In montagna il mercato immobiliare resiste alla crisi

Pubblicato il 1 Ottobre 2009

In montagna il mercato immobiliare resiste alla crisi

Courmayeur - Secondo i dati del portale Casa.it cresce l’interesse per l’acquisto e l’affitto di case nelle località montane. Courmayeur è la località più gettonata per quanto riguarda gli affitti, ed è al settimo posto per le compravendite.

Courmayeur - ph. www.vallemontebianco.it

Il mattone è considerato da sempre il bene rifugio per eccellenza, anche se il mercato immobiliare non è immune dalla crisi. Le compravendite di case in Italia sono in piena flessione, come attesta l’osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del territorio, che riporta un calo del 18,7 per cento nel primo trimestre del 2009 rispetto al primo trimestre del 2008. In questo contesto risalta ancora di più l’eccezione costituita dalle case situate in località turistiche, e in particolar modo in montagna. Il portale Casa.it ha diffuso i dati riguardanti l’acquisto e l’affitto di appartamenti e abitazioni nelle principali località montane.


Rispetto al 2008, le richieste di acquisto pervenute al portale sono aumentate del 44%, e quelle relative all’affitto del 17%. A guidare la classifica delle località più gettonate per acquistare una casa troviamo Ponte di Legno, seguita da Asiago e Ortisei. Courmayeur, unica località valdostana entrata nella “top ten”, ha raggiunto una rispettabile settima posizione, ma svetta incontrastata nella analoga classifica degli affitti, davanti a Ponte di Legno e Cortina d’Ampezzo.
Secondo Quotidianocasa.it la responsabilità del calo di compravendite è da attribuire alla stretta creditizia, che sottrae ossigeno al mercato.
Di conseguenza, poiché chi acquista seconde case ricorre ad un mutuo con meno frequenza, le località turistiche sono parzialmente al riparo dalle attuali difficoltà del mercato immobiliare. Ma secondo alcuni è solo questione di tempo prima che l’onda lunga della recessione lambisca anche questo genere di investimenti, considerati più sicuri. Già nel corso del prossimo anno, sostiene Guido Lodigiani, dell’Ufficio studi Gabetti, consultato a tale proposito da "Il Sole 24 ore", il valore del “portafoglio di seconde case” degli italiani dovrebbe scendere del 10 per cento.

