Borsa/Ripartono le Ipo,a Milano gli investitori potranno scegliere tra e-commerce, printing e pizzerie
Pubblicato il 15 Novembre 2009
di Luca Spoldi
Il recupero dei mercati finanziari dopo una fase “orso” in cui le quotazioni sono precipitate e gli investitori retail (ma anche gli istituzionali almeno in un primo tempo) hanno preso in maggioranza la strada di investimenti più difensivi, procede solitamente per tappe ed anche la situazione attuale non fa eccezione. Finora si è assistito ad una prima fase “d’emergenza”, in cui gli stessi intermediari hanno iniziato a tornare sul mercato operando in conto proprio o per gli investitori maggiormente attratti dal rischio.
Il recupero visto da inizio marzo fino almeno a questa estate è stato infatti un tipico “mercato dell’operatore”, che ha visto la presenza di “mani forti” in grado di non spaventarsi della volatilità presente e di operare nonostante la quasi completa chiusura dei mercati del credito. Il risultato è stato un potente rimbalzo dei mercati, che hanno sfruttato la tenuta migliore delle previsioni dei risultati aziendali dopo la primavera e i segnali di ripresa che hanno iniziato ad affiorare ovunque nel mondo per consolidare via via il proprio recupero.
Aggiustati in qualche modo i danni che la crisi scatenata dal fallimento di Lehman Brothers e dal quasi fallimento di AIG aveva provocato ma con ancora la grande maggioranza delle banche e delle grandi aziende quotate in una situazione di fragilità sotto il profilo patrimoniale, è scattata la “fase due”, quella in cui gli emittenti sono tornati a chiedere soldi al mercato. Lo hanno fatto o attraverso il lancio di aumenti di capitale o più frequentemente facendo ricorso ad emissioni obbligazionarie “corporate”, in grado di offrire rendimenti superiori a quelli, modesti, del mercato interbancario.
Emissioni simili sono state acquistate ancora una volta principalmente dagli investitori istituzionali e dagli intermediari, tanto più che le banche hanno potuto fare scorta di liquidità grazie alle banche centrali a costi molto bassi ma hanno preferito mantenere salda la stretta sul credito, semmai andando a migliorare la qualità degli attivi patrimoniali con la progressiva chiusura delle posizioni più rischiose o marginali, fatto che ha comportato anche la progressiva svalutazione (e comunque la riduzione) degli asset “a rischio” presenti in bilancio.
La terza e ultima fase nel processo di recupero dei mercati azionari sta per aprirsi ora, almeno a Piazza Affari (a Wall Street si è già riaperta da qualche settimana in effetti) e comporta il ritorno sul mercato delle Ipo, le offerte pubbliche di vendita con le quali un’azienda colloca una parte del proprio capitale sul listini. Quotarsi in tempi di crisi non è ovviamente impossibile, semplicemente si sceglie di non farlo per non dover accettare valutazioni “da saldo” che nella maggioranza dei casi farebbero la fortuna dei pochi acquirenti così “coraggiosi” da provarci, ma deprimerebbero il valore riconosciuto ai venditori.
Siccome per concludere qualsiasi affare occorre guadagnare (o almeno sperare di farlo) in due, ecco che solo ora che le acque si sono calmate e che gradualmente anche una parte degli investitori retail (assieme ad una quota più consistente di investitori istituzionali) è tornata ad operare in borsa, gli annunci di nuovi collocamenti sono puntualmente tornati sulle pagine dei giornali.
