la compravendita

Pubblicato il 26 Marzo 2010

vendi casa subito.
vendere casa rapidamente, anche in tempi di crisi? è possibile. si tratta solo di non fare errori. ecco 10 cose da non fare per vendere casa subito. parola degli esperti del settore intervistati da el pais

1) il prezzo
sii realista col prezzo. molti dicono che più la casa resta invenduta, meno vale

2) essere pigri
la vecchia storia del "non ho fretta di vendere e per questo chiedo tanto", in momenti congiunturali come questo non funziona. non aspettare. i primi 15 giorni in cui la casa è in vendita sono i più importanti. fai pubblicità: più semini, più possibilità avrai di raccogliere

3) non giocare al ribasso
evita il gioco a ribasso (è una perdita tdi tempo). per vendere una casa prima posibile bisogna essere competitivi nel prezzo. alcuni consigliano addirittura di partire da un prezzo "anticipato", cioè assegnare un prezzo che faccia i conti con i sei mesi successivi, in un mercato in calo come quello attuale

4) avvalersi di una consulenza
fissare il prezzo di casa propria può essere complicato in un momento come quello attuale. in più, i proprietari di casa sono soliti attribuire alla casa un valore sentimentale che per i compratori non esiste. metterti nelle mani di un professionista o di un perito che aiuti a calcolare il prezzo adeguato e organizzi le visite della casa può essere una buona idea

5) rifiutare le offerte
in un mercato in calo se si rifiutano le offerte, a posteriori ci si potrebbe pentire. pensaci bene: devi saper distinguere tra un'offerta congrua e una assolutamente fuori dal mondo

6) calma nel mostrare casa
non conviene dare la sensazione di esasperazione nel vendere la casa, né esagerare nel mettere in evidenza gli aspetti positivi dell'abitazione

7) firmare con chi non si deve
gli esperti raccomandano anche di non firmare contratti di caparra nè un anticipo per bloccare la casa senza essere sicuri che il compratore riuscirà ad ottenere un'ipoteca. la tentazione di chiudere la vendita in fretta è forte, ma si rischia di paralizzare la vendita. ad esempio, se il compratore non riesce ad ottenere l'ipoteca. in questo caso probabilmente ci si può tenere l'anticipo, ma si perderà più denaro, e forse anche qualche serio pretendente solo per aver tolto il cartello "vendesi" o l'annuncio da
idealista.it

8) evitare i professionisti
c'è chi non vuol sentir parlare degli agenti immobiliari, però se non vuoi complicarti la vita metterti in mani esperte può essere una saggia decisione: questi professionisti sono d'aiuto e facilitano l'intero processo. non dovrai più mostrare la casa, né rispondere alle chiamate di perditempo, né preparare cartelli o preoccuparti di pubblicizzare il tuo annuncio online, né discutere il prezzo con l'acquirente

9) fissare prezzi differenti in vari posti
la tua casa deve avere un solo prezzo. non puoi dichiarare un prezzo in internet che magari è diverso da quello pubblicato sulle riviste o sul cartello dell'agenzia alla quale ti sei affidato. così non fai altro che generare sfiducia.

10) fare un annuncio poco attraente
se la tua casa si trova in una zona appetibile per gli stranieri puoi scrivere l'annuncio in diverse lingue e soprattutto fai in modo che attragga compratori. un annuncio con un video (anche di quelli realizzati col teledonino) ha il 64,4% di probabilità in più di essere consultato. un annuncio con foto viene visto in genere 2 volte di più di uno senza, uno con
visita virtuale, 2 volte e mezza. gli annunci con
video professionale
- come quelli realizzati dal team di fotografi idealista - hanno il 423,5% di probabilità in più di essere visto. l'appeal dei contenuti audiovisivi è straordinario

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Pubblicato il 21 Settembre 2009

Certificazione energetica degli edifici: nuovi chiarimenti dei Notai
 

Il Consiglio Nazionale del Notariato torna sul tema della certificazione energetica degli edifici. A partire dal 1° luglio 2009 - spiegano i Notai - tutti gli immobili devono essere dotati dell'Attestato di certificazione energetica (ACE) (così come previsto all'art. 6 del Dlgs 192/2005) a prescindere dall'epoca di costruzione e dalla superficie utile, ferma restando la possibilità di alienare un immobile non dotato di ACE.

