Il mattone italiano scricchiola, ma non crolla di fronte al terremoto subrime.

Pubblicato il 7 Febbraio 2010

Da ogni crisi si ha sempre qualcosa da imparare. Una affermazione nota, ripetuta armonicamente durante scenari economici analoghi a quello che l’economia globale sta vivendo. Tante sono le lezioni che abbiamo potuto apprendere e probabilmente altrettanto numerosi saranno i temi oggetto di ulteriore approfondimento, di certo è possibile asserire che nella crisi subrime ha trovato la sua concretizzazione il concetto di volatilità. L’idea che il corsodelle quotazioni possa subire repentine variazioni al rialzo, ma soprattutto al ribasso è assodata dal mercato inteso nel suo complesso. I valori sono letteralmente impazziti, discostandosi sempre di più dai reali sottostanti, seguendotrend ribassisti privi di ogni logica razionale, con l’aspetto psicologico a farla da padrone. In questo scenario si è assistito ad un progressivo ridursi dei valori dei titoli del mercato mobiliare, delle quotazioni delle commodities, il mercato non ha fatto sconti neanche all’oro nero, che in questo momento sembra aver perso il suo famigerato appeal. Solo il metallo giallo, ha saputo resistere all’ondata anomala nel maremoto generato dai mutui ad alto rischio con la firma a stelle e strisce. In realtà, anche se in pochi hanno posto in risalto questo aspetto, il real estate nella penisola italiana ha saputoreggere l’urto, una ulteriore conferma del mattone come bene rifugio per eccellenza. In un mercato paralizzato, in cui le disponibilità monetarie liquide rappresentano davvero l’eccezione, non si è ancora assistito alla disponibilità da parte dei proprietari di asset immobiliari ad applicare sconti particolarmente accentuati, salvo i casi patologici di gravi ed irreversibili crisi finanziarie.


I sintomi del malato sono molti, dall’allungamento dei tempi di vendita, alla picchiata delle transazioni, alla brusca frenata del mercato delle costruzioni, alla contrazione della leva finanziaria nelle operazioni immobiliari. Il mercato soffre, barcolla, ma l’offerta rimane rigida, ferma sui suoi passi, poco propensa ad indietreggiare per consentire l’incontro con una domanda coerente con l’attuale momento di mercato, ovvero disponibile ad effettuare operazioni capaci di offrire un plus ai pochi soggetti in grado di portarle a termine.

 

Si assiste ad una inevitabile paralisi dei mercati, ma non al crollo dei valori immobiliari, che hanno arrestato la loro corsa, in alcuni casi hanno anche innestato una minima retromarcia, ma che si difendono con vigore. Sono sparite quelle valutazioni, in alcune circostanze quasi miracolose, innestate dai cosiddetti “furbetti del quartierino”, che probabilmente non sono mai esistite, se non nella fantasia di chi le ha concepite ed il mercato è tornato ad assestarsi su valori coerenti. Il successo ottenuto dal real estate della penisola italiana rispetto al mattone europeo e statunitense, deriva sostanzialmente da due fattori, da un lato la scarsa propensione rispetto al contesto internazionale all’indebitamento degli investitori retail, che ha evitato il proliferarsi di sofferenze ed insolvenze generatrici di meccanismi fonte di svalutazione degli asset, si pensi ad esempio alle aste immobiliari.


Dall’altro lato i grandi player del settore pienamente coinvolti nella tempesta, non in grado di fronteggiare una esposizione finanziaria eccessiva ed impossibilitati nel cedere i beni inportafoglio sono sorretti da operazioni di finanza straordinaria e dal sistema finanziario. Gli stessi istituti di credito, pur di non vedersi svalutare i crediti vantati, procedimento inevitabile in caso di fallimento della società debitrice, stanno sorreggendo alcuni grandi operatori immobiliari e nello stesso tempo i valori immobiliari. La logica di fondo è facilmente comprensibile, il fallimento di un grande player del settore genererebbe una contrazione delle quotazioni immobiliari con ripercussioni inevitabili su tutte le posizioni creditorie in essere garantite da ipoteche su immobili.In estrema sintesi, alle banche costa meno mantenere in vita un operatore immobiliare, che consentirne il fallimento scaturendo ripercussioni sull’intero mercato. Salvare una società immobiliare oggi, ha un significato particolare, ovvero la tutela del sistema finanziario in generale. Se venissero a meno i valori immobiliari, si assisterebbe ad un crollo del sistema creditizio fondato su di essi. In un ottica realistica, è opportuno asserire che siamo molto distanti dal contesto americano, ma prevenire è meglio che curare, ed i banchieri italiani sembrano aver appreso la lezione.
Fonte : www.professionefinanza.com

Scritto da Notizie immobiliari

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