di Elena Tartaglione
Fonte : http://www.aostasera.it

Scritto da Notizie immobiliari

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F
<br /> ....segue....<br /> <br /> (Articolo di Filippo Matteucci su ItaliaReale di Settembre)<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> I miei consigli per gli acquisti di case di abitazione sono i seguenti, pochi ma sicuri:<br /> <br /> comprate solo a un PREZZO DI RIVENDIBILITA’, cioè assicuratevi che vi sia la concreta possibilità di rivendere la casa almeno allo stesso prezzo che state pagando,<br /> evitate gli acquisti di moda (dal finto borgo marinaro al romantico-rurale-agreste): andate invece sul sicuramente rivendibile,<br /> evitate come la peste le case di campagna, cascine, casolari, coloniche, rustici, ex agriturismi (per lo più falliti…) ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se restaurate,<br /> comprate invece al centro, o nelle zone di immediata o prossima espansione urbanistica,<br /> comprate nelle città capoluogo di provincia o nelle cittadine turistico-balneari più richieste,<br /> comprate case costruite negli anni ’60 e ’70: hanno una qualità costruttiva migliore e stanze più grandi rispetto alle nuove costruzioni pur costando un po’ meno, non hanno bisogno di grandi<br /> ristrutturazioni e sono più vivibili di certi loculi-alveari a caro prezzo,<br /> guardate allo spazio a disposizione: più ce n’è e meglio è, corti, giardini, parcheggi, garage (meglio se doppi), e non alle finiture o alla jacuzzi o alla robotica&domotica (dà solo<br /> problemi),<br /> riscaldamento rigorosamente autonomo,<br /> se avete sufficiente capitale, compratevi case singole con corte e giardino, vivrete meglio…. altrimenti studiatevi il regolamento di condominio: più divieti (di comportamenti da cafoni) ci sono,<br /> più il condominio e l’immobile sono di sicura qualità,<br /> fate attenzione a tralicci, ripetitori radiotelevisivi e di telefonia cellulare, discariche, piste di motocross, strade e linee ferroviarie trafficate: se sono presenti vicino all’immobile<br /> difficilmente lo rivenderete senza rimetterci,<br /> massima attenzione alla stabilità dell’immobile e del terreno su cui è edificato: i soldi per una perizia privata (sicuramente più affidabile di quelle pubbliche…) del vostro geologo di fiducia non<br /> saranno mai spesi meglio.<br /> <br /> <br />
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N
<br /> Grazie Flohr per i tuoi puntuali consigli e scusa se ho trdato la risposta .Rimani in contatto e grazie per le tue<br /> Fabio<br /> <br /> <br />
F
<br /> CRISI IMMOBILIARE 2009<br /> <br /> INVESTIRE IN CAMPAGNA? UN PESSIMO AFFARE<br /> <br /> A mio avviso il mercato, ora morto, può riprendersi solo se i prezzi calano ulteriormente. Chi mette in vendita ai prezzi assurdi di 2 o 3 anni fa , IN REALTà NON VUOLE VENDERE, non ha bisogno di<br /> vendere: ASPETTA IL POLLO, IL FESSO DA SPENNARE.<br /> Una casa è vendibile solo se il venditore richiede un PREZZO DI RIVENDIBILITà, ovvero se a quel prezzo, al prezzo al quale compra, il compratore riuscirà a sua volta a rivendere l’immobile.<br /> <br /> Mi sembra che i casi più eclatanti di IRRIVENDIBILITà presenti sul mercato siano quelli delle case di campagna, cascine, casolari, coloniche, rustici ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se<br /> restaurate.<br /> I prezzi delle country house REALMENTE IN VENDITA stanno crollando verticalmente.<br /> Posto al riguardo un articolo, per intero perché l’edizione di settembre del mensile che lo ha pubblicato non è più on line, che ben illustra la situazione delle country house dell’italia centrale<br /> e meridionale, e la dunkerque dell' italian dream delle country house in Italy ingenuamente, molto ingenuamente, comprate dagli Inglesi.<br /> <br /> <br /> <br /> “ Country house: Inglesi in fuga.<br /> <br /> Gli Italiani sono stufi del caos urbano, delle città riempitesi di immigrati clandestini, di spacciatori, prostitute, locali notturni della criminalità, di furti, scippi, stupri, estorsioni, ovvero<br /> di quell’inferno, quell’incubo in cui sono state colpevolmente trasformate le nostre aree urbane.