Dal 25 luglio scorso è in vigore il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 26 giugno 2009 che definisce in modo puntuale le Linee Guida Nazionali sulla certificazione energetica e gli strumenti di concertazione e cooperazione tra Stato e regioni. L'obiettivo è quello di rendere trasparente la qualità energetica degli immobili, garantire l'efficienza, il risparmio energetico e una maggiore sicurezza per i cittadini che acquistano una casa, ma anche promuovere adeguati livelli di qualità dei servizi di certificazione, assicurarne l'utilizzo e la diffusione omogenea sull'intero territorio nazionale.


L'art. 3 co. 3 delle Linee Guida, dispone la loro applicazione nelle regioni e province autonome che non hanno ancora provveduto ad adottare propri strumenti di certificazione energetica e comunque sino all'entrata in vigore dei predetti strumenti.

L'emanazione delle Linee Guida Nazionali - chiariscono i Notai - pone fine al periodo transitorio, disciplinato dall'art. 11 co. 1-bis del decreto 192/2005, rendendo obbligatoria la dismissione definitiva l'Attestato di Qualificazione Energetica (AQE) in favore dell'Attestato di Certificazione Energetica (ACE). Gli Attestati di Qualificazione Energetica fino ad ora utilizzati perderanno la loro efficacia trascorsi dodici mesi dall'emanazione delle Linee guida nazionali, pertanto, dal 26 giugno 2010 la certificazione energetica degli edifici sarà affidata esclusivamente ai modelli di ACE come predisposti all'Allegato 6 del decreto.

Fino a quella data, gli immobili già dotati dell'AQE potranno continuare a circolare con tale Attestato, ma dal 26 giugno 2010 per trasferirli a titolo oneroso sarà necessario procedere alla sostituzione del predetto Attestato ormai inefficace, con un nuovo documento, l' ACE, contenente l'indicazione della classe energetica dell'edificio e del Soggetto certificatore.

Con riferimento ai Soggetti certificatori, le Linee guida nazionali rimandano a successivi decreti presidenziali che definiranno i requisiti professionali e i criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e l'indipendenza degli esperti o degli organismi a cui affidare la certificazione energetica degli edifici e l'ispezione degli impianti di climatizzazione. In attesa di tali decreti, nelle regioni che non hanno legiferato in materia energetica o la cui normativa è in attesa di attuazione, secondo i Notai, deve essere applicata la normativa nazionale prevista dal comma 6 dell'art. 18 del d.lgs. 30 maggio 2008, n. 115.


Uno degli aspetti più innovativi della Linee Guida, è la definizione dell'ambito applicativo del decreto legislativo 192/2005 e successive modifiche, in ordine alle diverse tipologie immobiliari. L'All. A del decreto prevede, al punto 2, l' applicazione delle disposizini a tutti gli edifici delle categorie di cui all'articolo 3, del D.P.R. 26 agosto 1993, n.412, indipendentemente dalla presenza o meno di uno o più impianti tecnici esplicitamente od evidentemente dedicati ad uno dei servizi energetici di cui è previsto il calcolo delle prestazioni. Tra queste categorie non rientrano box, cantine, autorimesse, parcheggi multipiano, depositi, strutture stagionali a protezione degli impianti sportivi, ecc. se non limitatamente alle porzioni eventualmente adibite ad uffici e assimilabili, purché scorporabili agli effetti dell'isolamento termico.


Infine, il documento del Notariato prende in esame la disposizione contenuta nel punto 9 dell'All. A, secondo la quale, per immobili di superficie utile inferiore o uguale a 1000 mq, il proprietario "consapevole della scadente qualità energetica dell'immobile", anziché dotarlo dell'ACE, può ricorrere ad un'autodichiarazione in cui afferma che:

- l'edificio è di classe energetica G;

- i costi per la gestione energetica dell'edificio sono molto alti.

L' autodichiarazione costituisce un'alternativa alla dotazione dell'ACE da rendere in sede di trasferimento dell'immobile. I Notai affermano che la circostanza che il bene possa essere trasferito con l'autodichiarazione, non sposta le conclusioni cui è pervenuto il Consiglio Nazionale del Notariato nello Studio n. 334-2009/C in ordine all'ammissibilità delle pattuizioni con cui le parti stabiliscono le modalità per assolvere all'obbligo di dotazione.