La prima a sfruttare una “finestra di collocamento” che gli esperti di BlackRock (colosso statunitense del private equity impegnato nel processo di collocamento in borsa di quote di ben otto sue controllate) ritengono potrà estendersi da qui almeno sino alla prossima estate (poi si dovrà verificare se l’economia continuerà a recuperare velocità o se si andrà incontro a un nuovo rallentamento con l’esaurirsi delle misure di sostegno varate nei mesi scorsi), è in Italia Yoox. La società, un distributore online di capi d’abbigliamento fondata nel marzo del 2000 da Federico Marchetti e sostenuta dai fondi Kiwi di Elserino Piol (ex direttore finanziario Olivetti, già noto per aver investito e poi collocato in borsa Tiscali e Vitaminic, quest’ultima poi acquisita da Buongiorno), aveva fatto richiesta in settembre di poter sbarcare sul segmento Star di Borsa Italiana e in questi giorni ha ottenuto il via libera all’ammissione alle contrattazioni sul Mercato telematico azionario. Sponsor dell’operazione è Mediobanca, lo sbarco potrebbe avvenire a questo punto anche in anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto (si era parlato di inizio 2010) e dunque entro l’anno.
Yoox rischia comunque di essere ancora per qualche tempo l’unico nome nuovo del listino italiano, visto che le altre potenziali matricole sono ancora nella fase di definizione dei tempi dell’operazione, come nel caso di Poligrafici Printing, controllata del gruppo Poligrafici di Andrea Riffeser Monti che fa rotta sul mercato Aim italiano. Poligrafici Printing è la società cui fa capo la stampa di tutti i quotidiani del gruppo e le attività per la stampa per conto terzi di riviste, libri, folder e altro e appare interessata a crescere ulteriormente(nei primi nove mesi dell’anno la società ha registrato un Mol salito a 9,5 milioni di euro, dai 4,9 milioni dello stesso periodo del 2008)nei attraverso acquisizioni e partnership.
Ancora più in là sbarcherà la catena di ristoranti “Fratelli La Bufala” (fratelli peraltro inesistenti) , o meglio si dovrebbe quotare la holding Emme Sei, costituita nel 2003 e controllata dall’imprenditore campano Giuseppe Marotta (nel cui consiglio d’amministrazione siedono oltre allo stesso Marotta l’amministratore delegato Gabriele Gargano e i consiglieri Sandro Abeil, Paolo Aruta e Gian Maria Restelli Prandoni), cui fa capo anche il nuovo marchio Bufala Caffè. Di quotazione si era già parlato nel 2007 ma la crisi del mercato aveva consigliato di rinviare l’operazione, ora la ripresa dei listini fa prevedere uno sbarco entro i prossimi 2-3 anni anche per consentire alla società di espandersi ulteriormente, in particolare negli Stati Uniti dove si conta di sfruttare la debolezza del mercato immobiliare. Intanto la società continua ad aprire nuovi locali e dai 91 attuali (82 in Italia, 9 all’estero) di cui 28 a gestione diretta e 63 in franchising prevede di passare entro l’anno venturo a quota 110, con un investimento di 4 milioni di euro che dovrebbe consentire al fatturato di salire dagli attuali 65 milioni (più che raddoppiati rispetto al 2007) a circa 75 milioni di euro.
E chissà che la decisione di Marotta non riaccenda i motori per uno sbarco sul listino anche della concorrente-gemella Rossopomodoro, che fa capo al gruppo Vesevo (di proprietà di Franco Manna, Roberto Imperatrice e Pippo Montella e di cui Marotta stesso è stato socio fondatore prima di uscire dalla società nel 2007), un paio d’anni fa pronta a sbarcare sull’Aim di Londra assistita da Banca Akros. Anche in quel caso quando tutto sembrava pronto, tanto che per promuovere il marchio la società, nella quale dal 2006 è presente con una quota del 47% Quadrivio Sgr (presieduta da Francesco Arcucci e della quale Massimo Vitale è amministratore delegato) e che controlla anche le catena di pizzerie “Anema e Cozze” e “Pizza & Contorni” (una ottantina di locali di cui una decina circa all’estero ed un giro d’affari di 65 milioni di euro), aveva persino fatto il suo ingresso in Second Life (il mondo virtuale della californiana Linden Lab in quel momento sulla cresta dell’onda), la crisi dei mercati ha consigliato un rinvio.
FOnte :Affaritaliani
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