimismo è in contrasto con il fatto che il 2009 sia stato il secondo anno consecutivo di declino dei volumi investiti in Europa, scesi dell’8%, e il primo anno di declino dell’Europa Continentale.
Hans Vrensen, Global Head of Research di DTZ, commenta: «il 2009 è stato un anno difficile per i mercati immobiliari di tutto il mondo e ha segnato un declino dei volumi investiti a livello globale pari al 6%».
Secondo le previsioni di DTZ, la Cina diventerà il secondo mercato degli investimenti a livello globale entro la fine del 2011 - posizionandosi dietro gli Stati Uniti ma sorpassando Giappone e Regno Unito. Si prevede che nel 2011 il Regno Unito e la Francia saranno gli unici paesi europei a posizionarsi nella top 5 della classifica globale di volumi investiti. I volumi di transazione in tutta Europa sono diminuiti del 44% nel 2009, malgrado l’incremento trimestre su trimestre rispetto al livello più basso nel 1° trimestre del 2009. Gli investimenti europei e
cross-bordersi sono quasi prosciugati nel 2009, con un ulteriore declino del 59% rispetto al picco del 2007.
In questo scenario globale negativo, i flussi in entrata in Europa, e in modo particolare il Regno Unito, provenienti dall’Asia sono stati l’unica nota positiva, crescendo del 31% nel 2009. Secondo le previsioni di DTZ, le opportunità di comprare immobili prime saranno limitate a livello globale nel 2010. DTZ consiglia agli investitori che non sono confinati ai loro mercati nazionali di ricercare opportunità in Europa Continentale e Asia, in cui ci sono più opportunità di acquistare immobili prime.
Nell’insieme, l’ottimismo di DTZ è rafforzato dalle indagini sugli Investitori e Creditori che rilevano entrambi maggiore fiducia per il 2010 e il 2011. Due investitori su tre prevedono di incrementare i prestiti lordi nuovi nel 2010 e nel 2011, e nessuno degli intervistati prevede di ridurre i crediti al settore immobiliare commerciale durante questo periodo. La fiducia è cresciuta notevolmente rispetto allo scorso anno, quando la metà dei creditori prevedevano di diminuire i volumi di prestiti lordi nel 2010. L’indagine di DTZ sugli investitori indica fiducia in crescita: il 76% degli intervistati prevede di aumentare i propri investimenti netti in immobili commerciali nel 2010, per arrivare al 94% nel 2011.

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Pubblicato il 29 Maggio 2010