 

 

 

Tutte le disposizioni in materia, con commenti ed approfondimenti di autorevoli esperti sono disponibili, per gli abbonati, nella banca dati "Codice degli Immobili".
Fonte  Il sole 24 ore

 

 

 

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Pubblicato il 21 Settembre 2009

Il compromesso è valido anche se la Società di costruzione fallisce
Parere a cura dell' Avv. Raffaele Cusmai, Carpineti - Cusmai Studio legale

Quesito:

Una Società di costruzione realizza un edificio composto da 6 unità immobiliari una adibita ad ufficio e cinque abitazioni. Prima della dichiarazione di fallimento e la nomina del curatore fallimentare, la Società vende con atto notarile due unità immobiliari, mentre per altre tre unità viene concluso un compromesso, una unità immobiliare rimane di proprietà della società fallita. I proprietari ed i promissari acquirenti prendono possesso degli appartamenti e sostengono spese comuni. I problemi del costituendo condominio sono i seguenti: come ripartire le spese tra i condomini? chi dovrò essere convocato per partecipare all'assemblea condominiale? se viene nominato un amministratore esterno chi sono i suoi referti?

Risposta
1.Inquadramento normativo

Art. 72 Legge Fallimentare: "Se un contratto è ancora ineseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti quando, nei confronti di una di esse, è dichiarato il fallimento, l'esecuzione del contratto, fatte salve le diverse disposizioni della presente Sezione, rimane sospesa fino a quando il curatore, con l'autorizzazione del comitato dei creditori, dichiara di subentrare nel contratto in luogo del fallito, assumendo tutti i relativi obblighi, ovvero di sciogliersi dal medesimo, salvo che, nei contratti ad effetti reali, sia già avvenuto il trasferimento del diritto. Il contraente può mettere in mora il curatore, facendogli assegnare dal giudice delegato un termine non superiore a sessanta giorni, decorso il quale il contratto si intende sciolto. La disposizione di cui al primo comma si applica anche al contratto preliminare salvo quanto previsto nell'art. 72-bis. In caso di scioglimento, il contraente ha diritto di far valere nel passivo il credito conseguente al mancato adempimento, senza che gli sia dovuto risarcimento del danno. L'azione di risoluzione del contratto promossa prima del fallimento nei confronti della parte inadempiente spiega i suoi effetti nei confronti del curatore, fatta salva, nei casi previsti, l'efficacia della trascrizione della domanda; se il contraente intende ottenere con la pronuncia di risoluzione la restituzione di una somma o di un bene, ovvero il risarcimento del danno, deve proporre la domanda secondo le disposizioni di cui al Capo V. Sono inefficaci le clausole negoziali che fanno dipendere la risoluzione del contratto dal fallimento. In caso di scioglimento del contratto preliminare di vendita immobiliare trascritto ai sensi dell'art. 2645-bis del codice civile, l'acquirente ha diritto di far valere il proprio credito nel passivo, senza che gli sia dovuto il risarcimento del danno e gode del privilegio di cui all'art. 2775-bis del codice civile a condizione che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare non siano cessati anteriormente alla data della dichiarazione di fallimento. Le disposizioni di cui al primo comma non si applicano al contratto preliminare di vendita trascritto ai sensi dell'art. 2645-bis del codice civile avente ad oggetto un immobile ad uso abitativo destinato a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti ed affini entro il terzo grado".

Art. 1138, comma 3, cod. civ.: "Il regolamento deve essere approvato dall'assemblea con la maggioranza stabilita dal secondo comma dell'articolo 1136 e trascritto nel registro indicato dall'ultimo comma dell'art. 1129".

Art. 1123 cod. civ.: "Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell'edificio, per la prestazione dei servizi nell'interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione. Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell'uso che ciascuno può farne. Qualora un edificio abbia più scale , cortili, lastrici solari , opere o impianti destinati a servire una parte dell'intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condomini che ne trae utilità".
Art. 1101, comma 2, cod. civ.: "Il concorso dei partecipanti, tanto nei vantaggi quanto nei pesi della comunione, è in proporzione delle rispettive quote".

