Il dato Istat negativo non comporta la diminuzione dei canoni di locazione

Pubblicato il 3 Settembre 2009

Il dato Istat negativo non comporta la diminuzione dei canoni di locazione
La variazione negativa - rilevata dall'Istat per il mese di luglio e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - dell'indice dei prezzi al consumo, pone un problema che non si era mai finora presentato, quantomeno dal secondo dopoguerra del secolo scorso in poi. E cioè se, in relazione alle disposizioni riguardanti l'aggiornamento annuale dei canoni di locazione, si debba procedere alla diminuzione degli stessi (e cioè, nella gran parte dei casi e quindi ove non sia stato validamente pattuito contrattualmente un aggiornamento al 100%) nella misura corrispondente al 75% dell'indice negativo diffuso dall'istituto di statistica.
E' quanto segnala la Confedilizia, precisando che l'Istat ha comunicato che la variazione annuale dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati “senza tabacchi” (quello che si utilizza per l'aggiornamento dei contratti di locazione) è stata nel mese di luglio pari a
- 0,1%. E negativa (anch'essa nella misura dello 0,1%) è stata pure la variazione del cosiddetto indice armonizzato europeo, vale a dire dell'indice dei prezzi al consumo per i Paesi dell'Unione europea rilevato da Eurostat, utilizzabile con specifica clausola nei contratti di locazione abitativa. Se l'aggiornamento dei contratti di locazione potesse essere
effettuato anche in negativo, ne conseguirebbe che i canoni dovrebbero essere diminuiti dello 0,075% (o dell'intero 0,1% nel caso di utilizzo dell'indice armonizzato).
La Confedilizia fa peraltro presente che la risposta relativa alla possibilità che la variazione Istat comporti un aggiornamento in diminuzione dei canoni è fuor di dubbio negativa, sulla base anzitutto dei lavori parlamentari, nei quali non si trova traccia di una previsione (e neppure di una ipotetica possibilità) del genere, e si trova - anzi - il continuo riferimento all'aggiornamento come mezzo di mantenimento costante della remunerazione della proprietà immobiliare contro la perdita di potere d'acquisto della moneta. Che solo a questa si volesse rimediare risulta chiaro dal fatto che la limitazione al 75% dell'indice Istat venne costantemente giustificata considerando “la buona difesa dell'investimento immobiliare contro la svalutazione” (Relazione Ministri di grazia e giustizia, e dei lavori pubblici, II).
Allo stato, la Confedilizia ritiene quindi che il testo delle disposizioni in materia non possa portare alla diminuzione dei canoni e in questi termini si è espressa in una Circolare già diramata alle proprie Associazioni territoriali

FONTE  :NEWSPAGES

Scritto da Notizie immobiliari

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