Gli italiani sognano una casa al mare
Amanti della natura o cittadini metropolitani? Dove sognano di vivere gli italiani e come dovrebbe essere il loro quartiere ideale? Lo svela un’indagine di www.casa.it che ha analizzato le preferenze degli abitanti del Bel Paese, mettendo in luce la loro passione per il mare e la predilezione per i piccoli centri, a patto che siano ben serviti: giardini pubblici, scuole, ospedali, uffici postali, farmacie, panifici e supermercati costituiscono dei plus.
Dove vorrebbero vivere gli italiani?
Il non plus ultra: una villetta in un piccolo paese al mare. Il sogno di una casa al mare spopola e il 43% del campione desidererebbe abitare a due passi da una spiaggia e gustare il profumo di salsedine 365 giorni all’anno. Anche i grandi centri economici e le città d’arte suscitano un certo fascino (30%), probabilmente per i servizi offerti e per la ricchezza della proposta culturale. Attrae inoltre (17%) la tranquillità della campagna, che nell’immaginario collettivo è riconducibile a qualità della vita, ovvero aria salubre, cibo sano e ritmi rilassati. E in fatto di dimensioni? Sembra valido il motto “piccolo è bello”, infatti la maggior parte degli intervistati dichiara che preferirebbe vivere in un piccolo paesino di 5.000 abitanti (24%) o in un piccola cittadina di 20.000 (23%). L’ideale sarebbe poi abitare in una
zona residenziale (48%), in cui poter godere di maggiore tranquillità rispetto al centro storico, pur essendo in una posizione comoda e non eccessivamente isolata. E il sogno per eccellenza sarebbe una villetta con giardino (57%), che molti inseguono con grandi sacrifici.
Com’è il quartiere ideale degli italiani? Immerso nel verde e con un scuola “prêt-à-porter”. Gli abitanti della penisola sono dei veri e propri amanti del verde e ben il 50% desidererebbe vivere accanto ai giardini pubblici. Dopo la supremazia del mare (39%), sembra che parchi e giardini rappresentino anche il panorama di maggiore ispirazione, poiché il 34% del campione affacciandosi alla finestra sognerebbe di vedere un paradiso verde. Altro vicino di casa ideale è la scuola: il 38% del campione vorrebbe averne una nelle immediate prossimità, certo per i super stressati genitori d’oggi potrebbe essere un bel vantaggio, rendendo molto più semplici le operazioni “deposito” e “prelievo” dei figli. Una discreta percentuale di previdenti vorrebbe, per ogni evenienza, vivere vicino a un ospedale (27%) e un buon numero di efficienti vorrebbe ottimizzare i tempi avendo accanto un ufficio postale (24%). Grande interesse anche per le proposte per il tempo libero e infatti in
molti sognano di vivere nei pressi di centri ricreativi (26%), palestre o strutture sportive (22%) e teatri o cinema (20%).
Quali sono i negozi che si desiderano pronti all’uso sotto casa? La sicurezza di una farmacia e la comodità di un supermercato La maggior parte (44%) dichiara che gradirebbe vivere nelle immediate vicinanze di una farmacia, forse per prudenza o per semplice scaramanzia. Dopo questa esigenza di sicurezza, s’impone il bisogno di nutrimento e se uno dei piacere della vita è il pane fresco tanto vale abitare accanto a un panificio: il 42% sogna di svegliarsi con il profumo di croissant e sfilatini del forno di fiducia.
Un altrettanto significativa percentuale (41%) ha un approccio più generalista e punta sulla prossimità di un supermercato in cui poter comodamente trovare tutto ciò di cui si ha bisogno e, noncurante dei possibili disagi legati a traffico e confusione, il 24% preferirebbe addirittura un centro commerciale per unire l’utile al dilettevole e poter approfittare di un po’ di shopping nei ritagli di tempo (il 39% dichiara infatti di puntare sulla rapidità e varietà dei super e degli ipermercati).
Altro esercizio commerciale piuttosto gettonato è il bar tabacchi, il 20% probabilmente non vuole rischiare di andare in crisi di astinenza dopo l’ultima sigaretta.

Fonte : Newspages

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Pubblicato il 26 Maggio 2010

Mercato logistico: in Italia conviene
La divisione Consulting di World Capital S.r.l., società di servizi nel settore Real Estate, pubblica l'edizione italiana e inglese relativa ai dati del secondo semestre 2009 riferiti ai valori di locazione e vendita degli immobili ad uso logistico in Italia e all'estero. Milano e Roma, con quotazioni pari rispettivamente a 51,00 e 50,00 euro/mq anno, ancora una volta si distinguono dalle principali città europee risultando di conseguenza molto interessanti ad investitori, fondi, operatori e privati. Infatti, Milano segna un +1,3% mentre Roma fa registrare un interessante +0,9%. «Le location che presentano le migliori performance rispetto al semestre precedente - sottolinea Andrea Lucchetti della divisione Consulting di World Capital - sono in Svizzera, dove a Zurigo i canoni di locazione si attestano a 86 €/mq anno, in Spagna con Madrid a 84 €/mq anno e in Germania con Monaco a 76 €/mq anno. Londra, Parigi e M osca si mantengono su valori stabili, mentre hanno mostrato un calo consistente le città di Kiev, Istanbul e Atene».