2.Conclusioni

Innanzitutto occorre precisare che la legge fallimentare, come emendata dal d.lgs. n.169 del 2007, stabilisce, con particolare riferimento agli immobili ad uso abitativo, che con l'apertura del fallimento del venditore il contratto preliminare (al cui genus deve essere ricondotto il c.d. compromesso, tanto diffuso nella prassi) prosegue tra le parti ed il curatore è tenuto a stipulare il contratto definitivo,se l'immobile è destinato a costituire l'abitazione principale del promissario acquirente. Limitatamente invece agli immobili ad uso non abitativo si applicherà la regola generale posta sempre dal legislatore del fallimento secondo cui il curatore può scegliere se stipulare il definitivo o sciogliere unilateralmente il contratto. In tale ultima ipotesi l'acquirente, se il preliminare è stato trascritto presso la Conservatoria dei Pubblici Registri Immobiliari, avrà diritto di far valere il proprio credito nel passivo del fallimento senza che gli sia dovuto il risarcimento del danno e gode del privilegio speciale (che costituisce una causa legittima di prelazione nel concorso fra i creditori del fallito) sul bene oggetto del preliminare a condizione che gli effetti della trascrizione del contratto de quo non siano cessati anteriormente alla data della dichiarazione di fallimento

Inoltre, si osserva ancora che dalla sentenza dichiarativa del fallimento l'amministrazione e la disponibilità dei beni del fallito spetta al curatore fallimentare.

Ciò necessariamente precisato sugli effetti della sentenza di fallimento per quel che interessa in questa sede, con riferimento al primo ed al secondo interrogativo sottoposto osserviamo che potranno partecipare all'assemblea in cui si dovrà deliberare la formazione del regolamento di condominio e relative allegate tabelle millesimali (la redazione di queste ultime da delegare ad un consulente tecnico), ai sensi dell'art. 1138 cod. civ., con la maggioranza assoluta (maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno la metà del valore dell'edificio), solamente i proprietari ed il curatore fallimentare, quest'ultimo in rappresentanza del fallimento della società per quattro unità immobiliari, ovvero le tre oggetto del compromesso-preliminare e l'altra che residua, essendo di tali beni la società fallita ancora proprietaria.

Per quanto riguarda il terzo interrogativo osserviamo che i referenti dell'amministratore devono essere nominati dall'assemblea di condominio.

Infine, limitatamente al quarto interrogativo, osserviamo che le spese cui ci si riferisce – presumiamo quelle per il compenso dell'amministratore piuttosto che per la gestione dei servizi comuni – esse dovranno essere sostenute dai condomini secondo il criterio di cui all'art. 1123, comma 1, cod. civ., per la retribuzione dell'amministratore, oppure a seconda del caso concreto secondo uno dei tre criteri previsti dalla medesima norma, riprodotta integralmente al par. 1, per le spese relative a beni e servizi comuni. In mancanza di regolamento di condominio dovrà applicarsi la norma generale di cui all'art. 1101, comma 2, cod. civ., per cui le spese di cui trattasi dovranno ripartirsi fra tutti i condomini in parti uguali, ovvero tra i soggetti proprietari di due unità immobiliari e dal fallimento della società per le quattro restanti. Ma è evidente che per ottenere qualsiasi pagamento in riferimento a queste ultime sarà necessario che il condominio si insinui al passivo della procedura fallimentare.


Quesito pervenuto attraverso il servizio "Chiedi il Parere dell'Esperto". Il servizio è riservato agli abbonati della banca dati "Codice degli Immobili".

Fonte : ILSOLE 24 ORE

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Pubblicato il 8 Settembre 2009

RECUPERARE I COSTI FISCALI: NUOVO ACQUISTO DI "PRIMA CASA"

In tutti i casi in cui viene alienato un immobile che era stato acquistato con le agevolazioni prima casa e successivamente viene acquistato entro un anno un nuovo immobile che possa a sua volta essere considerato prima casa, oltre alle agevolazioni già menzionate è riconosciuto un credito di imposta pari all'ammontare dell'imposta di registro o dell'IVA assolte in relazione al primo acquisto agevolato.
Le condizioni per usufruirne sono:

  • l'acquisto della nuova abitazione non di lusso deve essere effettuato entro un anno dalla vendita della precedente abitazione
  • la nuova abitazione deve essere destinata obbligatoriamente ad abitazione principale (cioè occorre trasferirvi la residenza)
  • il nuovo acquisto può avvenire a qualsiasi titolo: compravendita, donazione, permuta, costruzione del nuovo immobile mediante contratto di appalto (cioè facendo edificare il fabbricato da una impresa su un'area edificabile di proprietà)
  • la precedente abitazione venduta deve essere stata acquistata con le agevolazioni "prima casa" (anche mediante contratto di appalto).

