Attestato energetico senza bussola

Pubblicato il 16 Luglio 2009

Chi ha due case una al di qua e l’altra al di là del Po rischia di avere due impianti con due certificazioni energetiche differenti. E neanche le linee guida sulla certificazione energetica appena emanate saneranno questa discrasia e salveranno i professionisti dal ginepraio di norme e provvedimenti in materia.
Perché i provvedimenti attesi da anni e che hanno portato le regioni a giocare d’anticipo con leggi ad hoc non le obbligano a cancellarle ma semplicemente le invitano ad adottare misure per favorire un graduale ravvicinamento degli strumenti regionali con le norme nazionali.
Il risultato? E’ un’Italia che corre a più velocità, con regioni ancorate alle norme preesistenti le linee guida, altre proiettate nel futuro con provvedimenti autonomi in materia già in atto.
Un quadro che l’entrata in vigore, il l° luglio scorso, del decreto legislativo n. 192 del 19/08/05 (di attuazione della direttiva 2002/91/Ce) ha messo ancora più in evidenza sottolineando soprattutto le difficoltà per le categorie (architetti, geometri, periti industriali e ingegneri) autorizzate per legge a rilasciare l’attestato di certificazione a districarsi in questo panorama.
La situazione. In assenza delle linee guida a livello nazionale sulla certificazione energetica (firmate solo pochi giorni fa dal ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola) alcune regioni si erano mosse d’anticipo definendo i parametri energetici da rispettare in caso di compravendita. Quattro le regioni intervenute: Lombardia, Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna, ognuna delle quali lo ha fatto in modo diverso. E qui iniziano le gatte da pelare per i professionisti che hanno un panorama differente da regione a regione. A partire, per esempio, dal certificato
energetico che in alcune regioni è chiamato proprio con il termine di certificato, mentre in altre attestato di qualificazione energetica. Ci sono città poi dove è obbligatoria l’allegazione di certificato al rogito, e in altre dove è sufficiente l’informazione o addirittura non c’è bisogno di alcuna documentazione.
Il problema dei certificatori. Fino a ora erano abilitati a redigere l’attestato di certificazione energetica tutti i professionisti iscritti ad un albo professionale abilitati alla progettazione. Ma anche qui le legislative regionali avevano aperto un ventaglio di possibilità. Perché, per esempio, in Lombardia, la legge aveva istituito un elenco regionale dei certificatori, riservato non solo a professionisti iscritti a un albo ma a tutti coloro che avessero seguito il corso per certificatori. Ora si aspetta il terzo decreto che dovrà definire le figure dei certificatori energetici abilitati che dovranno utilizzare determinati parametri per definire una classe energetica.
Il punto di vista dei professionisti. La speranza è che le linee guida uniformino i diversi sistemi. Ma c’è comunque preoccupazione perché, denunciano alcuni, queste norme non obbligano le regioni ma, invitano ad adottare misure «atte a favorire un graduale ravvicinamento dei propri strumenti regionali». «Ci dovrebbe essere un’uniformità di comportamenti a livello nazionale», dice Maurizio Savoncelli del consiglio nazionale dei geometri e, «non può esserci una tale differenza anche nell’identificare le categorie abilitate a certificare che sono solo i professionisti abilitati alla progettazione». «Questo arlecchino energetico» per Renato D’Agostin del consiglio nazionale dei periti industriali, deve finire».

Scritto da Notizie immobiliari

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