L'installazione di un ascensore nel condominio fa sempre discutere

Pubblicato il 8 Gennaio 2010

L'installazione di un ascensore nel condominio fa sempre discutere
Come è noto, l'installazione di un ascensore in un condominio che ne sia privo comporta quasi sempre animati contrasti e spesso anche liti giudiziarie. In estrema sintesi l'ascensore può essere installato o in forza di decisione della maggioranza condominiale, con il quorum dei 2/3 dei millesimi trattandosi indiscutibilmente di una innovazione (ovvero con la ridotta maggioranza prevista dall'art. 78 del DPR 6.6.2001, n. 380, testo unico dell'edilizia - ex art. 2 l. 13/89 - qualora si tratti di un impianto atto al superamento delle “barriere architettoniche”), oppure può essere frutto dell'iniziativa anche di un solo condomino o gruppo minoritario di condomini, quale estrinsecazione del diritto di comproprietà sulle parti comuni dell'edificio ex art. 1102 c.c. Nel primo caso l'innovazione non potrà comunque travalicare i limiti imposti dall'art. 1120, 2° comma: “Sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso o al godimento anche di un solo condomino”. In più, trattandosi di innovazione sicuramente “gravosa” e suscettibile di utilizzazione separata, chi non intende usufruirne è esonerato dalla relativa spesa (e non entra nella comproprietà dell'impianto) ex art. 1121, 1° e 3° comma, c.c. Nel secondo caso a farsi carico dei costi dell'impianto saranno solo i promotori (con l'obbligo di consentire l'uso anche agli altri condomini che desiderino in un secondo tempo aderire all'iniziativa,

pagando la propria quota di spesa) e l'innovazione dovrà rispettare, oltre che i limiti di cui al citato art. 1120 c.c., anche quelli, peraltro analoghi, di cui all'art. 1102 c.c., 1° comma, che attribuisce appunto tale diritto, delimitandone i confini: “Ciascun partecipante puo' servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine puo' apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il migliore godimento della cosa”.
Sin qui la teoria, che pare semplice: tutt'altro è invece la pratica, data l'amplissima casistica delle circostanze che possono verificarsi nel singolo caso specifico. Particolarmente interessante è in proposito una recente sentenza del Tribunale di Milano (la 22.6.09, n. 8081) che affronta insieme la tematica della diminuzione di utilità del bene comune e quella, sempre spinosa, delle distanze. Qui l'innovazione era condominiale, ma un condomino aveva impugnato la delibera affermando che l'impianto travalicasse i limiti dell'art. 1120, in quanto la porta dell'ascensore, essendo situata sul ballatoio condominiale antistante la sua abitazione e a poche decine di centimetri dalla sua porta di ingresso, lo costringeva ad attendere che la porta dell'ascensore fosse chiusa prima di poter accedere alla sua abitazione. La tesi appare già a prima vista infondata e strumentale, vista la modestia del disagio lamentato, ma il Tribunale di Mila no ne approfitta per sviluppare un ben articolato discorso

sull'argomento, respingendo anzitutto la domanda perché il divieto previsto dal 2° comma dell'art. 1120 prevede non la compromissione dell'uso o del godimento di cose comuni, ma la loro piena inservibilità.
Poiché però non tanto rileva in questo caso il pregiudizio all'uso dei beni comuni quanto quello alla pienezza di utilizzo della proprietà privata, il giudice affronta specificamente il tema del rispetto della normativa sulle distanze in condominio, affermando essere necessaria una valutazione comparativa degli interessi in conflitto, per cui “il giudice del merito è tenuto a verificare se la rigorosa osservanza di tali norme non sia nel caso concreto irragionevole, considerando che la coesistenza di più appartamenti in un unico edificio implica di per sé il comportamento dei vari interessi al fine dei rapporti condominiali, con la tendenziale prevalenza, in caso di contrasto, della normativa speciale in materia di condominio”.
Ha quindi concluso il Tribunale di Milano “Nel caso di specie, diritti e facoltà vantati dagli attori in ordine a distanze, luci e vedute, stenditura di panni (oltre all'agevole fruizione della porta d'accesso, di cui già si è detto) e asseritamente lesi dal posizionamento dell'ascensore, per la loro intrinseca natura e per le caratteristiche stesse dell'immobile cui ineriscono (stabile condominiale di ringhiera), non appaiono meritevoli di tutela prevalente sul contrapposto interessi di tutti i condomini a utilizzare l'ascensore”.

Avv. Davide Civallero
socio I.R.C.A.T.
Fonte Newspages

Scritto da Notizie immobiliari

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