Il credito di imposta non può comunque superare l'importo dell'imposta dovuta per il nuovo acquisto, quindi non dà diritto a rimborsi per la parte eventualmente eccedente, che viene così "persa".
Il credito può essere portato in diminuzione, a scelta del contribuente:
  • dall'imposta di registro (ma non dell'IVA) dovuta sull'atto di riacquisto
  • dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati successivamente alla data del secondo acquisto
  • dall'imposta sui redditi delle persone fisiche (IRPEF) dovuta in base alla dichiarazione dei redditi da presentare successivamente alla data del nuovo acquisto
  • in compensazione dei versamenti effettuati utilizzando il modello di pagamento F24

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Pubblicato il 8 Settembre 2009

Le tasse sulla compravendita: agevolazioni per la "prima casa"

LE TASSE SULLA COMPRAVENDITA: QUALE VALORE DICHIARARE AL FISCO?

Le tasse sulla compravendita vengono calcolate sulla base del prezzo effettivamente pagato oppure sulla base del valore catastale dell'immobile, generalmente più basso del valore di mercato, ed ottenuto dall'applicazione alla rendita catastale di determinati moltiplicatori.

Al fine di avvalersi di quest'ultima possibilità la legge finanziaria 2006 prevede che l'acquirente dichiari al notaio tale scelta; le tasse verranno quindi calcolate sul valore catastale dell'immobile, determinato moltiplicando la rendita catastale aumentata del 5% per un coefficiente pari a 110 in caso di acquisto della prima casa, a 120 nel caso di immobili diversi dalla prima casa. Tutto ciò indipendentemente dal corrispettivo pattuito, che deve essere comunque indicato nell'atto e corrispondere al prezzo reale (se il corrispettivo superasse il valore catastale ma non fosse quello reale si rischierebbe l'applicazione di una sanzione oltre al pagamento della maggiore imposta).

La Legge Finanziaria 2007 ha stabilito che questa opzione può essere esercitata a condizione che l'acquirente sia una persona fisica, anche se il cedente è un'impresa, purché la cessione sia soggetta a imposta di registro e non a Iva.

La dichiarazione dell'importo realmente pagato permette:

  • di poter usufruire delle detrazioni per gli interessi passivi dei mutui per l'acquisto o la ristrutturazione dell'abitazione principale
  • di essere esonerati da un'eventuale azione revocatoria in caso di fallimento del venditore, se la vendita è stata effettuata al giusto prezzo
  • di evitare maggiori plusvalenze, che vengono tassate in caso di rivendita dell'immobile entro cinque anni dall'acquisto.

 

Come sapere qual è la rendita catastale, che costituisce la base di partenza per calcolare tutte le tasse?
Il venditore ne è a conoscenza perché è un dato facilmente ricavabile dal rogito precedente o presso l'Ufficio Tecnico Erariale (UTE).


 

 

Caratteristiche dell'immobile:

 

  • immobile di categoria A2 (civile)
  • classe 3
  • città: Milano, zona censuaria 2

 

Rendita catastale: la rendita catastale è di 599 euro

Valore minimo da dichiarare: 62.895 euro (599 x 105)

Sul "valore minimo da dichiarare" si calcolano tutte le imposte, in base alle varie aliquote indicate nella tabella delle aliquote sulla compravendita di "prima casa" ("abitazione principale") .

 

 

LE TASSE SULLA COMPRAVENDITA

Le tasse sulla compravendita (imposta di registro, imposta ipotecaria, imposta catastale, IVA + costo dell'imposta di bollo e imposte a carico del venditore) hanno importo diverso a seconda che interessino la prima o la seconda casa.
Per le detrazioni concesse nel caso l'acquisto sia finanziato mediante l'accensione di un mutuo, requisito essenziale è che l'abitazione sia quella "principale", ovvero l'abitazione "nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente" indipendentemente dal fatto che si tratti di prima o seconda casa.