<br /> Il rapido deterioramento della qualità della vita nelle città ha spinto negli anni passati molte famiglie a esplorare le campagne in cerca di oasi di tranquillità e sicurezza. Ma la speranza di<br /> trovare una migliore vivibilità nelle campagne si è rivelata illusoria: soprattutto nelle zone rurali prossime a strade provinciali, a discariche e tralicci o a zone industriali il degrado è simile<br /> se non superiore a quello cittadino, con una popolazione locale composta prevalentemente da clandestini magrebini e da Rumeni, e da qualche agricoltore in pensione, troppo vecchio per cambiar casa<br /> e scapparsene via.<br /> Tuttavia se oggi ci si allontana dalle provinciali e ci si addentra nelle campagne e nei piccoli borghi più sperduti si ha una duplice sorpresa: i casolari più isolati e inaccessibili sono stati<br /> comprati nello scorso decennio da Inglesi, e, guarda caso, ora questi Inglesi stanno vendendo in massa.<br /> La moda che negli anni scorsi sembrava irrefrenabile, per cui i sudditi di Sua Maestà Britannica correvano a comprare a prezzi assurdi le più scassate e scatafossate bicocche per restaurarle e<br /> corredarle di piscina, è finita. Ed è finita decisamente male per gli Inglesi, che ora devono rivendere case scomodissime e costose, case che nessun Italiano vuole, almeno a quei prezzi.<br /> La trascorsa decennale epopea delle case di campagna comprate dagli Inglesi è tutta da ridere, roba da commedia all’italiana. Beandosi della sterlina allora forte, i Britanni compravano quasi a<br /> occhi chiusi cascine, rustici, i cosiddetti casolari tipici umbri, marchigiani, pugliesi. Tali umide, maleodoranti e malferme catapecchie erano state abbandonate negli anni ’60 e ’70 dai nostri<br /> agricoltori i quali, godendo di tutti i benefici e i privilegi creditizi e fiscali loro concessi a piene mani dalla Bonomiana in cambio del consenso elettorale alla Democrazia Cristiana, si erano<br /> fabbricati moderni edifici, autentiche ville e palazzi dotati di ogni confort. Questi contadini, così beneficiati dal (nostro) pubblico denaro, non immaginavano certo di essere colpiti da un’altra<br /> imprevedibile fortuna: la moda inglese dell’italian dream, il sogno italiano della country house nel Bel Paese.<br /> L’Italiano è furbo, ha l’occhio lungo, il contadino in particolare, scarpe grosse e cervello fino, con alle spalle una secolare tradizione di ruberie al padrone, agli antichi proprietari terrieri<br /> (quelli, per intenderci, che avevano appoggiato il fascismo, poi nel dopoguerra sterminati dalla DC a favore dei contadini stessi).<br /> Ebbene, il furbo vergaro italico, magari col figlio geometra o mediatore, ha colto al volo e ben sfruttato l’ingenua moda britannica: capanne e ruderi di tufo o di altro materiale scadente, in<br /> luoghi scomodissimi, lontani da ogni tipo di servizi, che prima degli Inglesi nessuno voleva nemmeno in regalo, venduti per centinaia di milioni di lire a eccitati (“excited”!) sudditi britannici.<br /> Poi le famiglie contadine festeggiavano l’insperato affare crapulando in oceanici banchetti ai quali venivano invitati parenti e amici, e, ovviamente, i “chicken” britannici ben spennati.<br /> Ma l’affare non finiva lì: il neoacquistato rudere doveva essere ristrutturato. Tutti conosciamo lo scarso fairplay italico quando si tratta di differenziare i prezzi per turisti stranieri dai<br /> prezzi per Italiani: nelle campagne tale differenziazione è stata elevata all’ennesima potenza. All’ingenuo acquirente, reso ancor più fidente da abbondanti “lunch” e da tanta falsa accoglienza<br /> iniziale, venivano consigliati per i lavori il cugino geometra, il cognato muratore, il genero idraulico, la nipote titolare dell’agenzia per le pratiche burocratiche, l’amico rivenditore di<br /> materiali per l’edilizia. Case del valore finale reale di 100.000 – 200.000 euro venivano a costare 400.000, 500.000, 600.000 euro. Una pacchia, una vera manna per i nostri campagnoli che,<br /> giustamente, ne approfittavano, in base al principio: “Finché si trovano i polli…”.