Il mercato italiano
I dati relativi al secondo semestre 2009, grazie ad alcune interessanti novità, offrono particolari spunti di riflessione. La tendenza alla stabilizzazione dei prezzi riscontrata nel primo semestre 2009 ha trovato importanti conferme anche nelle recenti rilevazioni, ma soprattutto si segnala un timido rialzo dei valori in molte location.
Bergamo (+1,5 %), Milano (+1,3%) e Roma (+0,9%) comandano la classifica di chi ha ricominciato a crescere mentre Palermo (-1,8%) e Catania (-1,2%) sono purtroppo le location che più di tutte non hanno ancora frenato l’effetto crisi.
Analizzando per macro aree la situazione nazionale, registriamo che per la locazione di immobili ad uso logistico di nuova realizzazione le quotazioni medie sono 49,00 €/mq vanno al nord, 53,00 €/mq anno al centro, 46,00 €/mq anno al sud e 51 €/mq anno per le isole.
Allo stesso tempo, sempre per quanto riguarda gli immobili nuovi, il relativo valore di mercato al Nord si attesta a 780 €/mq, al centro a 830 €/mq, al sud a 720 €/mq ed infine nelle Isole a 680 €/mq. Mettendo a confronto i dati raccolti in questo semestre con quelli delle precedenti rilevazioni è interessante osservare che le località

del centro-nord in media confermano una maggior stabilità rispetto al resto d’Italia, dove solo location come Nola e Prato fanno registrare trend positivi.
Allo stesso tempo per gli immobili usati i valori medi di locazione si attestano a 41 €/mq anno al nord, a 43 €/mq anno al centro, a 39 €/mq anno al sud e a 44 €/mq anno nelle isole, mentre i rispettivi valori medi di mercato danno 670 €/mq al nord, 700 €/mq al centro, 630 €/mq al sud e 680 €/mq nelle isole. A differenza di quanto accade nel resto d’Italia, nelle regioni del sud il mercato legato agli immobili usati risulta più fertile e sviluppato rispetto a quello legato agli immobili nuovi. Quanto emerso è probabilmente il risultato di uno scarso sviluppo di nuovi progetti che da sempre caratterizza il mezzogiorno, oggi accentuato ancor di più dalla crisi che ci stiamo lasciando alle spalle.

Andamento mercato immobiliare estero
Secondo i dati raccolti nel 2° semestre 2009 attraverso i rilevatori internazionali del BIL, nella logistica internazionale si possono intravedere piccoli segnali di ripresa anche se i valori generalmente rimangono al di sotto delle aspettative. In questi mesi, infatti il mercato delle locazioni ha ridotto il trend negativo portando di fatto ad una stabilizzazione. Per meglio comprendere la situazione internazionale in questa edizione sono state prese in considerazione nuove località di assoluto spessore quali, Berlino, Vienna e Roma. Le locations che presentano le migliori performance rispetto al semestre precedente sono in Svizzera, dove a Zurigo i canoni di locazione di attestano ad 86 €/mq anno, in Spagna con Madrid a 84 €/mq anno ed in Germania con Monaco a 76 €/mq anno. Londra, Parigi e Mosca si mantengono su valori stabili, mentre hanno mostrato un calo consistente le città di Kiev, Istanbul ed Atene.
Le due località italiane si posizionano nel contesto europeo ed extraeuropeo, con valori più contenuti. Milano con 51 €/mq anno e Roma a 50 €/mq anno presentano valori superiori solamente a Bucarest e Parigi. Tra i principali fattori a cui imputare questo risultato troviamo la situazione infrastrutturale italiana, a cui è inevitabilmente legato il comparto logistico.