» Tabella tasse sulla compravendita

 

LE TASSE SULLA COMPRAVENDITA: AGEVOLAZIONI PER LA "PRIMA CASA"

Per usufruire delle agevolazioni devi soddisfare anche queste condizioni:

  • che l'immobile sia ubicato nel Comune in cui stabilisci la tua residenza o, se diverso, in quello in cui svolgi la tua attività o ha sede l'azienda di cui sei dipendente; se non risiedi ancora nel Comune in cui vuoi effettuare l'acquisto, devi ottenere la residenza entro 18 mesi
  • che dichiari nell'atto di acquisto di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge di diritti di proprietà o altro diritto reale di godimento su altro immobile abitativo, sito nel medesimo Comune e in tutto il territorio nazionale, per cui tu abbia già usufruito delle agevolazioni
  • la casa che vuoi comprare non deve appartenere alla categoria considerata "di lusso"
  • per i primi cinque anni non puoi vendere né donare la casa, salvo che non acquisti entro un anno a titolo oneroso un altro immobile da adibire ad abitazione principale.

 

Per usufruire delle agevolazioni fiscali non devi compilare moduli o richieste:

  • basta dichiarare nell'atto di acquisto innanzi il notaio, di trovarti nelle condizioni previste.
  • Si decade dai benefici se in sede di verifica dell'Amministrazione Finanziaria, da svolgersi entro tre anni dalla registrazione dell'atto, risultassero dichiarazioni mendaci (ad esempio se si dichiara falsamente di non possedere altra abitazione acquistata con le agevolazioni o se l'abitazione ha le caratteristiche per essere considerata di lusso).
  • La decadenza dall'agevolazione comporta come conseguenza il pagamento della differenza di imposta, di una sanzione pari al 30% dell'imposta non pagata oltre agli interessi di mora.
  • Le agevolazioni spettano anche più volte, sempre che ad ogni acquisto vengano soddisfatte tutte le condizioni di legge e quindi in particolare che prima del nuovo acquisto venga alienata la casa oggetto dell'acquisto agevolato precedente.
  • Le agevolazioni si estendono anche all'acquisto delle "pertinenze" dell'abitazione principale, anche se effettuato con atto separato.
  • E' ammessa l'agevolazione per le unità immobiliari classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2 (cantina, soffitta), C/6 (rimessa, box auto) e C/7 (tettoia, posto auto), limitatamente ad una sola per ciascuna categoria, a condizione che le stesse siano destinate in modo durevole al servizio dell'immobile principale, anche se non necessariamente situate nello stesso stabile, ma almeno in prossimità.

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Pubblicato il 6 Settembre 2009

Legge 7 luglio 2009, n. 88 "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee"(GU del 14 luglio 2009 n. 161)




E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.161, la Comunitaria 2008. Il provvedimento detta le disposizioni necessarie ad adempiere agli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all' Unione Europea. Tra le misure di interesse del settore immobiliare il riordino della normativa sull' inquinamento acustico. L'articolo 11, comma 5 del provvedimento stabilisce una temporanea sospensione della disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti nei rapporti tra costruttore o venditore ed acquirente dell'immobile. Ne consegue che il privato non potrà più far valere le norme contenute nella legge 447/1995 e nel Dpcm 5 dicembre 1997, che impongono di tenere conto, al momento della progettazione e della costruzione di un nuovo edificio, di determinati limiti di rumorosità interna ed esterna.
Di fatto, la norma elimina il diritto al risarcimento del 20% del valore dell'immobile che l'acquirente poteva far valere in presenza di forti rumori molesti, confermati da una perizia successiva all'acquisto dell'immobile che dimostrava il mancato rispetto nella progettazione e nell'impiego dei materiali dei requisiti acustici previsti dal Dpcm '97.

L'innovazione non opera su tutti i rapporti, ma solo su quelli che sorgeranno dopo l'entrata in vigore della legge comunitaria. Inoltre, non opera nei rapporti tra costruttore e pubbliche amministrazioni (Comune, Arpa, Asl), ma solo tra venditore e acquirente. Quindi chi ha già contestazioni in corso con il venditore, può continuare a invocare l'applicazione dei limiti posti dal Dpcm 5 dicembre 1997.

 

 

 

Il testo integrale del provvedimento e tutti i commenti ed approfondimenti di autorevoli esperti sono disponibili, per gli abbonati, nella banca dai "Codice degli Immobili".

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