<br /> Poi arrivò l’anno domini 2008, l’anno dei subprime, del crollo del mercato immobiliare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dei fallimenti a raffica di banche e assicurazioni inglesi, del governo<br /> britannico che per turare le falle nel sistema creditizio si svenava e stampava sterline come se fossero volantini pubblicitari. E la sterlina contro l’euro crollava, crollava, sempre più in basso,<br /> sempre più in fondo: 1.7, 1.4, 1.3, 1.1 … E gli Inglesi residenti nelle bicocche con piscina restaurate a caro prezzo, che avevano redditi in sterline, convertivano quelle sterline in sempre meno<br /> euro, e cominciavano a chiedersi: “Ma non ci converrà ritornarcene in Gran Bretagna (“go back home”), visto che qui in Italia con le nostre sterline svalutate non ci compriamo più nulla?”.<br /> Oltretutto i Britanni si erano nel frattempo stufati di coltivare stentate erbette e verdurine per le talpe, di scorazzare inutilmente coi loro fuoristrada con targa gialla e guida a destra per le<br /> nostre campagne, belle sì, ma prive di servizi, di vita sociale tra gente sopportabile, di comodità, così desolate durante le lunghe invernate, e, in fin dei conti, noiose da inedia. Si erano<br /> stancati di attendere l’ispirazione artistica raccogliendo in continuazione col retino insetti, formiche, vermi di mosche e altra campagnola sporcizia galleggiante nell’acqua delle loro piscine. Si<br /> erano accorti che l’Italia, la vagheggiata Italia, l’ italian dream , più che un sogno era un incubo di clandestini, malavita, tasse, burocrazia, servizi pubblici scadentissimi, rapine e stupri in<br /> villa…<br /> E allora hanno pensato: “Ma se vendiamo questo nostro casolare tipico toscano umbro marchigiano che abbiamo pagato centinaia di migliaia di euro, e convertiamo queste centinaia di migliaia di euro<br /> in sterline, poi con tutte queste sterline in Inghilterra torniamo a vivere da signori”. Ed ecco allora gli Inglesi affollare le nostre agenzie immobiliari, ecco i mediatori riempire bacheche, siti<br /> internet e giornaletti immobiliari di casolari tipici ristrutturati con piscina in vendita… ma, ma….<br /> Ma nessuno compra.<br /> Nessun Italiano con famiglia, con figli e/o anziani, può andare a vivere in quelle lande isolate e sperdute, vicino a qualche spopolato paesetto di vecchi, senza servizi, senza scuole, senza<br /> ospedali. Nessun Italiano è disposto poi, anche se libero dalle necessità di una famiglia, a pagare un immobile tre, quattro, cinque volte il suo reale valore. Anche perché l’acquirente italiano,<br /> sempre con l’occhio lungo, pensa: “Ma un domani, se dovrò rivendermi questa bicocca in campagna, quale fesso me la comprerà?”. Senza contare infine che sul valore delle aree rurali incombe il 2013,<br /> l’anno in cui, in ossequio ad accordi liberisti di commercio mondiale già siglati, tesi a favorire le esportazioni agricole di paesi emergenti, l’Europa toglierà agli agricoltori quei sussidi che<br /> finora ne avevano permesso la sopravvivenza, con conseguente futuro deprezzamento e cambio di destinazione (a pascolo) dei terreni.<br /> Devo dire che il riconosciuto senso pratico, il tradizionale empirismo britannico, sta inducendo i venditori inglesi a una corsa al ribasso dei prezzi, spesso in concorrenza tra connazionali. In<br /> questo i Britannici si stanno dimostrando più realisti e lungimiranti di quei vergari nostrani ai quali il casolare tipico, il rustico, è rimasto ancora invenduto, e che continuano a chiedere<br /> prezzi superiori ai 100.000 euro, non comprendendo che, finita la moda degli Inglesi, il mero valore di cubatura delle loro catapecchie è di 10.000 – 20.000 euro al massimo. E per questi 10.000 –<br /> 20.000 euro devono ringraziare certe demenziali e antilibertarie normative statali e regionali che impediscono tirannicamente al cittadino la libertà primaria di costruire sulla sua proprietà,<br /> sulla sua terra, o lo taglieggiano imponendogli oneri di fantomatiche urbanizzazioni e altre tasse assurde. In mancanza di tali leggi vessatorie e predatorie, in un regime di libero mercato, il<br /> valore delle dette bicocche sarebbe negativo: il costo della loro demolizione.<br /> Rimangono pur tuttavia come acquirenti dei casolari tipici i Magrebini e i Rumeni, a prezzi ovviamente magrebini e rumeni. “<br /> <br /> <br /> (Articolo di Filippo Matteucci su I<br /> <br /> <br />
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