F onte : Newspages

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Pubblicato il 26 Maggio 2010

Loft addio: la nuova moda immobiliare è la mansarda

Inutile negarlo, i loft sono stati la tendenza più forte del mercato immobiliare degli ultimi anni, ma il loro dominio incontrastato sembra essere agli sgoccioli. Nati dalla riconversione di strutture post industriali, e spinti dall'immaginario cinematografico, a partire dalla fine degli anni ottanta hanno spopolato come non mai e la sola Milano ne conta ormai più di 38.000. Belli si, ma all'atto pratico qualche nodo viene al pettine. I loft sono immobili commerciali e, in quanto tali, non possono essere oggetto di un mutuo prima casa, non ci si può prendere la residenza e non si può ottenere nessun tipo di sgravio fiscale legato all'abitazione principale. Ecco perché, secondo uno studio effettuato da Immobiliare.it, il pubblico privilegiato dei loft, single e giovani coppie, si sta spostando in massa su quella che sembra essere la nuova protagonista delle ristrutturazioni o delle riconversioni immobiliari: la mansarda.
Secondo Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it «I loft si sono diffusi in maniera capillare nelle città italiane legate alle grandi industrie.
Questo ha comportato che alcune città con una storia industriale diversa, prima fra tutte Roma, siano escluse da questo fenomeno.
Nella capitale i loft sono pochi (e prevalentemente derivanti da recuperi di stalle o garage).

Tipicamente sono pezzi unici e quindi costosi. Questo non è vero per le mansarde che, infatti, spopolano da nord a sud». Nonostante alcune oggettive difficoltà (prima fra tutte la presenza di diverse rampe di scale per raggiungerle) il mercato delle mansarde vive uno sviluppo incredibile e a Milano, ad esempio, rappresentano il 5% dell'offerta sul nuovo/ristrutturato, hanno un costo decisamente contenuto (3650€/mq) e rappresentano, rispetto ad un appartamento che abbia più o meno le medesime caratteristiche, un risparmio del 17%. Quattro punti percentuali (e 200€/mq) più convenienti dei loft il cui prezzo medio al metro quadro è, nel capoluogo lombardo, di 3.850€.
Il fenomeno non si limita a Milano, ma è in crescita in tutto il Paese.
A Torino e Bologna, le altre due città italiane per antonomasia devote al loft, si può riscontrare la stessa situazione. Nel capoluogo piemontese le mansarde costano 2.600€/mq, fanno risparmiare il 6% rispetto a un appartamento e rappresentano il 4% dell'offerta. Nella città delle due torri, invece, costano 3260€/mq, fanno risparmiare l'11% rispetto a un appartamento e rappresentano il 4% dell'offerta.
«Il loft è, ed è stato, un fenomeno metropolitano importante, ma proprio per cavalcarne la moda, troppo spesso si è cercato di far passare sotto questa definizione immobili
che non sono loft o, anche se si trattava effettivamente di loft, si tacevano alcuni particolari che poi, all'atto dell'acquisto creavano grossi problemi» ha spiegato Giordano.
Continuando il nostro viaggio fra i tetti (o i sotto-tetti) d'Italia, scopriamo che come accadeva per i loft, ancora una volta Roma è la più cara delle città prese a campione. Per acquistare una mansarda sui tetti capitolini occorrono in media 4.400€/mq, ma anche qui si risparmia molto rispetto all'appartamento: 450€, circa il 9%. Nel mercato romano del nuovo/ristrutturato le mansarde rappresentano il 7% dell'offerta.
A Napoli si registra il risparmio maggiore nel mercato delle mansarde.
Nella città partenopea il costo medio di una mansarda nuova o ristrutturata è di 2.800€/mq, quasi 1.000€ in meno rispetto ad un appartamento con le stesse caratteristiche.
Altre città, che pure stanno lentamente scoprendo il fascino del vivere in mansarda, offrono oggi risparmi ancora contenuti.
A Firenze acquistare una mansarda costa in media il 5% in meno rispetto a un appartamento nuovo, mentre Genova si attesta sul valore minimo riscontrato. All'ombra della lanterna vivere in mansarda fa risparmiare solo il 2% sull'acquisto.
Qui, forse, è meglio abitare qualche piano più giù.

Fonte Newspages

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Scritto da Notizie immobiliari

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