Cedolare al 20%: vince l'affitto concordato
Pubblicato il 28 Dicembre 2009
Luigi Dell'Olio Una cedolare secca del 20% sugli affitti per combattere il problema dilagante degli affitti in nero. La proposta, da tempo al centro del dibattito politico, ha ripreso quota negli ultimi giorni dopo che un emendamento alla Finanziaria 2010 ha introdotto questa misura in via sperimentale per L'Aquila, andando a sostituire nella città colpita dal terremoto la tassazione oggi applicata sul reddito complessivo dei proprietari. Da anni si discute se adottarla come misura anti-evasione, anche a impatto iniziale fortemente negativo sui conti pubblici. Altro contrasto si è sviluppato sulla reale portata della misura sul disagio abitativo. Uno studio condotto da Nomisma sul mercato bolognese offre una prospettiva concreta, basata sull'esperienza di Bologna, dove lo scarto tra canoni "di mercato" e "concordato" si aggira sul 30-35 per cento. «In base alle nostre simulazioni – commenta Luca Dondi, autore della ricerca – l'eventuale adozione generalizzata della cedolare secca sui redditi da locazione andrebbe ad alterare i rapporti tra canone libero e concordato, rendendo quest'ultima opzione meno attrattiva per i proprietari. Così l'imposta sostitutiva perderebbe la valenza sociale che è indicata dai sostenitori, al fianco della portata anti-evasiva». Oltre ad aggravarne l'impatto sui conti dello Stato (si parla di minori entrate per oltre 2,5 miliardi di euro, ndr). Da qui il suggerimento di Nomisma (si veda la tabella) di introdurre la cedolare secca del 20% limitatamente ai contratti a canone concordato, affiancata da un consistente innalzamento della detrazione a favore degli inquilini (fino al 19% del canone corrisposto). «In particolare, il beneficio risulterebbe rilevante per tutte le fasce di reddito dichiarato superiore ai 28mila euro annui, mentre al di sotto di tale soglia si attenuerebbe l'attuale squilibrio in favore dell'opzione a canone libero», aggiunge Dondi. La posizione è allineata a quella espressa negli ultimi giorni dai sindacati degli inquilini, mentre Confedilizia e Fiaip (agenti immobiliari) chiedono un'adozione rapida e generalizzata della cedolare. Le simulazioni effettuate da Nomisma fanno riferimento a un'abitazione tipo di 70 metri quadri ubicata nelle tre differenti aree omogenee in cui è stato suddiviso il territorio bolognese, nelle quali si registra uno scarto medio tra canone libero e concordato del 33 per cento. L'efficacia della cedolare secca limitata al segmento concordato tende quindi a calare nelle città e nelle aree in cui questo scarto è maggiore, come Milano. La riforma della fiscalità sulle locazioni sarà tra i temi del convegno «Dimensione del disagio abitativo e strategie di intervento», in programma il 18 dicembre a Bologna e organizzato dallo stesso Osservatorio Immobiliare di Nomisma.
Fonte :ilsole 24 ore
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